Acqui Terme. Nei prossimi quindici giorni, come sottolineato dall'assessore ai Lavori pubblici Daniele Ristorto, verrà realizzato un ponteggio "dal basso" per i due marciapiedi del ponte Carlo Alberto, che a titolo prudenziale sono stati transennati.
Significa l'inizio ufficiale delle opere previste dall'Amministrazione comunale di messa in sicurezza e di riqualificazione della struttura.
Il ponte è punto delicato non solamente per la viabilità locale, ma anche per una zona del comprensorio acquese essendo trivio di strade ex statali, la ex statale 30 di Valle Bormida, ex statale 456 del Cremolino e Turchino e ex statale 334 del Sassello.
Il programma dei lavori, per ridurre al minimo i disagi per la popolazione residente e per quanti utilizzano quel viadotto, prevede due realizzazioni: l'istituzione di un percorso di senso unico alternato, chiudendo metà carreggiata per tutta la lunghezza del ponte e la costruzione di un "guado" sul fiume Bormida.
Un ponte costruito, a monte del "Carlo Alberto", in lamiera d'acciaio ricoperta di cemento ed asfalto.
Una struttura per la quale l'amministrazione comunale sta interessando, per la definitiva autorizzazione, il prefetto di Alessandria Francesco Castaldo, ed anche il Genio pontieri, militari celebri per la rapidità e per le loro incredibili capacità nel costruire in quattro e quattr'otto un ponte. Il guado avrebbe come percorso la strada che dal bar Rotonda scende verso la Bormida e dopo il transito sul ponte provvisorio sbarcherebbe nella zona prospiciente la lavanderia delle Terme per immettersi sulla circonvallazione. Per la tempistica dell'opera a Palazzo Levi parlano di due mesi circa, ma la considerazione pare abbastanza ottimistica. Il costo previsto sarebbe di 500.000 euro, ma anche in questo caso si tratterebbe di una previsione più che prudenziale rispetto al programma dei lavori. Per il periodo necessario a concretizzare i lavori, l'amministrazione dovrà impegnare l'impresa a cui sarà affidata la realizzazione dell'opera di non transigere su rallentamenti di qualsiasi carattere. Uno dei punti di interesse della realizzazione riguarda, tra gli altri, la messa a punto del trave esterno che funge da parapetto al marciapiede e la posa in opera di nuove travi in ferro, la rilocalizzazione in opera dei blocchetti in pietra che costituiscono la pavimentazione stradale, previa realizzazione di opportuni settori necessari ad impedire il loro eccessivo assestamento in conseguenza del transito di mezzi pesanti. (C.R.)
Discussa dall'acquese Cristian Foglino
La storia del ponte Carlo Alberto
in una recente tesi di laurea
Acqui Terme. La notizia pubblicata da L'Ancora relativa ai lavori di riqualificazione e messa in sicurezza del ponte Carlo Alberto ha destato notevole interesse, soprattutto perchè non esiste una grandissima e dettagliata storiografia di questo manufatto che da 159 anni collega la zona Bagni ed il concentrico della città termale. Una lettura completa e particolareggiata a livello tecnico e storico la troviamo nelle pagine del "Progetto di recupero del ponte Carlo Alberto sul fiume Bormida presso Acqui Terme", questo il titolo della tesi di laurea del dottore in architettura, l'acquese Cristian Foglino, discussa nell'Anno accademico 2006/2007 presso l'Università degli studi di Genova, Facoltà di architettura, relatore l'architetto professor Stefano Francesco Musso. Foglino, dopo un impegno di due anni circa di pratica in uno studio professionale, si appresta a sostenere l'esame di stato per aggiungere il titolo di architetto accanto a quello di laurea in archeologia.
Il documento, di una settantina di pagine, è completo di fotografie, rilievi topografici di inquadramento e "longimetria" delle fasi costruttive del ponte. La tesi, realizzata con uno studio di due anni e ricerche in archivi storici di Torino, Genova ed Alessandria, propone anche un progetto di recupero delle murature e delle strutture in acciaio. Il dottor Foglino, nell'introduzione dell'opera, ricorda che il ponte è costituito "da una struttura in muratura formata da sette arcate, le cui pesanti volte fanno da cornice, per chi giunge da valle, agli antichi resti dell'Acquedotto romano. Oltre alla struttura muraria presenta anche un intervento di ampliamento realizzato mediante una struttura metallica agli inizi del Novecento". La struttura si presenta oggi in uno stadio di degrado avanzato.
Risulta anche interessante rilevare nella eccellente e particolareggiata descrizione storica "una difficile e chiara rilettura dei primi decenni della costruzione del ponte per il susseguirsi di decisioni e di progettisti, tra questi si possono menzionare Rayneri, Matteis e Bosso, quindi Ignazio di Agliè (1792-1867) Michela", che nel 1830 realizzò il primo esempio in Italia di ponte sospeso in ferro. La prima testimonianza è riferita in un atto ufficiale dell'amministrazione civica acquese che nel 1825 delibera la costruzione di un ponte in muratura, atto respinto dal Ministero dei Lavori pubblici, "per esiguità di concorso di spesa". Un secondo documento nel 1837 ebbe il medesimo esito. Quindi nel 1841 abbiamo i primi progetti , la posa delle fondazioni , ma a febbraio del 1843, i lavori sino ad allora svolti vennero demoliti dal fiume in piena quando il livello dell'acqua superò di quasi quattro metri la quota di magra. Dopo alcuni mesi i cantieri furono di nuovo attivi e nel 1847 il re carlo Alberto poneva la prima pietra del ponte. Sull'angolo del ponte, all'incrocio attuale con corso Bagni e via Rosselli, era stata costruita una casetta per la riscossione demaniale del dazio.
Alcune informazioni sui progetti si possono dedurre da un bando di concorso pubblicato nel 1841 in cui il ponte viene descritto di cinque arcate e si indicano murature con parametri in pietra. Le opere vennero però demolite dalla piena del fiume Bormida nella notte del 19 febbraio 1843. I cantieri vennero riattivati e "alcuni documenti d'epoca - come definito da Foglino - indicano nella vicina cava del torrente Ravanasco il luogo di provenienza delle pietre utilizzate nei parametri murari". Sempre dalla tesi-documento del dottor Foglino sappiamo che "dopo la costruzione il ponte ha subito ulteriori interventi che lo hanno reso manufatto 'pluristratificato' e l'analisi delle singole unità ha reso possibile l'identificazione delle principali fasi costruttive e del probabile aspetto che ha avuto nei diversi periodi della storia. La prima inerente alla vera e propria costruzione, la seconda riferita all'ampliamento di inizio Novecento, con un intervento costituito dall'edificazione di torri murarie sopra i rostri, con lo scopo di creare le strutture di appoggio per travi parapetto in metallo, aventi la funzione di sorreggere i lastroni in pietra di luserna formanti i nuovi marciapiedi. Le fasi successive riguardano le modifiche apportate alla sponda sinistra per consentire il passaggio della strada di circonvallazione, il rifacimento della pavimentazione stradale, le modifiche dell'impianto di smaltimento delle acque piovane e la barriera protettiva tra i marciapiedi e le corsie".
Nella tesi un capitolo ritenuto della massima importanza riguarda gli agenti di degrado e l'importanza della manutenzione e dell'efficienza del ponte. "Tra i fenomeni di maggiore attenzione per la sicurezza del manufatto e delle persone che ne usufruiscono - sottolinea Foglino - vi sono la forte erosione della struttura in acciaio dell'ampliamento novecentesco, e le infiltrazioni d'acqua che dalla carreggiata, attraverso una cappa non più perfettamente impermeabile, raggiungono le strutture voltate. Il degrado è maggiormente concentrato all'imposta della volta e ne interessa l'intera grandezza, le cause sono rappresentate da infiltrazioni d'acqua dal piano stradale. Acqua che entra in contatto con le strutture del rinfianco e della volta, provocando la soluzione del carbonato di calcio, che raggiunta la superficie dell'imbotte subisce il processo di ricarbonatazione". Le cause sono quindi da ricercarsi nel degrado del manto stradale; trasformazioni incongrue riguardanti l'impianto di smaltimento. Le infiltrazioni d'acqua se dovessero aumentare potrebbero essere fonte di ulteriore degradi, quali la disgregazione dei giungi di malta, dei mattoni e nei periodi invernali la formazione di ghiaccio rischierebbe di creare delle lesioni nella struttura.
Il ponte Carlo Alberto, durante l'ultima guerra venne bombardato da aerei delle truppe alleate. Grandi buche attorno ai pilastri erano ancora visibili una decina di anni fa. Nel parapetto in acciaio ci sono ancora le fenditure provocate dalle schegge delle bombe. Durante i bombardamenti al ponte, una bomba colpì una casa situata ad un centinaio di metri dalla struttura, esattamente nelle vicinanze dell'ex Albergo Genova, e ci furono alcune vittime. (C.R.)