Bistagno. La sera è fredda. Ma almeno è primavera Almeno così indica il calendario. È il 21 marzo.
E questo può bastare.
Di sabato per assistere a "È sempre domenica", portato in scena dal Teatro Ernesto. Che amici acquesi (Lucia Baricola de "La Soffitta") ci dicono essere nato per porgere l'omaggio a Ernesto Calindri.
Ma come sempre capita, i significati si stratificano. Si moltiplicano, fedeli a quella idea delle strade che si biforcano, tanto cara a Italo Calvino, base per quell'eccezionale esperimento in forma di romanzo che è "Se una notte d'inverno un viaggiatore".
Eccoci, allora, ad una facile parodia (Se una notte di primavera un teatrante), ma anche ad un Teatro Ernesto che riconduce a Oscar Wilde, All'importanza - non solo di chiamarsi Ernesto - di essere onesti.
E allora questo significa anche, per il teatro, percorrere le strade disagevoli. Quelle che non fanno appello ai sentimenti "facili" - il riso e il sorriso, la commozione, l'immedesimarsi in eroi e in eroine, che sono in qualche maniera celebrati - ma che battono le strade dell'impegno. Che affrontano gli argomenti scomodi.
Uno strappo alla regola
Per una volta non cominciamo dalla "scena", ma dal "dietro le quinte". Si dice così: ma in verità è nel piccolissimo, microscopico foyer del teatro che Arturo Voglino ci comunica - informalmente: sono le abituali quattro chiacchere che precedono la recita - la sua soddisfazione per la stagione in corso. Con apprezzamenti sinceri (che condividiamo) per la qualità dei lavori proposti, in grado di richiamare un pubblico numericamente consistente, che va quasi a raddoppiare i numeri del 2008.
"Certo: lo sappiamo tutti: con il teatro dialettale e con le commedie facili si potrebbe garantire sempre il tutto esaurito [che quest'anno c'è stato con La cena dei cretini, con Lisistrata, con il Dumije n'andi di Carlo Artuffo, con le "Donne del mio paese"- ndr.], ma abbiamo il dovere, se vogliamo davvero proporci come strumento di una promozione culturale seria, effettiva, profonda, di proporre anche qualcosa di nuovo. Ora rispetto al contenuto, ora rispetto alla forma".
Viene subito da pensare a Shakespeare (quello di Ferrini che ha inaugurato, di fatto, ancora nel 2008, l'attuale stagione, che si concluderà con "Molto rumore per nulla"). E poi anche ai monologhi. Dalla polifonia delle voci all' "a solo". Ma quello che si perde in vivacità si acquista in profondità. E, poi, questa va considerata come la "prova d'attore per eccellenza".
Quest'anno, sotto le forche caudine della solitudine del palco son passati Daniela Tusa (con "L'analfabeta della Kristof"), e il bravissimo Marco Zanutto, con due monologhi di Gaber, fuori stagione per beneficenza.
Adesso lo ritroviamo con "È sempre domenica", che coinvolge anche Eleonora Bombino e Wilma Sciutto.
Un bel testo
La scena è essenziale. Tre sedie verdi. Tre attori. Davvero il calendario segna "domenica". Giorno di visite. Di festa. Di contatti che rendono "più visibile" una unione non tradizionale.
La piece si dipana nell'arco di un'ora e mezza. Una girandola di personaggi. Federica e Francesca per prime. La coppia anomala. Poi un contorno di parenti; e la vicina, la portinaia che scende in platea con la sua scopa, lo psicologo e il prete (e l'arrivo di Don Vincenzo Zanutto è davvero provvidenziale con la sua ventata di comicità, che è liberatoria).
Dopo introspezioni, quesiti e dubbi e ragionamenti, un efficace alleggerimento che prelude al video intervento finale di Franco Barbero.
Dieci voci più una. Tanti punti di vista. Allo spettatore il compito di una rielaborazione. E al di là del risultato cui ognuno arriva personalmente, questo stimolo rappresenta, per il teatro, la vittoria più grande. Far discutere.
Quanto al giudizio complessivo, a noi è sembrato che il testo di Eleonora Bombino fluisce senza intoppi, sia davvero ben calibrato, e si sviluppi armonicamente.
Il resto poi viene dall'esperienza di Wilma Sciutto e di Marco Zanutto.
E proprio quest'ultimo è ricordato dal regista Pierallini come uno dei pochissimi che - ai tempi della scuola di recitazione di Alessandria - sin dalle prime lezioni sapeva cosa fare sulle tavole della scena.
Questione di istinto teatrale. Che emerge bene anche in "È sempre domenica". (G.Sa)
Sul palco della Soms la diva Marilyn
Bistagno. Ancora teatro a Bistagno (
e fanno nove recite
). Sabato 28 marzo, alle ore 21, un altro monologo, come quello scritto e proposto da Eleonora Bombino sette giorni prima, il 21.
Identica l'attesa, anche se essa nasce da motivazioni diverse. Nel caso de E' sempre domenica era la materia affrontata, il testo in alcuni frangenti corrosivo, centrato su un aspetto in questo momento assai dibattuto, relativo agli amori omosessuali, a suscitare la curiosità (attraendo, ma anche respingendo fasce di spettatori).
Il 28 marzo, in scena cento minuti dedicati ad una vera e propria icona del Novecento. E, soprattutto, icona per l'universo maschile.
Marilyn. Ovviamente la Monroe, i cui panni saranno rivestiti da Lucilla Giagnoni (allestimento de l'Associazione Culturale "Teatro il Folio" di Milano, con la regia di Michela Marelli).
L'appuntamento si colloca nell'ambito della rassegna teatrale al femminile "Sono come tu non mi vuoi", che contraddistingue il cartellone 2008 de "Aggiungi un posto a teatro", promossa dalla SOMS di Bistagno.
Norma vs Marilyn
Lucilla Giagnoni è un attrice di qualità - ha lavorato e si è formata con Gassman, Paola Borbone, Jeanne Moreau, Gabriele Vacis e il Teatro Settimo, Luciana, Litizzetto, Alessandro Baricco - che forse il grande pubblico sta proprio oggi scoprendo (di questo e possibile accorgersi indagando sulla rete: le recensioni dei grandi quotidiani nazionali e dei settimanali sono lusinghiere: e non a caso Marylin della Giagnoni è stata al Verdi di Milano, al "Vivaldi" di Jesolo, al Comunale di Belluno, ad Omegna
), anche perché la piece ha vinto il premio Persefone 2007 "Il teatro in televisione".
La Monroe specchio del Novecento, si diceva. Ma anche avvicinabile, neppur forzando troppo la mano, alle figure dissociate del mondo Decadente. E non per la vicenda dei barbiturici, per il suicidio.
La messa in scena insiste sulla contrapposizione tra l'immagine costruita dallo star system hollywoodiano, a cominciare dal nome (dolcemente allitterante, in cui però non passa inosservata né la vibrazione della "erre", né il richiamo al presidente che elaborò la celebre dottrina, che rivendicava il continente scoperto da Colombo all'America), e la figura - assai più comune - di Norma Jane, donna come tante.
Due personaggi in uno. Uno che dice "Io sono nata bionda", per poi smentirsi scrivendo in una poesia "Trentacinque anni vissuti con i capelli tinti". Piani alternati: l'attrice e la donna, che si intercalano, al pari del "montaggio", molto cinematografico, che giustappone i momenti della gloria, l'apogeo della fama, con quella catabasi vera e propria, la discesa agli inferi di Marilyn, da lei compiuta durante la realizzazione del film Quando la moglie è in vacanza.
"Trentacinque anni con un pupazzo" proseguiva la poesia del 1961. A portare una maschera. Che forse con il tempo si è fatta pesante. Dolorosa. Che toglie il sonno anche a colei che incarna un etterno femminino "nuovo", moderno, "consumistico" ormai spogliato da venature romantiche.
Marilyn ha trentacinque anni. Pochi mesi, e nell'estate del 1962, quell'ultimo gesto che ha il sapore tanto di fuga quanto di protesta.
Ma chi meglio della regista potrebbe introdurre il monologo? Affidiamoci dunque alle sue parole.
Dentro il testo
La vita è un vento
Una attrice vestita di bianco, un vento sale dal basso e le scompiglia la gonna. E' Marilyn Monroe, la riconosciamo tutti. L'abbiamo vista al cinema, sui poster, nelle pubblicità. E' diventata un mito, consacrata dalla morte precoce. Immortalata in alcuni film indimenticabili. Nella nostra fantasia ha sempre con sé il suo piccolo ukulele, e canticchia Diamonds are girl'sbest friends. Ce la ricordiamo così. Gioiosa. Svagata. In tutti i film sembra sempre un po' stupida, ma poi un lampo le attraversa lo sguardo e ci accorgiamo che non solo è bellissima, è bravissima! Sublime. Un genio. "Bisogna essere molto intelligenti per poter recitare la parte della sciocchina." scrive un critico, ma è uno dei pochi ad accorgersene durante la vita di Marilyn. Lei ripeteva "Voglio essere perfetta, il più perfetta possibile". Per lei dare vita ad una parte valeva quanto la vita. La pellicola rende eterne le sue interpretazioni.
Eppure, rivedendo Quando la moglie è in vacanza in DVD, forse ci farebbe piacere sapere che della scena in cui la gonna svolazza, sollevata dal vento della metropolitana, sono stati girati trenta ciack in Lexington Avenue, in mezzo a una folla di curiosi che schiamazzavano. E poi sapere che all'inizio Marilyn si sentiva eccitata ma, dopo le prime volte, non è tanto divertente farti sollevare la gonna fino alle orecchie.
E ancora sapere che Joe di Maggio ha picchiato sua moglie quella notte. Sapere che lui e Marilyn dopo quell'episodio hanno divorziato perché: "Non si può essere sposati con una lampadina elettrica".
Sapere che, comunque, quella scena del vento poi si è dovuto girarla di nuovo, in studio.
Ecco le ombre dello spleen nascoste dietro gli scintillii. (G.Sa)
Attrice emergente del teatro
Lucilla Giagnoni interprete di qualità
Classe 1964, frequentata, da giovanissima, all'età di 19 anni, la Bottega teatrale di Vittorio Gassman a Firenze, ha imparato inizialmente il mestiere teatrale da Paolo Giuranna e Jeanne Moreau.
Dal 1985 ad oggi quasi tutto il suo lavoro si è concentrato sull'attività del "Teatro Settimo", la compagnia torinese diretta da Gabriele Vacis, uno degli ideatori della grande avventura del Teatro Regionale Alessandrino (TRA), che propone da due anni appuntamenti di prim'ordine distribuiti tra le sedi di Alessandria e Valenza.
Lucilla Giagnoni ha così partecipato alle produzioni Riso amaro, Stabat Mater, La storia di Romeo e Giulietta, Tartufo, Canto per Torino, Totem, Adriano Olivetti, Le Fenicie, Macbeth concerto, spettacoli non solo condotti in tournèe in tutta Italia, ma che hanno guadagnato ribalte importanti anche all'Estero, vincendo premi nazionali ed internazionali (UBU, Biglietto d'Oro, Waves in Danimarca, premi come miglior spettacolo al Festival di Edimburgo etc.).
Lucilla Giagnoni è stata anche diretta da Luigi Squarzina (I Sette a Tebe all'Olimpico di Vicenza); con Nicola Campogrande è stata voce recitante in diverse opere del compositore torinese; ha inoltre collaborato in allestimenti teatrali tratti dalle prove letterarie di Alessandro Baricco (il già citato Totem) e Sebastiano Vassalli (per Chimera).
Impegnata nel progetto "Paesaggi", uno studio condotto a fianco del regista Bruno Macaro, ha scritto e realizzato la narrazione Terra d'acqua e il monologo Nudo su paesaggio.
Autrice di trasmissioni radiofoniche RAI, ha lavorato come attrice al fianco della Banda Osiris, di Luciana Litizzetto, Marco Paolini, partecipando al "Teatro alla radio", un progetto diretto da Luca Ronconi, per il quale ha realizzato Le intellettuali di Moliere con Ottavia Piccolo e Massimo Venturiello, e La cimice di Majakoswkij con la regia G. Vacis. Insegnante di narrazione alla Scuola di scrittura Holden di Torino, nella stagione 2008/09 da segnalare la sua partecipazione nello Zio Vanja di Cechov che ha inaugurato, con la regia di Gabriele Vacis, il 3 febbraio 2009, il rinnovato Teatro Carignano.
Nel suo repertorio lezioni e letture dantesche, pagine shakespeariane e bibliche. (G.Sa)