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I Maccari di Maccari l'Antologica 2009

  Acqui Terme. Il nome, Mino Maccari, è di sicuro interesse non solo nazionale e le opere presentate all'"Antologica" di Acqui Terme, inaugurata nella sede storica del Palazzo Liceo Saracco di corso Bagni nel tardo pomeriggio di domenica 5 luglio, non lasciano spazio ad incertezze. La manifestazione fa parte della tradizione degli appuntamenti estivi d'arte, che dal 1970 si sono susseguiti nella città termale.
Si tratta di un'"antologica" definita "ragionata, che riunisce, suddiviso in vari capitoli, un copioso materiale di opere, documentario e di testimonianze (lettere e schizzi, fotografie e giornali, progetti grafici e xilografie) della parabola artistica di Mino Maccari e la mostra privilegia i "Maccari di Maccari"", il titolo che rimanda alla formula che Picasso usò per la propria collezione.
La mostra, con il sindaco Danilo Rapetti, è stata presentata dall'assessore alla Cultura Carlo Sburlati.
Tanti i partecipanti al vernissage dell'esposizione, organizzata dall'amministrazione comunale, con l'intervento della Regione Piemonte, della Provincia di Alessandria, della Fondazione Cassa di Risparmio di Alessandria e della Società Palazzo del Monferrato. Dal prefetto Francesco Paolo Castaldo, al consigliere regionale Botta, il vice sindaco di Acqui Terme Enrico Bertero, il consigliere comunale Lobello.
La mostra, a cura di Marco Vallora, è coordinata ed allestita dalla Galleria Repetto e C. e resterà aperta sino al 30 agosto 2009 con il seguente orario: 10-12,30 /15,30 -19,30 Lunedì chiuso. Catalogo a colori Mazzotta Editore- Milano. Il catalogo, come ha sottolineato l'assessore Sburlati durante l'inaugurazione, per un problema di salute che ha colpito il curatore Vallora (il critico non ha avuto la possibilità di presenziare all'inaugurazione), sarà in vendita quanto prima.
In una lettera inviata a Sburlati e Repetto, Vallora ha scritto, tra l'altro: "Non c'è nulla di peggio che portare una mostra lì, lì, alla sua soglia finale, arrivare al momento nodale d'allestimento inaugurale, che è anche il momento più divertente, il più avventuroso, quando tiri finalmente i nodi al pettine e sei curioso persino tu, di vederla prendere forma, e di vedere come va a finire, e quando sei lì per scodellarla come il direttore d'orchestra quando monta sul podio, dispone le posizioni e i leggii dei musicisti, si mette a 'costruire' l'avventura dell'esecuzione, ogni volta imprevedibile, nulla, te la sciupano. Sì, tutto bene, la mostra si apre, però per me che altra impressione, davvero, non poter essere lì, sul posto, non poter mettere le mani tra chiodi e cartelle".
Poi Vallora, nella lettera inviata dall'ospedale e letta durante l'inaugurazione della rassegna "Maccari di Maccari" dice: "Lo avrete capito, questa vuole essere soprattutto una mostra di sorprese, di curiosità, di documenti e testimonianze, prima mai mostrate. Tutto è inedito, avrebbe sostenuto spiritosamente Maccari, se uno non ha visto nulla di artista non conosce, ma qui si tratta spesso di preziosità mai uscite prima". Quindi l'esortazione a leggere la mostra, una mostra anticonformista, che sale sulle pareti come un rampicante.
L'esposizione delle opere è ampia, le sale del Liceo "Saracco" ne ospitano 312 suddivise in undici sezioni: La famiglia, Amici e lettori, Il gran ballo della politica, Il corpo, Società, Dal vuoto all'architettura, Autoritratti, Dall'Accademia all'arte pura, Riviste e libri, Arte e critica, Musica e Separè. Utile è da considerare l'apporto della Fondazione Onlus di Longiano del poeta Tito Balestra, che ebbe una frequentazione quasi giornaliera con il Maccari romano, al punto di possedere oltre mille opere del pittore. Unica eccezione è la ricomparsa di un'opera-summa ed importante come il Ballo Excelsior, in cui piroettano insieme tutti i protagonisti della mostra, da Mussolini a Churchill, da Cavour a Croce, da Gentile (nutrito dalla balia Actualismus) a Von Stroheim, un'ossessione dell'artista, che spesso la ritrae insieme a Mae West (altra rarissima opera capitale in mostra).
Mino Maccari, pittore, giornalista, editore, disegnatore satirico e storico nasce a Siena nel 1898, trascorre l'infanzia e l'adolescenza tra Trani, Urbino, Milano, Genova e Livorno, città nelle quali si trasferisce il padre professore di greco e latino. Si laurea nel 1920 in giurisprudenza, collabora con Giorgio Morandi, Ardengo Soffici, Ottone Rosai, Curzio Malaparte. Tra il 1929 e il '31 è a Torino come caporedattore de "La Stampa". Nel 1938 tiene una personale alla XXI Biennale di Venezia. (C.R.)

 

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