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Montabone ha riscoperto Guglielmo Caccia detto il Moncalvo

 
Montabone. Una festa per Guglielmo Caccia, detto "il Moncalvo". E, soprattutto, una festa che è stata assai sentita dalla popolazione. Che ha voluto concorrere numerosa.
Per il piacere di esserci. E per rendere omaggio ad un compaesano di 450 anni fa.
Riempiendo in ogni ordine di posti la accogliente sala comunale in cui voci diverse si sono alternate per rendere merito ad un artista eccellente, e alla sua produzione.
Ecco la cronaca di un sabato che dimostra, una volta di più, che Langhe e Monferrato sono un grande Museo.

Artisti & identità

Solo riscoprendo la tradizione è possibile maturare la propria identità. Con queste parole il Sindaco Giuseppe Aliardi ha aperto, nel mattino di sabato 4 aprile, la giornata di studi dedicata a Guglielmo Caccia disipulus Montesbonensis. Dunque non allievo di un magister, quanto di una terra. Uomo che non riconosce, dunque, la paternità artistica, ma invece quella di un territorio. Di un paese.
Un discorso molto moderno: e infatti chi sale da Terzo o dalla Valle Bogliona apprezza oggi le qualità di un paesaggio integro, l'armonia del centro storico, l'ospitalità che si coniuga con le eccellenze enogastronomiche.
È poi Mariangela Cotto a portare i saluti del presidente Regionale Davide Gariglio e a sottolineare come non ci sia migliore occasione di questa per inaugurare la sala ricavata al piano terra del Palazzo Comunale.
Saluti e indirizzi sono contenuti in pochi minuti di discorso. Ed è una concretezza, l'apprezzano tutti, che è raro trovare applicata.
Subito si entra nel merito, nel vivo della materia e per prima cosa si ripercorre l'itinerario artistico del Caccia. A condurre la lezione è Anna Maria Bava (Soprintendenza per i Beni Storici Artistici ed Etnoantropologici del Piemonte). Le immagini scorrono in videoproiezione, accompagnate dai rilievi critici che il pubblico ha la fortuna di trovare anche sul tascabile "di palazzo Lascaris" (volume 34 della serie) che il Consiglio Regionale ha approntato per l'occasione (marzo 2009).
In formato pratico anche una serie di riproduzioni a colori che, pur nelle ridotte dimensioni, permettono di usufruire di uno strumento essenziale. (Chi è interessato può farne richiesta al Municipio di Montabone). Ma le suggestioni che nascono dalla relazione sono molteplici, e si irrelano con altri eventi storici - di ampia rilevanza - che abbiamo seguito, anche ultimamente, da queste colonne.
Ecco allora il Caccia a servizio dal Duca di Mantova, presso i Gonzaga. E poi dal Duca Carlo Emanuele I di Savoia, attento da sempre al Basso Piemonte.
Soprattutto ecco il pittore interprete dello spirito della Controriforma (o Riforma Cattolica, se preferite), operativo circa cinquant'anni dopo il viaggio diplomatico del vescovo acquese Vorstio (cfr. la rivista ITER 13 e 14, aprile e luglio 2008 e il saggio di Giacomo Rovera Pietro Vorstio, vescovo di Acqui, e la riforma cattolica) nell'Europa del secolo XVI.

Restauri & sottrazioni

Poi è Giovanni Donato (Soprintendenza) a soffermarsi sui restauri della tavola de L'Annunciazione (1585) di Guarene, effettuati dal Laboratorio Rava di Torino. E, al di là delle specificità dell'opera, dalle parole del relatore la conferma della devozioni dei nostri padri (ecco la committenza della Confraternita) e un insegnamento pratico: la tutela che passa dalla manutenzione più ordinaria. Riparare tempestivamente un vetro rotto può voler dire salvare un'opera d'arte. Cui può capitare anche di non essere intaccata da restauri sfiguranti.
Ecco una lezione di metodo e di critica stilistica (ovvia la convivenza - nell'opera giovanile del Caccia - di elementi tardomanieristici ma anche di altri che sono indizio di personalità), e anche di storia della fruizione. Perché di sicuro nel passato il quadro si contemplava a distanza, e con un potenziale di luce ben diverso da quello attuale.
L'intervento che segue è quello dell'architetto locale Barbara Migliardi, cui spetta il compito di soffermarsi sulle tele conservate in paese, e anche su quelle - ed è un dolore che si rinnova - che sono state oggetto di sottrazioni. Antiche e recenti. È giusto che un'opera trafugata da Montabone nel 1909 possa ora far parte, tranquillamente, di una collezione privata Alessandrina? È un quesito che volentieri sottoponiamo ai lettori.
Allo stesso modo sopravvive la speranza che quanto rubato nel 2004 possa ritornare nella parrocchiale, che, grazie all'opera di don Federico Bocchino, combinando riproduzioni e originali, è ancora un passaggio obbligato per conoscere l'itinerario artistico di un Autore le cui realizzazioni si trovano non solo nell'Acquese, ma a Santa Croce di Bosco, nella Pinacoteca milanese del castello Sforzesco, nelle Gallerie (Albertina e Sabauda) di Torino, a Chieri, a Casale, nel Duomo di Asti, a Vercelli, a Tortona…

Un paese e il suo pittore

Ma il paese natale del Caccia ha l'intenzione di valorizzarne la figura con tante iniziative: è il Sindaco Aliardi ad annunciare non solo come la giornata, che si sta svolgendo (seguiranno le visite in paese e al Sacro Monte di Crea), sia stata sollecitata dalla popolazione, ma anche la nascita dell'Associazione Culturale "Amici del Caccia Moncalvo". Obiettivo principe: la costituzione di una biblioteca specialistica, nella quale accogliere, in primo luogo, le tesi di laurea.
Partire dai giovani per riscoprire un pittore antico. E, soprattutto, montesbonensis. (G.Sa)

 

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