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Acqui Terme. Le giurie del Premio Acqui Storia hanno scelto i finalisti della 42ª edizione del Premio nato nel 1969 per onorare il ricordo della "Divisione Acqui" e i caduti di Cefalonia nel settembre 1943.
15 gli autori finalisti: cinque nella sezione storico scientifica, cinque nella sezione storico divulgativa e cinque nella nuova sezione dedicata al romanzo storico. "La 42ª edizione del Premio Acqui Storia ha presentato un'importante novità, l'istituzione di una nuova sezione, dedicata al romanzo storico e intitolata a Marcello Venturi, fondatore del Premio Acqui Storia che, accanto alle sezioni già esistenti, la storico- scientifica e la storico-divulgativa, ha inteso ampliare la gamma dei generi storico-letterari ammessi a concorrere al Premio" hanno dichiarato il Sindaco di Acqui Terme Danilo Rapetti e l'Assessore alla Cultura di Acqui Terme Carlo Sburlati. "L'iniziativa ha riscontrato un decisivo successo, confermato dalla partecipazione di 133 volumi, massimo assoluto di tutte le edizioni precedenti del Premio, dei quali 44 ascritti alla nuova sezione. Un ringraziamento particolare alle case editrici ed agli autori che hanno espresso, con le numerose adesioni, il loro apprezzamento nei confronti degli organizzatori che hanno saputo rinnovare il premio mantenendo il suo indiscutibile livello qualitativo e riconfermando il suo prestigio a livello europeo". "L'Acqui Storia con le sue 42 edizioni, la vocazione specialistica, il prestigio degli studiosi premiati, dei concorrenti e dei giurati, si conferma un evento di rilievo nel panorama dei premi letterari e un appuntamento di portata nazionale ed europea - ha osservato Gianfranco Pittatore, Presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Alessandria. La Fondazione lo sostiene con convinzione, ritenendo che attraverso iniziative come questa si consolidino la vocazione culturale di un territorio, la sua specifica identità, la capacità di competere sul piano dell'attrattività turistica. La nuova sezione, istituita quest'anno e dedicata al romanzo storico, è il segno palese di una grande vitalità che lascia ben sperare per il futuro".
La giuria della sezione scientifica, presieduta da Guido Pescosolido, e formata da Massimo Cavino, Antonio De Francesco, Massimo De Leonardis, Giuseppe Parlato e Francesco Perfetti ha scelto i seguenti finalisti:
Orazio Cancila, I Florio. Storia di una dinastia imprenditoriale, Bompiani
Giuseppe Conti, Una guerra segreta. IL SIM nel secondo conflitto mondiale, Il Mulino Edgardo Donati, La Toscana nell'impero napoleonico. L'imposizione del modello e il processo di integrazione, 1807, 1809, Edizioni Polistampa Andrea Riccardi, L'inverno più lungo. 1943-44: Pio XII, gli ebrei e i nazisti a Roma, Laterza
Hubert Wolf, Il Papa e il diavolo. Il Vaticano e il terzo Reich, Donzelli Editore
La giuria della sezione divulgativa presieduta da Ernesto Auci e composta da Elio Gioanola, Giordano Bruno Guerri, Gennaro Malgieri, Mauro Mazza e Carlo Prosperi, ha indicato come volumi finalisti: Mario Cervi, Luigi Mascheroni, Gli anni del piombo - L'Italia fra cronache e storia, Mursia Massimo Franco, Andreotti - La vita di un uomo politico, la storia di un'epoca, Mondadori Antonio Pennacchi, Fascio e Martello - Viaggio per le città del Duce, Laterza
Roberto Riccardi, Sono stato un numero. Alberto Sed racconta, La Giuntina Franco Scaglia, Il viaggio di Gesù. Sulle tracce dell'uomo che ha insegnato l'amore, Piemme La giuria della sezione "romanzo storico", presieduta da Camilla Salvago Raggi (moglie di Marcello Venturi, fondatore del Premio Acqui Storia, recentemente scomparso) e composta da Mario Bernardi Guardi, Gianfranco De Turris, Elio Gioanola, Alberto Papuzzi e Francesco Perfetti ha scelto come finalisti: Leonardo Vittorio Arena, L'imperatrice e il dragone, Piemme Giorgia Lepore, L'abitudine al sangue, Fazi Editore
Raffaele Nigro, Santa Maria delle Battaglie, Rizzoli
Giuseppe Pederiali, La vergine napoletana, Garzanti
Marco Salvador, La palude degli eroi, Piemme L'Acqui Storia è organizzato dal Comune di Acqui Terme con il contributo di Regione Piemonte, Provincia di Alessandria, Terme di Acqui e della Fondazione Cassa di Risparmio di Alessandria che si conferma partner fondamentale dell'iniziativa. È importante segnalare il prestigio che il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha voluto conferire alla manifestazione con una comunicazione giunta in questi giorni dal Palazzo del Quirinale, con la quale il Capo dello Stato ha destinato al Premio Acqui Storia una particolare menzione. Inoltre il Presidente Napolitano ha assegnato al Premio Acqui Storia, per la corrente edizione, una speciale medaglia presidenziale in fusione di bronzo, che riproduce la sua firma autografa, realizzata dall'Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato: il Premio potrà pertanto fregiarsi per la prima volta, in tutti i suoi 42 anni di vita, della citazione "Con l'adesione del Presidente della Repubblica".
La cerimonia di consegna del Premio Acqui Storia 2009 avrà luogo sabato 24 ottobre. (R.A.)
Le critiche dell'ass. Sburlati alle vecchie edizioni
Il premio Acqui Storia sotto la lente
Acqui Terme. La macchina dell'"Acqui Storia" 2009 continua a macinare le tappe che condurranno alla individuazione dei vincitori. Le tre giurie si sono ormai riunite per scegliere le rose dei finalisti, e proprio giovedì 9 luglio, dunque il giorno prima dell'uscita in edicola del nostro giornale, a Palazzo Robellini, anche il collegio della giuria popolare, quella costituita dei lettori acquesi e del circondario, si ritroverà per procedere alle operazioni che sono di sua competenza (esaminare nelle settimane di luglio e agosto la quindicina di opere selezionate, presentarle sulla nostra testata in recensione, e poi procedere, a fine estate, alle votazioni interne, per poi dare mandato ai rappresentanti dei lettori affinché essi portino tale parere nell'ambito togato). Ma, soprattutto, l'"Acqui Storia" e il suo passato continuano ad essere messi in discussione dall'Assessore alla Cultura dott. Carlo Sburlati. Che se, da un lato, nell'incontro con il neodirettore de "La Stampa" Mario Calabresi, tenutosi alle Nuove Terme (si veda la terza pagina de "L'Ancora" del 3 luglio) ha sottolineato che "l'Acqui Storia porta fortuna a chi lo merita" (citando Giordano Bruno Guerri divenuto dopo le frequentazioni acquesi direttore del Vittoriale, Mario Mazza, già direttore del TG 2, passato alla direzione di rete, e proprio Mario Calabresi, già inviato de "La Repubblica" a New York, vincitore de l' "Acqui Storia" con Spingendo la notte più in là, e ora alla testa del quotidiano di Torino), non ha mancato di lanciare i suoi strali verso alcuni "Testimoni del Tempo". E, nello stesso tempo, esigendo il bisogno di far rendere - o pretendere - le scuse ("anche il Papa, era Giovanni Paolo II, si è comportato analogamente, ricorderete, sul finire degli anni Novanta chiedendo perdono, a nome della Chiesa, per la persecuzioni degli Ebrei e le conversioni forzate") di alcuni "Testimoni" che furono coinvolti nella vicenda Luigi Pinelli/ Luigi Calabresi. Che condusse alla morte, accidentale o suicida, dell'anarchico, avvenuta nella questura di Milano il 15 dicembre 1969; e poi, due anni dopo, alla rappresaglia terroristica. Ma quale la colpa? Gli intellettuali sono giudicati rei per aver aderito alla campagna stampa contro Luigi Calabresi, per aver apposto il loro nome nell'elenco che pesantemente criticava il commissario, poi assassinato il 17 maggio 1971 (il processo di primo grado del 1990 accerterà le responsabilità di Lotta continua, condannando Adriano Sofri, Ovidio Bompressi e Giorgio Pietrostefani). Insomma: direttamente o indirettamente gli incontri dell' "Acqui Storia" sembrano coltivare i modi del processo postumo. Nell'incontro con Giampaolo Pansa alla gogna era andato Norberto Bobbio (il caso era stato sollevato da una signora dal pubblico) per la sua "lettera al Duce" del 1935, pubblicata su "Panorama" nel giugno 1992 (di cui però il filosofo non faceva mistero di vergognarsi profondamente; e la risposta non tardò a giungere, spiazzando soprattutto chi si apprestava ad una sua difesa: no, la lettera era una macchia incancellabile che moltissimo gli pesava). Nell'incontro con Mario Calabresi sul banco degli imputati, con Norberto Bobbio (che ad Acqui fu anche Presidente di Giuria), altri "Testimoni del Tempo" come Primo Levi, Lalla Romano, Umberto Terracini, Margherita Hack, Inge Feltrinelli. A dir la verità la sera del 25 giugno il primo a smarcarsi dalla ricostruzione del dott. Sburlati è stato il prof. Massimo Cavino (giurato "Acqui Storia", che di lì a poco avrebbe posto le domande a Mario Calabresi). Ma interessante è stato anche il contributo del neodirettore de "La Stampa", che non solo ha ricordato l'incontro della madre Gemma Capra con la vedova Pinelli, ma ha ricondotto quelle "adesioni contro degli intellettuali" ad un clima storico e politico assolutamente comprensibile ai suoi occhi. "Perché risulta obiettivamente difficile non essere coinvolti, trascinati, in un clima".
Ma poi il passato deve passare. Si deve ricomporre. Se continua ad essere materia incandescente non si può trattare. Né, tanto meno, analizzare. E significativa è stata la volontà di Mario Calabresi (però non rispettata dall'intervento dell'Assessore Bruno) di non ritornare continuamente sulla vicenda del padre, la cui analisi per lui si esaurisce attraverso il libro storico e biografico consegnato alle stampe qualche anno fa.
Dunque è quella una stagione conclusa. Anche in merito "al caso" Norberto Bobbio, dal dialogo Cavino-Calabresi è emerso che "non può non essere il filosofo un Testimone del Tempo".
Dubbi sull'Acqui Storia?
Resta sul tavolo, anche dopo l'incontro, un'altra questione: ovvero quella della presunta coloritura "rossa" del Premio "Acqui Storia" nelle sue tante edizioni (la tesi è ancora una volta dell'Assessore Sburlati). Ma per indagare su questo tema occorreva un contributo di un testimone "di peso e prestigio". Pensiamo di averlo trovato nella persona di Arturo Colombo - giurato "Acqui Storia" dal 1980 al 1993 (proprio Bobbio dirigeva i lavori il primo anno, poi l'incarico passò a Geo Pistarino), presidente della giuria nel 1994 e nel 1995 - che nei giorni di venerdì 26 e sabato 27 giugno, tra Ovada e Molare - ha partecipato alla due giorni di studio dedicata a Marcello Venturi. (G.Sa)
Una giuria Acqui Storia al di sopra delle parti
Intervista al prof. Arturo Colombo
Acqui Terme. La giornata al Campale, che è la residenza della Marchesa Camilla Salvago Raggi, il 27 giugno, è anche la giornata un po' dell' "Acqui Storia" in rapporto a Marcello Venturi. Che certo non è solo l'Autore de Bandiera bianca a Cefalonia (ci sono anche i racconti resistenziali, quelli animati da un sentimento fortemente antitedesco; la favola moderna de L'ultimo veliero, e i romanzi agricoli), ma che ha indiscutibilmente legato la sua vita al ricordo della Divisione Acqui a Cefalonia, a quello dei soldati italiani morti nelle Isole delle Jonio ("quei poveri Cristi per cui mi sono tanto battuto"), e al Premio acquese. Da lui fondato nel 1968. Che vide lo scrittore presente in giuria ininterrottamente dalla prima edizione sino al 1995 (ad eccezione degli anni 1972-76). E fu proprio Venturi nel 1979, a voler allargare la commissione ai rappresentanti dei Lettori, dando voce ad una giuria cosiddetta "popolare".
Quindici anni
in Premio
Al Campale anche il prof. Arturo Colombo, docente emerito dell'Università di Pavia, al quale riferiamo delle accuse rivolte, in Acqui, a Norberto Bobbio, e della presunta deriva "di sinistra" che il premio, secondo alcuni, avrebbe preso nel passato.
E siccome Arturo Colombo per quindici anni ha partecipato al concorso acquese, la sua testimonianza ci pare assai interessante. "I lavori furono condotti in quegli anni all'insegna dell'equilibrio: a Norberto Bobbio e poi a Geo Pistarino va riconosciuta la intelligente capacità di aver ascoltato tutti i pareri. L'albo d'oro della manifestazione ne è la prova: furono scelti davvero storici 'coi fiocchi'. Forse si può anche dire, con un po' di presunzione, ma ne sono convinto, che non premiammo mai un libro di storia "sbagliato" [e poco prima, negli ultimi interventi della mattinata, era stata sottolineata anche la capacità di efficace mediazione dello stesso Arturo Colombo-ndr.].
E rispetto ai Testimoni del Tempo casa può dirci? "Quando Norberto Bobbio lasciò la presidenza acquese, venne naturale, in tutti, l'idea di insignirlo con un Premio. Ma sapevamo bene che se fosse stato l'unico a riceverlo non lo avrebbe mai accettato. Fu così che gli affiancammo Giovanni Spadolini e Altiero Spinelli. Per altro nomi grandissimi. Quanto agli orientamenti, tanto della giuria quanto dei Testimoni, credo che tutte le idee avessero cittadinanza: c'era chi era stato partigiano, chi proveniva dal mondo cattolico e ne sosteneva coerentemente gli ideali, chi veniva da una formazione socialista o da quella comunista. Certo la Destra non era rappresentata. Ma non poteva esserlo, in quanto il Premio partiva da opposte premesse". E in fondo proprio il vento che proveniva da Destra costrinse la giuria, al di là di una ristrutturazione della manifestazione che non trovava tutti d'accoro, a dimettersi. E vero? Si. E' vero. Nel 1995 ricevemmo forti pressioni dal sindaco leghista di Acqui Terme, Bernardino Bosio, per assegnare il Premio "Acqui Storia" a Indro Montanelli. Niente di male se si fosse trattato della targa "Testimoni del Tempo", che ci avrebbe trovato tutti disponibili. Ma, ovviamente, non potevamo alterare il concorso. Così stabilii con il Sindaco, anche a nome dei miei colleghi, (dopo una discussione lunga due ore) un patto d'onore. Che ci lasciasse concludere l'edizione 1995 [per la cronaca: il premio principale - non esistevano allora le due sezioni scientifica e divulgativa - andò a Giorgio Borsa con Dieci anni che cambiarono il mondo; quelli di contorno a Adriana Muncinelli, Nicola Tranfaglia, Livio Berardo, Aldo Zargani, Giorgio Strehler, essendo "Testimoni" Don Ciotti, Inge Feltrinelli, Antonio Tabucchi e Lietta Tornabuoni - ndr.] e poi tutti avremmo rassegnato le dimissioni. Così avvenne. E, addirittura, Giorgio Rochat ci precedette di qualche mese. In aprile. Creando l'equivoco (ma la cattiva lettura comunale delle sue rimostranze ne fu la causa) anche delle mie dimissioni".
E rispetto al Premio attuale si sente di esprimere un qualche giudizio? "Ovviamente no. Ma posso dire che seguo con interesse ogni edizione dell'Acqui Storia". (G.Sa)
Norberto Bobbio e il passato scomodo
Il dieci gennaio 1994, sul "Corriere della Sera" che annunciava la morte avvenuta, a Torino, il giorno precedente, del filosofo Norberto Bobbio, e ne approfondiva la figura con una larga messe di contributi, compariva anche un testo di Arturo Colombo. Che aveva il compito di presentare una lettera, sino ad allora rimasta inedita, dell'uomo di cui si piangeva la scomparsa. La missiva riguardava una vicenda riservata del 1984. E un Premio. Che Norberto Bobbio cortesemente rifiutò. Quello denominato "Educatore civile", istituito dall'Aede, Associazione dei docenti europei, e dalla Associazione degli Insegnanti, la Fnism, fondata da Salvemini. E dire che il riconoscimento era andato a Riccardo Bauer (uno dei capi del gruppo milanese di Giustizia e Libertà, nel 1931 condannato dal regime a vent'anni di carcere) e Leo Valiani (esponente di spicco, nel 1943, del partito d'Azione e membro CLNAI).
Le ragioni del rifiuto nello scritto datato 23 aprile 1984. "Ho appartenuto a una famiglia di orientamento fascista. Mio padre, uno dei più noti chirurghi della città, si era iscritto al partito fascista nel 1923, quindi dopo la marcia su Roma. Entrando all'università nel 1927, mi iscrissi naturalmente al Guf ed ebbi automaticamente l'iscrizione al partito quando uscii dall'università. Per quanto mi considerassi un non fascista e i miei amici, da Gingburg a Vittorio Foa, fossero antifascisti militanti (sì che fui arrestato anch'io nella famosa retata del 1935), conservai la tessera che mi era indispensabile per presentarmi ai concorsi universitari. Quando partecipai al concorso del 1938, fui in un primo tempo escluso d'ufficio dall'elenco dei concorrenti per il mio arresto del 1935, ma per l'intervento di un mio zio (fratello di mio padre), generale d'armata e senatore del regno, fui reintegrato. Credo di aver riscattato queste compromissioni con la mia partecipazione attiva al movimento liberalsocialista, alla fondazione del Partito d'Azione e alla Resistenza, ma l'ambiguità della mia vita d'allora è rimasta (avevamo teorizzato il nicomedismo, di cui parlo in un mio scritto sulla cultura durante il Fascismo), e non c'è nessun premio che possa cancellarla
". Bauer e Valiani, invece, erano senza macchia. E questo faceva - per l'onesto Bobbio - la differenza. (G.Sa)
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