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Una riflessione dopo l'ultimo fattaccio
Ennesimo furto in chiese della Diocesi, la spoliazione continua e il patrimonio pubblico dei "musei" dei nostri piccoli e grandi paesi si consuma come neve al sole. Unica consolazione è che i furti sono equamente distribuiti in tutte le 228 diocesi d'Italia, in 50.000 parrocchie e oltre 100.000 chiese. A volte i ladri scassinano tabernacoli in marmo e si portano via tutto; a volte arrivano a portare via in pieno giorno, con presenti che curiosano, i portoni da chiese e oratori. Non prendo in considerazione l'aspetto sacrilego del gesto, né l'ipotesi di usi impropri degli oggetti sacri, come messe nere, aspetto che non ritengo rilevante in ordine ai furti in chiese. I furti avvengono perché da una parte c'è un mercato, richieste sommerse di patiti di antiquariato sacro e di disponibilità finanziare, che, più nere sono, meglio è; dall'altra parte ci sono antiquari e ladri spregiudicati, che studiano con meticolosa professionalità le opportunità di mercato: la ingenua o sprovveduta disattenzione crea la ottimizzazione del fattaccio. Quindi, tutti versano lacrime, sempre inutili. Ricordiamo le pergamene dell'Archivio diocesano
gli argenti di Giusvalla
il presepe di Maragliano di San Giovanni di Sassello, con lampadari in cristallo: l'elenco completo costituirebbe un nutrito museo diocesano o civico che sia. Eppure la Curia diocesana, con l'Ufficio competente dei beni, in conformità alle disposizioni in merito della Conferenza episcopale italiana, sta inventariando, con schede professionalmente complete di riproduzione fotografica e analisi artistica, i beni mobili appartenenti alle chiese.
I Carabinieri sono dotati da tempo di settori altamente professionisti nel settore, che operano con solerzia e tempestività. Le Sovrintendenze intervengono con competenza e decisione nei vari ambiti del patrimonio sacro e culturale del territorio. Ma i furti continuano imperterriti, quasi sfacciati: le 15 tele di misteri del Rosario della parrocchiale di Ricaldone non sono collocabili così facilmente sul mercato, altrettanto dicasi dei 40 candelieri del '700: sono i ladri ad essere particolarmente bravi nel loro settore, gli antiquari che sono subissati di richieste di esigenti clienti
o qualcosa non funziona nel manico, nei custodi responsabili? Chiaramente non sto parlando né di Sovrintendenze né di Carabinieri o chi per essi: da prete io parlo di preti, di chiese, di parrocchie, di Diocesi. Il primo punto essenziale da chiarire, per poter concretizzare un discorso in merito, che si ponga seriamente il problema con speranza di arginare o frenare il fenomeno dilapidatorio, è che i beni delle chiese non riguardano solo preti o vescovi: sono, costituiscono un patrimonio pubblico che appartiene alla comunità, anche di quanti non frequentano la chiesa per culto o devozione; sono i nostri veri "musei" locali, tanto come le torri medioevali dei nostri paesi incantati, o gli archi romani di antichi acquedotti o reperti vari. I segni della storia locale si concretizzano in questi beni, piccoli o grandi, di valore assoluto o soltanto relativo. Oltre l'inventariazione si devono aiutare le forze pubbliche con altri mezzi: impianti efficaci di allarme in tutte le chiese; impianti interni di registrazione in tutte le chiese, da conservare e, se avviene il fattaccio, da passare alle forze dell'ordine. Quando, una decina di anni, fa una persona ha staccato di netto la testa marmorea di un soldato romano (cinque centimetri cubici) da un bassorilievo cinquecentesco di una resurrezione posto in cripta in Duomo, subito ho suggerito al parroco di provvedere; lapidaria la risposta: "Registrazioni video in chiesa, mai". Un'altra ipotesi di salvaguardia possibile da realizzare, a costi contenuti, è la esposizione di quadri non in originale ma in copie riprodotte fotograficamente su tela: l'effetto visivo e devozionale è pressoché identico, ma la salvaguardia è molto tutelata. Ad un parroco cui suggerivo questa soluzione, nel sostituire una pala del Moncalvo, di facile accesso anche per male intenzionati, mi sono sentito rispondere: "Meglio i ladri". Non esporre con troppa facilità oggetti di grande valore lasciandoli anche per breve tempo incustoditi: avendo il privilegio di celebrare la messa feriale in Duomo, al responsabile, che, pensando di fare un gesto di riguardo nei miei confronti, mi proponeva per la messa un calice del '700 in argenteria di alta classe, esprimevo il mio timore in proposito, anche per un momento di distrazione, preferendo un calice molto povero in metallo di poco conto.
Dopo alcun tempo ho saputo che, durante la funzione di un giovedì santo, il calice in oggetto è scomparso.
Mi pare che da qualche parte in Diocesi esista un luogo dotato di particolari sistemi di sicurezza in cui il Vescovo raccoglie i beni più pregiati per una adeguata salvaguardia: è una ipotesi di conservazione che va valorizzata e utilizzata maggiormente. Chiaramente solo con un museo diocesano (la cui realizzazione non può essere lasciata alla sola Diocesi), i beni più preziosi possono essere responsabilmente raccolti e conservati: se poi c'è la possibilità di esporli al pubblico nelle debite forme allora ne guadagna non solo la conservazione del patrimonio ma anche una giusta conoscenza sia di storia, cultura locale e di educazione al patrimonio delle chiese. (giacomo rovera)
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