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Pansa presenta "Il revisionista"

 

Acqui Terme. Il ciclo delle Giornate culturali dell'Acqui Storia, nel corso della sua quarantaduesima edizione, annuncia gli ultimi appuntamenti in calendario prima della pausa estiva. Giampaolo Pansa, una personalità di rilievo nel panorama giornalistico italiano, presenterà il suo volume Il revisionista, Rizzoli, martedì 16 giugno alle ore 21,15, presso il Grand Hotel Nuove Terme, Sala Belle Epoque. L'incontro sarà introdotto dall'assessore alla Cultura Carlo Sburlati, con l'intervento del giurato dell'Acqui Storia, Mario Bernardi Guardi.
"Nella sua opera, "Il revisionista", - dice l'assessore Sburlati - il giornalista racconta la sua avventura umana e intellettuale, nata nel segno della nonna, Caterina Zaffiro vedova Pansa, che con il suo fastidio per comunisti, democristiani e fascisti è stata, senza saperlo, un esempio di revisionismo anarchico imposto dalla povertà. Dalle stregonerie di nonna Caterina si passa all'infanzia nella guerra civile. Giampaolo aveva otto anni, e con la memoria dei bambini ha fotografato quel tempo: i partigiani fucilati, i fascisti ammazzati, ma anche le ragazze che ballavano nude ai festini dei tedeschi e poi alle baldorie degli americani. Il destino di Pansa si compie quando, dopo le mille pagine della tesi sulla guerra partigiana tra Genova e il Po, viene assunto alla "Stampa". Decenni di lavoro nei grandi giornali, di incontri con i big politici e i direttori famosi, che l'autore narra nei loro lati nascosti: Giulio De Benedetti, Italo Pietra, Alberto Ronchey, Pietro Ottone, Eugenio Scalfari e Claudio Rinaldi.
A colpire sono i personaggi inattesi: Gianna, la fascista rapata dai partigiani, la saggezza di Borghese, comandante della X Mas, Almirante dagli occhi magnetici, il doppio Fortebraccio dell'"Unità". Ma a dominare è il maledetto Pansa. Inviso alla sinistra ottusa per i suoi libri sulla guerra civile e amato da chi ha infranto il silenzio imposto dai vincitori. Ecco un settantenne che ci dà un libro scritto con la schiettezza allegra del giovane spacca vetri di un tempo".
"Con cinquant'anni e passa di giornalismo sulle spalle, - sottolinea Mario Bernardi Guardi - una salda conoscenza degli uomini e dunque una bella esperienza che gli deriva anche dalla saggezza contadina e monferrina che lo ha nutrito da ragazzo, Giampaolo Pansa sa bene com'è che vanno le cose. Sa che ci sono parole che vengono scagliate addosso con violenza, con l'intenzione di farti male. "Revisionista" è una di queste. Ha lo stesso valore di reietto, appestato, reprobo. Un losco figuro che per turpi intenti ideologici o sporchi interessi pratici rivolta come un guanto la storia, con la pretesa di rileggerla e di trasformare le vittime in carnefici e viceversa. Tutte queste cose le hanno dette anche di lui, ma Pansa è un piemontese tosto e contrattacca, facendo del revisionismo la sua bandiera.
Perché il revisionista è solamente un umile servitore della verità. Uno che si sforza di ricostruire i fatti. Uno che va a caccia di documenti e testimonianze, e sempre cerca conferme e verifiche. Uno che non accetta la storia ideologica, ma si sforza di capire le ragioni degli uni e degli altri. Uno che ha le sue idee, è chiaro, e fa le sue scelte, ma che, quando è impegnato nel suo lavoro di studioso, non nasconde nulla, meno che mai quello che può essere scomodo alla sua parte, perché questo vuole l'etica dello ricercatore serio. Il revisionista è critico e polemico: pensate un po', pretende di dar aria agli armadi pieni di scheletri e non accetta di inchinarsi alle "verità prefabbricate" dai "gendarmi della memoria" all'insegna del "chi tocca la Resistenza muore!". Il revisionista è uno che sa che nella storia- scritta dai vincitori- ci sono anche i vinti e che il "guai ai vinti!" è cosa da barbari. Il revisionista ha questo stile, Pansa ha questo stile. Che poi si chiama democrazia. O no?". (red.acq.)

 

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