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Scoppia il caso del parco archeologico che non si farà più

 

Secondo i consiglieri del PD la Giunta Rapetti seppellisce i reperti

Acqui Terme. I consiglieri comunali del Partito Democratico Ferraris, Borgatta, Cavallero, Garbarino intervengono sull'area archeologica di via Maggiorino Ferraris:
"Se le dichiarazioni rese ai giornali dal vicesindaco Enrico Bertero saranno confermate, si dovrà rinunciare alla musealizzazione degli importanti ritrovamenti archeologici in piazza Maggiorino Ferraris presso l'ex Palaorto, dal momento che tale operazione costerebbe ben cinque milioni di euro.
Che la scoperta sia davvero importante, non lo affermano solamente gli studiosi e i tecnici, o la Soprintendenza per i Beni archeologici. Non lo diciamo noi, profani, che sbirciando dalle grate della recinzione o osservando dai piani alti delle case vicine restiamo ammirati da una testimonianza così imponente del nostro passato. Lo hanno affermato solennemente, al cospetto del Consiglio comunale, circa un anno fa il vice-sindaco Enrico Bertero e qualche mese più tardi lo stesso sindaco Danilo Rapetti, dai quali abbiamo udito che quanto andava scoprendosi in piazza Maggiorino Ferraris era "una delle più importanti scoperte archeologiche degli ultimi anni in Italia settentrionale".
La vicenda dell'ex Palaorto in piazza Maggiorino Ferraris rappresenta bene come ad Acqui l'interesse di tutti i cittadini si arrenda davanti al vantaggio di pochi. Alla fine del 2006, l'area di proprietà comunale, che fino ad allora dava spazio ad un settore del mercato bi-settimanale, venne svenduta ad una impresa di costruzioni brianzola. In seguito il Comune approvò la realizzazione di un vasto complesso edilizio residenziale e commerciale. Anche se ormai quella decisione non potrà essere messa in discussione, non possiamo esimerci dal notare che si tratta di un intervento edilizio francamente sovradimensionato per le effettive esigenze della città. Non importa se nel quartiere aumenteranno il caos urbanistico, il traffico veicolare (già al collasso), la densità abitativa e quindi il disagio degli abitanti. L'urgenza, per la maggioranza consiliare, è "far cassa". E quel che peggio, è che i proventi dell'operazione non hanno condotto ad un riequilibrio delle finanze comunali, ma sono stati sperperati in attività effimere (concerti, decapitazioni di fontane e altre amenità).
Non appena iniziati i lavori di scavo delle fondazioni, iniziarono ad emergere consistenti resti di alcuni isolati di abitazioni di età romana, alcune con pavimenti a mosaico, inframmezzate da una strada e servite da infrastrutture fognarie. Come è noto, nel sottosuolo di Acqui si trova un imponente substrato archeologico antico e medievale: a pochi metri del Palaorto, ad esempio, negli scantinati di via Cavour e via Galeazzo (in parte di proprietà comunale) si trovano i resti di un edificio monumentale romano che l'Amministrazione comunale dovrebbe conoscere bene dal momento che da anni, a parole, si annuncia l'imminente recupero e la valorizzazione (come era scritto sul programma elettorale di Danilo Rapetti e di Forza Italia).
Anche il costruttore, che si vale della consulenza di uno studio di ingegneria acquese, i cui titolari - per vari aspetti - ben conoscono la situazione locale, poteva ben immaginare il "rischio" archeologico insito nell'area che aveva liberamente acquistato.
La "sorpresa", dunque, poteva essere tale solo per degli sprovveduti. E invece, no! Candidamente, il Comune e il costruttore allargano le braccia e si stupiscono dell'importante scoperta.
Ad ogni modo, l'Amministrazione Rapetti, sembrava aver colto - giustamente - non solamente il valore culturale e civile del sito archeologico di piazza Maggiorino Ferraris (e già questo basterebbe a giustificare un concreto impegno per la valorizzazione), ma anche delle potenzialità di sviluppo, connesse al richiamo turistico e sembra impegnarsi ad intervenire per permettere la musealizzazione e la pubblica fruizione del sito archeologico senza impedire la realizzazione del progetto edilizio. Il primo passo, ovviamente, è la quantificazione delle risorse necessarie e lo studio della fattibilità tecnica: i primi risultati di questa valutazione, vengono annunciati dal Sindaco durante il Consiglio comunale del 29 settembre 2008 che afferma che la musealizzazione costerà circa un milione e mezzo di euro. Per reperire questa somma vengono annunciate pomposamente una serie di iniziative: un accordo con il sindaco di Milano, Letizia Moratti, per far divenire i siti archeologici e le terme di Acqui "uno dei principali poli di attrazione turistica dell'Expo di Milano del 2015". Sono stati vantati "contatti" con istituti e fondazioni bancarie e a livello provinciale e regionale per reperire le risorse necessarie.
Nel frattempo, la maggioranza consiliare non si è dimenticata di garantire al costruttore una "compensazione" approvando una variante al PRG per aumentare l'edificio da 7 a 8 piani. I consiglieri del Partito Democratico si opposero alla decisione ritenendo che non fosse dovuto alcun risarcimento all'impresa privata (che aveva acquistato regolarmente un'area edificabile) e che esso costituisse per di più un oneroso precedente in caso di futuri ritrovamenti. Oltre che ingiusto, adesso il risarcimento appare anche del tutto inutile, essendo stato deciso troppo frettolosamente senza aver valutato con la dovuta serietà se vi erano le condizioni.
Oggi, infatti, se le affermazioni di Bertero non saranno smentite, i costi della musealizzazione sono improvvisamente lievitati a ben cinque milioni di euro (più che triplicati)! Erano errati per difetto i calcoli del sindaco, o sono errati ora quelli di Bertero?
Prescindendo dalle polemiche (che comunque - il sindaco ce lo consentirà - sono il nutrimento del dibattito democratico), esortiamo l'Amministrazione ad affrontare questa decisione con la dovuta ponderazione e trasparenza, rendendo noti al Consiglio comunale e a tutti i cittadini la composizione di tali costi, chiarendo se davvero sono state verificate tutte le opportunità per ottenere un sostegno da altri enti, o dall'Unione europea e se eventualmente siano percorribili alternative.
Siamo certi che il Ministero per i Beni Culturali, il cui titolare frequenta spesso la nostra Provincia (non ha fatto mancare il suo appoggio al candidato sconfitto alle recenti elezioni comunali a Novi Ligure), non permetterà alcun danneggiamento alle strutture antiche. È compito del Comune di Acqui, tuttavia, impedire che - dopo la demolizione del teatro Garibaldi - anche questa importante risorsa culturale e turistica sia sprecata".

Italia Nostra: evitiamo la colata di cemento sul "prisco romano decoro"

Acqui Terme. Ci scrive Lionello Archetti-Maestri, presidente di Italia Nostra, sezione di Acqui Terme:
""Che cosa ne faranno?" era la domanda che ci veniva posta da tutti i cittadini (giovani ed anziani, semplici ed acculturati) dopo aver chiesto informazioni sui ritrovamenti archeologici nell'area di via Maggiorino Ferraris, "Addio al parco archeologico" è la risposta che la civica amministrazione ha dato tramite La stampa il 24 giugno scorso.
Italia Nostra ha seguito con crescente entusiasmo il progredire degli scavi che hanno restituito un'infinita mole di dati preziosi per la conoscenza non solo di Aquae Statiellae, ma anche per la storia della romanizzazione in alta Italia. Importante poi, in una zona oggettivamente debole, il potenziale richiamo per le valenze di un turismo di qualità sia scolastico che termale.
Si era ben consapevoli delle difficoltà di conservazione e tutela essendo la nostra era lontana da quella di cui scrive Luca Probo Blesi in Acqui città antica del Monferrato riferendosi all'acquedotto romano "e chi ben li considera [gli archi], conosce non essersi potuti fare se non con spesa quasi incredibile".
Lo sconforto e la delusione, dopo anni di gorgheggiare intorno al "sistema museale acquese" ed alle "magnifiche sorti e progressive" rappresentate dall'Expo 2015 di Milano, sono notevoli ed impongono una mobilitazione di tutti i cittadini, indipendentemente dalla loro parte politica, per impedire che il sito, (non un villaggio come erroneamente si continua a scrivere, ma un quartiere centrale della città romana) venga coperto nuovamente sottraendolo così per sempre alla pubblica fruizione.
Questa volta è Italia Nostra a porre una domanda a tutte le persone di buona volontà "che cosa ne faremo?" in quanto la responsabilità è di tutti noi, non certo solo degli amministratori, tardi emuli dell'effimero nicoliniano, che hanno buon gioco a dichiarare di non essere "riusciti a ottenere un finanziamento straordinario […], fondi pubblici o privati", non impegnandosi maggiormente e terrorizzandoci sulla cifra di 5 milioni di euro senza una corretta rendicontazione. Suvvia vice sindaco Bertero vorrà mica fare il becchino? E poi cosa dirà il suo collega l'assessore Carlo Sburlati che non dimentica mai di ricordare urbi et orbi il glorioso passato romano della nostra città.
Il nostro "che cosa ne faremo" consiste in un appello ad una generale mobilitazione da effettuarsi sulle forze politiche provinciali, regionali, nazionali da parte di tutti gli elettori sensibili alla questione.
"Anche le vostre Terme fra le Residenze reali" così ebbe a dichiarare la presidente della Regione Mercedes Bresso: bene, ne siamo lusingati ed orgogliosi, ma per favore ci trovi un po' di euro, grazie.
"E ora farò soltanto il deputato" ci comunica l'onorevole Franco Stradella su un quotidiano del 23 giugno scorso dopo aver conosciuto il responso delle urne: ottimo, ce ne rallegriamo assai a patto che si faccia interprete a livello governativo e ministeriale della nostra necessità di un altro po' di euro.
Sempre sullo stesso quotidiano: "Eppure erano tutti convinti che perdessi", ma è stato riconfermato ed allora coraggio, presidente Paolo Filippi, ci trovi qualche palanca, pardon euro. E se la Provincia, che non risulta ancora abolita, sarà indigente suvvia c'è sempre la fondazione della Cassa di risparmio di Alessandria.
La zona acquese, more solito debole, ha espresso pochi consiglieri, ma ci sono ed anche a Gian Lorenzo Pettinati e a Gian Franco Comaschi chiediamo un impegno concreto coinvolgendo nelle richieste Federico Fornaro e Maria Rita Rossa sempre presenti nella nostra città.
E Italia Nostra, cosa farà? ci pare già sentire questa domanda: investiremo della questione la Sede Centrale ed il Consiglio Nazionale onde si muovano gli opportuni passi in sede romana, ricordando che l'attuale presidente del Consiglio superiore per i Beni Cultuali Andrea Carandini è sempre stato dialetticamente vicino alla nostra associazione, come pure il professor Adriano La Regina, già Sovrintendente ai Beni Culturali e Artistici di Roma.
Abbiamo fiducia nella maturità dei cittadini, ben più maturi della classe politica che abbiamo eletto, e vorremmo sperare che con il loro e nostro impegno l'area archeologica di via Maggiorino Ferraris, che in epoca tardo antica - quinto/sesto secolo - un evento alluvionale obliterò, ma che poco tempo dopo tornò ad essere urbanizzata conservando persino gli stessi allineamenti viari dell'epoca imperiale, venga, quale nostra Libarna, mantenuta in luce per noi e per le generazioni che verranno".

IdV: un patrimonio straordinario viene fatto scomparire

Acqui Terme. Pubblichiamo un intervento di Simone Grattarola, segretario Italia dei Valori Acqui Terme:
"Gentile direttore, abbiamo nuovamente testimonianza del dilettantismo e dell'incapacità amministrativa dell'attuale giunta che porterà alla dispersione di un patrimonio culturale incomparabile
Mi sto riferendo alla vicenda di piazza Maggiorino Ferraris.
Il 24 dicembre 2008, proprio su questo settimanale, il Sindaco scriveva nel suo bilancio istituzionale: "in quanto Sindaco sono onorato di ricordare a tutti la recente scoperta, nell'ambito dell'intervento di riqualificazione dell'area di Piazza Maggiorino Ferraris, di un'amplissima serie reperti archeologici riferiti ad un settore urbano dell'antica città romana di Aquae Statiellae che si stanno rivelando di importanza davvero eccezionale.
Non pare eccessivo affermare che si tratti di uno dei più rilevanti ritrovamenti archeologici effettuati negli ultimi anni in Italia. Dagli scavi, infatti, stanno emergendo i resti di un intero quartiere residenziale che occupava un'area di primaria importanza di Aquae Statiellae.
Il Comune ha quindi avviato un tavolo di concertazione tra tutti gli Enti ed Istituzioni interessate, ed è ora in fase di avanzata elaborazione un piano di fruizione di tale area, preziosissimo tassello di un più ampio e complessivo parco archeologico cittadino, nell'intento di favorire la crescita di un sistema museale acquese quale ulteriore offerta culturale per il turismo del nostro territorio".
Dagli scavi di piazza Maggiorino Ferraris sono infatti emerse testimonianze archeologiche di grande rilevanza: un settore della città romana, costituito da resti di case, alcune con magnifici pavimenti a mosaico, strade, condotte fognarie. Si tratta di un ritrovamento di grande importanza non solo dal punto di vista culturale, per la storia della nostra città o delle città romane in generale, ma di una risorsa notevole dal punto di vista turistico.
Il Ministero per i Beni Culturali, tramite la Soprintendenza, ne siamo certi, provvederà a tutelare con cura, nell'interesse di tutti i cittadini, le strutture archeologiche, impedendo che i lavori di costruzione li danneggino in qualche modo. Spetterebbe agli enti locali , al Comune di Acqui in primis, l'impegno per garantire che la pubblica fruizione del sito.
Scoperte di questa importanza, ad eccezione di città romane abbandonate come Libarna, non sono certo frequenti: l'abbinamento di un simile patrimonio culturale con le terme e i prodotti enogastronomici può rappresentare un'opportunità di sviluppo formidabile. Stando alle dichiarazioni rese ai giornali negli ultimi mesi, anche il sindaco Rapetti e il vicesindaco Bertero sembrano della stessa opinione, ma amministrare una città significa far seguire le parole ai fatti, individuare risorse e mezzi. Invece dopo molti mirabolanti annunci (compreso un accordo con l'Expo di Milano 2015), non se ne fa nulla. Costi troppo elevati, si dice. Cinque milioni di euro, ha dichiarato Bertero ai giornali la scorsa settimana.
Ci piacerebbe sapere meglio come è stato realizzato questo nuovo imponente computo, visto che il sindaco Rapetti aveva dichiarato al Consiglio comunale che la musealizzazione sarebbe costata un milione e mezzo di euro. Rassicura Bertero: l'area archeologica non si farà ma in compenso verrà ampliato il Museo. Beh, cittadini acquesi... fate un giro al Museo, non solo per conoscerlo ma per guardare come vengono sprecati i vostri soldi.
I lavori per "ampliare il museo" sono iniziati più di cinque anni fa. Doveva essere realizzato un ambiente seminterrato nel cortile delle ex carceri.
I lavori si sono arrestati a metà e ora anche ciò che è stato costruito sta deperendo. Oppure guardate l'abbandono in cui giacciono i ritrovamenti di corso Roma, proprio sotto l'ufficio del vicesindaco, o del teatro di via Scatilazzi.
La nostra città conserva uno straordinario patrimonio culturale destinato però a cadere nell'oblio o a scomparire a causa della negligenza e della mancanza di sensibilità di chi ha governato in questi anni".

Roberto Prato Guffanti: piazze , teatri e reperti, che Acqui sia solamente Acqui

Acqui Terme. Ci scrive Roberto Prato Guffanti Melazzo:
"Negli scavi di un costruendo palazzo nell'ex palaorto di p.zza Maggiorino Ferraris vengono trovati i resti di un insediamento romano.
Naturalmente ci si industria per preservare questo importante reperto, ma visto che la copertura finanziaria per questa operazione non viene trovata si ricorre alla solita copertura, quella del cemento! Agli amanti delle bellezze del passato, ed in questo caso del passato remoto, il fatto provocherà, come sempre, una dolorosa rassegnazione. Però viene anche spontaneo chiedersi: ma i nostri amministratori sanno che Acqui galleggia su di un tesoro archeologico? E se lo sanno perchè non prepararsi? Perchè anziché sprecare denaro in opere inutili e brutte non ci si prepara finanziariamente all'eventualità, piuttosto probabile, di trovare altri reperti e potendoli conservare imprimere ad Acqui una più precisa impronta turistica? Bisogna puntare su dei progetti! Sicuramente il bilancio comunale deve prevedere priorità inanienabili, ma dovrebbe essere vietato, quasi per legge in città storiche, lo spreco in inutili modernità a danno di manufatti storici veramente meritevoli che sono così costretti a rientrare nell'oblio, forse per sempre, a causa della nostra trascuratezza, impreparazione ed ignoranza.
Bisogna abbandonare la logica delle celebrazioni politiche che si materializzano in opere di regime! Impercettibilmente, nel politico, dietro ad ogni monumento realizzato c'è un monumento a sé stesso! Però ogni tanto qualche consolazione arriva anche al semplice cittadino! Ora p.zza Italia mi piace veramente e visto che esiste la possibilità di eliminare gli errori pregressi, anche se le operazioni sono finanziariamente dolorose, bisogna ricominciare a parlare del Teatro di p.zza Conciliazione. Leggo di continui reclami degli abitanti della zona per il disturbo che il teatro arreca quando è in funzione. Io quasi cinicamente non mi associo alle loro giuste rimostranze, ma egoisticamente reclamo per il disturbo visivo che l'opera arreca anche quando in funzione non è! Vengono avanzate delle proposte, vengono fatti dei sogni che potrebbero tramutarsi in progetti a proposito della piazza, ma a Teatro sparito! Su di un sogno di Lele Fittabile il maestro Misheff materializza un disegno, perchè no?! Le piazze nascono per essere piazze e tali devono rimanere! Certamente possono contenere fontane o quant'altro, ma in questi casi le piazze vengono concepite come cornice al manufatto (p.zza Navona, fontana di Trevi).
Non devono servire come parcheggi o riempite di manufatti impropri! La piazza storicamente è luogo di incontri, di raduni, di esposizioni artistiche o di occupazioni temporanee di manifestazioni culturali o ludiche, sempre purché temporanee. Nulla di permanentemente stabile deve depredarne la funzione! La Pisterna è stata riportata alla sua funzione originaria di nucleo abitativo e commerciale, ma a parer mio l'unico insediamento pubblico/commerciale che ne abbia mantenuto intatto lo spirito è quello realizzato da Lele Fittabile nella "Loggia". Qui viene rispettato, ritrovato, riproposto, nella sommessità delle dovute obbligatorie migliorie di legge, l'atmosfera di un tempo che non c'è più! Quanti acquesi notano e sanno godersi queste delizie? Fittabile ha creduto, ha lavorato su di un progetto, ha speso di suo e ha fatto riemergere un'atmosfera, una sensazione, un'emozione.
C'è qualche politico che sappia godere ancora di certi palpiti e lotti per proporli principalmente ai suoi concittadini e a tutto il mondo turistico che sta cercando proprio questo? Quanto materiale abbiamo a disposizione da far riemergere, da far rivivere, di grande spessore artistico, memorie stupende che vicende storiche, miserie finanziarie e culturali hanno sepolto e dimenticato! Lasciamo perdere i sogni dei grattacieli e delle modernità.
Acqui non può essere che, e deve essere assolutamente, solo Acqui, ma facciamola diventare veramente bella, diamole un indirizzo preciso che per altro è già nel suo DNA. Io dico che se lo meriterebbe!".

La sinistra acquese: niente parco archeologico? Se ne parli ancora

Acqui Terme. Ci scrive la sinistra acquese:
"Leggiamo da un quotidiano che non ci sono i soldi per il parco archeologico di via Maggiorino Ferraris.
La "Pompei" più volte vantata dal Sindaco anche in Consiglio Comunale verrà riseppellita per lasciar posto ad un condominio.
E ci prende un'infinita tristezza riscontrando l'ennesimo autogol di questa amministrazione - non a caso figlia storpia delle precedenti amministrazioni già campioni di errori e sprechi madornali -. Tristezza perché sembra che ad Acqui tutto ciò che è cultura debba essere svilito - vedi Premio Acqui Storia - oppure distrutto - vedi Teatro Politeama Garibaldi -
Se il Premio prima o poi si libererà delle ombre cupe e nerissime che lo ammantano, difficilmente si potrà riavere in città un Teatro con la T maiuscola (non ci sono le risorse e nemmeno le buone intenzioni), teatro che manca in città in quanto l'Ariston è quel che è ed è gestito da privati che - logicamente - fanno i loro interessi e chiedono affitti che ci sembrano fuori mercato per ciò che è il valore della struttura vecchia, non attrezzata e desueta.
Ed ecco arrivare la nuova brutta notizia per Acqui "Niente Parco Archeologico". Non ci sono i soldi.
Ma viene spontaneo chiedersi: si sono intraprese tutte le strade possibili? Non ci sono alternative che possano permettere di dotare Acqui Terme di un interessante sito archeologico il quale, oltre che fatto culturalmente rilevante potrebbe costituire anche una nuova attrattiva turistica? Perché si è rinuncia a questa possibilità? Noi possiamo immaginare le risposte perché sappiamo che questa amministrazione senza né capo né coda, gestita - malissimo - dai partiti che la compongono, non ha un progetto culturale, non ha un'idea di città. Insomma la cultura sembra essere l'ultimo dei problemi dei nostri amministratori!
Inoltre la cifra di cui si parla (5 milioni di euro) pare, a dir poco, eccessiva e ci si chiede a che cosa dovrebbe servire una tale somma.
Riteniamo che l'importanza dei ritrovamenti archeologici di piazza Maggiorino Ferraris richieda la messa in campo di ulteriori sforzi per giungere ad una soluzione che permetta di non rinunciare ad una opportunità.
Occorre che, sull'argomento, venga data una maggiore informazione, affinché possa aprirsi un confronto di idee proficuo e costruttivo
Per questo ci permettiamo di sollecitare l'Amministrazione Comunale affinché indica un Consiglio Comunale aperto, quale prima occasione per un incontro tra tutte le parti interessate: la proprietà dei terreni, le forze politiche cittadine di governo e di opposizione, l'Associazione degli albergatori (sensibili al futuro turistico della zona), le Terme di Acqui, la Sovrintendenza ai beni culturali e tutti i cittadini, che hanno il diritto di essere informati e di potersi esprimere sul futuro di un importante bene culturale, patrimonio di tutta la città".

 

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