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Un polo fotovoltaico rilancia il futuro della Ferrania

  Cairo Montenotte. Grande clamore mediatico e reazioni contrastanti ha suscitato in questi giorni la notizia della firma dell'accordo per la realizzazione di un polo fotovoltaico alla Ferrania Technologies.
Questo importante atto formale, che ha avuto luogo a Roma presso il Ministero per lo Sviluppo il 30 gennaio scorso, ha visto il compiacimento di imprenditori e politici interessati e una certa freddezza da parte di chi vorrebbe che si passasse quanto prima ai fatti con prospettive incoraggianti per quel che riguarda l'occupazione.
Comunque, se l'iniziativa andrà effettivamente in porto, si tratta di un avvio esaltante, in linea con chi vede nell'investimento coraggioso e senza tentennamenti nell'energia pulita una delle strategie vincenti per combattere la recessione che sta investendo l'intero pianeta.
L'incontro di Roma ha visto la partecipazione della regione, della provincia, dell'IPS, del Prefetto Nicoletta Frediani, dei sindacati e del Comune di Cairo.
Ferrania Technologies ha siglato un accordo industriale con Assofond, l'Associazione che riunisce le Fonderie Italiane, e il Ministero è dell'avviso che lo stabilimento di Ferrania abbia le possibilità di diventare il polo per eccellenza dell'industria fotovoltaica per il nord Italia.
L'impianto fotovoltaico è un impianto elettrico che sfrutta l'energia solare per produrre energia elettrica mediante un particolare fenomeno fisico denominato appunto effetto fotovoltaico. Si tratta in pratica di sfruttare l'energia solare per produrre corrente elettrica.
Anche i non addetti ai lavori, pur non essendo in grado di addentrarsi nelle specifiche più propriamente tecnologiche, sanno che cosa sono i pannelli solari anche perché se ne vedono ormai un po' dappertutto.
Lo stabilimento di Ferrania comprenderà l'intera filiera industriale che parte dalla lavorazione del silicio e al corretto riciclaggio degli scarti generati dal taglio sino ad arrivare alla produzione vera e propria di celle e moduli e alla loro installazione.
Un progetto di tutto rispetto dunque, pienamente conforme a quello che era il piano industriale della Ferrania Technologies, reso pubblico con un comunicato alla stampa del 12 novembre scorso. Il Piano prevedeva di creare nelle energie rinnovabili 180 nuovi posti di lavoro diretti e ulteriori 110, 130 indiretti a partire dal 2010, attraverso l'investimento di circa 65 milioni di euro più ulteriori 15 milioni indotti sul territorio.
Tra le energie rinnovabili c'era appunto il fotovoltaico con la produzione di celle, moduli e impianti di generazione elettrica da 30 a 60MW di potenza con uno sviluppo di capacità produttiva su tre tipologie di prodotto, produzione celle in silicio policristallino, assemblaggio moduli, progettazione di sistemi e impianti.
Ma in quel piano non c'era soltanto il fotovoltaico ma anche la centrale a biomasse, un impianto che dovrebbe soddisfare il fabbisogno energetico di Ferrania, Cairo, Carcare e Altare con evidenti benefici per i territori interessati: vapore a basso costo per le attività produttive, risparmio sul costo dell'energia elettrica, calore alla rete di teleriscaldamento.
Da sottolineare che, secondo quanto era stato dichiarato da Ferrania Technologies, entrambe le iniziative costituirebbero un unicum inscindibile in quanto strutturalmente e strategicamente interconnesse.
Questo farebbe ben sperare nella effettiva realizzazione anche della centrale a biomasse.
Purtroppo per quel che riguarda i problemi che stanno interessando i lavoratori la situazione continua ad essere abbastanza confusa, quello che c'è di certo è la cassa integrazione: la Regione e Ministero hanno assicurato che ci saranno i fondi necessari per finanziare la cassa Integrazione oltre la scadenza dell'estate 2009.
Sempre nel novembre scorso, quando era stato pubblicato il piano dell'azienda, si parlava ancora del laminatoio ma la Ferrania Technologies aveva in quell'occasione messo le mani avanti citando alcuni dati per nulla incoraggianti presi dal quotidiano economico "Sole 24 ore" e concludendo che l'industria dell'acciaio era in decisa frenata nel secondo semestre 2008 sia su scala mondiale sia in Italia con previsioni molto negative per il 2009.
Ora è sotto gli occhi di tutti come quelle previsioni si siano impietosamente avverate e in frenata non c'è soltanto il settore dell'acciaio. C'è solo da sperare che a questo generale sfacelo sfugga la produzione di energia rinnovabile. (PDP)

Un altro impianto fotovoltaico sorgerà nelle cave ex "Faroppa"

Cairo Montenotte. Nel mese di novembre del 2007 le ruspe avevano fatto piazza pulita di due delle vetuste, ed ormai malridotte, torri della vecchia "Fornace Faroppa" dell'omonima località alle spalle del santuario della Madonna delle Grazie.
Dall'ultimo quarto del 1800, e fin verso la metà del 1900, quando a Cairo si parlava di "calce", si parlava dei Faroppa.
Dopo di loro altre fabbriche di calce si affiancarono nell'utilizzo dell'ottimo calcare ricavato dalla cava che sovrasta l'antico insediamento industriale: sono quelle di Gagliardo, di Nicola Ferraro, di Giovanni e Luigi Viglietti.
Tutte, oggi, hanno cessato la loro attività.
Fu la costruzione delle linee ferroviarie, da Savona a Torino e da San Giuseppe ad Alessandria, a richiedere in gran quantità la calce, l'unico "cemento" allora disponibile, ed i mattoni necessari per la costruzione delle gallerie e dei viadotti della ardita strada ferrata che, da Savona, scavalcava gli Appennini liguri verso i due capoluoghi piemontesi.
Ora, queste cave non più utilizzate saranno ricoperte ed sarà l'I.P.S., Agenzia per lo Sviluppo della provincia di Savona, a redigere uno studio di fattibilità per la costruzione di un impianto fotovoltaico.
Con il via del Consiglio Comunale si dovrà dunque, prima di tutto, provvedere al riempimento, operazione questa che potrebbe sempre prestarsi a speculazioni di vario genere, non esclusa la trasformazione del sito in una specie di discarica.
Perché non si ripeta il pasticcio della Mazzucca si è subito corso ai ripari indicando con precisione il materiale che dovrà essere utilizzato.
Con l'accettazione dell'emendamento presentato dai consiglieri Alberto Poggio, Giorgia Ferrari e Ida Germano, nelle cave dovrà essere riversato solamente materiale inerte, come terriccio, materiale da scavi e demolizioni edilizie; è fatto divieto assoluto di utilizzare per il riempimento qualsiasi tipo di rifiuto.
La zona verrà in qualche modo ridisegnata e messa in grado di ospitare l'impianto fotovoltaico per la produzione di energia pulita come si prevede di fare anche sulla discarica della Filippa.
Scomparendo dunque anche le ultime tracce delle cave di calce è veramente finita un'epoca: i "tempi moderni" e le moderne esigenze costruttive, più rapide ed economiche, che fanno capo al cemento hanno contribuito a seppellire le "Fornaci" di calce cairesi.
E' uno spaccato di storia locale che viene definitivamente cancellata.

 

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