Acqui Terme. Il grido di dolore viene dal cuore della città. Dalla piazza "più senese". Piazza Conciliazione assomiglia a quella del Palio. Ma il suo destino è stato più triste. Meno glorioso.
Dopo anni di scavi e di ritrovamenti eccezionali, gli Acquesi - e la Soprintendenza torinese - pensavano all'allestimento di un parco archeologico.
"Ad Acqui una piccola Libarna", si diceva. Oltretutto con i reperti a pochi metri dal Museo. Una risorsa didattica. È turismo anche quello scolastico. Il fascino della romanità per i curandi. E invece no.
È qui che è nato un mostro. Una piazza senza un sol albero (curioso, vero?) che per 9 mesi diventa un grande parcheggio.
E poi il teatro. Lasciato in balìa di giovani devastatori per analogo tempo. Mattoni smossi. Brecce. Scritte che si moltiplicano. Lamiere contorte. Insegne divelte. Muri che diventano palestra di roccia. Cancelli da scavalcare. Rischi e pericoli.
Il tutto nell'indifferenza generale, nonostante un cartello indichi che la zona è videosorvegliata.
Un obbrobrio per gli occhi
Chi ha fatto spese per ristrutturare la casa in Pisterna, chi ha acquistato gli immobili, si sente preso in giro.
"In primo luogo per l'aspetto puramente estetico: come può un Comune, che emana una normativa così puntuale e precisa sui dehor, aver permesso questo scempio?".
Uno scempio che rovina la piazza. Che svaluta le unità abitative circostanti.
Sul lato sud dell'area il palco è a pochi metri dalle abitazioni.
Per Casa De Oculis i giorni di fine maggio sono quelli del "tramonto". Quelli prossimi ad una metaforica notte polare. Da due settimane gli operai dell'Economato stanno erigendo la struttura che protegge il palco. Quando tutto sarà finito, addio luce. Teli neri, a lutto, davanti alle finestre.
"Ma perché non c'è rispetto per i cittadini?" - ci chiedono i nostri interlocutori.
e per le orecchie
La querelle del Teatro va avanti da tempo.
Era l'autunno del 2000 quando la Giunta Comunale approvò il progetto predisposto dall'Architetto Guido Spadolini di Firenze, per un importo di 750 milioni di vecchie lire. Il Teatro fu poi inaugurato da una Orchestra Padana, e "ingentilito" da un "sole delle alpi", disegnato nel porfido. L'intitolazione? A Giuseppe Verdi (o, sotto sotto, ai "verdi"? Un'opera di regime, ci si domandava allora, e ci si continua a domandare anche oggi).
Ma subito, oltre all'impatto visivo (e trascuriamo le osservazioni sul mastodontico lato B), emerge il problema acustico.
Ed è lì che si è innescata una battaglia, destinata a proseguire anche nell'estate 2009.
Che ha causato un sotto utilizzo della struttura nel recente passato (dunque altri sprechi).
Che ultimamente - assecondando la legge dell'effetto domino - ha determinato le vibrate proteste di Piazza Bollente in occasione della manifestazione pro Abruzzo (gli acquesi non si fidano più: montare un palco può significare avere "lo spettacolo in casa" per tre mesi).
È quanto succede in piazza Conciliazione. "Se c'è spettacolo non si può ascoltare la TV". E, in termini scientifici, l'ARPA (rilevazioni del 23-24 agosto 2003) scrive che "all'interno dell'ambiente abitativo le immissioni prodotte dall'attività del Teatro Verdi presentano valori non accettabili".
L'anno dopo una rilevazione fonometrica del 9 luglio, da parte dell'ing. Isola, ribadisce che "l'esposizione al rumore degli abitanti è obiettivamente eccessiva e al di sopra dei livelli di attenzione".
Ecco, allora, che nell'estate 2005 il teatro si dota di un impianto di insonorizzazione per risolvere il problema (costo 80.000 euro; il lavoro è portato a termine dalla M.E. All Service di Campo Ligure) salvo poi accorgersi - ci riferisce il sig. Piero Colombo - che è del tutto inutilizzabile. Chi è sul palco non sente.
Si ritorna all'antico e, in tal maniera, l'ARPA tra il 19 e il 22 agosto stesso anno può evidenziare "livelli di rumorosità superiori ai limiti di tollerabilità stabiliti dalla legge".
Cosa può fare allora il Comune? Semplice. Concedere (di fatto a se stesso) una autorizzazione in deroga ai limiti vigenti sul rumore, con elevazione dei limiti a 90 decibel in facciata e 103 per il pubblico.
La data della delibera di giunta è quella del 25 maggio 2006 (che precorre di circa tre mesi una sanzione di oltre due mila euro che l'ARPA trasmette al sindaco protempore Danilo Rapetti: è l'atto finale di una causa intentata nel 2003 da un comitato di cittadini).
Ed è su questa deroga che si svolge la nuova battaglia. La legge regionale prevede sì le deroghe, ma per strutture considerate "temporanee o stagionali o provvisorie".
La legge regionale n. 52 del 2000 art. 9 non lascia dubbi. E neppure ne ha il Municipio quando in data 28 agosto 2003 (prot.15199) invia all'ARPA di Ovada una comunicazione in cui ribadisce che gli Spettacoli che si svolgono presso il Teatro Verdi sono espressione dell'attività istituzionale del Teatro. Una istituzione ha caratteri "d'occasionalità"?
Ai lettori la risposta.
Palco e gradinate in "solida" muratura non rimangono per 12 mesi su 12 in Piazza? Lo svolgimento degli spettacoli non è il fine ultimo dell'edificazione? (o si vuol sostenere che il palcoscenico è un campo da pallone?). Qui raccogliamo ancora una volta le sferzanti critiche da chi qui vive (male).
Anche la Regione Piemonte è stata interessata. Il dirigente del settore Risanamento acustico ed atmosferico dott.ssa Carla Contardi, in data 31 ottobre 2008 (grida fresca, direbbe Manzoni), è del parere che il Comune, per l'area in oggetto, debba concedere "le deroghe esclusivamente per manifestazioni che hanno carattere di eccezionalità".
E ribadisce che la documentazione - a suo tempo - di Valutazione di Impatto Acustico (mancante nel progetto del "Verdi") era indispensabile per conseguire la concessione edilizia.
"Le leggi son, - Dante Alighieri scriveva in un gentile endecasillabo - ma chi pon mano ad esse?". (G.Sa)