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Miasmi maleodoranti, a Bragno
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| Cairo M.tte. Nonostante molti facciano finta di niente, a cominciare dalle pubbliche istituzioni, mette molto male all'Italiana Coke passare inosservata. E ora c'è anche la variante del Vispa appena inaugurata: chi, arrivando da Savona, percorre questo veloce collegamento con il capoluogo valbormidese viene accolto da questa grossa realtà industriale che dà il suo il benvenuto con tanto di ciminiere fumanti che fanno pensare a lavorazioni di altri tempi. Nel gennaio scorso era stato presentato da Legambiente un libro bianco dal titolo "Mal'Aria 2009" che tratta dell'inquinamento atmosferico derivante dalle attività produttive. La Liguria entra purtroppo nella lista dei siti produttivi più inquinanti con ben quattro stabilimenti. Tra questi c'è l'Italiana coke di Bragno. Le altre tre sono la centrale Tirreno Power di Vado e le centrali Enel di Genova e La Spezia. Le sostanze nocive messe sotto accusa dall'associazione ambientalista sono cromo, PM10, ossido di azoto e idrocarburi policiclici e aromatici. In effetti lo stabilimento di Bragno non produce soltanto il coke utilizzato negli impianti siderurgici, ma anche solfato ammonico, utilizzato per la preparazione dei fertilizzanti, catrame greggio, zolfo ed energia elettrica. E considerevole è l'emissione in atmosfera di benzene, con 14.809 Kg e di idrocarburi policiclici aromatici (IPA) con 52 kg. Ultimamente i problemi di carattere ambientale ingenerati dall'attività produttiva della fabbrica pareva avessero creato persino degli attriti in seno alla maggioranza dell'Amministrazione Comunale. In un comunicato stampa del 18 agosto dello scorso anno il sindaco Briano aveva espresso l'intenzione della maggioranza tutta di trovare quel punto di equilibrio tra le esigenze ambientali e la salvaguardia dei livelli occupazionali della fabbrica: "Tutti gli Amministratori coinvolti - diceva l'avv. Briano - hanno convenuto sul fatto che le polemiche emerse sono state frutto di un difetto di comunicazione e che non esistono divergenze sulla politica industriale e ambientale fino ad ora messa in campo con soddisfazione di tutti. Nei prossimi giorni verrà pertanto creato un tavolo di lavoro che vedrà presenti i due assessori Goso e Caruso e che porterà alla redazione di un documento condiviso in vista della conclusione della Conferenza dei Servizi Italiana Coke". Ma, a parte le discutibili divergenze interne ormai largamente rientrate, che fine ha fatto la fantomatica Conferenza dei Servizi? Questo organismo è chiamato a valutare un piano di interventi adeguato ad una corretta compatibilità ambientale. Di tutto questo non si parla più da tempo e rimane invece quella polvere nera sottile che ti brucia i polmoni e quell'odore che rende l'aria irrespirabile. E a peggiorare la situazione rispunta nei momenti opportuni il ricatto occupazionale, che a volte riesce a far presa anche sulle associazioni sindacali. Del resto anche nel G8 questo problema è saltato fuori in maniera eclatante. Le nazioni ad economia emergente hanno affermato chiaro e tondo che la salvaguardia dell'ambiente costa troppo e quindi Nel novembre dello scorso anno si era acuito questo problema ed erano intervenuti i Cobas con accuse ben precise: "La Cokitalia non vuole sottoporsi alle prescrizioni del Comune - si leggeva nel comunicato stampa - La relazione dell'ingegner Francesco Melidoro, consulente del Comune di Cairo, sulla Cokitalia è chiarissima. I fanghi e le melme derivanti dagli scarti di lavorazione sono tossico-nocivi, cancerogeni. Non devono essere nuovamente sottoposti a combustione. Una verità già nota, ma che viene confermata a livello scientifico. Le prescrizioni del Comune di Cairo sono il minimo indispensabile e Cokitalia non può sottrarsi. Il ricatto occupazionale non funziona più. Non si gioca né coi posti di lavoro, né con la salute dei lavoratori e dei cittadini". All'epoca lo stesso sindaco Briano era stato costretto ad intervenire in un dibattito decisamente intricato: "Io mi ritengo il primo difensore dei posti di lavoro degli operai di Italiana Coke - dice il sindaco Fulvio Briano - vi lavorano molti miei amici e famigliari. Sono anche il Sindaco di una Città importante e non posso tenere posizioni di facile demagogia e votate al populismo. Chiedere dei monitoraggi ambientali sui fumi non è una posizione contraria ai lavoratori e all'azienda: è una posizione di garanzia nei confronti di tutti e volta a chiarire definitivamente le polemiche che ciclicamente si innescano sull'argomento". Ma, a parte le polemiche e le continue lamentele, come difendersi dunque dall'aria inquinata che, con buona pace di chi vorrebbe minimizzare l'allarme, continua ad avvolgere Bragno e dintorni? Chi è di passaggio può sperimentare la soluzione di chi chiude i finestrini della propria auto e accende il climatizzatore. E i residenti? Meglio non approfondire |
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