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Consolidare l'abside della chiesa di San Michele a Strevi

 
Strevi. I segni del tempo si fanno sentire sulle persone, ma anche su chiese e monumenti. È il caso della chiesa parrocchiale di San Michele Arcangelo, a Strevi, bisognosa di interventi di consolidamento inerenti sia le mura esterne che l'abside, in preda a un evidente deterioramento.
Originariamente costruita su tre navate, la parrocchiale venne costruita circa ottocento anni fa, intorno al 1200. Successivamente, però, nei secoli subì sostanziali modifiche ed ampliamenti, il più importante dei quali a fine Settecento, quando fu completamente rifatta (ed ampliata) su disegno dell'arch. Giuseppe Caselli, secondo i canoni stilistici del cosiddetto barocco piemontese".
In quella occasione, la struttura della chiesa venne demolita quasi per intero, conservando solo l'attuale abside (coro) che venne edificato utilizzando quello che un tempo era stato il torrione di nord est del muraglione di cinta del castello medievale, e l'attuale torre campanaria, dove in effetti è possibile ravvisare chiari elementi romanici. Un tempo, il castello medievale adiacente la chiesa (oggi il palazzo comunale) era collegato alla medesima con un passaggio sotterraneo, che però fu murato per salvaguardare la stabilità dei muri perimetrali dei due edifici, e poi sostituito dall'attuale passaggio sull'arco che ancora oggi delimita la salita al castello. La struttura interna dell'edificio, realizzata appunto su progetto del Caselli, presenta un insieme di archi romani a tutto centro, impostati su pilastrate di pietra viva, dalle quali si dipartono delle calotte sferiche completate da volte a vela che le collegano ai muri perimetrali, sui quali si possono ammirare i pregevoli affreschi eseguiti, nella seconda metà dell'ottocento, da Pietro Maria Ivaldi, detto "Il Muto", noto pittore ponzonese.
A lavori ultimati, la parrocchiale, già anticamente dedicata all'Arcangelo Michele, è stata solennemente consacrata nel nome di questi da mons. Giuseppe Sciandra, allora vescovo di Acqui Terme, il 24 settembre 1883.
Nel corso degli anni, e particolarmente negli ultimi trenta, la chiesa è stata sottoposta a diversi interventi significativi: restauro della torre campanaria, sostituzione di una delle campane, con messa in sicurezza delle altre quattro, installazione di un impianto elettronico per il suono delle campane stesse, rifacimento della pavimentazione interna in marmo e della pavimentazione del presbitero, in mosaico. Restauri hanno subito anche la pregevole tela di San Michele Arcangelo, i mobili della sacrestia, del coro, i banchi, i confessionali, e l'organo, con una serie di interventi tesi ad assicurare il decoro dell'edificio, molto caro a tutti gli strevesi, che hanno dimostrato il loro legame con la chiesa fornendo sempre, con generosità, il loro prezioso contributo.
Ora però la situazione è tale da rendere necessario un intervento di ampia portata: infatti, l'abside, posto proprio sul ripaggio del Borgo Superiore, quasi a voler idealmente sovrastare la vallata sottostante, presenta crescenti segni dello scorrere del tempo. Intemperie, piccole scosse telluriche, usura e, soprattutto, le impercettibili ma continue vibrazioni causate dal traffico in transito sulla statale circostante, hanno finito col creare eventi di instabilità alle fondamenta e al muro esterno, sul quale il deterioramento appare evidente. L'edificio non è in pericolo immediato, ma la sua stabilità è sicuramente diminuita con gli anni, tanto da rendere necessario un intervento manutentivo. D'altra parte, crepe e fessure sono visibili a vista d'occhio sui muri perimetrali e su quello absidale, e la stessa situazione potrebbe valere per le fondamenta.
Il progetto preliminare
Mosso da sincero interesse verso la chiesa strevese, l'ing. Giuseppe Reggio, con pazienza e perizia, avvalendosi anche della consulenza del geologo Marco Orsi, ha elaborato un progetto preliminare di intervento, assai dettagliato, che andrebbe a interessare i lati sud est e nord est dell'edificio. Essendo la muratura delle pareti nord-est e sud-est costituita da una struttura mista di pietre e mattoni con giunti in calce, un materiale reso friabile dal peso degli anni, l'ipotesi di lavoro prevede un intervento teso alla eliminazione del materiale friabile e al suo riempimento con giunti di malta a base di calcio e cemento secondo le istruzioni della Sovrintendenza delle Belle Arti. Nel progetto si prevede inoltre di inserire le tubazioni delle discese verticali delle grondaie in modo da raccordarle tutte nella condotta fognaria esistente nelle vicinanze, in modo da evitare che, come accade da diversi anni, le acque, raccolte dalle grondaie della copertura, cadano libere creando problemi di erosione e umidità alla base della muratura.
La tubazione fognaria esistente, che in numerosi punti presenta copiose perdite, dovrebbe essere sostituita con una condotta realizzata ex novo, in pvc, da collegare alla rete fognaria comunale. La parte nord-est della chiesa sarà inoltre liberata dai cavi elettrici che attualmente vi sono apposti, di proprietà dell'Ente di Distribuzione, per i quali si prevede lo spostamento in una tubazione interrata con pozzetti di ispezione. Il muro di contenimento del ripaggio, a picco sulla ex strada statale 30, verrebbe demolito, recuperando le pietre che lo costituiscono e per contenere la base di fondazione dell'edificio sacro in larghezza ed in profondità si utilizzerebbe una soluzione alternativa costituita da una palificazione con pali di piccolo diametro posti in due file. Sopra la palificazione viene realizzata una suola con la parte verticale in conglomerato cementizio armato. Il lato interno della parte si ritroverebbe quindi in aderenza col terreno, mentre il lato esterno a vista verrebbe ricoperto con la pietra ricavata dalla demolizione. Con questi lavori sarebbe possibile stabilizzare le pareti di nord est e sud est del fabbricato.
L'unico problema riguarda la spesa per attuare un intervento di così ampio raggio: i costi stimati si aggirano infatti sui 700.000 euro e al momento la cassa parrocchiale, grazie a economie messe da parte negli anni proprio pensando a questo momento, dispone di non più di un terzo della cifra.
E il resto? "Confido negli strevesi e nella loro generosità - spiega il parroco, arciprete don Angelo Galliano - in tanti hanno dimostrato nel tempo un sincero attaccamento a questa chiesa, e a dire il vero, anche chi non la frequenta ha sempre collaborato. So che la crisi è profonda e i tempi non sono i più adatti, ma penso che con l'aiuto di tutti, anche piccolo, e quello dell'Amministrazione comunale, che ha promesso nella persona del Sindaco, un fattivo contributo alla causa, sia possibile farcela a finanziare questo intervento. Un ulteriore aiuto potrebbe arrivare dai tanti strevesi che vivono fuori, ma che si sono sempre dimostrati molto attaccati alle loro radici. Ovviamente è mia intenzione bussare a tutte le porte, e pertanto chiederemo contributi anche a banche, fondazioni, associazioni e così via. Il lavoro potrebbe esser facilmente suddiviso in lotti, per rendere più agevole e graduale la spesa. Io credo, in ogni caso, che questa chiesa meriti un piccolo sacrificio, e sono convinto che anche tante altre persone la pensano così; speriamo di poter dare inizio ai lavori il prima possibile". (M.Pr)

 

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