Roccaverano. I festeggiamenti per i 500 anni della Parrocchiale di Roccaverano inizieranno nel segno degli studi.
Venerdì 29 e sabato 30 maggio
Questo il calendario delle prime due giornate, articolate in quattro sessioni (due al mattino, dalle ore 9, e due al pomeriggio). Un giorno per la storia, e un altro per l'arte.
Sotto l'insegna de Roccaverano e la Langa tra le due Bormide tra medioevo ed età moderna: temi di storia sociale, religiosa, insediativa, istituzionale, e il coordinamento di Don Angelo Siri (Archivio Storico Vescovile di Acqui), Angelo Arata e G. Battista Garbarino, dopo l'introduzione di Renato Bordone (Università di Torino), presenteranno i loro contributi Angelo Arata (Istituto Internazionale Studi Liguri, d'ora innanzi IISL) - Scarampi: potere locale e strategie familiari (XV e XVI secolo); Michele Vescovi (Università di Parma) e Simone Caldano (Università Statale di Milano) - Architettura religiosa tra la Bormida di Millesimo e la Bormida di Spigno (XI-XIII secolo); G.Battista Garbarino (IISL, Un. di Siena), Sara Lassa (ISSL e Un. di Milano), Gianluca Pesce (ISCUM e Un. di Genova), Anna del Monte (IISL e Un. di Torino e Venezia) - "Ad ordinananda villa": insediamenti e castelli medievali nella Langa tra le due Bormide; Tullio Galliano e Carlo Prosperi - Sulle tracce dei Bruno, famiglia dei committenti di Santa Maria Annunziata e osservazioni minime sulla fabbrica.
Al pomeriggio gli interventi dovrebbero riprendere con Carlo Prosperi (Società di Storia e arte e Archeologia per le prov. di Alessandria e Asti) - Considerazioni sugli Statuti civili di Roccaverano del 1399; Beatrice Del Bo (Un. Statale di Milano) - La comunità di Roccaverano alla luce degli Statuti del 1399; Simona Bragagnolo (IISL), Gli affreschi dell'antica parrocchiale di San Giovanni Battista di Roccaverano; Blythe Alice Raviola (Un. di Torino), Dopo Cherasco: Roccaverano e i feudi imperiali del Monferrato nella corrispondenza dell'ambasciatore Ottavio Bolognesi (1632-1636); Luca Giana (Un. di Genova) - Roccaverano: assetti territoriale di antico regime.
Nell'arco della giornata sarà presentato anche il volume di traduzione degli antichi Statuti di Roccaverano.
Sabato 30, sempre a partire dalle ore 9, il tema - coordinato da Manuela Morresi (ordinario di Storia dell'Architettura all'Un. IUAV di Venezia) sarà La chiesa di Maria SS. Annunziata in Roccaverano nel Rinascimento italiano.
Questo il programma delle lezioni.
Inizierà il prof. Jens Niebaum (Institut fur Kunstgeschichte, Munster, e Biblioteca Hertziana di Roma) - Il tipo bramantesco della chiesa a "quincunx" [cioè a croce greca con altre quattro croci greche più piccole disposte simmetricamente intorno ad una grande cupola centrale]: problemi e interpretazioni; poi Manuela Morresi, Bramante, Enrico Bruno e la Parrocchiale di Roccaverano; Valentina Lombardo (Politecnico di Torino) - Architettura rinascimentale in Piemonte: la chiesa di San Lorenzo a Saliceto; Francesco Paolo Di Teodoro (Politecnico di Torino) - Sostegni e cupole tra Quattro e Cinquecento; Francesco Paolo Fiore (Un. di Roma "La Sapienza") - La facciata ad ordini intersecati da Sant'Andrea a Mantova a alla parrocchiale di Roccaverano.
Nel pomeriggio verranno invece i contributi di Andrea Guerra (Un. IAUV di Venezia) - Le facciate della chiese di Andrea Palladio: studio dell'Antico e tradizione moderna; Fulvio Cervini (Un. di Firenze) - Rinascimento alternativo. Scultura a Roccaverano tra Roma e Lombardia; Giovanni Rebora (IISL) - Il rinnovamento dell'insediamento di Roccaverano e l'edilizia residenziale privata nel XVI secolo; confronto con i casi di Montechiaro e Ponzone; Paola Salerno e Cristina Lucca (Soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici del Piemonte) - La parrocchia e di Roccaverano; restauri a confronto; ing. Giuseppe Pistone - Il consolidamento del campanile di Roccaverano.
E poi la festa del 31 maggio
Domenica ulteriori momenti nel segno della festa, con una connotazione decisamente popolare. Alle ore 10 la Messa Solenne, a seguire gli interventi delle autorità e, poco prima di mezzo giorno (le 11.30 per la precisione), la presentazione del libro di Oldrado Poggio Roccaverano: la cronaca diviene storia, scritto grazie ad interviste, ricerche e contatti con le persone del luogo ed eredi di episodi di vita contadina e familiare. A sollecitare il dibattito saranno Vittorio Rapetti (storico) e i giornalisti Fulvio Lavina ("La Stampa", red. Asti), Riccardo Coletti ("La Nuova Provincia") e Giovanni Smorgon ("L'Ancora").
Seguirà l'aperitivo in Castello offerto dal Consorzio della Robiola di Roccaverano, e il pranzo in Piazza, nel segno della tradizionale polenta e delle tipicità del territorio. Sarà il culmine della giornata dei roccaveranesi, molti dei quali torneranno in paese da città d'Italia e da Paesi del Mondo.
Alle ore 16 l'atteso concerto della Corale Val Bormida (un esempio di integrazione tra culture), validissimo complesso polivocale.
Tra le attrazioni domenicali anche le visite guidate ai monumenti, una mostra fotografica dedicata alla Parrocchiale dell'Annunziata, ai luoghi storici, ai personaggi, e - per i filatelici e non solo - la possibilità di portarsi a casa l'annullo che suggella la tre giorni del Cinquecentenario. (G.Sa)
1399: gli statuti di Roccaverano
Assai attesa, nell'ambito delle celebrazioni dei Cinquecento anni della Parrocchiale, la presentazione del volume Statuti [del 1399] del Feudo Imperiale di Roccaverano, con traduzione introduzione e note di Carlo Prosperi, un'opera fresca di stampa, tirata negli stabilimenti Editrice Impressioni Grafiche di Acqui Terme.
Il volume - dedicato alla memoria di due canonici acquesi: Don Teresio Gaino, storico della chiesa diocesana, e Don Pompeo Ravera, archivista e custode delle carte vescovili, ma ancor prima parroco di Roccaverano - , ha il pregio di proporre, accanto ai contributi di cui sopra, anche la riproduzione fotografica integrale di una versione a stampa, più tarda, conservata presso la Biblioteca Reale di Torino, impressa a Milano nella tipografia regia, legata al palazzo ducale, di Marco Tullio Malatesta.
In queste poche righe un primo "assaggio" del testo, che sarà oggetto di speciale approfondimento nella giornata di venerdì 29 maggio.
Una proto costituzione di sei secoli fa
Enunciate le finalità generali - quelle di sedare e ridurre le liti e le discordie, di punire i delinquenti, salvaguardando l'incolumità di quanti vivono nel rispetto delle leggi -, citati doverosamente i signori del luogo e, ancor prima di loro, Iddio Onnipotente e la Beata sempre Vergine Maria e l'intera Curia Celeste [di cui quella terrena, laica, è piccolo, imperfetto riflesso, aggiungiamo noi], il capitolo si sofferma sul dovere, da parte della giustizia, ovvero da parte di podestà e castellano, di salvaguardare e custodire, in buona fede e senza frode alcuna, i diritti e tutte le ragioni delle chiese e degli ospedali, dei ponti e delle vie, degli orfani e delle vedove del Comune e della Comunità di Rocca. Usi costumi e tradizioni sono compendiati in un testo che non trascura nessun aspetto del vivere quotidiano. Importante non solo per l'antropologia, il diritto, la storia della nostra civiltà contadina, ma anche per la storia delle devozioni.
Dal capitolo XI, così, apprendiamo che la Curia non si riunisce per rendere giustizia "dalla festa di San Giovanni del mese di giugno alla festa di San Lorenzo prossimo venturo, né dall'ottava antecedente la festa di San Michele del mese di settembre fino all'ottavo giorno dopo tale festa, né durante le feste di Natale, né durante quelle di Pasqua di Resurrezione, né nella festa della Beata Vergine, né in quella di Santa Caterina, né nelle feste degli Apostoli, né in quelle del Beato Lorenzo, di San Martino, di San Nicola, del Beato Francesco, di Sant'Antonio, dei quattro Evangelisti e di San Pantaleone, né in alcuna festa che la comunità usa solennizzare per inveterata consuetudine. Fanno eccezione i reati gravi, i delitti, le ingiunzioni e le inquisizioni e gli schiamazzi oltraggiosi, ovvero le risse, per i quali si potrà rendere giustizia e procedere ad arbitrio e volontà dei Signori e del loro castellano, o di chi governerà pro tempore in Rocca per conto dei Signori, nonostante le dette festività e ferie o altre ricorrenze del genere".
Tra le norme curiose quella che disciplina l'operato dei garzoni e delle serve. Basta leggere dal capitolo 58. "Inoltre nessuno che stia al servizio di un'altra persona in Rocca potrà né dovrà dare messi, o uva o ortaggi, legname o frutti o qualcos'altro del padrone o della padrona con cui starà. Se qualcuno contravverrà, sarà condannato a dieci soldi e ad altrettanti [di ammenda] per ogni volta, e più se maggiore sarà stimato il danno. Allo stesso modo chiunque da tali persone accetterà qualcosa sarà condannato a simile pena: questo, beninteso, se non avverrà su licenza del padrone o della padrona di cui saranno o saranno stati al servizio". (G.Sa)
Castello, torri e affreschi gotici
Roccaverano, luogo di grandi bellezze
Roccaverano. Sono 750 i metri di Roccaverano, capitale della Langa, paese dei tumin, un noto tipo di robiola.
Un paese cui si può giungere tanto dalla Valle Bormida di Spigno, quanto dal ramo di Millesimo, salendo da Monastero, oppure percorrendo gli undici chilometri da Vesime, e ancora da Denice e Mombaldone.
Insomma: tutte le strade portano a Roccaverano, centro agricolo e di villeggiatura estiva. Tornato ad essere, quest'anno, oltretutto, luogo della grandi nevicate.
Un luogo speciale d'inverno. Ma anche nelle altre stagioni.
Perché Roccaverano è, soprattutto, luogo d'arte.
Ma le emergenze artistiche del paese non si riducono però solo alla Parrocchiale dell'Annunziata, dalla armoniosa facciata partita da lesene e tra le quali si inscrivono i profili di tre arcate. E dagli interni, in cui è bello andare a scoprire i particolari (cui ci siamo riferiti nel passato numero del giornale).
Altrettanto suggestivi sono i resti del Castello, un tempo di pianta rettangolare, con un tratto di cortina che conserva tanto le tre elegantissime bifore archiacute (oggi fruibili dopo i restauri), quanto quattro feritoie, indizio delle finalità difensive della struttura.
La vera, altra, notevole attrattiva viene dalla torre cilindrica (trenta metri, mura alla base dello spessore di due metri), alla cui sommità si trovano tre giri di vezzosi archetti.
Dalla sommità (ma anche da più punti del paese) scorci splendidi, mozzafiato sulla Langa. E sull'arco alpino, in quelle giornate nitide che la primavera o l'estate, ma all'indomani del temporale, san regalare.
In mezzo la piazza, piantata tra gli emblemi del potere laico e di quello religioso, a costituire un sistema architettonico che davvero non ha eguali, e che esalta le qualità della pietra arenaria, coordinadosi - oltretutto - ad un sistema di strette vie e viuzze che rendono il centro storico assolutamente unico (pur con un municipio assolutamente fuori stile
va detto).
Se da questo centro storico di poco ci si allontana, si aggiungono altre suggestioni impagabili.
La torre "del paese" richiama subito quella del Vengore (sec. XIII), simile a quelle di Olmo Gentile e Visone, per la quale la fantasia popolare ha fatto nascere una leggenda che ricorda i tratti biblici dei babeliani. L'invidia che spinge a costruire; poi le ire e le divisioni e la costruzione che rimane sola nel deserto.
Potrebbe essere anche la torre di un Don Rodrigo, il personaggio più babeliano dei Promessi Sposi. Non resta che costruirvi intorno il palazzotto.
Una piccola "biblia picta"
I tre giorni del Cinquecentenario di Roccaverano daranno modo però anche di scoprire altre bellezze. A cominciare dalla chiesa cimiteriale di San Giovanni. Un vero e proprio scrigno d'arte con i suoi affreschi, restaurati ormai vent'anni fa dal Laboratorio Nicola di Aramengo.
Eccoci all'opera di quell'ignoto frescante che è passato alla storia come "il maestro di Roccaverano", cui si devono anche le realizzazioni di Santa Maria del Casato di Spigno, con i suoi angeli musicanti, a far corona all'Assunta, di San Lorenzo di Murialdo e di Santa Maria delle Grazie di Calizzano.
Testimone l'interno di San Giovanni non solo di devozioni, poiché bene in evidenza i colori mettono i segni vessilliferi di Bruno e Scarampi, le famiglie che vollero sul finire del XV secolo adornato questo tempio. In cui si possono trovare - nella parete di fondo - raffigurati gli Apostoli, intenti ad assistere ad una crocifissione, purtroppo non integra a causa dei tanti lavori che hanno compromesso la partitura originaria.
Da vedere con attenzione gli otto pannelli con le storie del Battista, di cui segnaliamo quella del banchetto e del capo mozzato del profeta.
Non mancano, come di consueto nelle chiese piccole e grandi (lungo tutto l'arco della Bormida, da Calizzano a Prunetto, da Millesimo a Saliceto, da Dego a Spigno, sino a Cassine e Sezzadio; c'è poi l'esempio straordinario di San Fiorenzo di Bastia di Mondovì) il riferimento ai quattro evangelisti con i loro rispettivi simboli, seduti su scranni marmorei.
Tra le sante venerate Lucia, Apollonia, Agata e la Maria Maddalena.
Ma il catalogo d'arte non termina qui. Di inizio Cinquecento sono altri "freschi" che effigiano l'Incoronazione della Madonna, il Cristo di Pietà, altri santi tra cui un san Rocco, taumaturgo contro la peste.
Roccaverano è davvero uno scrigno da vedere. E il consiglio è quello di salire al colle non solo in questi giorni di grande festa. Ma anche quando, nelle giornate ordinarie, diventa luogo dei grandi silenzi.
Allora, magari con un libro a portata di mano, la calma contemplazione del paesaggio e della opere dell'uomo offrirà spunti di meditazione ancora più profondi. (G.Sa)