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La cava di Pontinvrea è sempre più al centro delle attenzioni; si stanno mobilitando comitati, all'opera ce ne sono due quello "per la salvaguardia della valle Erro" e quello "per la salute e la tutela del territorio di Pontinvrea", ed ora sono anche i comuni e la Comunità Montana "Suol d'Aleramo" a prendere posizione. L'assessore Daniele Ristorto del comune di Acqui ha inviato una segnalazione all'Agenzia Regionale Protezione Ambientale ed alla Provincia di Alessandria (pubblicata nelle pagine 28, 29 e 30 dedicate alla cava); il sindaco di Melazzo Diego Caratti ha ospitato la riunione dei comitati; il presidente della Comunità Montana "Suol d'Aleramo", Giampiero Nani sta predisponendo una interpellanza per Regione Piemonte e Provincia di Alessandria. Gli altri sindaci si stanno muovendo e, nei prossimi giorni, potrebbe nascere proprio un comitato dei sindaci del quale andrebbero a fare parte i Comuni che si affacciano sulla valle Erro, ad eccezione di Pontinvrea che ha dato l'autorizzazione e che potrebbe venirsi a trovare in una posizione piuttosto scomoda. Si sta mobilitando tutta la valle Erro che, come nel caso dell'ACNA di Cengio per la val Bormida, rischia di venire aggredita dall'inquinamento causato da attività - in questo caso l'intervento è definito di bonifica ambientale - che si sviluppano in provincia di Savona al confine con quella di Alessandria. Proprio in questi giorni si è mossa l'amministrazione pontesina per un controllo della cava. È intervenuto il Corpo Forestale dello Stato che non ha potuto procedere ai rilevamenti ed alle analisi a causa della neve. Neve che però, non ha impedito a due autotreni di scaricare, subito dopo, il materiale "inerte". (w.g.) Melazzo e la discarica di Pontinvrea
Melazzo. È stata la sala consigliare del comune di Melazzo, messa a disposizione dal sindaco Diego Caratti ad accogliere, giovedì 29 gennaio, gli esponenti dei comitati "Tutela e salute del territorio di Pontinvrea" e "Salvaguardia dell'Erro" coinvolti in quello che sta diventando un caso delicatissimo che riguarda due regioni, Liguria e Piemonte, due province, Savona ed Alessandria e tutti quei comuni che sono interessati dal torrente Erro, ovvero Pontinvrea, Mioglia, Pareto, Ponzone, Malvicino, Cartosio, Melazzo, Terzo e Acqui Terme. Una prima riunione alla quale hanno partecipato anche il sindaco di Melazzo Diego Caratti ed il presidente della Comunità Montana ""Suol d'Aleramo" comuni delle valli Orba, Erro e Bormida", Giampiero Nani. I fatti sono ormai arcinoti: al centro delle attenzioni la cava di località Fossa di Lavagnin, sulle colline a ridosso di Pontinvrea e del torrente Erro, dove Regione, Provincia, e comune di Pontinvrea hanno da diversi mesi iniziato una attività definita di "ripristino ambientale" della Cava Fossa di Lavagnin, di proprietà della ditta fratelli Baccino snc, da dove sino a qualche anno fa veniva estratto il serpentino e nella quale è stato individuato amianto affiorante. Chiari i fatti che hanno determinato il ripristino, meno chiaro il modo e le garanzie con le quali viene effettuato. Ed è proprio sulla trasparenza che i due comitati e non solo anche il comune di Acqui Terme che ha emesso un comunicato (a breve potrebbero arrivare quelli degli altri comuni) la Comunità Montana "Suol d'Aleramo" in attesa che si muova anche quella "del Giovo", hanno aperto il dibattito e promesso "battaglia". I pontesini, gli abitanti della valle Erro ma anche Comunità Montana "Suol d'Aleramo" "Che - ha detto il suo presidente Giampiero Nani - ha già vissuto situazioni simili, non dimentichiamoci l'Acna ed in anni più recenti la centrale a carbone di Ferrania" vogliono garanzie, chiedono che vengano rispettate tutte normative previste dall'atto di autorizzazione della Provincia di Savona da parte del settore "Difesa del suolo e tutela ambientale" e dal servizio "Autorizzazioni ambientali", vengano espletate tutte le analisi e che, il comune di Pontinvrea si faccia carico, come promesso in un manifesto ancora esposto davanti al Municipio, di ulteriori controlli. Sono stati tanti i punti interrogativi che hanno puntellato la riunione di Melazzo, altrettanti i nodi da sciogliere ed i dubbi che debbono essere cancellati da parte delle amministrazioni. Si sono chiesti i pontesini, ma il quesito ha coinvolto anche chi, abitate della valle Erro e dell'acquese ora si sente coinvolto:
Come mai fare viaggiare materiali inerti, quindi potenzialmente facilmente smaltibili sul posto, dalla Liguria e luoghi così lontani (Toscana, Lombardia, Piemonte) con costi esorbitanti non essendo, a quanto pare, trasporti di recupero? Come mai non si sa nulla delle analisi che avrebbero dovuto essere effettuate dall'Arpal entro il 30 del mese di gennaio? Come il Comune di Pontinvrea per concedere l'autorizzazione all'attività di recupero ambientale ha optato per una delibera di Giunta alla quale erano presenti il Sindaco Cesare Oddera, e tre dei quattro assessori (Daniele Buschiazzo, Lino Merlo, Ugo Zunino) e non ha coinvolto la popolazione in una decisione così importante?
Come mai appaino già, a ripristino appena iniziato, tracce di un possibile inquinamento, rilevato e certificato da immagini fotografiche a disposizione del Comitato?
Sono questi alcuni dei tanti quesiti che si sono posti i rappresentanti dei due comitati e le domande che gli abitanti della valle Erro informati sui fatti iniziano a chiedersi. Questo sono degli aspetti più inquietanti, ma ce ne sono altri che sono stati presi in esame e che verranno messi sul tavolo nei prossimi giorni, in vista dell'importante riunione di sabato 7 febbraio, ore 15, allo Chalet delle Feste di Pontinvrea. Un cavillo preso in esame da Giampiero Nani presidente della Comunità Montana "Suol d'Aleramo" che ha ricordano come la regione Liguria e la Provincia di Savona abbiano l'abitudine di realizzare impianti ai confini e poi scaricare i residui in casa d'altri e se, in questo caso, esiste un protocollo d'intesa tra le due province. Da parte sua il sindaco Diego Caratti ha promesso la massima attenzione e una sensibilizzazione verso gli altri comuni interessati. (w.g.)
La Cava Lavagnin non inquina!
Pontinvrea. Sabato 31 gennaio per la prima volta dall'apertura che risale a diversi mesi prima, i pontesini hanno potuto mettere il naso all'interno della Cava Fossa di Lavagnin dove vengono scaricati materiali cosiddetti inerti che provengono dal centro e nord Italia. La visita è stata possibile dopo che gli abitanti di Pontinvrea si sono costituiti in comitato e sulla vicenda è intervenuto il "Comitato per la salvaguardia della valle Erro"", che nel corso degli anni ha affrontato diverse battaglie a favore dell'ambiente. L'incontro ha coinvolto i rappresentanti dei due comitati accolti dal sindaco di Pontinvrea Cesare Oddera, presente con l'assessore Lino Merlo in rappresentanza della Giunta comunale pontesina che ha dato autorizzato l'opera di ripristino ambientale, dai responsabili della ditta F.lli Baccino SNC proprietaria della cava e da un funzionario dell'Ufficio Tecnico. Durante l'incontro i rappresentanti dei due comitati hanno preso visione del sito, posto una serie di quesiti a funzionari della ditta Baccino, ascoltato le valutazioni del Sindaco e controllato se erano state attuate le normative previste dal progetto presentato dall'ing. Luca Urbinati e approvato in sequenza da Regione, Provincia e Giunta comunale di Pontinvrea. L'impressione non è stata delle migliori come è stato sottolineato dai comitati che hanno immediatamente provveduto ad inviare ai tre Enti interessati (Regione, Provincia e Comune) una relazione dettagliata sui lavori ed una precisa serie di richieste. Ma non è solo una questione tecnica, i pontesini contestano al sindaco Cesare Oddera d'aver dato l'autorizzazione all'intervento di bonifica ambientale senza convocare il consiglio comunale ed avvisare la cittadinanza, con una semplice delibera della Giunta, il 20 dicembre 2008 alle ore 9.00, con Sindaco e tre Assessori (Daniele Buschiazzo, Lino Merlo e Ugo Zunino assente Antonio Chiossone); come sia stata sottovalutata la pericolosità di un recupero ambientale che rischia di arrecare un danno più grave di quello che avrebbe procurato mantenere il sito nelle precedenti condizioni; come mai durante un consiglio comunale (27 novembre 2008) siano stati fatte supposizioni sulla improcrastinabilità dell'autorizzazione; come mai in questa prima fase d'attività sulla cava non sono stati predisposti, da parte dell'Amministrazione Comunale controlli soprattutto sui mezzi che trasportano materiali che pare arrivino solo con il documento di trasporto e non con la scheda delle analisi; infine il fatto che la commissione di controllo istituita a gennaio e composta da due Consiglieri di maggioranza (Daniele Buschiazzo e Antonio Chiossone) ed un di minoranza Luigi Zino non abbia nemmeno avuto il tempo d'insediarsi che già si era sciolta per le dimissioni di Chiossone e Zino.
Ironia della sorte, martedì mattina, 3 gennaio sono intervenuti i funzionari della Guardia Forestale che non hanno potuto effettuare prelievi per analisi per via della neve; in compenso, subito dopo, hanno scaricato due autotreni. Da parte sua il Sindaco Oddera ha cercato di dare tutte le assicurazioni del caso - "Quando la Regione lo scorso anno ha autorizzato l'intervento di bonifica ambientale in un sito dove era stato rilevato amianto affiorante e normale che ci sia stata da parte della Giunta una considerazione favorevole. Ben venga una bonifica che elimina un problema e sulla quale la Regione stessa ha messo in opera, con la Provincia, una serie di controlli. Si tratta di materiali inerti che hanno precise caratteristiche e credo che non interessi a nessuno, soprattutto all'Amministrazione Comunale che non ricava un centesimo essendo un ripristino ambientale, creare problemi alla salute dei suoi cittadini. Sono pontesino anch'io e quindi non vado contro gli interessi dei miei concittadini. Per quanto riguarda le analisi noi faremo la nostra parte. Abbiamo già fatto un primo sopralluogo con i funzionari della Forestale con i tecnici di un laboratorio che per via della neve non hanno potuto prelevare campioni. Appena sarà possibile faremo fare le analisi ed intanto chiederò i risultati di quelle effettuate dall'ARPAL. Come Amministrazione - prosegue il sindaco Oddera - faremo fare dei controlli da un laboratorio di nostra fiducia, se necessario faremo intervenire i Carabinieri del NOE (Nucleo Operativo Ecologico), effettueremo dei controlli campione sui camion ed autorizzo sin d'ora i Comitati ad effettuarne di loro con laboratori di loro fiducia. Siamo aperti a qualsiasi discussione ben vengano più controlli possibili e, qualora ci fossero rilevati valori diversi da quelli previsti faremo immediatamente chiudere la cava". Intanto all'ingresso della cava i cartelli sono due: uno indica il sito, l'altro un terreno di 70.000 mq che è stato messo in vendita. (w.g.)
Presa di posizione di Acqui Terme
Cava di Pontinvrea, parla Ristorto
Pontinvrea. In merito alla notizia del recupero ambientale della ex cava di serpentino in località Fossa di Lavagnin a Pontinvrea, l'assessore all'Ambiente del Comune di Acqui Terme Daniele Ristorto comunica che l'amministrazione comunale si era già attivata presso i competenti organi di controllo, non appena venuta a conoscenza dell'allarme lanciato dagli abitanti di Pontinvrea, giustamente preoccupati per il possibile inquinamento del loro territorio. "In data 14 novembre 2008 - sottolinea l'assessore Ristorto - abbiamo inviato una segnalazione all'Agenzia Regionale Protezione Ambientale di Alessandria e alla Provincia chiedendo l'attivazione di controlli circa lo stoccaggio di rifiuti nella ex cava tenuto conto del fatto che le acque di dilavamento dell'ex cava confluiscono nel rio Cavallino, affluente del torrente Erro. Poiché il Comune di Acqui Terme - continua l'assessore Ristorto - attinge la propria acqua potabile proprio dal torrente Erro, ci siamo subito mossi facendo nostre le preoccupazioni espresse dagli abitanti di Pontinvrea". Susseguentemente, L'Arpa di Alessandria e la Provincia di Alessandria hanno formalmente richiesto notizie alle competenti Arpa di Savona e Provincia di Savona, al fine di chiarire l'effettivo utilizzo della ex cava e la relativa pericolosità delle operazioni di riempimento sull'ambiente circostante.
Il Comune di Acqui Terme è quindi molto attento alla vicenda e rimane in attesa di comunicazioni ufficiali dagli organi competenti.
Un'analisi della situazione a cava Lavagnin
Pontinvrea. I Comitati per la salvaguardia della valle dell'Erro e per la salute e la tutela del territorio di Pontinvrea, hanno scritto alla Regione Liguria: "Sabato 31 gennaio 2009, noi rappresentanti del "Comitato per la salvaguardia della valle dell'Erro" e il "Comitato per la salute e la tutela del territorio di Pontinvrea" abbiamo visitato il sito dell'ex-cava di serpentino "Fossa di Lavagnin", accompagnati cortesemente dal sindaco di Pontinvrea che ha organizzato un incontro con la ditta Baccino. Abbiamo constatato che i lavori per il ripristino ambientale, progettato dall'ing. Luca Urbinati e autorizzato da codesta Regione Liguria, non seguono il progetto approvato con Decreto n. 666 in data 14-03-2008 a firma del Dirigente dott.sa Gabriella Minervini. Della Fase 1 non è stata realizzata: "l'apposita recinzione lungo tutto il complesso di cava interessato dall'attività di sistemazione mediante fili plastificati, sorretti da profilati in acciaio o paletti in legno, collegati tra loro con un cordolo in cemento armato; lungo tutto il cordolo - non è stata realizzata una canaletta profonda 30 cm., allo scopo di intercettare le acque di scorrimento superficiale e convogliarle verso i pozzetti di calma;
La Fase 3, che prevede la costruzione di una pista di servizio, non è stata realizzata.
Il Decreto regionale n. 666 a pag. 3, al punto Fase 3 recita: "Realizzazione di una pista di servizio che, in prolungamento alla rampa realizzata nella seconda fase con apice a quota m. 621,80 circa, permetterà il collegamento con la strada principale di accesso alla cava, posta a quota m. 601,00 circa s.l.m.; tale pista avrà uno sviluppo totale di circa 250 m. e sarà munita di una cunetta per la raccolta delle acque di scorrimento lungo, il lato a monte che verranno convogliate, dopo l'attraversamento di pozzetti di calma, nel canale in pietra esistente ed adiacente la strada di accesso alla cava"; Nel progetto dell'ing. Urbinati viene precisato anche: La strada sarà munita di una cunetta di raccolta delle acque di scorrimento superficiale lungo il lato di monte, verrà compattata in stabilizzato e a lavori conclusi permetterà l'accesso alle sistemazioni ambientali per le opere di manutenzione periodica. Le acque saranno convogliate nel canale in pietra esistente. Si desume quindi dall'insieme del progetto che questa strada di accesso laterale sia indispensabile per proseguire con la Fase 4, cioè per consentire anzitutto la costruzione delle scogliere e delle terre armate di contenimento dei materiali che solo successivamente cominceranno ad essere conferiti, ma soprattutto la sistemazione delle opere idrauliche (tubi drenanti di profondità, canalette di superficie, pozzetti di calma) necessarie ad intercettare le acque di dilavamento dei primi gradoni ed i relativi percolati. La strada è quindi necessaria per la realizzazione del progetto in tutte le sue fase, e "a lavori conclusi permetterà l'accesso alle sistemazioni ambientali per le opere di manutenzione periodica". A questo punto delle nostre considerazioni sullo stato di fatto e sul progetto ci chiediamo: "Ma un ripristino ambientale che ha bisogno di opere di manutenzione periodica
. è un vero ripristino ambientale?" - "O è una discarica mascherata da ripristino ambientale?"
Fase 4
Circa la Fase 4 occorre prendere in esame le disposizioni progettuali una per una:
Al primo punto il progetto prevede: "la realizzazione alla base del piazzale di cava di una scogliera in massi di prima e seconda categoria, intasati con calcestruzzo e suo prolungamento verso nord con terre armate; tali opere si rendono necessarie per il contenimento dei materiali che verranno, riportati sul piazzale; l'argine in massi avrà un'altezza variabile tra m. 1,80 e m. 4,20, con una pendenza pari al 45°, mentre le terre armate avranno un'altezza massima di m. 4,20 e una pendenza di circa 60°"; Nella realtà: la scogliera in massi (che dovrebbe fare da diga di contenimento) non sembra intasata di calcestruzzo e non sembra appoggiare sulla prevista platea in calcestruzzo (che nel progetto dell'ing. Urbinati è larga 10 metri - Elaborato S1 delle allegate planimetrie -), non ha una pendenza pari a 45°, bensì è più verticale, non è di altezza adeguata nella parte bassa (dove dovrebbe essere di m. 4,20, proseguire quasi in piano), non è ricoperta sulla parte superiore con la prevista gettata di cemento con annessa canaletta di raccolta delle acque di dilavamento della parete obliqua del primo gradone, e non si prolunga con le terre armate. Al posto delle terre armate è situata la strada di accesso all'area centrale del cantiere, l'unica strada di accesso in quanto la strada sul lato sud-ovest prevista dalla Fase 3 non è stata realizzata. Questa situazione, cioè la presenza di un varco di accesso all'area centrale del cantiere (dove invece dovrebbero esserci le terre armate), impedisce la realizzazione del primo grande gradone che prevede che "tutto il piazzale verrà portato ad una quota media di m. 623,00 circa (quota minima m. 621,00 - quota massima m. 624,00)".
Il punto 2 della Fase 4 prevede: La "Posa in opera di due tubi drenanti posti uno alla base interna della scogliera e delle terre armate e l'altro alla base della scarpata del fronte di cava, al fine di captare l'acqua piovana che dovesse filtrare dal terrapieno onde evitare sovrapressioni nella fase di riempimento; le acque captate verranno fatte defluire nel canale esistente ed adiacente alla strada di accesso"; Nella realtà i tubi drenanti sono presenti, ma sottodimensionati rispetto a quanto indicato dall'elaborato S3 dell'Ing. Urbinati (che prescrive tubi microfessurati di cm 30 di diametro), e non scaricano nei previsti pozzetti di calma, bensì in un fossetto a lato del piazzale della cava che si prolunga sino al lato destro della strada di accesso al cantiere;
In caso di evento meteorico eccezionale è molto probabile che allo stato attuale le acque saltino fuori dal fosso e scendano liberamente giù per la strada asfaltata e finiscano nei terreni a lato, come già stanno facendo pur se con ridotta quantità grazie anche al fatto che, dopo le abbondanti nevicate, le basse temperature mantengono sotto controllo il disgelo; ma si può immaginare cosa succederà con le piogge, o peggio i temporali, primaverili. Il punto 3 della Fase 4 prevede: "inizio conferimento di materiali di provenienza esterna sul piazzale con sistemazione a partire dalla scogliera verso la base del fronte; in tale fase verrà realizzato un primo gradone a quota m. 614,00 circa, corrispondente alla testa della scogliera e un secondo gradone a quota m. 619,00 circa; tutto il piazzale verrà portato ad una quota media di m. 623,00 circa (quota minima m. 621,00 - quota massima m. 624,00)" Nella realtà: i materiali sono stati conferiti partendo dalla scogliera (più bassa e sottodimensionata) e realizzando i primi gradoni, ma si nota una gran differenza tra quanto ha previsto il progettista e quanto sta realizzando la ditta Baccino. Infatti sul piazzale della cava si stanno ammassando materiali formando dei gradoni stretti e alti, con ripide piste di risalita da uno all'altro. Questo modo di procedere e di abbancare i materiali verso l'alto, sul lato monte del piazzale, senza realizzare un gradone per volta, come previsto dal progetto, rende impossibile il controllo delle acque di dilavamento, in quanto non si possono posizionare la previste canalette di calcestruzzo e di metallo che hanno la funzione di raccogliere le acque che scivolano dalle pareti oblique dei gradoni, e soprattutto non si possono collocare al posto giusto i pozzetti di calma.
La foto sopra illustra il punto di accesso al piazzale della cava. Qui dovrebbero trovarsi le terre armate a contenimento dei materiali solidi se il progetto fosse rispettato.
Il decreto regionale n.666 in oggetto, a pag. 4 dedica un punto alla:
Regimazione delle acque
- oltre a quanto previsto nelle varie fasi di progetto, riferito alla messa in opera dei tubi drenanti per le acque piovane che eventualmente dovessero infiltrarsi nel corpo dei materiali di riporto, la progettazione ha previsto sin dalla fase iniziale la progressiva realizzazione della rete di regimazione, sia per quanto riguarda la pista da realizzarsi, sia per le gradonature di riporto, che mari mano vengono realizzate e per la raccolta delle acque che defluiscono nei vari gradoni; tutte le acque che andranno ad interessare il complesso di cava verranno convogliate, previa decantazione, nel canale esistente posto in adiacenza alla strada di accesso alla cava, che defluisce nel Rio Montenotte e per il quale sono state effettuate le verifiche e vantazioni di massima piena; Invece, allo stato attuale delle cose, la regimazione delle acque è fuori controllo, e sembra che non sia nell'ordine di idee della ditta Baccino. Infatti, la ditta, interrogata sul perché non ha seguito il progetto dell'ing. Urbinati approvato da codesto Ufficio Regionale, ha risposto dicendo che il modo di realizzare i lavori non ha importanza e che comunque alla fine il progetto sarà realizzato così come stabilito e inoltre ha già chiesto a codesto Ufficio competente una variante al progetto originale che, a suo dire, sarebbe già stata approvata e legittimerebbe il suo modo di procedere, ma non ci è stata esibita nessuna documentazione
Noi, consultando il decreto n. 666 del 14-03-2008, approvato da codesto Ufficio, abbiamo semplicemente osservato le inadempienze della ditta Baccino, particolarmente al riguardo di quanto prescritto al punto 3 (pag.6) e successivi commi a), h), j), del decreto stesso, e constatato come sia diverso lo stato di fatto dei lavori rispetto a quanto decretato.
Abbiamo anche chiesto alla ditta Baccino di poter visionare la documentazione relativa ai test di cessione dei materiali conferiti nel sito, e i referti delle analisi delle acque di percolato o di dilavamento. Ci è stato risposto che sono state eseguiti tutti i test e le analisi del caso, ma non ci è stato mostrato nulla. Noi, rappresentanti del Comitato per la salvaguardia della valle dell'Erro e il Comitato per la salute e la tutela del territorio di Pontinvrea, ravvisiamo nelle modalità con cui la ditta Baccino sta applicando le prescrizioni di codesto Ufficio Regionale, una situazione di alto rischio ambientale, al di là della pericolosità dei materiali che si stanno ammassando nell'ex-cava.
Chiediamo a codesto Ufficio Regionale di poter acquisire in tempi rapidi, anche in via telematica, la documentazione relativa alla variante del piano di recupero ambientale della Fossa di Lavagnin, se è stata approvata e contestualmente il progetto della nuova variante. Inoltre, con urgenza chiediamo, a nome di tutta la popolazione residente nella Valle Erro, che sia immediatamente sospesa l'attività di accumulo dei materiali nella ex-cava Fossa di Lavagnin, in via cautelativa e sollecitiamo un Vostro sopralluogo tecnico che accerti il reale stato delle cose: la regimazione delle acque, la verifica delle opere di contenimento e della loro tenuta; la tipologia dei materiali conferiti, le analisi delle acque profonde e di scorrimento superficiale. Il Comitato per la salvaguardia della valle dell'Erro e il Comitato per la salute e la tutela del territorio di Pontinvrea chiedono altresì che tutte le operazioni di verifica e di controllo, ed eventuali altre prescrizioni, siano rese pubbliche e che i Comitati stessi, in rappresentanza dei cittadini di tutta la Valle Erro, siano ascoltati nel merito del ripristino ambientale dell'ex-cava Fossa di Lavagnin realizzato con materiali classificati come rifiuti".
Sabato 7 febbraio
Una importante assemblea per sapere tutta la verità
Pontinvrea. Sarà lo "chalet delle Feste" nel centro di Pontinvrea ad ospitare, sabato 7 febbraio alle 15, i rappresentanti dei Comitati di Pontinvrea, della Valle Erro e tutti gli abitanti di un territorio interessato dalla Cava Fossa di Lavagnin. Il tema trattato è noto: "potenziale inquinamento provocato dall'operazione di ripristino ambientale con inerti" - "controlli sul materiale depositato nella cava" - "rispetto delle procedure previste dal progetto approvato da Regione, Provincia e Comune di Pontinvrea" L'invito che fanno i Comitati è rivolto ai pontesini e a tutti gli abitanti di una valle che, con l'Erro aggredito dalle infiltrazioni rischia di subire un inquinamento che a prima vista non appare ma potrebbe essere devastante. Ad ascoltare le prese di posizione di Comitati, pontesini e abitanti della valle Erro ci sarà il sindaco di Pontinvrea Cesare Oddera, il consigliere Daniele Buschiazzo, i titolari della Cava, non si sa ancora se saranno presenti i rappresentanti di Provincia e Regione per chiarire se hanno effettuato, con la dovuta cura e attenzione, quei controlli che una attività definita di "ripristino ambientale" necessita. w.g.
Provincia di Savona sia chiara sulla cava
Pontinvrea. Ecco il comunicato emesso dal "Comitato per la salute e la tutela del territorio di Pontinvrea" e "Comitato per la salvaguardia della valle Erro" ed indirizzato alla "Provincia di Savona, settore difesa del Suolo e Tutela Ambientale" e al comune di Pontinvrea: Oggetto: D.LGS 152/2006 e S.M.I. 43/1995 e S.M.I. - autorizzazione provvisoria allo scarico nell'impluvio naturale delle acque di dilavamento superficiale dell'area di cantiere per il ripristino ambientale della cava fossa di Lavagnin della ditta fratelli Baccino snc - comune di Pontinvrea.
In riferimento al vostro: atto dirigenziale di autorizzazione
classifica 010.003.002 fascicolo 000098/2001 Il Comitato per la salute e la tutela del territorio di Pontinvrea e il Comitato per la salvaguardia della valle Erro esprimono profonda preoccupazione per la concessione da parte della Regione Liguria del "ripristino ambientale dell'ex-cava Fossa di Lavagnin", realizzabile con l'utilizzo di rifiuti di vario tipo, anche se sono ammessi solo quelli classificati come non pericolosi, perché i materiali conferiti saranno difficilmente controllabili nella qualità e nella quantità;
il luogo dove stipare tali rifiuti è il meno idoneo in quanto si trova sulle pendici di una valle dalle pregiate caratteristiche paesaggistiche; il sito della cava Fossa di Lavagnin si trova a poche centinaia di metri dal torrente Erro e le acque piovane, che confluiscono nel rio Cavallino che parte proprio dalla Fossa di Lavagnin, costituiscono, insieme quelle di tutti gli altri spioventi della valle, le sorgenti dell'Erro. Ma constatano che l'atto dirigenziale di autorizzazione concesso da codesto ente alla ditta fratelli Baccino snc, in merito allo scarico nell'impluvio naturale delle acque di dilavamento superficiale dell'area di cantiere per il ripristino ambientale della cava Fossa di Lavagnin, pone delle precise condizioni per la tutela dell'ambiente; Avendo acquisito conoscenza, sia dalle testimonianze degli abitanti della zona, sia per esperienza diretta in loco, che le acque che provengono dall'impluvio naturale in cui si trova la cava, in cui da alcuni mesi vengono riversati, di giorno e di notte, grandi quantitativi di rifiuti, emanano odori sgradevoli, presentano schiume e lasciano tracce colorate sul fondo del fossato; Avendo effettuato, sabato 31 gennaio scorso, un sopralluogo alla presenza del Sindaco di Pontinvrea sig. Cesare Oddera, del geometra del comune, dei rappresentanti della stampa e dei Comitati dei cittadini, come si può constatare dalla relazione inviata alla Regione Liguria - Dipartimento Ambiente Attività Estrattive - Servizio, dubbiosi che le disposizioni prescritte non siano state ottemperate nella loro completezza sia per quanto riguarda l'analisi dei rifiuti ivi riversati, specialmente quelli in arrivo a tarda notte, sia per il controllo e la manipolazione delle acque reflue, temendo, come l'esame anche solo visivo e odoroso delle acque provenienti dalla suddetta cava sembrano dimostrare, che esista un fondato rischio di inquinamento delle acque dell'Erro,
i Comitati su citati chiedono
alla Provincia di Savona - Settore difesa del suolo e tutela ambientale: 1) - di sospendere con decorrenza immediata e a tempo indeterminato l'autorizzazione provvisoria allo scarico nell'impluvio naturale delle acque di dilavamento provenienti dalla Cava Fossa di Lavagnin e conseguente attività di scarico rifiuti. 2) - di procedere urgentemente alla verifica della correttezza dell'applicazione e del rispetto, da parte della ditta fratelli Baccino snc, delle disposizioni decretate da codesto Ufficio nel rilasciare l'autorizzazione, ed in particolare di verificare: se "le acque di dilavamento di prima pioggia dei terrapieni in fase di costruzione sono sottoposte a captazione e pretrattamento di dissabbiatura e disoleazione prima di essere scaricate all'esterno dell'area dell'ex-cava; se durante la realizzazione del gradone, al termine di ogni giornata lavorativa, si è provveduto a ricoprire con telo impermeabile gli eventuali rifiuti non ancora costipati che potrebbero essere dilavati da eventuali eventi meteorici; se lo scarico rientra nei limiti tabellari previsti dal Dlgs 152/2006 e s.m.i.; se la ditta fratelli Baccino ha effettuato i previsti campionamenti delle acque di dilavamento di prima pioggia e quali sostanze sono state individuate e comunicate dopo il primo evento meteorico che ha determinato l'attivazione dello scarico; se sono stati posizionati dei tubi drenanti microfessurati per captare eventuali acque che si potrebbero infiltrare nel terrapieno in caso di piogge eccezionali"; se i tubi microfessurati drenanti sono stati collegati ad un sistema autonomo di captazione e allontanamento delle acque che recapiti in una vasca polmone finale che permetta di stabilire le caratteristiche chimiche di tali acque; se le dimensioni della vasca sono tali da assicurare il contenimento di tali acque drenate senza rilasci incontrollati nell'ambiente; se sé stato effettuato un controllo analitico delle acque di scarico in occasione del primo evento meteorico che ha determinato l'effettiva attivazione dello scarico; se i risultati sono stati inviati entro 30 gg. a codesta Provincia, secondo le prescrizioni stabilite al punto 7 dell'Autorizzazione in oggetto, se sono stati ricercati tutti i parametri dichiarati ed inoltre: i materiali sedimentabili, i tensioattivi totali, i metalli pesanti, l'azoto ammoniacale e l'azoto nitrico e nitroso. I Comitati su citati richiedono inoltre a codesto Ente di avere copia della documentazione che attesti la rigorosa applicazione delle disposizioni dell'autorizzazione in oggetto.
In particolare: i referti delle analisi delle acque superficiali e profonde sino ad ora effettuati dalla ditta Baccino snc. Si chiede inoltre di effettuare le analisi delle acque che provengono dall'area di cava in corrispondenza della cunetta che attraversando la provinciale Pontinvrea - Montenotte, si immette nel Rio Cavallino".
Ripristino ambientale non segue progetto
Pontinvrea. Riceviamo dal "Comitato per la salvaguardia della valle Erro" - "Comitato per la salute e la tutela del territorio di Pontinvrea": "In seguito a sopralluogo nel sito dell'ex-cava di serpentino "Fossa di Lavagnin", nel territorio di Pontinvrea, alla presenza dei titolari della cava e del Sindaco di Pontinvrea sig. Cesare Oddera, della stampa e di numerosi testimoni, abbiamo constatato che i lavori per il "ripristino ambientale" non seguono il progetto autorizzato dalla Regione Liguria e dalla Provincia di Savona. Questo fatto è particolarmente grave in quanto il cosiddetto "ripristino ambientale" viene fatto con dei materiali classificati come "rifiuti": sono ammessi scorie di acciaieria, fanghi di cartiera, ecc.
È grave per noi che una Regione autorizzi una bonifica di una ex-cava con dei rifiuti, soprattutto tendendo conto del luogo: sul versante di una montagna rocciosa che riversa le acque piovane direttamente nel Torrente Erro. Anche se il progetto di ripristino è stato elaborato con cura da ingegneri e geologi, al fine di evitare che le acque di dilavamento superficiale dei rifiuti e dei conseguenti percolati sotterranei finiscano nell'Erro e nelle falde acquifere, noi ravvisiamo in questa operazione di ripristino dei seri rischi ambientali. Esiste un rischio immediato connesso alle varie fasi di lavorazione per la realizzazione della bonifica, in quanto non si stanno seguendo le prescrizioni normative e progettuali. Si noti bene: il progetto prevede che i lavori per realizzare questo cosiddetto "ripristino ambientale" durino ben quattro anni. Esiste e perdurerà un rischio ambientale perpetuo per gli anni a venire, perché questi rifiuti ammassati in questa conca denominata "Fossa di Lavagnin" saranno per sempre soggetti al dilavamento o per eventi meteorici eccezionali o per l'incuria dell'uomo. Il progetto prevede infatti una "copertura" finale dei rifiuti, che dal nostro punto di vista è del tutto insufficiente, e prevede pure una manutenzione della stessa copertura, un controllo continuo di tutte le canalette secondarie e principali che, se mantenute alla perfezione, consentirebbero la regimazione delle acque superficiali onde evitare l'erosione dello strato superficiale e il dilavamento dei rifiuti sottostanti; ma chi ci garantisce questa manutenzione? La Regione Liguria? La Provincia di Savona? Il Comune di Pontinvrea? La ditta titolare della "Fossa di Lavagnin"? Pertanto il Comitato per la salvaguardia della valle dell'Erro e il Comitato per la salute e la tutela del territorio di Pontinvrea hanno chiesto alla Regione Liguria e alla Provincia di Savona la sospensione immediata della attività e un sopralluogo urgente per la messa in sicurezza del sito".
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