L'ANCORA settimanale di informazione [VAI ALLA PRIMA PAGINA]

 

POLITICA LOCALE

 

Bernardino Bosio

Il teatro all'aperto da Roma ai giorni nostri

Acqui Terme. Bernardino Bosio si è sentito chiamare in causa dal sig. Piero Colombo per le frasi di critica riservate al teatro all'aperto e pubblicate in pochissime righe sul numero scorso de L'Ancora.
Quindi ci ha inviato questa risposta:
"La storia della Città di Acqui parte dalle sventure capitate agli Statielli, fiero popolo Padano, traditi, è la storia che si ripete da sempre, dai Romani. Racconta Tito Livio che gli Statielli, pur avevano accettato una alleanza con Roma, furono attaccati, ed estromessi dal loro territorio. Di seguito il Senato romano, "pentito per non aver rispettato i patti" ma, soprattutto attratto dalla ricchezza delle acque termali fondò la nostra città e la fece diventare importante. Dopo il 109 a.C., con la costruzione della via Aemilia Scauri, la città conosce una fioritura economica e sociale che si protrarrà fino al II sec. d.C. Solo dopo 200 anni possiamo immaginare che il teatro, il grande complesso termale, così come l'anfiteatro, non fosse frequentato soltanto dagli antichi acquesi, ma anche dagli abitanti del territorio circostante e dai forestieri. La presenza di simili edifici monumentali testimonia ulteriormente dell'importanza politica, della ricchezza economica e dell'alto livello culturale raggiunti nell'antichità dal centro acquese.
Quella del teatro romano rappresenta una delle scoperte più importanti nella storia recente dell'archeologia locale. La fortuita scoperta si data a pochi anni fa (Giunta Bosio) e attualmente l'area, nelle immediate vicinanze di piazza della "Bollente", dopo un intervento di restauro delle strutture ed una risistemazione complessiva degli spazi, è stata aperta alla fruizione da parte del pubblico. Si può quindi dedurre che, come accadeva - per esempio - a Pompei, esistesse anche nell'antica Acqui un apposito quartiere periferico finalizzato alle varie attività del "tempo libero": spettacoli, giochi, competizioni sportive. Nel tempo la giunta Bosio, cercando di ripetere un passaggio storico che oltre 2000 anni fa aveva permesso ad Acqui di diventare importante, ha progettato ciò che la ricerca archeologica ha restituito a tutti noi, l'immagine di una città monumentale, con impianti termali, il teatro, l'anfiteatro, empori commerciali e l'acquedotto, animata da una fervida attività commerciale, artigianale ed industriale. Il teatro in P.za Conciliazione, momento di aggregazione in un quartiere, fino al 1998 diroccato, ove la gente non osava passare per il pericolo e il tanfo in quanto igienicamente inaccettabile, abitato anche da clandestini e prostitute.
Quest'opera è stata il segno che dopo 70 anni di disinteresse del comune finalmente un sindaco, Bernardino Bosio, e la sua giunta, ha permesso di far ripartire la Pisterna che oggi è valorizzata, per il beneficio dei proprietari degli immobili, tra cui il sig. Colombo. Inoltre voglio ricordare che il professor Sgarbi nel 2004, in occasione dell'inaugurazione della mostra di Rubaldo Merello, definì, "bello" il tanto vituperato Teatro Verdi.
Dopo quest'opera, si pensò di realizzare in zona Bagni ciò che nel terzo millennio sarebbe servito ad Acqui Terme per essere nuovamente "Grande". Una importante nuova stazione termale, con la ristrutturazione del grand hotel Antiche Terme, la costruzione di nuovi alberghi e di un centro polifunzionale per spettacoli, congressi ed altro. In questo grande progetto il comune si era impegnato a realizzare il Grand Hotel Nuove Terme e il centro polifunzionale, la Regione Piemonte tutto il resto! Ed il resto andò perso per l'incapacità della politica regionale di portare a termine ciò che si era vincolata a realizzare in compagnia di persone miopi, che per il loro riposo pomeridiano, sono disposti ad affossare la città! Se i romani, con una viabilità molto più complicata dei giorni nostri, senza auto, treni, aerei ecc. riuscirono a realizzare quanto sopra ho descritto, come mai oggi la città sta nuovamente soffrendo? È stato ed è il comportamento e la mentalità di queste persone che porteranno Acqui Terme nel dimenticatoio, Acquesi contenti di criticare ma incapaci di proporre, appagati se possono costruire un palazzo senza mai spendere una lira per far crescere Acqui.
Ma altri acquesi volenterosi possono combattere questa mentalità, possono tornare ad essere protagonisti.
Il sig. Colombo, in buona compagnia con i molti che hanno lasciato la nostra città in decadenza, è oggi tra coloro che ad Acqui Terme, non sono riusciti a scoprire "l'acqua calda".
Ad Acqui Terme c'è chi combatte con idee innovative ed è contrapposto a chi, oltre a non aver scoperto l'acqua calda, a mio avviso non è degno di portare il nome di chi ha "scoperto l'uovo di Colombo"".

La difesa del mio operato contro le accuse di Mauro Garbarino

Acqui Terme. Bernardino Bosio risponde alle accuse di Mauro Garbarino:
"Egregio Direttore vorrei replicare a quanto pubblicato dal suo giornale a firma di Mauro Garbarino.
Come annunciato nell'ultimo Consiglio Comunale, ho deciso di non accettare oltre, nel dibattito politico e nelle discussioni sulla gestione della cosa pubblica, insulti, menzogne o distorsioni della verità mirate a diffamare la mia persona, la mia attività politica, amministrativa o personale.
Questo significa che, per quanto riguarda il sig. Garbarino ho dato mandato ad un legale per far emergere la verità relativa a quanto da lui dichiarato, senza peraltro coinvolgere il giornale, che ritengo faccia correttamente il suo lavoro.
Ultimamente il sig. Mauro Garbarino ha deciso di "farsi pubblicità" con menzogne a carico di altri: le scorse settimane con la Social Card, nel numero seguente i giudizi scorretti su Bernardino Bosio. Giusta l'affermazione che il sottoscritto è stato fermato dalla magistratura in base alle informazioni e alle segnalazioni ricevute, purtroppo però anche a causa delle infinite leggende metropolitane che il sottoscritto ha subito.
Dopo anni di indagini gli esiti sono conosciuti, niente corruzione, nessun favore alla Erde, forse un abuso di ufficio e questo grazie a chi correttamente ha fatto le indagini. Se non ricordo male anche il sig. Garbarino è stato manager delle Terme di Acqui S.p.A. e forse anche consigliere comunale, non si ricordano però sue iniziative eccezionali, per cui è stato fermato, non dalla magistratura ma dalla gente, che non lo ha più votato e non si ricorda chi sia. Vorrei peraltro chiarire questi aspetti:
Eredità Cassinelli: venduti i negozi in corsso Italia, (ci sarebbe riuscito anche il rag. Filini) miliardi? molto meno di cinque, non spesi per anni, dai sindaci prima di Bosio, per i continui litigi in giunta!
La mia giunta li ha investiti esclusivamente per le prime realizzazioni indispensabili alla città, che in quel momento sembrava una realtà dell'est europeo!
Del resto le eredità acquesi che ricordiamo tutti: sono la Cantina Sociale e la Croce Bianca, storia importante e presente nel cuore degli Acquesi, che tutti noi ci auguriamo possano risorgere!
Piemonte Brachetto: il sindaco di Acqui non aveva e non ha il potere di concedere una tale denominazione, tale prerogativa aspetta esclusivamente alla Regione Piemonte di concerto con il Ministero dell'Agricoltura.
Per quanto riguarda il Brachetto d'Acqui D.O.C.G e il suo prezzo il sig. Garbarino ha le idee un po' confuse, Bernardino Bosio ha avviato e concluso, in collaborazione con l'Associazione Enotecnici, l'assegnazione della "Garantita", trasformando la D.O.C. in D.O.C.G. in soli 9 mesi. È stato un grande risultato per i tempi brevi e per il territorio che posso rivendicare.
Tribunale: ritengo sia un opera importante, di esclusivo merito del Sindaco attuale e del dott. Picozzi, in ogni caso il sig. Garbarino e chiunque altro non troverà mai un solo documento, un solo atto amministrativo, un verbale di una sola riunione che coinvolga Dino Bosio nella realizzazione del Tribunale, anche se in via informale a suo tempo vi furono contatti con il Ministero della Giustizia, in allora diretto dal Ministro on. Roberto Castelli.
Porte Tematiche: il progetto originario era oltre che importante anche logico per lo sviluppo della città e non è responsabilità mia se oggi a causa dell'incapacità amministrativa delle giunte Rapetti non si è portato a termine l'opera.
I progetti, del grattacielo di Via Maggiorino Ferraris, di quello dei Bagni, della Biblioteca all'interno della Caserma, dei Portici non Portici, degli studi sulla viabilità, ecc: rivendico con orgoglio quei progetti, quelle realizzazioni che avrebbero portato Acqui Terme finalmente nell'Olimpo delle stazioni Termali anziché nell'elenco dei dormitori a cui era stata destinata Acqui Terme prima di Bosio e dopo Bosio.
La STU: potrei non essere preciso, ma ritengo sia costata meno di Jovanotti e dei Pooh.
Gli alloggi popolari iniziati nel 1997: quegli alloggi popolari finanziati con soldi della Regione Piemonte sono stati, con la scuola di via XX Settembre, i disastri più importanti delle giunte, Balza, Cassinelli e Cervetti.
Solo la volontà della giunta Bosio è riuscita a rimettere le cose a posto e se tuttora non sono ancora stati tutti assegnati, almeno sono terminati e la Pisterna (ove regnavano i ratti e non vi era il profumo delle camelie) è all'onor del mondo, come le scuole.
Mi fermo a questo punto per non annoiare Lei e i suoi lettori che ringrazio per la loro pazienza".

Dea e 118: non avevo intenzione di offendere nessuno.

Acqui Terme. Pubblichiamo una risposta di Bernardino Bosio al dott. D'Arco che era intervenuto su L'Ancora dopo alcune dichiarazioni dello stesso Bosio:
"Egregio Direttore, vorrei rispettosamente ribadire che non era mia intenzione gettare discredito su nessuno di coloro che, quotidianamente, con dedizione svolge il proprio lavoro presso il D.E.A. e il locale del 118, sulle Associazioni di Soccorso e sui volontari impegnati in un'opera meritoria e degna di plauso. Per questo desidero chiedere scusa a tutti coloro che possono sentirsi contrariati dalle mie affermazioni. Purtroppo il dispiacere, provocato dalla recente disgrazia a persone amiche e la foga con cui ho di getto scritto la mia lettera ha fatto sì che io non sia riuscito a far trasparire i miei reali intendimenti. Non voglio andare a sindacare sul fatto specifico, secondo le informazioni, pur essendo disponibile un'ambulanza attrezzata per un eventuale infarto e pur avendo insistito il 118 / D.E.A. per l'invio della stessa purtroppo ciò non è successo; all'arrivo ad Acqui il paziente era già in arresto cardiorespiratorio.
Probabilmente qualcosa non ha funzionato, con l'ambulanza attrezzata forse non sarebbe cambiato nulla, ma nessuno lo potrà mai sapere. Il mio intento era di trasmettere il disagio che provo, mio malgrado, nel peregrinare sovente in diverse strutture sanitarie della provincia, soprattutto a seguito della unificazione provinciale della sanità. Continuo ad avvertire negli operatori, che sempre si sono dimostrati all'altezza della situazione anche in condizioni estremamente difficili, un sottile sentimento di frustrazione, ritengo dovuto alla massificazione (non sempre grande è bello) verso il basso di alcuni servizi, spesso unici o all'avanguardia, nelle realtà locali. Nella metà degli anni '90, come ricorda il dott. Marco D'Arco, quando non solo il D.E.A. / 118 era all'avanguardia, ma per i tempi molte realtà della sanità locale erano decisamente più salvaguardate dagli enti locali e dalla politica e pur in un clima di forte e continua dialettica, non sempre propositiva, anche da molti operatori sanitari. Negli ultimi 7/8 anni mi sembra che questo impegno si sia sempre di più affievolito. Ben vero che la politica è stata estromessa dalla gestione ed è rimasta solo una "apparenza" sia nell'indirizzo che nel controllo di questa grande azienda provinciale, ma è disarmante notare una maggior indifferenza generalizzata da parte di molti. Sperando di aver chiarito ai lettori de L'Ancora ed al dott. Marco D'Arco il mio pensiero, porgo i miei più sinceri ringraziamenti agli operatori della sanità per il loro costante lavoro, cercando di stimolare non solo in loro ma in tutti noi un sereno dibattito che sia proficuo al di là delle ideologie che molte volte acuiscono o sopiscono una dialettica che pur con un po' di scontro ha sempre portato buoni risultati".

Partito democratico

Le osservazioni sul piano per l'area della ex Borma

Acqui Terme. Per l'area della ex Borma (l'antica vetreria acquese che occupava il sito tra corso Bagni, Via Romita e Via Rosselli) è iniziata una procedura edilizia proposta dagli attuali proprietari, (l'Immobiliare Costruzioni Piemonte s.r.l.) e accolta dalla Amministrazione comunale.
Tecnicamente questo procedimento urbanistico si chiama "Piano Particolareggiato esecutivo" (P.P.E). e, in questo momento, si trova nella fase, prevista dalla legge, in cui chiunque lo ritenga può presentare "osservazioni" di cui gli organi tecnici e politici (comunali e regionali) dovranno tenere conto.
È in questa fase, che i consiglieri comunali del Partito democratico acquese (Gianfranco Ferraris, Domenico Borgatta, Ezio Cavallero ed Emilia Garbarino) hanno presentato in Comune una serie di dettagliate osservazioni di natura sostanziale e tecnica che riguardano soprattutto gli indici e i parametri previsti dal P.P.E. dell'area ex Borma.
"In merito agli indici ed alle altezze indicate dal Piano - dicono i consiglieri acquesi del Pd- si deve rilevare che, a causa dell'elevato numero dei piani previsto (superiore a quello delle aree limitrofe) ed all'eccessivo rapporto a copertura, si vengono a determinare indici fondiari troppo elevati, superiori a quanto consentito dall'art. 7 del Decreto ministeriale 1444 del 1968, ove per le aree di tipo B è ammesso un massimo di 5 metri cubi per metro quadrato (valore massimo consentito anche dall'art. 23 della Legge Regionale 56 del 1977)".
In sostanza, affermano i consiglieri del PD, che allegano, a sostegno delle loro osservazioni, dettagliate tabelle per ogni lotto di costruzione previsto, il P.P.E dell'area dell'ex Borma prevede un indice fondiario medio (è il rapporto massimo tra il volume che si intende realizzare e la superficie disponibile) di ben 6,575 metri cubi per ogni metro quadrato (mentre l'indice nazionale e regionale stabilisce un indice massimo ben inferiore e cioè di 5 metri cubi per ogni metro quadrato).
Infatti, nei sette lotti dell'area della ex Borma, il P.P.E prevede di costruire 175.545 metri cubi a fronte dei 26.700 metri quadrati complessivi di superficie, prevedendo così di costruire oltre un metro e mezzo di volume per ogni metro quadrato di superficie in più (e cioè in sostanza oltre 40 mila metri cubi in più rispetto alle normative nazionale e regionale).
A ciò bisogna aggiungere il fatto che in alcuni casi (nell'albergo e negli esercizi commerciali che si intendono costruire) le altezze tra un piano e l'altro potrebbero anche essere superiori ai tre metri che, per cautela, si sono considerati: questo verrebbe, naturalmente ad aggravare ancora di più la situazione.
Ma, secondo i consiglieri del PD, il P.P.E dell'area ex Borma, non solo non rispetta l'indice fondiario, ma neppure rispetta il rapporto di copertura (è il rapporto percentuale fra la superficie coperta riferita a tutte le opere edificate o edificabili e la superficie fondiaria).
Infatti, in relazione al rapporto di copertura, sempre a parere dei consiglieri del PD (che, anche in questo caso, allegano dettagliate tabelle relative ad ogni lotto di costruzione previsto) applicando i singoli rapporti di copertura alle superfici dei rispettivi lotti, si ottiene una superficie coperta complessiva di mq. 18.325 pari ad un rapporto di copertura medio di 0,686 metri quadrati per ogni metro quadrato di superficie (superiore, quindi, rispetto al rapporto di copertura di 0,60 metri quadrati per ogni metro quadrato di superficie disponibile, previsto dalla legge).
Secondo i consiglieri Ferraris, Borgatta, Cavallero e Garbarino, questo comporta che dovranno essere ridefinite le altezze e gli ingombri dei fabbricati per ricondurli ad una superficie coperta massima di 0,60 mq./mq. e ad un indice fondiario massimo di 5,00 mc./mq., cioè al rispetto di quanto previsto dalle normative nazionali e regionali. (red.acq.)

Biblioteca civica troppi problemi

Acqui Terme. Un'interrogazione sulla biblioteca comunale è stata presentata al sindaco dai consilieri del Pd Gian Franco Ferraris, Domenico Borgatta, Ezio Cavallero, Emilia Garbarino. Nell'interrogazione i consiglieri chiedono di "conoscere i motivi per i quali è stato ridotto l'orario di apertura al pubblico della biblioteca civica, per cui dal 19 gennaio 2009 la biblioteca risulta chiusa al sabato mattino.
L'orario di apertura al pubblico era già piuttosto limitato e con la chiusura al sabato si impedisce di fatto a molte persone che lavorano di frequentarla.
La biblioteca è un servizio pubblico che ha lo scopo di garantire a tutti i cittadini l'accesso alla cultura e all'informazione, di promuovere la crescita culturale e civile della comunità in tutte le sue componenti, di favorire lo studio della storia locale. Si tratta di un servizio molto apprezzato dai cittadini, studenti e non, e andrebbe potenziato e migliorato.
Il personale è dotato di grande professionalità e sempre disponibile, ma è costretto ad operare in condizioni insalubri, in un locale all'ingresso continuamente esposto al freddo. Sono evidenti i limiti di progettazione dei locali, concepito per essere una sede provvisoria nell'attesa della sede definitiva, che avrebbe dovuto essere realizzata presso i chiostri di san Francesco: non esiste un idoneo sistema di porte all'ingresso, il riscaldamento a pavimento crea dei problemi circolatori, lo spazio riservato ai bambini è attiguo alla zona per la lettura dei periodici; tutta la struttura, nel suo complesso, non consente di dedicarsi alle attività di studio o lettura in un ambiente silenzioso, dal momento che l'assenza di partizioni tra gli spazi dedicati alle varie tipologie di utenti (bambini, studenti delle scuole primarie e secondarie, studenti universitari e adulti) e la particolare configurazione architettonica determina una grande rumorosità".
Alla fine dell'interrogazione si chiede di conoscere "quali provvedimenti intende assumere l'Amministrazione comunale per ovviare ai disagi a carico di personale e utenti".

Scuole acquesi ok, però l'edilizia scolastica lascia a desiderare

Acqui Terme. Sul problema sempre aperto dell'edilizia scolastica in città intervengono i consiglieri comunali del Partito Democratico di Acqui, Domenico Borgatta, Ezio Cavallero, Gian Franco Ferraris, Emilia Garbarino:
"Da una ricerca svolta dalla Fondazione Giovanni Agnelli su "Come le Università piemontesi valutano (indirettamente) le scuole superiori della Regione", i cui risultati sono stati presentati la scorsa settimana, risulta che l'Istituto Superiore G. Parodi di Acqui Terme è 8º nella speciale qualifica delle "migliori" scuole superiori del Piemonte e 1º in provincia. Bene si è piazzato anche l'Istituto Torre, un risultato che premia l'istruzione acquese.
Notizia da cogliere con soddisfazione, oltre che dagli operatori scolastici interessati, anche da tutta la cittadinanza.
Acqui Terme è sempre stato il polo scolastico della zona e non solo, sia per la varietà di offerta, sia per, almeno sino ad un recente passato, la sistemazione edilizia. Crediamo, quindi, anche in forza di questi riconoscimenti, che la scuola meriti la massima attenzione da parte delle amministrazioni comunale e provinciale. La provincia, guidata dal presidente Filippi, ha dato il via alla progettazione di un nuovo edificio scolastico per la nostra città che dovrebbe ospitare la Ragioneria e l'Istituto Fermi.
Come tutti sanno, è urgente dare una nuova sede alla scuola media, per rimediare a scelte fatte dall'amministrazione comunale, da noi ritenute sbagliate, come quella di aver destinato al tribunale la vecchia sede delle medie per collocarle in una struttura affittata che costa più di 200.000 euro l'anno, lasciando in Caserma quasi la metà delle classi in locali inadeguati.
La soluzione oggi prospettata, la costruzione di un nuovo edificio nell'area confinante con l'ex Caseificio Merlo, deve essere realizzata nei migliore dei modi ed in tempi rapidi e su questo ci impegneremo in Consiglio Comunale".

Il documento del partito sulle linee da seguire

Acqui Terme. Il Coordinamento del PD di Acqui Terme nella riunione di mercoledì 28 gennaio ha votato ed approvato un documento che pubblichiamo integralmente:
"Il coordinamento acquese del PD si è proposto fin dalla sua nascita di mettere al centro la partecipazione di persone di diversa provenienza e, quindi, di non essere la semplice somma di militanti Margherita e DS, valorizzando le risorse umane e ponendole alla pari rispetto alle persone con maggiore esperienza politica. Si è arrivati così a formare un coordinamento senza maggioranze precostituite, con una significativa presenza di persone che non hanno una precedente storia di attività politica e che si mette a disposizione al fine di realizzare una metodica basata sul confronto, la discussione, la trasparenza, la correttezza, la collegialità e la condivisione delle scelte, convinti che il nostro partito debba essere portatore di valori e di etica politica.
Si è posta grande attenzione per far sì che nel coordinamento fossero rappresentate le molteplici culture in cui affonda le radici il PD: laica, cattolica, di area socialista, comunista, moderata; che fossero presenti persone di antica cultura politica e persone che per la prima volta si avvicinavano alla vita di partito, così come sono presenti diverse generazioni, ceti, professionalità, sensibilità, riflesso dei molti aspetti della società di oggi.
Nel nostro progetto queste differenze, pur profonde, dovevano comporsi in armonia ed equilibrio e diventare una grande ricchezza, una fonte di risorse ed energie, tali da essere motore propulsore di una azione concreta ed incisiva sui temi della politica a livello nazionale e locale.
È vero che un coordinamento così composito porta in sé difficoltà di amalgama fra le diverse provenienze e di equilibrio tra l'esperienza dei più anziani e l'inesperienza della società civile, ma crediamo che sia lo scotto da pagare per la crescita e che non debba diventare motivo di abbattimento, disillusione o rinuncia. Tanto meno deve motivare una nostalgia del passato, pur nel rispetto del grande ruolo svolto da Margherita e DS, e una incapacità a guardare a testa alta il futuro.
Riconosciamo che i due partiti di origine hanno compiuto un imponente sforzo per arrivare alla costituzione della casa comune riformista, ma riteniamo altresì che sia indispensabile ancora uno sforzo per arrivare ad un mutamento radicale nei modi di far politica, che richiede la partecipazione consapevole di ciascuna persona che ha aderito al nuovo partito.
A quasi un anno dall'inizio del nostro percorso, possiamo dire che è avvenuta una proficua fusione delle diverse anime e provenienze, realizzata nel lavoro del coordinamento.
D'altra parte, un gruppo di persone che rappresenta una cultura irrinunciabile del nostro partito e un pezzo importante della storia politica acquese, da molto tempo non partecipa al coordinamento, non riconosce l'esecutivo e contesta ogni scelta finora fatta.
Nello Statuto del nostro partito non sono escluse le correnti; chiunque reputa di avere motivi di dissenso è libero di unirsi e dar voce alle proprie critiche, nella correttezza verso il partito e nella lealtà verso le decisioni prese.
Le correnti, però, non sono alternative al coordinamento, ma ne fanno parte integrante e il coordinamento è l'unico luogo dove esporre le proprie perplessità, critiche, proposte, richieste, che devono essere finalizzate a promuovere un approfondimento della riflessione politica, ad ampliare le prospettive di analisi e le possibilità di scelta.
Siamo consapevoli della difficoltà di una azione politica incisiva sia sui temi nazionali sia su quelli locali. Per questo è necessario che il PD abbia una maggiore visibilità in città; per realizzare ciò riteniamo che il coordinamento debba essere il centro dell'azione del partito e che sia la sede dove portare il proprio apporto, sulla base del principio che ogni testa è una idea.
Non possiamo nasconderci che viviamo una crisi economica e sociale di vaste proporzioni e che occorre con forza mettere in rilievo il nostro punto di vista, che pensa ad una società più giusta e solidale.
A livello locale dobbiamo essere più incisivi e propositivi nei confronti della città che vive un'amministrazione di centro destra incapace ed irresponsabile; così come, laddove amministriamo (terme, sanità), dobbiamo avere un punto di vista chiaro ed un progetto da condividere con il nostro territorio. In un momento cruciale per il partito, ci si appella al senso di responsabilità di ciascuno perché prenda parte al lavoro del coordinamento e porti quanto può in termini di idee, passione, esperienza, voglia di costruire.
Lo sforzo comune deve essere indirizzato a far sentire ciascuno a casa propria, senza considerarsi maggioranza o minoranza, con la voglia di fare insieme delle cose nell'interesse del partito e della società.
Fare politica al giorno d'oggi è anche una sfida: con questa consapevolezza dobbiamo proporci di verificare periodicamente il nostro lavoro con concretezza e con franchezza".

L'assessore Gelati fa il punto sull'urbanistica e l'assessore Leprato sul commercio.

In pole position c'è il Prg con Borma, scuole e Ricre

Acqui Terme. A un mese dall'inizio del nuovo anno, sembra opportuno fare un primo bilancio sullo stato dei procedimenti urbanistici avviati e al lavoro svolto dall'assessorato all'Urbanistica nel 2008. La domanda la rivolgiamo all'assessore Giulia Gelati, che così ha iniziato l'argomento: "Il procedimento avviato che, più degli altri, porterà ad una trasformazione tangibile all'organizzazione strutturale della nostra città è la Variante strutturale al Piano regolatore, documento che muove nella direzione di rivisitare il PRG vigente per renderlo più efficace sia sul piano della fattibilità che su quello della coerenza delle trasformazioni ai caratteri del territorio e agli obiettivi che il piano esprime".
La "variante strutturale", utile ricordarlo, vorrebbe approfondire alcuni importanti aspetti nella direzione delle trasformazioni che condizioneranno lo sviluppo futuro della città.
Si tratterebbe del tessuto residenziale da verificare e modificare, sulla base dell'esperienza attuativa, anche per il recupero delle aree del territorio che possono essere oggetto di cambio di destinazione, in modo da essere più conformi alle esigenze della collettività. Senza tralasciare l'aggiornamento della disciplina di tutela del rischio idrogeologico e la definizione delle modalità operative da applicare nelle zone a rischio, anche mediante l'adeguamento alle indicazioni del PAI.
"Gli uffici del Comune hanno messo a punto un documento programmatico, approvato dal Consiglio comunale lo scorso settembre. Ora si tratta di passare alla redazione del progetto preliminare, attività che è stata affidata proprio in questi giorni, a seguito di procedura di gara, al raggruppamento temporaneo di professionisti composto dall'arch. Pelizone e dall'Ing. Bellora di Alessandria. L'elaborazione della variante non potrà, ovviamente, prescindere da valutazioni relative al PPE sull'area ex Borma, che sta per passare in seconda lettura, in occasione del prossimo Consiglio comunale", ha sottolineato Giulia Gelati. La quale ha ricordato che "si tratta di un altro determinante procedimento che va ben oltre il riuso e il completamento di un pezzo di città: più ambiziosamente, infatti, vuole innescare un ampio processo di trasformazione, rinnovo e valorizzazione del comparto urbano in cui l'area si colloca e precisamente, dare vita ad una nuova zona residenziale e turistico-ricettiva in una della parti più strategiche della città. La ex Borma, infatti, diventerà la continuazione di Acqui come città esteticamente bella, a misura d'uomo e funzionalmente vivibile, fino al ponte, creando la naturale unione con la zona Bagni in un'ottica di visione d'insieme che oggi, purtroppo, manca".
"Ma il vero valore aggiunto del piano particolareggiato relativo a quest'area - sono ancora parole dell'assessore all'Urbanistica - è rappresentato dalla realizzazione della scuola media e della materna nelle aree prospicienti via Romita, eventi di prioritaria importanza e necessità, i quali, insieme al rifacimento della viabilità in loco, andranno a supportare quel cambiamento e quello sviluppo che tutti perseguiamo. Anche il progetto del ricreatorio si appresta a passare per la seconda lettura in Consiglio comunale. Si tratta, anche in questo caso, di un progetto che si propone di valorizzare e rivitalizzare un'altra delle aree "problematiche" della nostra città. Dopo la prima lettura del progetto da parte del Consiglio comunale lo scorso settembre, gli uffici stanno verificando le osservazioni che sono pervenute a seguito della sua pubblicazione. La seconda lettura sarà effettuata in una delle prossime seduta del Consiglio comunale". Annunciata anche la prossima composizione della Commissione paesaggistica, con bando pubblicato dal Comune in questi giorni. (C.R.)

La radiografia completa del commercio acquese

Acqui Terme. L'attività di monitoraggio nella materia del commercio, che a livello acquese ha come osservatorio l'assessorato al Commercio ed alle Attività produttive di cui è assessore Anna Leprato, secondo il rapporto finale del 2008 relativo alla consistenza degli esercizi commerciali, quelli di vicinato, delle medie e grandi strutture, rispetto al 2008 è esattamente in pareggio. Il dato è riferito al conteggio tra nuove aperture e cessazioni definitive di attività.
Al 31 dicembre 2007 il saldo, cioè la consistenza del comparto commerciale era di 712 unità, stessa cifra è risultata a fine 2008. Stesso numero di esercizi, ma cambiano le componenti, cioè i numeri di chi chiude e chi apre. Al 1º gennaio 2007 erano in attività 710 esercizi. Durante l'anno le aperture erano state 43, le cessazioni41 con un saldo a fine 2007 di 712 unità. Pertanto al 1º gennaio 2008 la città aveva 712 negozi e durante l'anno appena trascorso si sono verificate 30 chiusure ed un eguale numero di aperture. A fine anno 1998, i negozi erano 658. In dieci anni sono aumentati di 54 unità.
Come indicato dal responsabile dell'Ufficio commercio, Pierluigi Benzi, funzionario di esperienza derivata anche dalla sua ultradecennale attività, se un negozio chiude, un altro si pone sulla scena commerciale acquese. Per quanto riguarda gli esercizi pubblici, c'è un saldo attivo nel 2008 con 249 unità rispetto alle 247 del 2007. Nel 2008 le nuove aperture sono state 10 ed 8 le cessazioni. Nel 2007 10 esercizi pubblici avevano chiuso, 6 avevano aperto. Negli ultimi dieci anni gli esercizi pubblici sono aumentati di 34 unità.
"Il commercio, con l'artigianato ed il settore agroalimentare rappresentano l'architrave dell'economia della nostra città. Sostenere queste attività, oltre a migliorare la vivibilità di Acqui, significa anche offrire un insostituibile servizio a favore dei consumatori", evidenzia l'assessore Leprato.
Il comparto commerciale di una bella città a dimensione d'uomo come è valutata Acqui Terme, è considerato tra i più efficienti, con negozi e boutique di notevole importanza tanto per quanto riguarda qualità e quantità di prodotti posti in vendita. Si tratta di esercizi commerciali forniti di assortimenti nei vari settori merceologici tra i più completi e qualificati. Stesso discorso equivale per l'artigianato. Acqui Terme vanta anche una rete interessante e valida di esercizi pubblici, con ristoranti e bar all'avanguardia.
Il discorso sulla città termale sarebbe incompleto se non si menzionasse il pregio della cucina proposta dai ristoratori locali, che propongono sane e appetitose pietanze ai buongustai. Un discorso particolare va posto all'offerta di vini di qualità. Non per nulla continua ad essere attuale ed efficace lo slogan"BeviAcqui".
"La fiducia nel commercio territoriale risulta, pur in tempo di recessione, evoluzione un recupero potrebbe consolidarsi nel 2009 e negli anni successivi. È però necessaria un'opera a supporto del commercio tradizionale per rilanciare ulteriormente la vitalità economica della nostra Acqui", ha sostenuto l'assessore Leprato, non prima di avere ricordato che tanto a livello turistico, quanto commerciale è in via di elaborazione un programma di iniziative fattibili, apprezzabili per portare ad Acqui Terme persone di ogni età, sesso e condizione sociale. Per fare, insomma, di Acqui Terme il centro zona, prima di ogni altra di considerazione, dove ospitare per gli acquisti e per momenti di svago, gli abitanti di una quarantina e più Comuni del comprensorio acquese. (C.R.)

 

Scrivi alla redazione

L'ANCORA settimanale di informazione [VAI ALLA PRIMA PAGINA]