L'ANCORA settimanale di informazione [VAI ALLA PRIMA PAGINA] |
|
|
|
La Regione Liguria ritira il decreto
|
| Acqui Terme. "C'era una volta la cava di serpentino in località Fossa di Lavagnin, in comune di Pontinvrea; 1300 metri a valle delle sorgenti dell'Erro a partire da una altezza di 614 s.l.m. in su, poi un bel giorno, vista la pericolosità dell'amianto si decise di chiudere l'attività estrattiva e ci si pose una domanda; come sfruttare il sito con il pubblico benestare? Semplice! Con un recupero ambientale". Così prende il via la storia della cava di Lavagnin che poi si è scoperto che di ambientale, il recupero, aveva ben poco. A prendersi carico del problema i comitati - "Tutela della salute di Pontinvrea" e "Salvaguardia della valle Erro" - il primo nato su sollecitazione dei residenti che hanno iniziato a domandarsi cosa facessero tutti quei camion che s'inerpicavano su per una strada che di mezzi simili, in passato, ne aveva visti ben pochi; il secondo, ormai avvezzo a battaglie sull'ambiente, interessato dai pontesini e dal fatto che le infiltrazioni della cava rischiavano di precipitare sull'Erro. Dopo una serie di riunioni, una delle quali nella sala consigliare del comune di Melazzo, i comitati sono stati autorizzati ad effettuare un sopralluogo alla presenza del sindaco di Pontinvrea Cesare Oddera, dei titolari la cava e di cittadini pontesini; in quell'occasione vennero rilevate difformità rispetto ai parametri del progetto approvato da Regione Liguria, Provincia Savona e Amministrazione comunale pontesina. I comitati trovano subito l'appoggio dell'assessore all'Ambiente del Comune di Acqui Daniele Ristorto, il primo politico a prendere posizione unitamente al sindaco di Melazzo Diego Caratti. Poi è susseguirsi di eventi, come un domino che ha portato al pubblico incontro di martedì 3 marzo nella sala ex Kaimano. Un incontro con il sindaco di Acqui Danilo Rapetti, l'assessore Daniele Ristorto, Leoncini e Pastorino per il comitato di Pontinvrea, Marino Calliego e Gianni Cannonero per quello dell'Erro; tra gli uditori il presidente del Consiglio Provinciale Adriano Icardi, il presidente dell'A.T.O.6 (Ambito Territoriale Ottimale) di Alessandria, Massimo Brina ed il direttore Renzo Tamburelli, il presidente dell'AMAG di Alessandria Lorenzo Repetto, i sindaci dei comuni di Melazzo, Mioglia, Castelletto d'Erro, Denice, l'avvocato Mario Sossi e cittadini di Pontinvrea e della valle Erro. Al centro dell'incontro la preoccupazione dei pontesini e di tutti gli abitanti della valle Erro. Preoccupazione che Daniele Ristorto ed i responsabili dei Comitati hanno manifestato all'assessore all'Ambiente della Regione Liguria, dr. Franco Zunino ed alla dirigente del settore Ambiente d.ssa Gabriella Minervini già nel corso dell'incontro del 2 febbraio. Un faccia a faccia cordiale che ha in parte tranquillizzato sia Ristorto che i referenti dei Comitati; risposte esaurienti da parte della Minervini alle preoccupazioni espresse - "Ha confermato l'oggettivo stato di non conformità al progetto originariamente approvato e, in base a quanto le è stato relazionato dai tecnici del suo ufficio sullo stato di fatto, sulla necessità di rivedere il progetto e le autorizzazioni per una sistemazione dell'area quanto più possibile definitiva, ma che non sarà più realizzata con materiali classificati come rifiuti del tipo R10, ma con materiali inerti, solo terreni e rocce, per un quantitativo sufficiente a mettere in sicurezza l'area, che comunque di legge andava bonificata a causa del rischio amianto". Ma la notizia che ha ancor più tranquillizzato tutti l'ha data Daniele Ristorto in apertura del dibattito - "Oggi la Regione Liguria ha revocato il Decreto 666 del 4 marzo 2008 con il quale si autorizzava il ripristino ambientale". Una presa di posizione che ha cancellato un clamoroso errore ma aperto un'altra "ferita": "Cosa ne sarà dei 600 autotreni ovvero 180.000 quintali circa di materiali già conferiti?" Sul tema sono intervenuti l'assessore Ristorto, i referenti dei comitati, alcuni cittadini della valle Erro e una presa di posizione molto decisa è stata quella dell'avvocato Mario Sossi, già sostituto procuratore a Genova, rapito dalle B.R. nel '74 che ha sottolineato come - "Si debbano prendere provvedimenti urgenti e si possa configurare un reato penale da parte di chi non ha rispettato le direttive regionali". Il fatto che si sia discusso soprattutto di un possibile "svuotamento" della cava sottolinea il successo ottenuto con l'intervento dei Comitati e dell'assessore Ristorto. Nessuno, un mese fa quando il problema era venuto a galla, avrebbe ipotizzato che, dopo appena un mese, in una pubblica assemblea si sarebbe parlato già di liberare il sito. Questo è da oggi il progetto sul quale lavorare; fare in modo che il materiale conferito in Fossa di Lavagnin di Pontinvrea non inquini l'Erro. Nel suo intervento il presidente dell'A.T.O. 6 ha sottolineato la contraddizione che coinvolge due Regioni; "Da una parte il Piemonte investe milioni per risanare una valle, quella della Bormida, mentre in Liguria vengono realizzati siti che inquinano un'altra valle piemontese, quella dell'Erro". Erro che è stato al centro delle attenzioni del sindaco Rapetti e di Ristorto che hanno messo in cantiere, in collaborazione con il Comitato per la Salvaguardia e con i sindaci della valle che ne vorranno fare parte, il progetto di un osservatorio sul torrente e del presidente del Consiglio Provinciale Adriano Icardi che ha esaltato le bellezze di tutto l'acquese che non devono essere "contaminate" per nessun motivo. Comitati ed Enti, continueranno a monitorare Cava di Lavagnin, e con loro un gruppo di pontesini quanto mai arrabbiati, "traditi" come ha detto il consigliere di minoranza del comune di Pontinvrea Claudio Leoncini e da Lavagnin potrebbe nascere un futuro migliore per tutta la valle Erro. (w.g.) |
|
|
|
|
L'ANCORA settimanale di informazione [VAI ALLA PRIMA PAGINA] |
|