Lla domanda più frequente che si sente
in giro per la città negli ultimi giorni.
Acqui Terme. Il tormentone d'oggi dell'amministrazione comunale non sembra essere rappresentato dalle casse vuote del Comune, ma se la fontana delle Ninfe costruita nel 1999 deve ancora rimanere in piazza Italia. La popolazione, schierata tanto su uno quanto sull'altro punto di vista, è unanime nel chiedersi se chi guida la città non ha null'altro da pensare, particolarmente in questo periodo globale di vacche magrissime, a meno che il caso non serva da provocazione o magari quale cortina fumogena per offuscare altre congiunture che coinvolgono la città.
Spostare il dibattito sulla fontana potrebbe dirigere la polemica in direzione diversa dai problemi di rilevante interesse per il futuro della città. Il cittadino, anche quello convinto che la fontana abbia una dimensione troppo grande rispetto allo spazio di piazza Italia sul quale è situata, pensa al costo necessario per la sua rimozione e per il ripristino dell'area in cui esiste. Se è vero che ci sarebbero spese eccessive per mantenerla attiva e, senza alcun dubbio, considerando che il costo di esercizio sarebbe notevole, c'è da riflettere perchè il problema non è nato oggi e la gente si chiede anche se, nel tempo, è stato fatto qualcosa per ricondurre la spesa a livelli sopportabili.
C'è poi chi pone la domanda se il "caso fontana di piazza Italia" non derivi da una insopportazione politica, un "tu l'hai costruita io se posso la distruggo" detto da una parte e da un "se la distruggi, se ritornerò al governo cittadino la ricostruirò", detto dalla parte avversa, di chi l'aveva costruita. Una proliferazione di "se" che devono fare i conti con il cittadino, nella testa del quale, credendo sia sprovveduto, si pensa poter far entrare qualsiasi concetto. Come se tutti frequentassero le segreterie di partiti, disposti ad accettare quanto si dice durante le riunioni. A questo punto, viene spontanea la domanda: "Perchè non proporre la questione direttamente al cittadino con un referendum?". Il giudizio popolare si pose sul teatro con "Garibaldi sì, Garibaldi no" e non se ne fece nulla in quanto il quorum non venne raggiunto. Sarebbe una indicazione di notevole democraticità. (C.R.)
Realizzata a tempo di record per il capodanno del nuovo millennio
La storia della fontana delle ninfe (ovvero della discordia)
Acqui Terme. Quattromila pezzi, 350 mila chilogrammi circa. È la quantità di marmo bianco di Carrara impiegato per realizzare la fontana delle Ninfe di piazza Italia e quella delle Ninfee di corso Viganò. Nell'articolo di apertura de L'Ancora "numero uno" di gennaio 2000 si legge: "Moltissima gente, tra acquesi e persone provenienti non solamente dai Comuni del circondario hanno partecipato alla cerimonia di inaugurazione, allo scoccare della mezzanotte del 1999, della fontana delle Ninfe, costruita a tempo di record". I lavori di costruzione della struttura proseguirono in modo accelerato, "alla giapponese", cioè senza momenti di tregua. La folla presente in piazza Italia la sera di fine anno 1999 era gente che aveva voluto assistere ad un avvenimento secolare, partecipare alla prima assoluta della cerimonia dello sgorgare del primo zampillo dal nuovo monumento acquese e, allo stesso tempo, brindare al passaggio del secolo. Sul palco, eretto nello spazio antistante la pasticceria Voglino, era entrata in scena la star televisiva Adriana Volpe, madrina della manifestazione. Poi, ecco apparire i fuochi d'artificio, l'immersione nel vino scaldato immesso nella vasca. Il tutto venne realizzato in una serata con temperatura nordica. Alle 3 del nuovo anno e del nuovo secolo in piazza c'era ancora tantissima gente che, uscita dai ristoranti, dai balli o dai cenoni consumati in famiglia prima di andare a letto era accorsa per vedere in prima assoluta la fontana.
Per realizzare l'opera, progettata dall'architetto Gaspare De Fiore, avevano lavorato una decina di imprese. L'opera era iniziata verso i primi giorni di agosto, al momento dell'inaugurazione non era ancora terminata definitivamente, mancava il bassorilievo delle Ninfe realizzato da uno scultore di Pietrasanta. Per piazza Italia si parlò di "opera di riqualificazione".
Era dunque venuto il momento della rimozione del palo situato al centro della piazza, quello che per tanti anni aveva fatto da punto mediano della città. Si trattava del palo mitico, quello di legno che nell'immediato dopoguerra nottetempo era stato segato alla base da ignoti. Ricomparve in cemento e per una sessantina di anni circa ha fatto da spartitraffico nella piazza centrale della città della bollente. La piazza, per la verità con l'aumento della motorizzazione era diventata un incrocio.
Il bassorilievo della fontana delle Ninfe è completo di figure ondeggianti di ninfe (divinità dei boschi e dei fiumi, del verde e dell'acqua) che allude alla bellezza ed all'atmosfera della città. La figura al centro del bassorilievo regge un'anfora. Il concetto di base che aveva guidato il progettista archietetto De Fiore, ordinario di Disegno e rilievo presso la Facoltà di archittetura di Genova, era quello di sancire l'unione di Acqui con le sue Terme alle soglie del terzo millennio. Secondo una valutazione dell'amministrazione comunale di allora, "con la fontana delle Ninfe si intende costituire, oltre un importante 'segno' della città, anche un punto di incontro, dove ritrovarsi ed ammirare i giochi d'acqua, il variare degli zampilli e lo scorrere dell'acqua sul bassorilievo delle ninfe".
Per la realizzazione delle fontane, a livello di consiglio comunale non c'era accordo. Oltre un migliaio di firme erano state raccolte da consiglieri comunali d'opposizione per indire un referendum sulla fontana di piazza Italia e di corso Viganò. La raccolta era iniziata dopo che la Commissione programmazione del Comune aveva dato parere positivo a raccogliere 1.800 firme da depositare in segreteria per ottenere l'ammissibilità al referendum. La consultazione era ritenuta valida solamente se il 51 per cento dei votanti si fosse recato alle urne. Il referendum consultivo sulle fontane ebbe firme insufficienti e, come decise la Commissione elettorale il 20 dicembre 1999, le sottoscrizioni furono in numero minore alle 1.800 richieste per passare all'attuazione pratica della consultazione. Durante la verifica delle firme risultò che molte furono sottoscritte da persone non residenti ad Acqui Terme, quindi non valide, senza validità anche quelle doppie. Erano in dieci in più del richiesto le firme accertate per il referendum contrario alla realizzazione del parcheggio multipiano situato nell'ex Politeama Garibaldi.
Sempre a livello di oppositori di allora della fontana si dubitava "sull'utilità delle due opere pubbliche, che invece la giunta comunale aveva ritenuto di grande interesse per il futuro turistico-economico della città", ma avevano anche messo in dubbio "i vantaggi derivati dalle opere rispetto alla spesa sostenuta per la loro realizzazione" ed avevano anche "contestato la situazione del traffico che deriverebbe a seguito della realizzazione delle due fontane". Da Palazzo Levi, in risposta alle perplessità per la costruzione della nuova piazza Italia e per la trasformazione di corso Viganò scrissero, tra l'altro, che "le prime perplessità e le prime contestazioni, a livello comunale di cui si ha notizia, riguardano opere pubbliche e portano la data del 1781 quando si decise di coprire il 'fognone', cioè il Medrio che passava, allora, in via Vittorio Emanuele, ora corso Italia.
L'opera è impegnativa e destinata a cambiare l'immagine e il destino turistico di Acqui Terme, fatto importante se nel terzo millennio si vuole diventare città termale a carattere europeo e non città con acqua calda e basta, saranno i figli ed i figli dei figli di quelli che oggi protestano più per questioni politiche che non per utilità al cittadino, ad usufruire dell'opera e a fregiarsi negli anni a venire di questo intervento". (C.R.)
Il prof. Icardi sul problema fontana: Si ascolti la città
Acqui Terme. Ci scrive il prof. Adriano Icardi: "Ma che succede in Comune e nella vita politica cittadina? Lotte interne e polemiche assurde nella stessa coalizione di maggioranza, in quella cosiddetta "Lista Civica", che aveva espresso il Sindaco e la Giunta, ma più in generale nel Consiglio Comunale e soprattutto nella coalizione di Centro Destra, come risulta dai gruppi nati dopo le elezioni del 2007. Il dibattito è diventato vera e propria rissa tra le persone, che un tempo erano insieme, addirittura chiamate a collaborare nella maggioranza fino a qualche anno fa nella Giunta comunale e nello stesso movimento politico. Risse, dunque, tra maestri ed allievi, potremmo dire. È quasi impensabile quello che sta avvenendo. Basta leggere, anche superficialmente, gli articoli apparsi su vari giornali, e specialmente su L'Ancora. Su qualunque argomento, una polemica feroce tra il Sindaco, la Giunta e la cosiddetta Lista Bosio, come viene definita dal nome dell'ex Sindaco. L'ultima stoccata, davvero velenosa, sembra davvero indescrivibile, anche perché riguarda un argomento, di cui avevamo parlato a lungo, anche in manifestazioni di massa in tutta la città. Si tratta della notizia dello smantellamento o spostamento della fontana delle Ninfe da Piazza Italia ad altro luogo, o addirittura della proposta di vendita della fontana stessa. La notizia pare assurda ed incredibile, anche perchè fatta oggi da un Sindaco, che allora, cioè al tempo della costruzione della fontana, era Assessore alla Cultura e all'Urbanistica. All'epoca del progetto, del bando e subito all'inizio dei lavori della fontana stessa, il Centro Sinistra aveva promosso una campagna di opposizione a livello istituzionale, cioè nel Consiglio comunale, ed anche a livello cittadino, raccogliendo le firme per il referendum. Il referendum era stato indetto solo per il Teatro Garibaldi per l'esito positivo della raccolta firme (oltre duemila), ma anche per la fontana le firme erano moltissime ma non sufficienti per indire il referendum, un po' meno di duemila. Il Sindaco e la Giunta comunale non ascoltarono nessuna voce dell'opposizione di Sinistra. L'Assessore alla Cultura, quindi competente per delega, era l'attuale Sindaco Danilo Rapetti. Personalmente avevo scritto alcuni articoli e documenti nei quali affermavo che la fontana avrebbe distrutto Piazza Italia, storica ed artistica, di origine romana, diventata gioiello architettonico, come ornamento dell'Hotel Nuove Terme, nell'ultimo periodo del Sindaco Giuseppe Saracco ed in seguito il 25 aprile 1945 simbolo di libertà con l'albero innalzato dai Partigiani. I costi sono immensi, le dispersioni di acqua diventano spreco insostenibile, specialmente in quest'epoca di crisi così acuta e grave in campo economico e sociale. Tutto questo era stato previsto e l'avevamo detto e scritto nei dibattiti e nei documenti.
Invito il Sindaco, prima di prendere qualunque provvedimento, che sarebbe comunque costosissimo, ad ascoltare la città, le varie associazioni commerciali e sindacali, per un fatto di democrazia e per rispetto dello statuto comunale, e, se ritiene, ad indire anche un referendum. Il Sindaco è in gran parte responsabile di tutto quello che è avvenuto negli ultimi 10-12 anni di amministrazione comunale e deve assumersi le sue responsabilità. Sono molti i temi da affrontare in questo periodo drammatico di crisi gravissima, che colpisce centinaia di famiglie anche nella nostra città. I temi del lavoro, della casa, della prima occupazione per i giovani. Sono gli argomenti più importanti, di cui il Sindaco deve informarci in modo sereno e limpido, ed aprire un confronto democratico e costruttivo a favore della nostra comunità".
La sinistra acquese e la fontana:
Che cosa resterà del nostro patrimonio?
Acqui Terme. Arturo Giacobbe per conto della Sinistra acquese, ci ha inviato alcune considerazioni in merito all'ipotesi di smantellamento della fontana di piazza Italia.
"Fai e disfa, spendi e spreca: sembra essere il motto delle amministrazioni comunali acquesi degli ultimi 15 anni.
Dopo le inutili (e discutibili dal punto di vista estetico) porte telematiche e le porte agli ingressi della città, adesso è la volta della fontana di piazza Italia. Ma davvero i nostri oculati amministratori si sono accorti solo adesso che perde acqua? Ma qualunque passante, che sia transitato in Piazza Italia in questi anni, ha visto scorrere i rigagnoli che allagano la parte di piazza limitrofa alla fontana
Solo adesso si fa mente locale sul fatto che lo spreco di acqua, bene ormai sempre più prezioso, è divenuto davvero grande e che, nonostante gli interventi costanti che hanno impegnato risorse ed energie, le perdite non sono state risanate. Senza contare (ma contiamolo pure!) lo spreco di denaro pubblico per costruirla, per provvedere alla sua manutenzione, per pagare le salatissime bollette dell'Amag ecc
E non dimentichiamoci nemmeno il denaro sprecato per tenerla coperta con una struttura riscaldata durante gli ultimi mesi di frenetici lavori, in modo che si potesse completare entro il 31 dicembre per permettere a Bosio di inaugurarla con una grande festa a capodanno.
Oltre ad aver obbligato i cittadini (ma anche i turisti che hanno più volte espresso anche pubblicamente il loro disappunto) a sopportare le brutture estetiche con cui gli amministratori acquesi amano deturpare la città, adesso si fanno finalmente i conti dei costi e, in tempi di vacche magre, si decide di smontarla. Finalmente! Un grosso sospiro di sollievo, sperando che tale rinsavimento possa, prima o poi, riguardare anche quel cassone arrugginito che offende gli occhi vicino alla piscina ai Bagni. Tuttavia ancora una nota amara: i marmi verranno venduti e questo è perfettamente coerente con la politica amministrativa che, molto lungimirante, si sta svendendo tutta la città, nel vano e folle tentativo di far cassa per pagare debiti contratti in modo del tutto irresponsabile nel corso di questi sfortunati anni. Alla fine che cosa resterà del patrimonio dei cittadini acquesi?".
L'Idv a proposito della fontana: si sposti tutta in blocco
Acqui Terme. Ci scrive Simone Grattarola dell'Italia dei Valori:
"La fontana delle Ninfe sarà rimossa. Siamo d'accordo con questa decisione vogliamo però proporre un progetto all'amministrazione: considerato che la giunta vuole sostituire la fontana con una nuova opera chiediamo di promuovere, a tal fine, un concorso per le scuole superiori della nostra città, il concorso sarà una proposta culturale, didattica e formativa di incentivazione delle capacità creative degli studenti, legata ad una problematica di attualità, si chiederà agli studenti di progettare la nuova opera che decorerà la nostra piazza.
Obiettivo del concorso dovrà essere (oltre al risparmio di denaro pubblico) la volontà di sensibilizzare gli studenti alle problematiche cittadine, individuando possibilità creative per la valorizzazione della nostra piazza. Saranno così gli studenti a progettare la nuova opera.
In questo modo si potrà anche evitare di sperperare quel poco denaro che ci rimane in cassa con progetti costosissimi, senza disprezzare l'effetto educativo di tale concorso che può essere un'occasione per invogliare gli studenti a cimentarsi in nuove "imprese" e orientare i propri interessi, mettersi alla prova, singolarmente o in gruppo, vuol dire scegliere le strategie più opportune e quindi interrogarsi sulle capacità che si posseggono e magari desiderare di acquisirne di nuove, stimolare l'interesse degli studenti e capire quali siano i contesti culturali dove sono manifestabili le loro reali potenzialità creative e espressive.
Per quanto riguarda la ricollocazione dell'ala il nostro parere è che non si debba assolutamente separare dal contesto dell'opera, cercandogli una sistemazione magari alla sommità o comunque nelle immediate vicinanze della fontana delle ninfee, posto che comunque sarà difficile la valorizzazione della sola "ala" perché progettata in principio per essere inserita in un certo complesso di elementi.
Mi sgomentano le affermazioni in merito alla questione di Rapetti e Bosio: il primo dichiara che per una questione di trasparenza amministrativa gli acquesi saranno messi al corrente delle spese future inerenti alla fontana, ottima cosa noi per primi avevamo chiesto la massima circolazione possibile delle informazione dal sistema amministrativo al mondo esterno, peccato che il Sindaco parla di trasparenza amministrativa non sapendo neanche il significato più lontano di questo termine.
Bosio invece vuole comprare la fontana per 5000 euro
io gli chiedo: ma sig. Bosio, si ricorda quanto l'abbiamo pagata noi acquesi?"
Protopapa vede al posto della fontana un'aiuola con fiori
Acqui Terme. Scrive Alberto Protopapa del gruppo consiliare Acqui Federale:
"Egr. Direttore,
le chiedo cortesemente uno spazio presso il vostro giornale inizialmente per ringraziare le persone che mi hanno contattato per condividere la mia decisione politica comunicata in occasione dell'ultimo Consiglio Comunale.
Sebbene qualcuno ha commentato il mio passo come un ingresso in un vicolo cieco che ha una unica certezza, avere abbandonato il più grande partito di maggioranza nazionale e locale, molti altri, sicuramente più attenti e legati alla nostra città, hanno visto l'avviarsi di un progetto che prevede soprattutto le radici e la base nella nostra città senza ignorare il consenso manifestato anche da altre parti del territorio provinciale.
Volendo evitare di creare discorsi che ora potrebbero sembrare privi di concretezza, come gruppo consiliare "Acqui Federale" mi voglio soffermare su un argomento molto discusso in questi ultimi tempi dove si stanno evolvendo diverse prese di posizione da parte dei vari rappresentanti politici locali.
Trattasi del problema della Fontana di Piazza Italia (fronte Hotel Nuove Terme), sul quale sul vostro giornale del 22 marzo era apparso un articolo in cui con altri consiglieri di maggioranza s'invitava ad affrontare il problema della sua manutenzione e comunque della sua esistenza.
Sono apparse dichiarazioni da parte di diverse forze politiche e la polemica ha preso spazio sulle testate giornalistiche.
Il mio pensiero, espressione anche di alcuni concittadini, ed augurio è quello di trovare una soluzione che ottenga un risultato senza sprecare ulteriore denaro pubblico.
Il più grande problema di questa fontana è la continua dispersione di acqua che oltre ad essere uno spreco della materia (si parla di 50.000,00 euro annui per il consumo) è anche una fonte di degrado della struttura che sta portando sempre più alla luce i suoi effetti devastanti.
Per creare una nuova struttura dopo la sua completa distruzione ritengo che sia un intervento troppo imponente e costoso e certe offerte, riportate nei giornali, appaiono pure e semplici provocazioni: una soluzione di buon senso potrebbe essere l'interruzione di ogni approvvigionamento idrico, spostare la "vela" in zona da stabilire purché questo non pregiudichi la sua integrità e senza particolari spese, trasformando la restante parte in una aiuola ricca di fiori e mantenendo le sedute alle quali molti acquesi si sono oramai affezionati.
Molti sono i quesiti che gli acquesi si pongono: tutti i problemi emersi oramai da anni, per non dire da sempre, non hanno mai avuto un'analisi di causa? Si è cercato le ragioni o chiesto giustificazioni o spiegazioni a chi l'ha progettata o costruita?
In questo periodo di crisi il compito di un amministratore comunale diventa sempre di più di grande responsabilità, il denaro pubblico è come mai materia delicata e quindi ogni iniziativa deve essere proposta e poi attuata per il bene della città e non solamente per dar contro a tutto quello che è stato fatto dagli altri, specie se avversari politici.
Questo auspicio Acqui Federale lo vuole adottare già in questa circostanza ed utilizzarlo come impegno in tutte le future occasioni".