La lezione di Franco Battiato
testimone del tempo
Acqui Terme. Un disponibilissimo Franco Battiato è stato la sorpresa della giornata "Acqui Storia" del 4 febbraio.
Giornata riuscitissima, che ha cancellato anche qualche dubbio che queste colonne avevano sollevato.
Certo: il pubblico a fatica è riuscito ad entrare nella sala del Seminario, ma il colpo d'occhio era decisamente gradevole.
L'insolito orario dell'incontro immaginiamo sia stato condizionato dalla disponibilità dell'artista siciliano: la cerimonia inizia solo poco prima delle ore 13, e si conclude un'ora abbondante più tardi, suggellata da un rinfresco che ha coinvolto personale e dirigenza dell'Enoteca Regionale di Acqui Terme.
Ma il tempo per l'intervista è congruo: non sono solo flash veloci, come succede all'Ariston.
E il pubblico apprezza. Il Premio ci guadagna.
Battiato si racconta
Per una volta il cerimoniale molto disinvolto, l'approccio "a ruota libera", se non proprio "scherzevole" del Sindaco Danilo Rapetti (che in altre occasioni alcuni non avevano trovato del tutto conveniente), ha il pregio di instaurare un feeling immediato con l'illustre ospite.
Poche parole dall'Assessore alla Cultura Carlo Sburlati (che ricorda il premio a Uto Ughi nell'ottobre scorso, e la novità del prossimo bando della manifestazione acquese: una sezione per il romanzo storico intitolata alla memoria di Marcello Venturi), e la parola passa a Rita Rossa (che con l'Assessore Comaschi e con il prof. Adriano Icardi rappresenta la Provincia).
Da lei non solo l'unico richiamo a Cefalonia e alla Resistenza, ma anche la prima sottolineatura sul valore della dignità civica e spirituale che l'opera di Battiato ha offerto.
Un saluto da parte del Dott. Angelo Taverna (Fondazione CRAL), e Battiato, con la complicità di Orlando Perera e di Enrico Pesce, delegato alla musica del nostro municipio, comincia a raccontarsi.
"Oggi c'è un pubblico meraviglioso. E, soprattutto, è per me un divertimento stare qui" [in precedenza c'è stato un piccolo tour nel centro storico, con tappa alla Bollente, a "toccare" l'acqua calda].
Questo l'esordio. Poi la narrazione di un percorso biografico. Da una infanzia in qualche maniera tribale - in strada, senza giornali né libri - alla scoperta della lettura, ma tardi, al liceo, e poi ancora una stagione ancora più profonda. Che si traduce anche in sette o otto anni di sperimentazione a 360 gradi.
"In quanto alla musica, non sono caduto nel tranello: ci sono autori che lavorano "con la mano sinistra": per il denaro, per il pubblico, per la donna. L'arte è solo prodotto da vendere.
Ma a me piaceva la raffinatezza del mondo classico. L' indipendenza dalle mode correnti. Certo occorre stare all'interno di una comunicazione". Ma - questo il concetto che proviamo a riassumere - il pubblico va anche educato. Guidato.
Seguono gli applausi della platea.
È una narrazione che si apre a molti aneddoti. Battiato ricorda il suo insegnante di Francese che proprio la lingua dei Galli non la sapeva, e semmai fuggiva i turisti d'oltralpe.
La conferma di un Battiato autodidatta.
Poi lo spazio per una barzelletta, e poi ancora per una storiellina che riguarda il filosofo Sgalambro, suo amico inseparabile.
L'ambiente cordiale rende tutto facile.
Musica e "non musica"
Tra le canzoni una, in particolare, assume un rilievo speciale. È Mesopotamia.
"Una balordata. L'ho scritta per Dalla e Morandi. Ma è poi il secondo che l'ha cantata - [il titolo muta in Che cosa resterà di me; e mutano anche le parole, che fanno riferimento "a quella saggezza pratica che tramanda il popolo, quella atmosfera che ritrovo là, in Emilia, figlia di un pensiero rosso e partigiano" ndr.] - anche se palpabile per lui era la sensazione che il pubblico letteralmente "retrocedesse dal palco".
Ma, per questo, non mi sento musicista d'elite".
Nel discorso Battiato lancia pesanti strali nei confronti di un mondo televisivo "insopportabile". Il pubblico applaude convinto. E così si ripete quando viene sottolineata la funzionalità di quei libri non ancora letti che sembrano stare, inermi, in libreria, e però sembrano dire "io ci sono, io ti aspetto".
Grazie all'intervento di Enrico Pesce il discorso si fa un poco più tecnico, ma sempre intelleggibile: da un lato i riferimenti alle radici popolari, le suggestioni del melodramma e della musica sacra [La Missa Arcaica del 1994 è un ascolto imprescindibile: la sua rarefazione si può confrontare con i due CD movimentatissimi ed "elettronici" de Last summer dance, di dieci anni più tardi].
Naturale la domanda (la propone Perera) su un confronto tra musica antica e contemporanea. Vecchia, vecchissima querelle, in auge già tre secoli fa.
Risposta lapidaria: grandi mezzi oggi, tecnologia e scienza rivoluzionarie; ma una sostanziale decadenza. Come dire che tanti effetti speciali non valgono un lied, una cantata o una Crocifissione del Quattro o del Cinque. Opere di artisti, queste ultime. Uomini di talento. Che non barano. "Gente che sa, o viene presa a pedate".
Si parla anche di scuola. Della musica che latita nelle aule.
Dello studio continuo di Battiato (incantato, in questo periodo, dal Settecento: Haendel ma anche Antonio Caldara).
E poi una chiusa veramente da Testimone: "La musica un bene, un patrimonio dell'Umanità". (G.Sa)
Il concerto di Alessandria
Battiato: quel mondo largo e affratellato
Alessandria. Che pienone per Franco Battiato ad Alessandria. Che non ha mancato, va detto, di ricordare il Premio "Testimone del Tempo" ritirato in mattinata (era il 4 febbraio) ad Acqui.
E, in effetti, la sera, anche una delegazione municipale formata da Sindaco Danilo Rapetti, Assessore Carlo Sburlati (Cultura) e Assessore Anna Leprato era ospite in platea.
Nel segno della tradizione
Quanto al concerto, la traduzione "in concreto" della asserzione "Battiato musicista classico prestato alla leggera".
E in effetti classica era la veste della serata, anche per la messa in scena: con un quintetto - pianoforte a coda governato dal fedele Carlo Guaitoli al pianoforte, una agguerrita sezione archi che faceva capo al Nuovo Quartetto (due violini, viola, e violoncello) - decisamente preponderante sul contributo "coloristico" moderno che potevano offrire Davide Ferrario alle chitarre e Angelo Privitera (altro collaboratore collaudato) a tastiere e programmazione.
Sul palco una predella bassa, ricoperta da un tappeto, che permette al musicista siciliano di condurre seduto gran parte del concerto.
Le eredità della tradizione colta emergono dai brani con straordinaria continuità: sia con vere e proprie citazioni (Casta Diva, con la ripresa di una incisione storica che rimanda a Maria Callas, cui il brano è dedicato: e chissà che a dirigere l'orchestra non ci sia il nostro concittadino Mº Ghione; il corale bachiano che chiude E ti vengo a cercare; l'accenno di un coro femminile che si trova ne Il Carmelo di Echt), sia con un utilizzo scoperto di stilemi musicali presi a prestito dalle varie epoche. Dal cembalismo ai lieder, con una spiccata predilezione per la salmodia, con le sillabe che amano appoggiarsi ripetutamente su una corda (quello che nella formula salmodica si chiama tenor) e garantiscono una massima intelligibilità del testo.
Il concerto è dedicato, abbastanza scopertamente, alla presentazione dell'ultimo CD del cantante. "Fleurs 2".
E allora il brano d'esordio è quello celeberrimo - di Battiato - che cita "i fiori [che] si schiudevano al mattino" e si conclude con il desiderio di annullamento "tra giaculatorie di versi - e rosari composti di spicchi d'arancia, e l'aria del mare, e l'odore marcio di un vecchio porto, [per] come pesce putrefatto putrefare".
E di lì a poco seguono le riletture di Era d'estate di Sergio Endrigo, It's five o' clock dei Aphrodite's Child ed E più ti amo di Alain Barrere. Tratto dal nuovo disco anche Il carmelo di Echt (parole e musica e interpretazione di Juri Camisasca) e l'inedito Tutto l'universo obbedisce all'amore.
Misurate le parole tra un brano e l'altro: si sente il contributo di Mario Sgalambro, che in verità attendevamo.
Ma, soprattutto, per tutta la prima parte, grossomodo sino all'intervento vocale di Davide Ferrario, che presenta, debuttando come convincente solita, il brano Non cambieranno, l'impressione (prima ci sono stati anche i "classici" di Battiato, tratti da "Giubbe Rosse" del 1989, da "L'ombrello e la macchina da cucire" 1995, da "Gommalacca" del 1998) è quella di ascoltare più tempi, più micro movimenti di un concerto classico. Di una sinfonia cantata. Anche perché le sezioni ritmiche emergono, eventualmente, solo dalla programmazione "sintetica".
I tratti di uniformità, di coerenza interna, di stile sono decisamente prevalenti. Il pubblico gradisce, applaude generosamente, anche se certe cover appaiono assai meno ricche rispetto ai brani "d'autore" del maestro siciliano.
Anche la stagione fredda non aiuta chi canta, e forse non giova la postura scelta: quando Battiato si alza in piedi il contributo vocale sembra venire più naturalmente.
E, a proposito dell'inverno, una citazione merita la omonima canzone di De André, inserita nella scaletta del tour a furor di popolo, dopo la partecipazione di Battiato alla trasmissione Che tempo che fa di Fabio Fazio.
E, per noi acquesi, diventa ancora più evidente che questo omaggio di Battiato a De André sia in tutto simile a quello che il cantautore genovese offrì a Luigi Tenco, dopo la sua morte, con Preghiera in gennaio.
Amor sacro, amor profano
Nella seconda parte un crescendo di emozioni. Il concerto si increspa, si fa più mosso. Il brano che fa registrare applausi che sembrano non fermarsi è Povera patria. È il Battiato civile di cui abbiamo detto due numeri fa sul nostro giornale. Di cui vale la pena citare anche altri versi esemplari. che fotografano un tempo presente "saturo di parassiti senza dignità". Ma, soprattutto, sono proposti L'ombra della Luce, La cura, Lode all'inviolato, I treni di Tozeur La stagione dell'amore, E ti vengo a cercare Tutto l'universo obbedisce all'amore, L'era del cinghiale bianco.
E, proprio questi brani, (con Mesopotamia e Il Re del Mondo, offerti nella prima parte, sembrano riassumere l'idea della poetica che Battiato vuole legare a questo tour.
Da un lato l'immagine di un mondo (gli alberghi di Tunisi, gli studenti di Damasco; la civiltà più alta dei Sumeri l'arte cuneiforme degli Scribi) e di un tempo (l'era del Cinghiale Bianco; le prospettive della circolarità della vita delle filosofie orientali, che implicano anche più regni di quiete) "larghi". Non solo Occidente. Il mito accanto alla storia (e ai sui uomini: Socrate, Majorana, Landolfi Benedetti Michelangeli
).
Cui si unisce l'aspirazione ad un cammino metafisico, che - al pari - prevede più strade. Il monaco birmano, il muezzin che saluta il sorgere del sole dal minareto, i sacerdoti della chiesa e i monaci del monastero sono ecumenicamente fratelli.
Il Libro Tibetano dei Morti è alternativo a Bibbia, Vangelo e Corano.
Uguale la preghiera: "Ricordami come sono infelice lontano dalle tue leggi; E non abbandonarmi mai... E ti vengo a cercare, anche solo per vederti o parlare. perché ho bisogno della tua presenza, per capire meglio la mia essenza".
In giorni dilaniati, di sospetto, polemica e discriminazione, come i nostri, un messaggio - di pace - quanto mai opportuno. (G.Sa)