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Falchi e altri rapaci dal 13 al 21 giugno
Morsasco. Due fine settimana con l'arte della falconeria. Morsasco valorizza il castello e il suo antico borgo con una manifestazione, dal 13 al 21 giugno, all'insegna dei cavalieri alati. Non è la prima volta, certo. E tanti pensiamo, siano gli ospiti del paese in grado di rammentare la due giorni di primavera del 2007 (21 e 22 aprile), in cui il castello dei Malaspina e poi dei Lodron accolse per la prima volta una analoga manifestazione, ma "più picola", eppure assolutamente originale, coordinata da Fabrizio Piazza. Due anni più tardi Morsasco propone una rassegna ricchissima. Che contempla sabato 13 e domenica 14 giugna una inedita due giorni di scuola di Falconeria (dagli attrezzi all'addestramento, da anatomia & patologia alle dispense didattiche: corso a numero chiuso) ma un carnet di interessanti appuntamenti.
Di studio
ma anche di tavola.
Vediamolo giorno per giorno gli eventi maggior attrattiva.
- Sabato 13 giugno, alle ore 18.30 conferenza di Claudio Peccati per conoscere i rapaci, con implicazioni "veterinarie"; quindi alle 20.30 Cena per le vie del borgo sotto l'insegna Quel che passa il convento (prenotazioni ai cellulari 335.7445475; 335.8263634).
Quindi, venerdì 19, alle 21, lezione di Fabrizio Piazza dedicata alla Falconeria Maestra. L'arte di ammaestrare, cacciare, esibire e volare con falchi, astori, poiane e aquile. A seguire Il principe e la falconeria. Aspetti politici, simboli e spettacolarità, conferenza di Giancarlo Malacarne. - Sabato 20 giugno al mattino a cominciare dalle 10.30 e al pomeriggio dalle 14.30, Il magico mondo della falconeria: mostra ed esposizione. Sarà possibile in queste ore (sino alle 12.30 e poi sino alle 17.30) accedere alle sale del castello attraverso visite guidate; prevista la degustazione di prodotti tipici e due mostre curate da Roberto Bianchi (pittore naturalista) e Alberto Ossola (fotografo, che si è dedicato al soggetto del volo del falco).
In tarda serata le dimostrazioni: alle 18.30 quella dell'addestramento dalla filagna al volo libero dei falchi da caccia, alle 21.30 quella che vedrà protagonisti i barbagianni.
Infine gran conclusione con una veglia di racconti che avrà quali protagonisti A. Arona, Alessandro Laguzzi e Paolo Gavazzano, N. Calvi di Bergolo, e la giornalista Selma Chiosso.
- Domenica 21 giugno il programma ripete sostanzialmente quello del sabato per quanto concerne visite, esposizioni e degustazioni (10.30 - 17.30), ma trova il suo climax nel torneo dei Cavalieri Alati che si svolgerà presso il campo sportivo. Una vera e propria disfida che vedrà impegnati i colori dei castelli di Morsasco, Cremolino, Orsara Bormida e Prasco. Rappresentati da 4 falconieri che si cimenteranno in prove di abilità quali il nodo del falconiere, i richiami al pugno e al logoro (per terra e per aria e/o passante). E, soprattutto, da quattro falchi sacri che rispondono ai nomi di Altai, Ibla, Nina e Sinai.
In questa "due giorni più due giorni" ricco il programma "di tavola": i visitatori potranno trovare ravioli e bicchieri di vino, gradire la merenda del falconiere, oppure collaudare l'ospitalità presso Agriturismi e Ristoranti della zona ("La Rossa"; da Piero di Pontechino; presso il "Sole e Luna"- è gradita la prenotazione).
Il biglietto di ingresso alla manifestazione in Morsasco è di 10 euro (7 ridotto), gratuito per chi si presenta in costume medievale o con falchi e affini. Conferenze veglia di racconti gratuite.
La manifestazione è promossa con il contributo di Fondazione Cassa di Risparmio di Alessandria, Regine Piemonte, Provincia di Alessandria, Comune di Morsasco, Castello di Morsasco, e l'appoggio di Pro Loco, Morsasco Eventi, Alto Monferrato, Strade del Vino, Studio Cichero, Alta Scuola di Falconeria. (G.Sa)
Il falcone, Dante e la commedia
Una breve storia della falconeria
Morsasco. Quanto il falcone abbia attinenza con il Medioevo ce lo ricorda Dante, e in più punti della Commedia. Ad esempio l'Alighieri, per far comprendere i movimenti di Gerione, rammenta ai lettori, sul finire del canto XVII (siamo al punto del passaggio al cerchio VIII dell'Inferno, dopo l'incontro con gli usurai) il disappunto del discendere, senza motivo, del "falcon", che plana senza che l'uomo mostri il "logoro" (l'uccello impagliato con ali movibili, o qualcosa di simile). Né si può tacere la novella di Federigo degli Alberighi (la nona della quinta giornata del Decameron), col personaggio che sacrifica il suo amato falcone per la donna (e una lezione magistrale su questo testo la offrì, proprio a Morsasco, l'anno scorso, il professor Franco Cardini).
E, poi, tutti sanno della redazione di quel celebre trattato nato presso la corte di Federico II che ha titolo De arte venandi con avibus.
Meno scontata la simbologia.
Dal Medioevo al Rinascimento i falchi - e qui attingiamo ad alcune note del Maestro falconiere Fabrizio Piazza, edite su ITER 10 - furono considerati un segno di distinzione fra le varie classi sociali. L'Aquila era propria dell'Imperatore, il Girfalco del re, il Pellegrino spettava al Conte, il Sacro al Cavaliere, gli incroci ai Baroni, il Lanario e il Lodolaio al Giovin Signore, lo Smeriglio alla Dama, lo Sparviero al Prete, il Gheppio al popolo. L'Astore era definito l'uccello dei cuochi in quanto serviva a procacciare cibo per le tavole dei regnanti.
Tante le curiosità. Che proviamo a raccogliere.
Durante le Crociate (1095-1518), accadeva spesso che i principi abbandonassero il campo per andare a caccia con i falchi; Riccardo Cuor di Leone (1157-1199) chiese al Saladino (1138-1193), che possedeva migliaia di falchi, del cibo per i suoi, preoccupandosi di quelli più che dei soldati crociati che soffrivano la fame.
Carlo V diede Malta ai Gioanniti in cambio del tributo annuo di un falcone bianco. Luigi XIII (1601-1643), prima di recarsi a messa, la mattina amava cacciare coi falchi e, come d'uso ai suoi tempi, soleva portarli in chiesa durante le funzioni ponendoli in cornu Epistolae, di fronte a quelli degli ecclesiastici che erano dal lato dell'evangelo (in cornu Evangelii). Nel 506 il Concilio di Agda proibì ai sacerdoti di cacciare con cani e falchi, tanto esagerato sviluppo aveva avuto lo sport tra loro; comunque, quando il clero ebbe "rinunciato" all'uso dei falchi, i baroni conservarono il diritto di porre i loro falchi sull'altare. La Repubblica di Venezia, per regalo al Re di Francia diede 30 falchi d'alto volo e 10 tra astori e sparvieri, pagandoli a un certo Gian Francesco Veniero 10 ducati d'oro ciascuno; inoltre si assicurò l'amicizia dei marchesi di Ferrara e Mantova e del duca di Milano allo stesso modo.
Alla Corte degli Estensi si organizzavano numerose partite di caccia coi falchi, ma le più fastose furono, in Italia, quelle fatte presso la Corte di Sicilia, anche dopo Federico II. Visconti, Medici, Savoia, Sforza: non c'è famiglia d'alto lignaggio in cui la falconeria non sia stata praticata. Quanto alle origini, occorre però guardare all'Oriente. Il tutto sembra aver avuto inizio in Cina, con diffusione poi dell'arte presso gli Arabi. Tanto che ancor oggi chiamano i falchi gli uccelli di Allah.
Quanto al declino, esso è da commisurare alla diffusione delle armi da fuoco, perfezionatesi nei Seicento. (G.Sa)
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