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L'uscita di Strevi dalla Comunità collinare non piace a chi resta

 
Alice Bel Colle. C'era da aspettarselo: la decisione di Strevi di uscire dalla Comunità Collinare "Alto Monferrato Acquese" non ha mancato di suscitare le reazioni, non esattamente entusiaste, degli altri cinque paesi aderenti: Cassine, Rivalta Bormida, Alice Bel Colle, Ricaldone e Morsasco, piuttosto contrariati anche perché, a quanto sembra, la defezione del comune del Moscato non sarebbe stata in alcun modo anticipata nel corso delle ultime riunioni collegiali, giungendo quindi come un fulmine a ciel sereno.
Ad esternare, in qualità di portavoce, il pensiero dell'intera comunità collinare, è il sindaco di Alice Bel Colle, Aureliano Galeazzo.
«Credo ci siano due diverse considerazioni da fare - premette -: la prima è che ogni amministrazione ha diritto di prendere le sue decisioni in totale autonomia, e così ha fatto Strevi. Tuttavia, e questa è la seconda considerazione, in ogni decisione che coinvolge organismi collettivi, c'è anche una questione di metodo e di buon gusto. Il metodo usato da Strevi ci lascia a bocca aperta».
Come mai «Né il sottoscritto, né nessun altro collega sapevano che Strevi sarebbe uscito dall'Unione. Anzi, ancora il giovedì precedente al Consiglio comunale di Strevi, quando forse gli ordini del giorno della seduta, contenenti il punto riguardante l'uscita del paese dalla Comunità Collinare, erano già stati spediti, Strevi e i suoi rappresentanti hanno partecipato al consiglio dell'Unione, prendendo insieme alle altre amministrazioni decisioni riguardanti i cantieri di lavoro e altri aspetti dei servizi comuni. Credo che in quell'occasione si sarebbe quantomeno dovuto parlare della questione».
Inoltre, l'Unione, sempre per bocca di Galeazzo, ritiene utile effettuare qualche ulteriore puntualizzazione: «Crediamo che sia mancata anche una corretta informazione. Uno dei consiglieri di opposizione ha fatto notare che la Comunità costa a Strevi 90.000 euro annui.
Il sindaco Cossa, più prudentemente, si è limitato a parlare di un rapporto costi-benefici non vantaggioso. Bene, in base all'esame delle spese correnti per i servizi nell'esercizio 2008, risulta che l'iscrizione alla Comunità comporta a Strevi un costo aggiuntivo, per i 4 servizi comuni (ndr: tra questi è compreso anche il servizio di polizia locale da cui il comune di Cossa ha già effettuato recesso alcuni mesi fa), pari a 34.385 euro.
Nel contempo, però, per la sua appartenenza alla Comunità, Strevi ha avuto accesso a un riparto di contributi regionali pari a 42.190 euro, il che vuol dire che per questi servizi gestiti in comune, Strevi ha avuto un minor costo di 7.805 euro rispetto alle spese che avrebbe dovuto affrontare da solo».
Il rapporto costi-benefici però avrebbe potuto riguardare la qualità dei servizi… «La qualità dei servizi però non cambia: la parte di ufficio tecnico che li riguarda è gestita da loro, dal loro ufficio tecnico, pagato però non dal Comune ma dall'Unione. Il vigile è il loro vigile, e così via… esattamente come se fossero da soli, ma con meno aggravi economici. Senza contare un altro dato…».
Quale? «Negli ultimi anni, su tutti i Comuni aderenti all'Unione Collinare, grazie a progetti presentati dall'Unione stessa, sono stati ripartiti fondi, tratti da contributi regionali o comunitari e Strevi ha ricevuto un totale di 69.711,80 euro».
Da qui una considerazione: «Non ci sembra che per Strevi l'adesione all'Unione sia stata così svantaggiosa».
Ma allora perché recedere? «Non so proprio cosa dire. Di sicuro questa decisione mina le basi dell'intera Unione, perché ne mette in discussione la collegialità: magari con un negoziato i problemi si sarebbero potuti risolvere… ora è legittimo nutrire dubbi sul futuro dell'Unione stessa».
Una decisione che nel portavoce Galeazzo genera tristezza: «Sono convinto che le associazioni di Comuni siano il futuro: tempo cinque o dieci anni e rischiamo di vedercele addirittura imporre.
Anche per questo sarebbe bene sviluppare un'abitudine alla gestione condivisa finchè abbiamo l'opportunità di essere noi stessi a dettare le regole di convivenza, e queste non ci vengono imposte dall'alto come avvenuto, recentemente, per le Comunità Montane». (M.Pr)

 

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