I paesaggi vitivinicoli più belli del Piemonte tra 18 mesi potrebbero essere inclusi dall'Unesco (la sigla deriva dall'inglese "United Nations Educational, Scientific and Cultural Organization" e indica l'organizzazione internazionale fondata per favorire la cooperazione tra le nazioni nelle aree dell'educazione, scienza, cultura e comunicazione) diventando così Patrimonio Mondiale dell'Umanità. L'iter ufficiale per la candidatura, partito l'8 febbraio dello scorso anno, è infatti giunto alla redazione di un progetto organico, un passo fondamentale lungo la strada che porterà la candidatura fino ai tavoli di Parigi.
La candidatura, che riguarda complessivamente undici zone sparse in tre province (Alessandria, Asti e Cuneo) e coinvolge dunque decine di comuni, è stata studiata, con aggiustamenti complessivi, per essere inserita nella categoria "Paesaggi culturali".
Si tratta probabilmente della scelta più appropriata per le nostre colline, capaci di regalare panorami mozzafiato, con il susseguirsi geometrico dei filari che cattura immancabilmente l'occhio di chi trova ad attraversarle, e che in autunno, quando le foglie cambiano colore propongono un caleidoscopio di sfumature non può non lasciare a bocca aperta.
Per caratterizzare ulteriormente il dossier di candidatura, e rendere ancora più evidente il legame col territorio, con la sua tipicità e con la cultura contadina tipica delle nostre colline, ogni zona è stata abbinata ad un vitigno autoctono, per sottolineare la profonda relazione esistente tra paesaggio, prodotti tipici ed economia locale. I precedenti in tal senso sono piuttosto numerosi: tra gli attuali 851 siti mondiali sotto la tutela Unesco, figurano infatti altre aree a vocazione vitivinicola: le colline del Tokaij in Ungheria, l'Alta Valle del Douro in Portogallo, i vigneti terrazzati di Lavaux in Svizzera; in Italia, sono già entrati nella lista i pendii terrazzati a picco sul mare delle Cinque Terre in Liguria.
Per quanto concerne l'area della nostra diocesi, sono state incluse nel progetto due differenti zone, all'interno delle quali sono state poi individuate due sottoaree: la "core-zone", ovvero il cuore pulsante dell'area, la zona di eccellenza, e la "buffer-zone", una sorta di area di confine che per le sue caratteristiche merita comunque di essere inserita nel progetto
La prima delle due zone individuate sul nostro territorio è la cosiddetta "Area del Moscato, composta da undici comuni, in parte collocati in provincia di Asti, in parte in quella di Alessandria, ma facenti parte di una zona certamente omogenea, oltre che per l'orografia collinare, anche per cultura, tradizioni e per la particolare cura rivolta alla coltivazione del Moscato, che qui raggiunge vertici di gusto e di aroma. La "core zone" è stata individuata nei comuni di Ricaldone e Alice Bel Colle, ma anche la "buffer zone" include paesi importanti per la loro tradizione vitivinicola: Strevi, Cassine, Fontanile, Castel Boglione, Castel Rocchero, Castelletto Molina, Maranzana, Mombaruzzo e Quaranti.
Una porzione delle colline dell'Ovadese, invece, è stata prescelta per costituire l'Area del Dolcetto: si tratta di cinque comuni, caratterizzati da un paesaggio, in cui gli elementi chiave, oltre alle viti, sono castelli e boschi. La "core zone" è il Comune di Carpeneto, 430 ettari vitati, quasi tutti a Dolcetto; "buffer zone", invece, sono i limitrofi Rocca Grimalda, Montaldo Bormida, Predosa e Sezzadio.
Per tutti questi centri, si tratta di un'opportunità straordinaria, le cui ricadute in termini di sviluppo potrebbero essere tali da cambiare per sempre l'economia del territorio.
Patrimonio Unesco vantaggi e vincoli
Essere inseriti nel Patrimonio Mondiale dell'Umanità rappresenta sicuramente una grandissima opportunità. Per accorgersene, basta passare in rassegna la situazione, dal punto di vista economico, occupazionale e turistico, di quelle aree che in passato sono riuscite a compiere lo stesso percorso; un dato su tutti: si calcola che mediamente l'inserimento di una località nelle liste Unesco ha come risultato un aumento sul suo pil di una percentuale oscillante fra il 30% e il 50%.
Una crescita stupefacente, che comprende i finanziamenti in arrivo da parte dell'organizzazione stessa e dallo stato, gli investimenti dei privati, l'indotto causato da una crescita esponenziale del turismo nel medio e lungo periodo. Infatti, il "Marchio UNESCO" porta con sè una straordinaria valenza a livello di visibilità internazionale, che se supportata dalla elaborazione di adeguate strategie di marketing territoriale, è sicuramente in grado di apportare benefici duraturi.
Sarebbe però sbagliato pensare che sia sufficiente entrare nella "Lista Unesco" per avere automaticamente più turismo, più opportunità e più denaro fresco da investire. Questo, in massima parte, dipende dalla situazione dei singoli siti e dalla loro capacità di proposta e azione. Sotto questo punto di vista, le risorse statali, che la legge prevede, devono essere soprattutto un sostegno, da usare per innescare processi "virtuosi" di valorizzazione ben più ampi, come quelli legati all'attrazione di sponsor, investimenti per interventi pubblici-privati in Project Financing, opportunità ed eventi culturali, e perché no, per sollecitare l'interesse di tour operator e gettare le basi per flussi di visitatori basati sul turismo culturale e di qualità.
Parallelamente, però, l'inclusione nelle liste dell'Unesco contempla anche degli obblighi e d'altra parte il concetto che sta alla base dell'iniziativa stessa della creazione di un Patrimonio Mondiale dell'Umanità è la sua conservazione, a beneficio delle future generazioni
Amministratori e residenti, dunque, dovranno impegnarsi al massimo per conservare e migliorare la bellezza di territori così ricchi e sfaccettati, senza però rinunciare ad aumentarne la produttività e a introdurvi, quando necessario, innovazioni tecnologiche. Nuove normative, che riguardano essenzialmente i campi dell'urbanistica e dell'agricoltura, dovranno essere approvate, e l'idea di avere a che fare con nuovi vincoli e nuove restrizioni ha già destato perplessità e resistenze da parte delle categorie interessate. Si tratta di reazioni che, in realtà, appaiono giustificabili, perchè siamo certamente di fronte ad un caso particolare: infatti, le vigne che rendono unico questo paesaggio sono prodotto proprio dell'opera modificatrice dell'uomo. Filari, capanni da lavoro, alberi in testa ai filari, sono tutti esempi di interventi antropici, che hanno modificato il paesaggio, e che sarebbe certamente sbagliato vietare. La pensa così anche Aureliano Galeazzo, sindaco di Alice Bel Colle e dunque amministratore, direttamente coinvolto nel progetto
"Il vigneto negli ultimi 150 anni ha molto mutato la sua immagine visiva - ricorda Galeazzo - il paesaggio stesso si è modificato con l'applicazione di nuove tecnologie agricole: per esempio il filare è un sistema di disposizione delle viti che fino all'Ottocento non esisteva: è stato ideato a seguito dell'introduzione in vigna del bue prima e del trattore poi.
Questo ci ricorda che non possiamo escludere che a seguito di innovazioni future nuove modifiche diventino necessarie per mantenere competitiva la coltivazione di un vigneto: in questo caso proibire ai viticoltori di adottarle vorrebbe dire allontanarli da queste colline che vogliamo conservare. Per questo, la nostra intenzione è quella di studiare normative che, compatibilmente con le richieste dell'Unesco, possano guidare l'introduzione di queste innovazioni.
Un esempio concreto è la sostituzione dei pali di legno nelle vigne: non si può chiedere agli agricoltori di mantenerli, perché sono antieconomici rispetto ad altri materiali. Tuttavia, si può chiedere loro di preferire i pali d'acciaio, a quelli di cemento, che hanno un impatto ambientale più pesante e non sono altrettanto utili e versatili. Lo stesso, ovviamente, dovrà valere per le norme abitative: nessuno deve impedire alle persone di costruire una casa sulle nostre colline, nè renderlo sconveniente, ma semmai prescrivere la scelta di certi materiali o certi colori per le facciate, piuttosto che di certi altri.
Naturalmente solo con il convinto sostegno di coloro che vivono su questi territori il progetto potrà decollare e quindi sarà importante far capire alla popolazione che questo piccolo sforzo che chiederemo loro sarà largamente ripagato nel medio e nel lungo periodo".
Le tappe fino a Parigi per la candidatura
Occorreranno ancora 18 mesi circa, prima che la Commissione competente dell'Unesco possa deliberare sulla candidatura delle colline piemontesi a diventare parte del Patrimonio Mondiale dell'Umanità. Per arrivare sui tavoli parigini, il dossier di candidatura dovrà seguire un lungo iter burocratico, fatto di controlli, aggiustamenti successivi e adesioni da parte degli enti locali coinvolti.
A coordinare le operazioni saranno prima le tre province di Alessandria, Asti e Cuneo attraverso i loro assessori competenti; quindi, comunque accompagnata dal placet della Regione, la domanda arrierà sui tavoli del Ministero dei Beni e delle Attività culturali, che si farà carico di presentarla all'Unesco.
Va detto che nei confronti dell'Italia l'Unesco è sempre particolarmente severa nei suoi giudizi di ammissione: questo perché siamo già il primo paese del mondo per numero di siti sotto la tutela dell'organizzazione (al momento 42). Finora comunque, le candidature italiane non sono mai state rifiutate, e da parte del sottosegretario ai Beni Culturali delegato ai rapporti con l'Unesco, Danielle Mazzonis, trapela un certo ottimismo: "La candidatura che parte dal Piemonte - ha dichiarato - è valida e ritengo che andrà a buon fine, aumentando numero e qualità dei visitatori. Ma il dossier dovrà riuscirea dimostrare il valore mondiale dei paesaggi vinicoli del Piemonte in paragone con altri beni analoghi".
La marcia di avvicinamento è iniziata nel 2008 con la cosiddetta 'fase istruttoria', ovvero la scelta del criterio a cui ispirarsi per caratterizzare la candidatura. Gli elementi prescelti sono stati la tradizione e il paesaggio; subito dopo, si è cominciato a individuare e delimitare le zone interessate dal progetto: un compito non facile, perché ha reso necessario conciliare le imprescindibili esigenze di omogeneità territoriale con le legittime aspirazioni di tanti comuni che, ubicati in aree vicine o similari a quelle prescelte, hanno cercato in tutti i modi di entrare nel progetto. Si è proceduto così a scremature successive, con esclusioni in alcuni casi anche dolorose, fino ad arrivare alla fase istruttoria preliminare, che prevede la perimetratura precisa delle aree, la redazione delle cartografie e l'avvio del dossier.
Al momento l'iter è arrivato proprio a questo punto: si sta affrontando la redazione definitiva del dossier di candidatura, che comprende anche l'adozione di norme per la conservazione e la tutela dei paesaggi, e che per proseguire il suo cammino dovrà ottenere la ratifica di adesione da parte di tutti gli Enti Locali interessati.
"Pensiamo che questa fase possa essere completata già nelle prossime settimane", spiega Gian Franco Comaschi, che in qualità di Assessore Provinciale alla Pianificazione Territoriale coordina il progetto nella nostra provincia.
Successivamente, il dossier, unito a quelli realizzati nelle altre province piemontesi, giungerà sul tavolo del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali che effettuerà a sua volta opportune verifiche sulla conformità della domanda ai criteri stabiliti per la sua formulazione. Superati tutti gli esami, finalmente, la candidatura approderà a Parigi, sui tavoli dell'Unesco, che si pronuncerà su di essa nel corso del 2010; occorrerà aspettare ancora un anno e mezzo, con le dita incrociate.
Parla l'assessore provinciale di Alessandria
Comaschi: "Un dossier molto impegnativo"
Trisobbio. In qualità di assessore provinciale alla Pianificazione Territoriale, è toccato a lui l'onore di coordinare la stesura del dossier Unesco per la provincia di Alessandria. Gian Franco Comaschi però non nasconde le difficoltà: "Onore e onere, perchè il lavoro sul dossier è stato molto impegnativo. Abbiamo dovuto coordinare tanti comuni, mediare fra le varie esigenze, valutare le inclusioni e la mediazione continua con la questione dei vincoli". Resta, però, la soddisfazione di avere riunito in un progetto unico due realtà distinte come le colline del Moscato e quelle del Dolcetto...
"Due zone diverse per le loro caratteristiche, ma entrambe meritevoli di valorizzazione e di tutela. L'area del Moscato ha un paesaggio più agricolo, quella del Dolcetto invece propone anche i boschi ed è caratterizzata dai castelli... però poter legare l'immagine del territorio al Dolcetto significa valorizzare quella che è una vocazione secolare della nostra zona".
Tutto il progetto è caratterizzato da questo connubio tra territorio e prodotto... "Questo è sicuramente uno dei punti di forza della nostra candidatura. Abbiamo voluto legare ogni zona all'immagine di un particolare vitigno, e quindi di un vino, proprio con l'intenzione di sottolineare il legame esistente e indissolubile tra paesaggio, territorio e prodotti tipici convinti che questa sia una strada percorribile per dare alle aree prescelte il più ampio raggio di sviluppo possibile. Terre e tipicità vanno valorizzate insieme, e se si verificasse l'ipotesi di essere inseriti fra i paesaggi culturali dell'Unesco tutto questo oltre che rappresentare un riconoscimento per l'indubbia bellezza delle nostre colline, consentirebbe di aprire un nuovo scenario, finalmente favorevole allo sviluppo turistico ed economico di queste zone".
Il sindaco di Alice Bel Colle
Galeazzo: "Regole ma non immobilismo"
Alice Bel Colle. Aureliano Galeazzo è molto soddisfatto del progetto. Forse anche perché conferma una sua teoria, per la quale da lungo tempo si batte: "Attraverso la candidatura si dimostra che il paesaggio è una risorsa. E come tale va protetto. Sono contentissimo all'idea che Alice possa entrare nello stretto novero dei paesi inseriti nel Patrimonio dell'Umanità. É chiaro, però, che il futuro delle nostre zone passa attraverso la valorizzazione del territorio e dei prodotti che questo contiene e che da questo derivano. Certo, il paesaggio occupa un posto importantissimo, nel progetto: è anch'esso, in fondo, una risorsa economica, qualcosa di vendibile al turista. E da qui c'è la necessità di conservarlo. Ma le regole, per le quali dobbiamo tutti avere rispetto, non significano condannare questa zona all'immobilismo. Per questo, il concetto a cui ci ispireremo sul piano della normativa urbanistica è sicuramente quello di consentire il mantenimento dei nostri borghi, favorendone gli aspetti abitativi e residenziali, così come in agricoltura, cercheremo di non togliere a nessuno l'opportunità di produrre e di guadagnare. Il paesaggio non è qualcosa da mettere sotto una teca di cristallo e non toccare più, non è una fredda immagine da fotografare. È qualcosa di vivo, grazie al lavoro delle nostre genti, che è stato basilare per dare alle colline quell'aspetto affascinante che guardiamo oggi, ed è indispensabile per il mantenimento del corretto assetto idrogeologico delle colline". Quindi qual è la posizione del Comune rispetto alle regole? "Le regole servono, ci mancherebbe, ma non devono essere troppo rigide; dovremo discutere e mediare, e essere disposti a rinunciare a qualcosa, magari nella scelta dei materiali, in cambio di grandi vantaggi e ricadute in termini economici".
Il sindaco di Carpeneto
Olivieri: "Sviluppo per tutto l'ovadese"
Carpeneto. Se la "core zone" dell'area del Moscato è fissata sul territorio di Ricaldone, Carpeneto sarà il cuore dell'area del Dolcetto. Si tratta di un riconoscimento straordinario per questo paese, che con i suoi 430 ettari di vigneto, quasi tutti a Dolcetto, è già nel novero dei "Paesi vinicoli del Piemonte" e sulla viticoltura fonda in massima parte la propria economia, ma a seguito del progetto presto potrebbe fare i conti con un inedito aumento dei flussi turistici.
"Siamo consapevoli che questa possibilità che ci viene offerta potrebbe davvero portarci grandi benefici e tutto questo ci riempie d'orgoglio", afferma il sindaco Massimiliano Olivieri. "Al proposito, anzi, ringrazio pubblicamente l'assessore Comaschi, per il grande lavoro fatto. La viticoltura è l'occupazione più diffusa nel nostro Comune, che nell'Ovadese è in assoluto quello con la maggiore concentrazione di aziende del settore specializzate nel Dolcetto d'Ovada". Fra l'altro Carpeneto è sede della Tenuta La Cannona, punto di riferimento regionale per la sperimentazione e divulgazione scientifica nel campo enologico. Olivieri aggiunge: "La speranza che personalmente esprimo è che il dossier, fortemente voluto dalla Provincia, abbia un buon esito. In quel caso sarà richiesto uno sforzo a tutti i viticoltori, che dovranno sottostare a limitazioni e rigide regole, ma che credo capiranno che ne vale la pena. Semmai, starà a noi fare in modo che le regole che ci daremo non diventino un cappio, e credo che la battaglia più importante sarà far capire alla gente che non facciamo tutto questo per farci belli, ma per dei risultati concreti, per dare finalmente sviluppo a una zona di potenzialità straordinarie, che però, per ora, ristagna e non è mai riuscita ad esprimere compiutamente i propri valori e le proprie possibilità".
Il sindaco di Cassine e consigliere provinciale
Gotta: "Un'occasione da non perdere"
Cassine. "È un progetto rispetto al quale non posso che essere favorevole: rappresenta un'occasione per il territorio, una possibilità di sviluppo, un trampolino di lancio. Le cifre parlano chiaro".
Roberto Gotta, sindaco di Cassine, sostiene apertamente la candidatura all'Unesco, e anzi punta il dito sugli innumerevoli benefici potenziali che potrebbero derivarne per le nostre zone.
"Abbiamo fatto, ancora lunedì sera, una riunione in Provincia sull'argomento, e direi che la convergenza è ampia. C'è qualche resistenza da parte soprattutto di alcuni agricoltori, preoccupati dai vincoli, ma abbiamo cercato di rassicurarli, precisando che non è interesse di nessuno imporre dei paletti troppo stretti. Certo, magari a seguito di questi vincoli, non si costruiscano più capannoni di cemento armato in mezzo ai vigneti, occorrerà puntare su altri tipi di materiale, magari su costruzioni più armonizzate sul territorio, ma questo mi sembra solo bello e qualificante per le nostre zone.
Stiamo organizzando riunioni su riunioni proprio per chiarire ogni dubbio e cercare di superare ogni resistenza: spero che queste perplessità possano essere dissipate al più presto: abbiamo l'opportunità di entrare in questa ristretta cerchia di aree considerate Patrimonio dell'Umanità, e allora marciamo uniti e portiamo avanti con convinzione la candidatura, che non è delle più facili, ma se fosse accettata avrebbe sicuramente molte ricadute positive".
Il sindaco di Ricaldone
Lovisolo orgoglioso "Ma quei vincoli
"
Ricaldone. Il suo parere è particolarmente significativo, perché Ricaldone è paese classificato come "core-zone", ovvero al centro della zona del Moscato, individuata dal progetto. "Questo significa che se la domanda verrà accolta tutto quanto il territorio di Ricaldone diventerà "Patrimonio dell'Umanità". Questo è un motivo di orgoglio per noi, ma ci sottopone anche ad una situazione molto diversa da quella di paesi come Cassine, o Maranzana, i cui territori sono solo parzialmente lambiti dalla mappatura Unesco. Significa, per esempio, che eventuali vincoli verranno estesi anche al centro abitato...il che può rappresentare un problema. Starà a noi cercare di individuare una formula che consenta di tutelare il territorio senza esagerare con le normative e le catene burocratiche... anche perché se queste vigne sono così belle una delle ragioni è il fatto che i contadini hanno potuto modificarle...questa possibilità deve rimanere anche per il futuro, altrimenti rischiamo che i territori vengano abbandonati. In questo senso, se posso permettermi, non mi è piaciuto molto l'atteggiamento della Regione, che a dicembre ci ha convocati e ci ha detto, più o meno: "Il progetto deve venire in questo modo, e questi sono i vincoli"... siamo noi che siamo sul territorio e credo che su argomenti come questo sia giusto avere voce in capitolo". In conclusione? "Ritengo anche io, come altri miei colleghi sindaci, che l'opportunità di entrare nel Patrimonio Unesco sia straordinaria: per noi, come core-zone, sarebbe una valorizzazione estrema. I vincoli, però, bisogna valutarli con attenzione".
Il sindaco di Quaranti
Scovazzi: "I vincoli? Bene che ci siano"
Quaranti. Quaranti, la più piccola "Città del vino" d'Italia diventa 'core zone' del progetto Unesco: l'intero territorio comunale del piccolo paese ai confini fra acquese e astigiano sarà infatti inclusa nella zona del Moscato. Si tratta, a pensarci bene, del giusto riconoscimento verso un centro noto per le sue 3 docg e per le 8 varietà di vini pregiati prodotti.
L'approccio del sindaco, Luigi Scovazzi, verso il progetto, è di totale adesione ed entusiasmo, tanto da condividere totalmente anche la politica di vincoli e norme connesse al progetto. "Come sindaco sono felice, orgoglioso, entusiasta che il nostro paese abbia l'onore di far parte della zona - spiega - e come amministratore sono convinto che i vincoli non siano un problema. Anzi, è bene che ci siano! Il paesaggio è una risorsa, e allora è giusto smettere di costruire capannoni nelle campagne, è giusto fare in modo che dove c'è vigna rimanga sempre vigna, è giusto prevedere dei paletti per tutelare la bellezza e la genuinità di queste zone meravigliose". Addirittura, arriva a lanciare una proposta: "Laddove ci sono delle costruzioni che non si intonano col territorio, magari capannoni già costruiti che non si possono certo abbattere, secondo me bisognerebbe piantare degli alberi, per nasconderli il più possibile. Sono stato in Austria, e ho notato che da quelle parti usano questa soluzione per i caselli dell'autostrada o per le costruzioni in zone panoramiche: le nascondono circondandole con degli alberi: è una scelta ecologica e di bell'effetto... potremmo farla nostra".
(M. Pr.)
I sindaci dell'Ovadese
Le colline del vino si propongono all'Unesco
Carpeneto. Il recente "no" della popolazione rocchese alla proposta di una ditta di Milano di costruire una centrale a biogas in frazione San Giacomo ha riproposto, con forza, la grande risorsa paesaggistica ed ambientale del territorio.
Questo pezzo di Alto Monferrato da sempre è vocato alla produzione vinicola e proprio recentemente ad Alba, tre province (Alessandria, Asti e Cuneo) hanno presentato un "dossier Piemonte", da sottoporre quindi all'esame parigino degli osservatori dell'Unesco. Il tutto per far sì che anche i vigneti dell'Alto Monferrato (Ovada ed Acqui) siano considerati "patrimonio mondiale dell'umanità" e quindi abbiano vincoli tali da preservarli per sempre, e tutelarli nel nome della ricchezza ambientale.
L'iniziativa per l'Unesco vede insieme Regione e Province (ad Alba per Alessandria c'era il presidente Filippi), che ritengono l'Alto Monferrato, insieme a Langhe e Roero, "un patrimonio territoriale autoctono, dove esistono degli ecosistemi viticoli naturali". Da qui l'idea "di renderli mirati negli interventi da fare negli anni e compatibili con la nuova situazione", dice il sindaco di Rocca Barisione. "Bisogna cioè agire con maggior attenzione, tenendo conto delle regole subentrate e da rispettare", una volta diventati "patrimonio mondiale dell'umanità" per l'Unesco.
Tre le zone a vocazione vitivinicola da salvaguardare: del Dolcetto, del Moscato e del Grignolino. La prima area, denominata "zona 11 del Dolcetto" è particolarmente concentrata nei territori dei Comuni di Carpeneto, Rocca Grimalda, Montaldo, e marginalmente Sezzadio e Predosa.
E Carpeneto, coi suoi 430 ettari circa di vigne, diventa il paese di riferimento per la promozione dell'intera zona all'Unesco, essendo il Comune altomonferrino con la più elevata concentrazione di vigneti e di aziende agricole medio-piccole che producono il Dolcetto d'Ovada.
In tutto, sono circa 2000 gli ettari di terreno a spiccata vocazione vitivinicola da conservare e salvaguardare, comprensivi dei territori di cinque Comuni della zona.
La speranza di arrivare ad un riconoscimento mondiale della spiccata tipicità di questo territorio vitivinicolo è forte. Ma anche i produttori di Dolcetto d'Ovada docg dovranno poi fare la loro parte, adeguandosi a normative precise ed a quantitativi di prodotto limitati ma garantiti.
E protetti da ben due marchi: la docg territoriale per il vino e l'Unesco per il paesaggio in cui sorgono i vigneti.
In questo senso gli amministratori dei cinque Comuni, senza blindare i loro territori, faranno comunque scelte precise e mirate alla conservazione di un paesaggio divenuto "patrimonio mondiale." (E. S.)