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A Melazzo il museo dell'acquedotto romano

 
Melazzo. I resti dell'acquedotto romano "Aquae Statiellae" che attraversava il mandamento di Melazzo, diventano una risorsa turistica grazie ad una serie di iniziative che Regione, Provincia e Comune hanno attivato sul territorio. Se gli Archi Romani sulla sponda destra della Bormida, presenti in tutte le immagini che raccontano la storia di Acqui, sono la parte visibile e più conosciuta della struttura, in comune di Melazzo e Cartosio si è lavorato su quella parte dell'acquedotto che per lunghi tratti affiancava la via Aemilia Scauri, in pratica il percorso dell'attuale ex Statale del Sassello, ed il torrente Erro.
L'acquedotto che venne costruito in epoca augustea nel II sec. dopo Cristo, aveva il compito di trasportare l'acqua alla città partendo da una sorgente situata nei pressi del comune di Cartosio; sorgente che nel 1989 venne individuata dall'ex gruppo speleologico "Beppe Spagnolo" del Cai di Acqui che riportò l'attenzione e l'interesse sulla struttura e, scoprì essere seicento metri più a monte di quanto ritenessero gli storici Lavezzari, Ottolenghi, Malacarne, Biorci e Scati ed anche coloro che in tempi più recenti avevano affrontato il problema. Non solo, gli speleologi acquesi Giuseppe Ricagno, Paolo Gianoglio, Maurilio Fossati, Giorgio Bertero, Danilo Rebuffo, Maurizio Rebuffo, Antonio Destefano e Giuseppe Dieta dopo un lungo lavoro tra gli anni ottanta e novanta iniziato ascoltando le reminiscenze giovanili dei residenti in valle Erro, poi con una attenta perlustrazione dei siti durata più anni ed infine con il supporto di rilevazioni aeree, riuscirono a definirne il percorso in maniera abbastanza precisa e con ben definiti punti di riferimento sui quali lavorare. Una attenta relazione preparata dal gruppo di ricerca definisce con sufficiente precisione il tracciato. Si legge nella stesura tecnica degli speleologi acquesi realizzata in collaborazione con i funzionari della soprintendenza Archeologica del Piemonte - Scavi e Scoperte, in particolare la dottoressa Fedora Filippi - "… Nella nostra ipotesi di ricostruzione topografica prevediamo uno sviluppo di poco inferiore ai 14 km, localizzando il bacino di adduzione nelle vicinanze del "lago Scuro" (immediatamente a valle) nel comune di Cartosio, ad una quota di 187 m.s.l. circa (rilevato 186,50 sul tratto in regione Colombara). Nel primo tratto di circa 5 km dalla presunta captazione all'attraversamento del rio Caliogna, la pendenza media è stata calcolata in 4.4 metri per km; da cui il successivo tratto di circa un km fa osservare una drastica riduzione della pendenza media a circa 2.5 m/km, per poi decrescere ulteriormente e progressivamente sino ad un minimo di 1.5 m/km.......". Non solo, la relazione del gruppo fa riferimento a diversi punti in alcuni casi con tracce evidenti dei resti ed in altri su rilevazioni e sulla base di notizie degli storici Baroccelli, Scati, Lavezzari.
Individuati i ruderi e definito il tracciato, l'Amministrazione comunale melazzese si è attivata per poter sfruttare questa risorsa ma, non sono sole le potenzialità turistiche ad aver mosso l'interesse dell'Amministrazione. Dice, infatti, il sindaco Diego Caratti - "Sull'area era presente un vincolo urbanistico e, non essendo ben definito il percorso, veniva considerata una fascia molto ampia dove non era possibile intervenire in alcun modo. Ora che le rilevazioni e la scoperta di importanti reperti hanno stabilito il tracciato, i vincoli potranno essere rimossi e si potrà sfruttare una area molto interessante, facilmente raggiungibile da Acqui, per tutta una serie di iniziative, non ultima quella della realizzazione di un campo da golf a 18 buche". Considerata l'importanza delle scoperte si è cercato di sfruttarne le potenzialità. Aggiunge il sindaco Caratti: "I luoghi, uno in particolare presso il rio Caliogna, dove sono stati scoperti i resti meglio conservati potranno essere visitati dai turisti ed è, inoltre, in fase di allestimento il primo lotto di un progetto per il recupero, la valorizzazione e l'esposizione di immagini dell'Acquedotto". All'ingresso di Melazzo, dove esiste un funzionale impianto sportivo e dove dalla Pro Loco organizza gran parte degli eventi stagionali, è in fase di allestimento la struttura che ospiterà il "Museo dell'Acquedotto" il primo esistente in Piemonte dove verranno esposte fotografie e dove potrebbe essere collocato un plastico dell'Acquedotto. Il museo sarà composto da una sala espositiva ed un locale per la biglietteria, impreziosirà un'area dove vengono realizzati una serie di eventi non solo sportivi, quindi un luogo estremamente "vivace"; i locali potranno anche essere utilizzati per una serie di manifestazioni culturali, feste, convegni e sarà la Pro Loco a gestire la struttura.
Quello di Melazzo è il primo museo del genere presente in Piemonte ed uno dei pochi in Itala che ha nel museo dell'acquedotto Pugliese quello più famoso.
L'importo complessivo del primo lotto è di 140.000 euro ed i lavori sono stati affidati alla ditta Edilcostruzioni di Acqui Terme. (w.g.)

 

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