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"Solo se incontriamo Gesù siamo cristiani" |
| Stiamo trascorrendo, con tutta la Chiesa, l'anno paolino, il ricordo, cioè, del secondo millenario dalla nascita dell'apostolo Paolo. È, pertanto, quasi obbligatorio riflettere sulla risurrezione di Gesù a partire dall'esperienza di Paolo, così come ci è stato presentata, recentemente, da papa Benedetto XVI, in un suo discorso. Paolo, sulla via di Damasco, incontra davvero Gesù risorto, che cambia la sua vita. Il cambiamento dell'esistenza di Paolo, iniziato presso Damasco, non è frutto di un processo psicologico, di una maturazione intellettuale; non è il frutto del suo pensiero, ma dell'incontro con Cristo Gesù. Anche Paolo, dunque, come gli altri apostoli, è testimone di Gesù risorto, dal quale riceve la missione di apostolo. Per questo si può dare anche a lui, come ai Dodici, la qualifica di "apostolo". Con ciò Paolo non si pone contro la tradizione che lo precede. Egli, con grande rispetto e attenzione, l'accoglie e, a sua volta, lo consegna, aggiungendovi la sua personale esperienza del risorto. Nella sua prima lettera ai cristiani di Corinto, al capitolo 15, con parole della tradizione antichissima che egli ha ricevuto dalla Chiesa di Gerusalemme, dice che Gesù morto, crocifisso, sepolto e risorto, apparve, dopo la sua risurrezione, a Cefa, cioè a Pietro, poi ai Dodici, poi a più di cinquanta fratelli che in gran parte in quel tempo vivevano ancora, poi a Giacomo, poi a tutti gli apostoli. A questo racconto ricevuto dalla tradizione aggiunge: "Ultimo fra tutti apparve anche a me" (1 Cor 15,8). E, al termine del passo in esame, sottolinea: "sia io che loro, così predichiamo" (1 Cor 15,11), mettendo, così, in luce l'unità dell'annuncio per tutti i credenti e per tutti coloro che annunceranno la risurrezione di Cristo. L'incontro con Gesù risorto non ha chiuso Paolo in se stesso. Anzi, ha allargato il suo cuore, lo ha reso aperto a tutti. Non ha perso quanto c'era di bene e di vero nella sua vita, nella sua eredità passata, ma ha compreso in modo nuovo la saggezza, la verità, la profondità della legge e dei profeti e se ne è riappropriato in modo nuovo. Nello stesso tempo la sua ragione si è aperta alla saggezza dei pagani; essendosi aperto a Cristo con tutto il cuore, è divenuto capace di un dialogo ampio con tutti, è diventato capace di farsi tutto a tutti. Cosa può voler dire tutto questo per noi? Che il cristianesimo non è una nuova filosofia, una nuova morale. Siamo cristiani solo se incontriamo Gesù. E possiamo incontrarlo nella lettura della Sacra Scrittura, nella preghiera, nella vita liturgica della Chiesa, nei nostri simili. Solo in questa relazione personale con Cristo risorto diventiamo realmente cristiani. E così si aprirà la nostra ragione e il nostro cuore verso tutti e tutto: potremo, in tal modo, scoprire i germi di bene presenti ovunque attorno a noi, e, partendo da essi, arricchirli con la testimonianza di Cristo risorto, Colui che è capace di rinnovare il mondo. Buona Pasqua 2009! + Pier Giorgio Micchiardi Vescovo di Acqui |
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