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Pendolarismo masonese: il treno perde colpi per ATP è il pieno

 

Masone. La realtà lo sappiamo supera, spesso di gran lunga, ogni più ardita fantasia, non fa eccezione il pendolarismo masonese verso Genova.
Da bambini eravamo letteralmente soggiogati dall'evento della partenza mattutina della moltitudine di lavoratori che ogni giorno raggiungevano il capoluogo ligure. Per noi invisibile, data l'ora antelucana, la transumanza umana assumeva toni ancora più epici legati al racconto delle mamme e mogli che ne parlavano con termologie ferroviarie criptate come "l'operaio", o più in chiaro ma in dialetto "il primo treno delle 5!". D'estate eravamo liberi tutto il giorno ma la sera, tra le 17 e le 18, si doveva essere in casa per il ritorno degli "uomini".
Dalle vecchie corriere "Parodi e Daglio" e "Alpi" scendevano, in genere sorridenti e con la perenne sigaretta in bocca, alle varie fermate, centinaia di magre figure solo maschili, con la brillantina nei capelli e la semplice borsa con la gamella del pranzo. Solo negli sceneggiati televisivi tratti dai romanzi di Cronin, "La cittadella" con i suoi miniatori, avremmo visto situazioni analoghe, prima delle file degli operai della Fiat dei documentari e nei cinegiornali.
Un fiume vociante si disperdeva tra le case e poi nelle case, dove si celebrava il rito della cena numerosa. Il treno a Campo Ligure, andata e ritorno, era pressoché l'unico trasporto allora immaginabile, salvo che non si lavorasse nelle delegazioni ponentine di Genova.
Il ricordo rimanda alle carrozze con i sedili di legno, un tempo di terza classe, al lussuoso vagone di prima classe, appannaggio di figure ammantate di ricchezza e mistero, il locomotore marrone antiquato ma capace di tirare il convoglio stracarico. I ritardi erano accettabilissimi per l'epoca e, dopo "l'operaio", partivano ancora treni per le altre categorie di viaggiatori pendolari: impiegati e studenti, pochi i "turisti" interni.
E' passato qualche decennio soltanto è si è giunti all'inversione di tendenza: la maggioranza dei pendolari masonesi ha scelto, di fatto, il servizio offerto dall'ATP (Azienda Trasporti Provinciali), che ha avuto buon gioco a stracciare al concorrenza di treni ormai non più affidabili, purtroppo in ogni stagione dell'anno.
Prima timidamente, ora mettendo in linea addirittura un nuovissimo pullman a due piani, ATP ha raccolto le richieste di lavoratori e studenti, aggiungendo pure il vantaggio di prezzi migliori per raggiungere Genova centro via autostrada.
Il resto lo ha fatto l'utilizzo dell'auto propria ed il pendolarismo del 2009 è del tutto diverso da prima, ma il senso d'unanime sconfitta per il disservizio ferroviario è cocente. Si è persa, crediamo per sempre, l'occasione per trasformare la linea Genova-Ovada-Acqui Terme in un prezioso elemento di mobilità pendolare, comodo e conveniente, che poteva essere valorizzato anche turisticamente specie nella sua parte piemontese. Invece, la storica linea inaugurata nel 1894, ha perso oltre ai clienti anche quasi tutte le piccole, belle stazioni, lasciate ai vandali, con buona pace di tutti. Si, perché ormai pare sia inutile anche protestare. (O.P.)

 

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