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I Comuni del Moscato resteranno 52

 
Canelli. "Ce l'abbiamo fatta. Abbiamo vinto contro il Ministro dell'Agricoltura, la Regione e il Comune di Asti. Il Tar, con la sentenza del 23 febbraio 2009, ci ha dato ragione: i Comuni del Moscato resteranno 52 e non 53 come aveva stabilito il Ministero delle Politiche agricole che aveva inserito nell'area vocata anche il Comune di Asti…"
A fornirci la notizia è stato il primo dinamico cittadino di Coazzolo (220 aventi diritto al voto e tre liste in cantiere: un vero laboratorio politico!), Ivo Biancotto.
"E' una vittoria dovuta a tanti, a cominciare dalla mia agguerrita amministrazione, (maggioranza e minoranza all'unisono), dalla 'Produttori', dalla 'Muscatellum', dai Comuni della Comunità 'Tra Langa e Monferrato', dai 52 Comuni del Moscato…".
"Quella del maggio scorso (5 maggio 2008) era un decreto ministeriale ad personam - ci telefona Giovanni Satragno della Produttori - Ingiusto ed irrispettoso delle norme che regolano il disciplinare del Moscato docg. Per questo il Tar ci ha dato ragione. Ora Asti, se vuole, potrà chiedere ancora di essere ammesso nell'area del Moscato, ma questa volta,rispettando l'iter della legge".
"Non c'è una ragione né storica, né culturale perché Asti partecipi alla denominazione - aggiunge il sindaco Piergiuseppe Dus di Canelli - Asti ha un unico residuo di una vecchia vigna di Moscato in via Tosto. E' poi una pretesa anacronistica che la Comunità europea dica che il Comune che porta il nome della denominazione debba essere compreso nel territorio della Denominazione. Si tratta di un discorso diverso da quello per Tokai. E non si tratta certo dell'aumento della produzione a far battagliare prima la Produttori e poi i Comuni del Moscato. È poi il modo con cui è stato calato dall'alto tutta la questione".
"Il tribunale ci ha dato ragione e Asti non deve entrare nella denominazione - conclude Biancotto - Ora però devono pensarci i politici a mediare e coinvolgere la città di Asti nella filiera dell'Asti spumante".

 

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