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Una rassegna multimediale
di protagonisti del dialetto cairese

Cairo Montenotte. Giovedì 5 marzo nella sala multimediale della biblioteca al palacittà alle ore 21 si è tenuto il terzo incontro del corso di dialetto locale.
Il pienone della sala ha decretato il crescente successo di questa iniziativa che di volta in volta richiama un numero sempre maggiore di partecipanti.
Ha introdotto l'incontro Alessandro Beltrame che ha presentato il progetto che si vorrebbe realizzare con una serie di 10 interviste di personaggi "storici" del dialetto cairese della durata di un'ora cadauna. Il materiale verrebbe raccolto in un CD che sarà poi messo a disposizione del pubblico nella biblioteca civica.
C'è però anche l'intenzione di sintetizzare i vari interventi degli intervistati in un filmato di circa mezz'ora che colleghi i racconti raccolti dalle interviste con i luoghi locali per farne un ulteriore CD consultabile oltre che nella biblioteca civica anche direttamente su internet.
A fine serata il cairese Miglietti Luciano (figlio di Pippu du scherpiun) ha presentato alcuni sonetti dialettali da lui composti e Giovanna Costa altri aneddoti cairesi.
Al termine Ivo Rinaldi, a grande richiesta, ha raccontato, nel su dialetto accentuato da una mimica vivace e scherzosa, una personale avventura vissuta anni fa. Quella volta che essendo andato a vedere la partita a Milano con degli amici di Cairo... e, al termine, non riuscendo più a districarsi per le strade della metropoli lombarda, si è "attaccato dietro" ad un pullman targato AL ... che però non veniva verso la Valle Bormida, ma andava in Svizzera: e l'allegra comitiva sbarcò così al casello di Como. (SDV)

Recitato nell'incontro del 5 marzo nella biblioteca di Cairo

Un poetico sonetto dialettale del cairese Luciano Miglietti

Cairo M.tte - Pubblichiamo il testo di uno dei sonetti dielettali recitati da Luciano Miglietti nell'incontro di giovedì 5 gennaio che ha raccolto una scroscio finale di applausi da parte dei cairesi presenti che hanno rivissuto una tipica giornata del centro storico cairese di una cinquantina d'anni fa.
"Ricordi 'D Masghno'"
Che bel la matin truvese desciò / cun drenta 'ntu nos qul udù de strinò, / Culin e Gigetu i feru i cavoi / i 'nciùu, i martelu, i 'ne sbagliu moi.
La mama cantanda a spalanca la fnestra / us sent che in chisçijna a brundura la mnèstra, / la maza e 'l marté i fan dindanè / l'anquizu 'd Pinceti ; l'è ura 'd carè.
'N po' 'd broie curte, ' po' 'd sandaligni / per curi 'n sla féra a zerchè di ghigni ; / ...oh vorda, uj n'è quatr int ina cavagna / bei rosa e luscenti ; dausçin ijè 'na cagna
c'a gira anche chila cul so bel cagnet / e poi va a cugièse davanti al Magnet. / A gir satanda per tuta la ciaza / arsciuanda decis in bel toc 'd figaza,
scicume c'a sun nent descost da Guslin / me sforz anche d'esci nent tant birichin / ma us sa che la gura at fa nent-e- stè / dant'in sac du carube ed deuvi rubè.
Giavena e Teresio il san ma stan citu / e 'ntant lì davanti u pasa Militu / c' u va n'tla bitega del ghet da cariè / la campaina j unz ure a taca a sunè.
El carug l'è dausgin a stag ancu 'n po'/ a vughi carcun cuntratè 'na carò/ ed bosc del Caret cu smìa bagnò / (l'afè us cunclud cun na bela manò).
El vin drenta l'ostu u cuminza a fè efet / a 'n ciuc in sla scora u jè scapa 'n pet, / quatr oci bei rusci i tacu a cantè / (la man a l'urigia per nent senti bragè).
Cun 'tna man in parot e 'ntl'otra na tola/ na dona a sta chijnda 'na busa 'n po' mola / al sciure in ti vosgi u tuca de u gliam; / za u custa niente, e l'udu manc tant gram.
I cavoi sun finij ! A chi u se svigia bunura/ la forgia e 'l calur ij fan schè la gura / e alura l'è mei andè beivi 'n bel got/ in 't l'ostu dausgin, o anche da Pot ; / ed temp uj n'è bascta, us ferma u travaii / intant chi preporu el beu pru serai.
Ades a sun turna in tel mez del carug / el borba Giusgep l'à peina do 'l frug / e 'd mestè fa u tulè u ja in bel nasun / u smia gruscè ma 'l coeur u l'è bun
…la su n'tel pugieu la porta c'as drob / la mama ch'a sciort, el borba ch'um crob…/ …in brag da la fnestra ; l'è ura 'd turnè - " A veeen - e peui 'd cursa a mangè disgnè.
(Traduzione)
Ricordi di bimbo
Che bello la mattina ritrovarsi svegliato con dentro il naso quell'odore di bruciato (ferro caldo sullo zoccolo) Culin e Gigetu ferrano i cavalli inchiodano, martellano, non sbagliano mai.
La mamma cantando spalanca la finestra si sente che in cucina borbotta la minestra la mazza e il martello fanno rintoccare l'incudine di Pincetti; è ora di scendere
Un paio di pantaloncini, un paio di sandalini per correre sulla fiera a cercare dei maialini; ... oh guarda, ce ne sono quattro in una cesta belli rosa e lucenti; vicina c'è una cagna
che gira anche lei col suo bel cagnotto e poi va a coricarsi davanti al Magnet. Io giro saltellando per tutta la piazza rosicchiando deciso un pezzo di focaccia,
siccome non sono distante da Goslino (consorzio agrario) mi sforzo d'esser non troppo birichino ma si sa che la gola non ti sa frenare da un sacco due carrube tu devi rubare.
Giavena (Freccero) e Teresio (Goslino) lo sanno ma tacciono e intanto lì davanti passa Militu (Testa) che va nella bottega da calzolaio nel ghetto mentre la campana rintocca le undici.
Il vicolo (Via.Della Valle) è vicino, sto ancora un po' a vedere qualcuno contrattare un carro carico di legno del Carretto che sembra umido (l'affare si conclude con una battuta di mano).
Il vino nell'osteria comincia a fare effetto, ad un ubriaco sui gradini scappa dell'aria, altri quattro arrossati iniziano a cantare (la mano all'orecchio per non sentire le grida).
Con la paletta in una mano e nell' altra una latta una donna raccoglie dello sterco equino non ben formato ai fiori nei vasi bisogna dare il letame; intanto non costa niente e l'odore neppur tanto cattivo.
La ferratura dei cavalli è finita! A chi si sveglia buonora la forgia e il calore seccano la gola ed allora è meglio andare a bere un bicchiere nell'osteria vicina, o anche in quella di Pot; di tempo ce n'è a sufficienza, si ferma il lavoro mentre si prepara il bue per essere messo nel serraglio.
Adesso sono nuovamente a metà della via: lo zio Giuseppe ha appena chiuso bottega, di mestiere fa il lattoniere e ha un bel nasone sembra grezzo e burbero ma il cuore è buono
… lassù sul balcone la porta si sta aprendo la mamma che esce, lo zio che mi nasconde…. … un richiamo dalla finestra; è ora di rincasare - Vengooo - e poi di corsa a mangiare pranzo.

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