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Il museo di arte antica a Cassine

 
Cassine. La Giunta comunale di Cassine ha approvato il 4º e ultimo lotto del progetto del Museo, affidato all'arch. Roberto Carpani, mirando al recupero di alcuni ambienti conventuali, per adibirli a sede espositiva degli arredi del complesso francescano, al fine di ottenerne una miglior conoscenza storico artistica e fornirne una corretta presentazione e divulgazione turistico culturale.
Il Museo verrà composto da 3 ambienti: Sala capitolare, Sacristia e Pinacoteca, già oggetto di restauri avvenuti in questi ultimi tempi. L'ultimo intervento prevede la realizzazione di una bussola in vetro e metallo che fungerà da ingresso e disimpegno tra la Sala Capitolare e Sacristia, ripristinando i vecchi accessi sul chiostro trecentesco (oggi trasformato in cortile di accesso alle scuole).
La realizzazione di quest'ultimo lotto di lavori comprende anche la realizzazione di vetrine espositive, impianti illuminotecnici e dispositivi di sicurezza e sarà finanziata dalla Regione, dal Comune, dalla Fondazione CRT e dalla Fondazione CRAL, da cui recentemente sono stati assegnati altri 3.000 euro ai 5.000 già pervenuti lo scorso anno. Infine non è trascurabile la donazione compiuta dal dott. Franco Dapino, che ha voluto contribuire all'allestimento del complesso museale in memoria della madre Paola Benzo (a cui è stato intitolato il museo)

La Sala Capitolare

In un recente passato era suddivisa in due ambienti adibiti ad uso scolastico: sala professori e corridoio di accesso. Con l'attuale recupero monumentale, ne è stata ricostituita l'unitarietà e restaurato il ciclo degli affreschi trecenteschi, adibendo l'ambiente ad uso espositivo di alcuni arredi.
In essa si riuniva il Capitolo, ossia il collegio dei monaci per trattare le materie relative alle necessità del convento. Veniva altresì utilizzata da laici per redigere atti, dei quali la prima notizia documentaria è del 1355, ove alla presenza di vari testimoni venne redatto il testamento di Giacomo Gambarotta. La Sala originariamente prospettava su un chiostro trecentesco, di cui restano alcune tracce sul fianco della chiesa, nel cortile di accesso. Ancora conservato è il secondo chiostro, oggi sede delle scuole elementari e medie di Cassine e di comuni del circondario. La suddivisione in più ambienti della Sala capitolare fu dovuta alla perdita della funzionalità originaria, come si evince da documenti sette - ottocenteschi in cui risulta fosse adibita a legnaia.

Il ciclo pittorico

Il ritrovamento degli affreschi, è avvenuto in due riprese nel secolo scorso, tra il 1925-30 ed nel 1957; un primo restauro complessivo fu compiuto nel 1997-98. Le varie lacune che si riscontrano nel ciclo pittorico sono dovute ai tanti interventi di trasformazione architettonica susseguitisi nel tempo, (apertura e spostamento di porte, finestre, camini e soffitti). Il ciclo pittorico è forse legato a due diverse committenze; scandito da un fregio finto cosmatesco come quello che decora la chiesa, raffigura al centro una Crocifissione affollata da vari personaggi, ai lati figure di santi nei quali si riconoscono San Francesco e San Giacomo. Sulla parete settentrionale sono effigiate, in una narrazione continua, le Storie dei Magi e l'Adorazione del Bambino in braccio alla Vergine assisa in trono. Sulla parete opposta, simmetricamente, è ancora la Vergine col Bambino in trono e raffigurazioni di santi in teoria che trovano riscontro nel culto francescano ed in quello locale, tra essi Sant'Antonio Abate, Santa Caterina d'Alessandria e San Giorgio.
La composizione stilistica delle pitture, eseguite tra il 1340 e il 1350, conduce ad una cultura lombarda del gotico internazionale che guarda in diverse direzioni: una più arcaica legata all'orbita del maestro della tomba Fissiraga in San Francesco di Lodi, un'altra maggiormente sensibile e aggiornata a derivazioni giottesche, come nel tipo dell'animata Crocifissione e nel fregio superiore con i profeti.

La sacristia

L'ambiente, ormai in disuso da oltre quarant'anni, ha trovato nuova destinazione come sezione espositiva di arredi, attraverso un restauro filologico che ha mirato al recupero delle fasi più antiche e degli armadi lignei settecenteschi.
Nel 1713 furono attuati importanti lavori per il trasferimento da Roma delle spoglie di Sant'Urbano martire, sia nella chiesa, sia nella sacristia, quando in quest'ultima si aggiunsero i due grandi armadi.
Durante i lavori di restauro, per lo spostamento di uno di questi mobili, è emerso sulla parete settentrionale l'affresco della Vergine col Bambino e i Santi Matteo e Bonaventura. Un altro intervento di trasformazione dell'altare fu agli inizi del XIX secolo per l'apposizione di una tela neoclassica dalla famiglia Capuzzo, ancora con analoga iconografia, oggi esposta nella pinacoteca. La tela fu rimossa dalla sua collocazione già da tempo immemorabile, come rivelano le tracce della sede di una cornice in stucco, corrispondente alla misura della tela.
La decorazione pittorica della sacrestia ha rivelato inoltre fasi tardo medioevali, tra cui sul lato nord una decorazione a graticcio imitante una cancellata, mentre sul lato opposto è emerso un esercizio pittorico con un armigero a cavallo, munito di scudo e vessillo crociato (San Giorgio?). Sulla stessa parete si è rinvenuto un brano musicale su tre righi, con note neumatiche incise direttamente sull'intonaco, altri graffiti e prove di pittura.
Il soffitto a cassettoni è stato riportato allo stato originario, rimuovendo due putrelle di ferro che lo deturpavano e ripulendo la parte lignea ricoperta da due strati di tinteggiatura. La pavimentazione in cotto, anch'essa restaurata, ravvisa due fasi costruttive: quella a ridosso delle pareti è riferibile alla fase collegata all'altare datato 1532, mentre quella centrale è un rifacimento che le fonti archivistiche lo farebbero risalire al 1865.

Grande soddisfazione viene espressa dall'assessore alla Cultura Sergio Arditi, che aveva teorizzato per primo, circa vent'anni fa la costruizione di tale apparato museale: "Sono particolarmente contento - commenta infatti - perché ritengo che con quest'ultimo intervento il Comune di Cassine disporrà di un'importante Museo di Arte Antica, uno dei pochi in provincia di Alessandria, che seppure di non ampie dimensioni, dispone di un notevole corpus di opere d'arte sopravvissute alla soppressione del convento e ai furti".
E di fronte a un'opera tanto importante c'è anche la soddisfazione di vedere finalmente tradotto in pratica il sogno amministrativo cullato per tanti anni… "Ne sono orgoglioso, e non lo nascondo: quello del museo è un progetto ambizioso, che mi ha impegnato per lunghi anni mirando ad ottenere finanziamenti economici esterni al Comune, per non sottrarre risorse che un piccolo Ente Locale non potrebbe sostenere".
- Quali potranno essere ora le ricadute sul paese all'apertura del nuovo Museo di arte Antica?
"Con queste nuove potenzialità, aggiunte alla meravigliosa chiesa di San Francesco, sono convinto che per Cassine e il circondario si apriranno nuove prospettive culturali, di sviluppo turistico ed economico". (M.Pr)

 

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