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Na sèira ticc ansema

 
Acqui Terme. Musica e poesia nel Chiostro di San Francesco. Domenica 28 giugno, alle ore 21.30, con ingresso libero, torna l'appuntamento con Na seira ticc ansema, serata d'onore del dialetto.
Gran galà della parola di legno che, almeno in Langa e Monferrato, continua ad incantare (si vedano sul numero passato le cronache da Loazzolo e, su questo, quelle da Santo Stefano Belbo).
Allo spettacolo, che ha ormai una tradizione più che decennale, ed aveva visto al battesimo - alla fine degli anni Novanta, ben tredici anni fa - personaggi come Guido Cornaglia, Cino Chiodo e Guido Canepa - prenderanno parte, quali interpreti musicali, la Corale "Città di Acqui Terme", diretta da Carlo Grillo, e "J' Amis" (Emilio, Beppe e Biagio). E le canzoni, dai Sicon a La pulenta, dai Cavajer dla taverna a Na fissira ed su, da La vendigna a Teresina, capaci di evocare altri protagonisti della Acqui del Novecento, da Luigi Vigorelli a Mario Viaggiano, incorniceranno i contributi degli ultimi poeti, che hanno traghettato gli antichi idiomi nel XXI secolo.
Sul palco, presentati da Gino Pesce, i riflettori saranno accesi sulle strofe di Paolo De Silvestri, Aldo Oddone, Arturo Vercellino, e Giampiero Nani.

Curressiòn

Il PC, che il dialetto non lo sa, corregge. Non chiede permesso.
Lavora "in automatico".
E così "Na sèira" ansèma, diventa - se non si sta attenti - ansima. Ma basta rendere piana la parola (accento sulla penultima: ansìma) che la nuova lectio strizza l'occhio al lettore acquese e dell'Acquese.
Con i poeti che salgono non su un carro (o su un rimorchio: sarebbe capitato ancora qualche lustro fa: praticità contadina), ma sul palco preparato nel Chiostro di San Francesco.
Povero il Santo. Povero (in apparenza) il dialetto. Ricco di spirito. Di cuore. Che rimanda ad una lentezza "di campagna", così diversa dalle moderne frenesie. E allora, oggi, le esistenze si muovono tanto rapidamente che, poco alla volta, la vita stessa si allontana sempre più dalle cose vere e sincere delle nostre origini.
Per fortuna qualcuno più estroso, o forse un poco saggio, si ribella alla consuetudine e riesce a dare un po' di pace al proprio affanno.
E prova a far tornare alla mente le cose del passato.
Sono le memorie di una cultura e di una civiltà che abbiamo il dovere di non dimenticare. E passano, innanzitutto, dalla lingua.
Na seira ticc ansema serve allora per far sopravvivere il ricordo dei nostri vecchi. Ed è testimonianza che speriamo raccolta dai più giovani. (G.Sa)

De Silvestri, Oddone, Vercellino, Nani

I quattro moschettieri del dialetto

Acqui Terme. Quattro i moschettieri del dialetto in campo nel Chiostro di San Francesco. Domenica 28 giugno, dopo cena, Na seira ticc ansema si può anche immaginare come una amichevole tenzone, un certame di poesia che siamo sicuri non mancherà di richiamare, come negli anni scorsi, il grande pubblico.
Ecco i profili dei nuovi trovatori.

Paolo De Silvestri

Detto "Paulèn el Quintulé", è originario di Mombaruzzo, ma risiede da tempo a Castelrocchero.
Nelle sue opere utilizza il dialetto come una vera e propria lingua cercando, in questo modo, di dare ampio risalto a temi generalmente trattati dalla poesia classica.
La sua produzione, che non dimentica i valori tradizionali, ama però aggirarsi in mezzo ad emozioni (Emussiòn è il titolo della sua ultima silloge), momenti e sensazioni che la vita gli trasmette.
Crepuscolare e malinconico, impregna le sue opere di atmosfere surreali e visionarie che lo portano a confondere passato e presente, realtà e fantasia.
Da notare inoltre, nei suoi versi, il richiamo al tema costante del Destino, col quale si confronta e si misura in una lotta senza speranza.
Numerosi i riconoscimenti e i premi vinti tra i quali il Concorso regionale di Poesia di Acqui Terme nel 2005 e 2006, e il "Premio Letterario Cesare Pavese- CEPAM" nel 2006.
Nel 2008 ha poi conseguito la Medaglia d'argento al concorso Città di Casale M.to, ed è risultato il 1º classificato al concorso di Loazzolo.

Aldo Oddone

Sessantasei anni, nicese, ritiene che i dialetti siano la massima espressione culturale di un piccolo territorio.
È autore di un manuale di grafia dialettale Scrivuma an dialet (grafia logica e ragionata del dialetto nicese, applicabile a tutti gli altri) pubblicato per altro integralmente dalla rivista acquese "ITER" tra fine 2007 e inizio 2008.
Il manuale è stato inoltre presentato ufficialmente un anno fa presso la Biblioteca Civica di Acqui Terme ed è in vendita presso la cartolibreria Bernini di Nizza Monferrato.
E' un teatrante dialettale a tutto tondo; autore di tre commedie spesso rappresentate, ma anche abile sceneggiatore, regista e attore.
Da sei stagioni coordina le attività della Compagnia Teatrale "La Brenta" di Acqui Terme, collaborando anche con "La cumpania 'd la riua" di San Marzano Oliveto. In passato è stato una delle colonne della compagnia "L'Erca" di Nizza Monferrato.
Scrive poesie dialettali da una ventina d'anni ed è uno dei pochissimi che si impone una metrica ed una rima "canonica".
Ironia, satira, nostalgia, comicità pura: queste le corde dominanti della sua musica

Arturo Vercellino

Docente "storico" dell'Istituto Statale d'Arte "Jona Ottolenghi", animatore della confraternita di San Giovanni Battista di Cassinelle, il suo paese, appassionato della cultura locale e della produzione artistica fiorita sul nostro territorio (preziosi i suoi studi sul Caccia Moncalvo, sul Monevi, sull'Ivaldi "Muto" di Ponzone, sul Corte), coltiva da più di vent'anni il suo vernacolo, originalissimo, "di confine", tra Piemonte e Liguria.
E questa particolare espressione è stata da lui "fissata" sulla carta in tre raccolte davvero fondamentali: Admurèse an zé (Alessandria, Edizioni dell'Orso, 1997); Usc-tarija Paradìs (Genova, De Ferrari Editore, 2001) e il recentissimo Bandèra bianca, con le presentazioni di Camilla Salvago Raggi, Carlo Prosperi, Luigi Surdich e Stefano Verdino, che porta la data dell'agosto 2008 e i tipi acquesi de Impressioni Grafiche.
E in cui si parla non solo dei soldati italiani di Cefalonia, ma anche del crollo della diga di Molare del 1935, e di Antonio Negrini, il Re del Turchino, gloria del ciclismo locale.
La sua è una poesia che guarda al passato, pur non disdegnando di rivolgere gli occhi al presente. E che predilige talora espressioni brevi e incisive. Un esempio in Bàin bàin iéin. Che recita : Per dite quant at voi bàin / um poò-sg anche u to daìnc rifò / e titte qual trasandàire id suvrisc-man-na. / Per dite quant at voi bàin.
(Amore amore uno: Per dirti quanto ti amo/ mi piace anche il tuo dente rifatto/ e tutte quelle trascuratezze/ dei giorni feriali./Per dirti quanto ti amo).

Giampiero Nani

Presidente della Comunità Montana "Suol d'Aleramo", nativo di Montechiaro, incarna la figura del poeta "improvvisatore" di una volta.
Le sue poesie, quando sono state pubblicate, lo sono state a sua insaputa, o dopo mille preghiere (per altro con pochissima sua collaborazione). Per lui il dialetto deve, infatti, vivere nella dimensione dell'oralità. E della memoria. Per Giampiero Nani - cantore dla fèra, del palchet, della bella rizulera, dla pianca - un graditissimo ritorno presso il Chiostro della Corale dopo una serata primaverile, in sede, baciata dal successo, cui avevamo dedicato ampio spazio proprio su queste colonne. (G.Sa)

 

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