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A Bubbio il parco delle sculture di Quirin Mayer

 
A Bubbio il parco delle sculture di Quirin MayerBubbio. Si apre sabato 13 giugno, alle ore 18.30, a Bubbio, in regione S. Ippolito 218, il parco scultoreo Quirin Mayer, artista svizzero conosciuto in tutto il mondo, ma salito alla ribalta del Basso Piemonte dopo l'allestimento "autunnale" (dal 19 settembre a 2 novembre u.s.) predisposto ad Acqui.
Da tempo Bubbio ha, invece, cominciato ad apprezzare l'estro di Mayer. E questa comunità della Langa Astigiana avrà modo, ora, di inaugurare non solo uno spazio d'arte en plein air, ma anche un affascinante luogo d'incontro della capienza di 150 posti a sedere, disponibile per serate teatrali e per una molteplicità di manifestazioni.

Un disegno largo

Sono felici le "derive" dei nostri paesi. Il caso di Bubbio è emblematico.
Fin dall'epoca romana famoso per i suoi vini (oggi 6 sono le doc), ma anche per la produzione della Robiola di Roccaverano (centro di stagionatura e presidio Slow Food), il paese è apprezzato per le bellezze paesaggistiche che si armonizzano con l'antico Castello che domina, dalla rocca, la valle. Ecco poi la chiesa seicentesca, la via maestra, il bell'Oratorio dei Battuti; senza dimenticare le tradizioni, a cominciare da quella del polentone.
Ma i nostri paesi non possono solo guardarsi allo specchio.
L'innovazione, la dinamicità, il gusto per il dato originale sono essenziali.
Insomma: oltre alle viti, occorre saper coltivare le buone idee. Ancor meglio se si tratta della genialità. Che può nascere (anzi: deve) tra i paesani di più antica tradizione, e quelli di più recente "innesto".
Poco più di una settimana fa eravamo a decantare a Roccaverano la bella realtà del Coro - internazionale - Valle Bormida; ma qualche tempo prima avevamo parlato della danzatrice olandese di Cortiglione, di tanti artisti dalle lontane origini - della voce, dello strumento, della tavolozza o della penna - che hanno scelto la valle del nostro fiume per creare. Per fare cultura. Per aprire metaforiche finestre in una società che tende a perdere i valori tradizionali, ma che non sempre, per pigrizia, riesce a sostituirli con qualcosa di alternativo.
Ogni cosa fa il suo tempo. Anche il Gelindo; o i Promessi Sposi; importante non rimanere con lo scaffale vuoto.
Vale anche per la collina, che saluta, ora, a Bubbio la nascita del Parco scultoreo Quirin Mayer, composto da 5 terrazze, in cui sono esposte 19 grandi sculture ritagliate da lastre di alluminio di 22 mm e trattate a colori laccati.
(Altre due sculture sono esposte nel centro storico del Comune di Bubbio).
Due le particolarità assolutamente da segnalare: nella 2ª e nella 4ª terrazza le sculture sono posizionate su piedistalli al centro di vasche d'acqua (225x300x45cm); mentre nella 3ª terrazza è collocato il teatro di cui prima si diceva, in cui saranno organizzate serate di musica, teatro, balletti ed altre attività artistiche.

Chi è Quirin Mayer

Nato circa settanta anni fa a Basilea, in Svizzera, al termine di una brillante carriera imprenditoriale, da circa dieci ha iniziato a dipingere figure geometriche astratte e figurative su tela con colori acrilici.
Col tempo le sue composizioni si sono trasformate, in un processo assolutamente naturale, in sculture, tagliate attraverso la tecnica a getto d'acqua.
I colori accentuati sono un elemento determinante e vivo dei suoi lavori, ed esprimono il suo ottimismo e la sua gioia di vivere.
Quirin Mayer ha esposto le sue sculture a Monaco, Barcellona, Marsiglia, Zug (Svizzera), Basilea, Saint Paul de Vence (Francia), Bad Ragaz (Svizzera), St. Moriz, Bruges, Ansbach (Germania), Acqui Terme, Bobigny (Parigi).

Dicono di lui
Per una collina della gioia

"Mayer potrebbe essere paragonato - dice il critico Kay Kirst - al grande maestro dei colori del XX secolo Henri Matisse; e le sue opere, comparate a quelle di Wassily Kandinsky, per quanto concerne la relazione tra forma e colore e l'impressione di individualità. Ma è Mayer stesso ad essere giunto a questa conclusione, indipendentemente, seguendo l'identico cammino percorso dagli artisti citati, e utilizzando il proprio lavoro come guida per raggiungere lo stesso grado d'intensità dei colori e delle forme, e per iniettare loro un innato sentimento di gioia".
Ed è un giudizio pienamente condivisibile valutando il grado di incisività delle opere.
Collocate nel tessuto urbano, nel centro storico di Acqui, le opere nell'autunno 2008 hanno letteralmente trasformato gli scorci della cittadina in riva alla Bormida.
E, soprattutto, rimosse una volta terminata l'esposizione temporanea, hanno dato la chiara percezione che, all'occhio e alla sensibilità del passante, mancasse qualcosa. E questo per una straordinaria capacità di integrazione.
E dire che tutto, nasce, in ultimo, da un'idea semplice semplice. Da bambini. Quella del collage.
Che guadagna sì dimensioni importanti, quasi si salisse - come nella fiaba del fagiolo magico che cresce sino al cielo - ad un mondo "altro", in cui tutto è amplificato.
Ma che, a ben vedere, potrebbe costituire - e vale la pena di ricordare il Leucò di Pavese - il volto "nuovo" del Mito sub specie XXI saeculi. (G.Sa)

 

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