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I 50 di cucina e i 20 anni di guida Michelin
del ristorante "San Marco" di Canelli

 
Canelli. Mercoledì 20 maggio, Mariuccia e Piercarlo Ferrero, titolari del ristorante San Marco, hanno incontrato i numerosi amici per celebrare i cinquant'anni di attività. Un percorso di impegno, ricerca e rispetto della tradizione che permette loro di festeggiare anche i vent'anni di Stella Michelin.
Il pranzo, servito nei locali del Museo Contratto, ha fatto degustare i piatti elaborati ed eseguiti "da chi, domani, continuerà la cultura gastronomica piemontese, i ragazzi della Scuola Alberghiera di Agliano, guidati dai loro chef Paolo Ghi e Massimo Camerati".
L'intelligente ed elegante invito, accompagnato da un passo pavesiano de "La luna e i falò": "… di là dalle siepi si sentiva la vigna e si vedevano le canne: è questa la bellezza di Canelli".
Ed è proprio a Pavese che bisogna rifarsi per capire papà Pierino Ferrero, esperto cantiniere alla Gancia, che, nel 1959, rilevò l'osteria del San Marco, in via Alba, sul polveroso viale dei tigli, cassaforte di leggendari tartufi bianchi, dove c'era sempre un bicchiere di vino genuino, per tutti, anche per quelli senza una lira, ma che avevano qualcosa da dire, raccontare, cantare o fare una partita a scopone o voglia di scappare una mezz'ora dal vicino ospedale per una pillola di allegria.
Con l'arrivo della diciottenne Mariuccia, in sposa al figlio Piercarlo (1972), l'osteria, gradualmente, si trasforma in ristorante e nel 1989, arriva la prima 'Stella Michelin' e l' 'Ancora d'Argento' che reca una lungimirante motivazione: "perché hanno fatto conoscere in campo nazionale ed internazionale un aspetto tra i meno conosciuti, ma non meno importanti della civiltà canellese, quello gastronomico e conviviale… Perché hanno saputo valorizzare la cucina della nostra terra, unendo ai valori della tradizione, l'incanto della creatività e della personalità… che hanno portato Canelli, grazie alla loro professionalità e passione, ad essere punto di riferimento per la ristorazione piemontese ed italiana". Una motivazione che ben si addice ad un territorio, speriamo presto, patrimonio dell'Umanità.
Mariuccia, autodidatta, 'Stella del Piemonte' che ha rappresentato al "Food Festival delle Nazioni Unite", da vent'anni, continua a tenere alto il nome di Canelli e del Piemonte in giro per il mondo (Stati Uniti, Canada, Giappone, Germania, Svizzera) e tiene corsi di alta cucina, come quello all'Icif di Costigliole d'Asti.
Ama proporre ricette della tradizione, riscoprendo anche piatti dimenticati che sperimenta, modifica, innova.
Cucinare, un'arte che vi portate nel sangue?
"La cucina, nelle nostre zone, viste anche le grandi materie prime del territorio, ce la portiamo nel Dna.
Adolescente, avevo un quaderno con le ricette riprese dai quaderni neri di mia madre Luigia, delle zie e vicine di casa. Mi sono poi perfezionata a scuola di maestri come Gualtiero Marchesi e il pasticcere Igino Massari che mi hanno insegnato a non fermarmi mai e a cercare sempre. E poi c'è la delicata professionalità di Piercarlo, sommelier Onav e presidente 'Trifulau' di Canelli, nel dirigere il servizio di sala".
Contenti del vostro lavoro?
"Soddisfatti di quello che siamo, perché non abbiamo mai avuto paura a lavorare e vedere che i nostri figli Ivana e Davide hanno appreso bene la lezione. Siamo convinti che, come diceva mia mamma, "fin cu spô travaiè, u se sta ben" (fin che si può lavorare, si sta bene)".
Mariuccia e Piercarlo, poi, non si sono mai tirati indietro quando si trattava di fare qualcosa per gli altri, a cominciare dagli anziani. Non sono pochi a ricordare come, nei giorni dell'alluvione, Mariuccia e i suoi figli girassero, nel fango, ad offrire caffé e the caldi ai volontari oppure a preparare e servire il pranzo, storico, con la 'bagna cauda', ai 150 Vigili del Fuoco trentini, in occasione della loro partenza da Canelli. Ed è proprio dal loro ristorante che sono uscite le prime lire che hanno poi incoraggiato la nascita della Protezione civile di Canelli.

 

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