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Acqui Terme. Non c'è pace per il Teatro "Verdi" di Piazza Conciliazione, in Pisterna. Un "teatro aperto" (così la definizione ufficiale), ma aperto soprattutto alle polemiche e ai problemi.
Forse ci si è messa di mezzo anche la Nemesi. Che, come indica il Mito, non solo è figlia della Notte (che ad Acqui si congiunge non con Zeus, ma con i balletti), ma personifica la vendetta divina. La "querelle dei decibel" non ha infatti visto il raggiungimento di nessun punto di incontro tra il comitato degli abitanti di Piazza Conciliazione, che si considerano parte lesa - non sappiamo oggi se più rassegnati, o depressi: le han tentate proprio tutte - e il locale Municipio. (Anche se sui tralicci a fianco del palco sono comparsi dei severi comunicati relativi all'uso dell'impianto sonoro, destinati principalmente ai tecnici delle compagnie, affinché non vadano ad alterare le tarature, seguano procedure stabilite etc. etc.). Ma dove non sono arrivati gli uomini sono arrivati i temporali estivi. Copiosi d'acqua. Battenti. Che devono avere bene inzuppato gli amplificatori. Che si sono messi - quando va bene - a gracchiare, e di tanto in tanto non hanno fatto il loro dovere. Qualcosa è successo.
Se in occasione dell'esordio con Moving parts proposto dal Balletto di Torino, il 3 luglio, i "conti sonori" sembravano abbastanza tornare, le cose sono andate ben diversamente con lo spettacolo di Raffaele Paganini, il 7 di luglio, costretto ad interrompersi un paio di volte. Da "terzo mondo" anche la musica di Adolp Adam proposta per Giselle (16 luglio).
Tanto che siamo stati casuali testimoni di concitati sopralluoghi mattutini da parte dei tecnici comunali, dai volti piuttosto neri, che han cercato - come si suol dire in questi casi - di metterci una toppa. Ma non meglio è andata per la prima nazionale della Fontana di Bakhchisaray di Asafiev, domenica 19 luglio, proposta dal Teatro Accademico Statale dell'Opera e dal Balletto di Bashkiria "Nureyev". E nell'ultima occasione ci siamo sincerati del fatto che i diffusori (costati pochi anni fa un vero patrimonio al contribuente) erano senza ombra di dubbio disattivati. Spenti. Out.
Quanto alla qualità del suono, difficile da raccontare: sembrava davvero di ascoltare (attraverso due amplificatori sistemati ai lati del palco) vecchi nastri, lasciati per tutta una estate sotto il sole più cocente. E per sommo di ironia, alla fine del secondo atto, il re tartaro chiede proprio alla fontana "sussurrami, sussurrami la storia tua".
E poi ci si chiede cosa abbia Vignale in più rispetto ad Acqui.
Il vero colpevole
Ecco la Nemesi. Che castiga uomini e cose che si innalzano al di sopra della condizione, in bene e in male. Ecco la dea della rappresaglia, che colpisce la dismisura. L'orgoglio babeliano. Di cui il Teatro Verdi è, ahinoi, un esempio. E sì: perché per 11 mesi all'anno il "Verdi", nato con intenti non artistici, ma politici (nel nome, e con il sole delle alpi sistemato in mezzo alla platea: chissà perché non una figura che evocasse lo stemma cittadino, la Bollente o gli archi
) per la città è un vero e proprio corpo estraneo. Luogo (abbandonato) alle devastazioni, sfogo per writers, testimone di mille messaggi d'amore, talora garconierre, talora orinatoio, talora fumeria, soggetto ad un decadimento tanto veloce quanto impressionante. Per la fontana malata (non nota come quella di Palazzeschi, ma già immortalata in cento cartoline e mille foto) di Piazza Italia si è arrivati alla soppressione. E non sono pochi in città coloro che incominciano a sollecitare una analoga drastica soluzione per una struttura che in tutta l'estate 2009 non arriverà ad ospitare una quindicina di rappresentazioni. E dire che nell'area del "mostro" si poteva allestire un'area archeologico- museale
(G.Sa)
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