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Carissimi,
1. Cristiani e comunità
credenti e credibili:
richiamo al progetto
pastorale diocesano
Come avviene da anni, la lettera che vi invio per il prossimo anno pastorale è composta in occasione della festa patronale di S. Guido. A lui, potente nostro intercessore presso il Signore, affido quanto mi sgorga dalla mente e dal cuore, mentre tengo in considerazione le urgenze pastorali della comunità diocesana e i suggerimenti del Consiglio presbiterale, del Consiglio pastorale diocesano e di altri, ai quali va il mio grazie riconoscente.
Durante i mesi estivi, svolgo il lavoro a tavolino nello studio prospiciente la Salita del Duomo, dove mi giungono particolarmente sonore le note delle campane della Cattedrale. Da qualche tempo il parroco ha deciso di farle suonare a festa alla notizia di una nuova nascita (purtroppo, sono pochi i bambini che nascono ad Acqui Terme ed anche in Diocesi, in questi anni). Più spesso mi giunge allorecchio il suono mesto delle campane che annunciano la sepoltura di qualcuno. A volte mi capita di soffermarmi più a lungo, al suono funebre, per elevare una preghiera di suffragio e per meditare sul significato della vita umana, sul mistero della nascita e della morte. Di fronte alla bara di una persona defunta, al di là delle parole di circostanza che si è portati a rivolgere ai presenti, ci si chiede se il fratello o la sorella che Dio ha chiamato a sé hanno vissuto pienamente la loro esistenza pur in mezzo a difficoltà e prove. La risposta sarà data da loro al Signore, al momento del faccia-faccia, ma noi che restiamo e che ci poniamo la domanda non possiamo non riflettere, oltre che sulla loro personale risposta nei confronti di Dio, sullambiente in cui essi hanno vissuto e che ha influito in qualche modo sulle loro scelte di vita. Sono state aiutate dalla loro famiglia, dalla comunità cristiana, dagli educatori a far scelte valide, tanto da non dover rimpiangere il tempo perduto? Sono state aiutate a costruire sul fondamento solido che è Cristo? E su questo fondamento solido, come ricorda lapostolo Paolo, nella prima lettera ai Corinti, si è costruito con oro, argento, pietre preziose, o con legno, fieno e paglia, elementi destinati a bruciare, perché inconsistenti? (1)
È evidente laccenno dellApostolo al giudizio di Dio che si pone al termine della vita terrena e chiama in causa, indirettamente, ma con forza, il problema dellambito educativo.
Proprio sul tema delleducazione integrale (= umana-cristiana) della persona voglio portare lattenzione mia e vostra nel prossimo anno pastorale, consapevole dellurgenza della considerazione di esso per il bene delle persone e, in particolare, dei fanciulli, dei ragazzi e dei giovani. È un argomento vasto ed impegnativo che, secondo le recenti indicazioni dei Vescovi italiani, dovrà tenerci impegnati nel prossimo decennio. È una delle scelte urgenti di fondo per la vita delle nostre comunità cristiane cha additavo nella Lettera per lanno pastorale 2007-2008 (Cristiani e comunità credenti e credibili, testimoni dellamore di Dio e seminatori di speranza).
Accennando ad alcuni aspetti e problemi inerenti allimpegnativo compito educativo, non ci scostiamo, pertanto, dalle indicazioni del progetto pastorale diocesano nella sua seconda fase, al quale chiedo di fare sempre riferimento.
Largomento delleducazione costituisce la seconda tappa che, sempre secondo il detto progetto, mi sono impegnato di proporre allattenzione di tutti, onde sostenere la realizzazione degli obiettivi che il piano pastorale ci chiede di tenere presenti (= fedeltà alla vocazione cristiana e fedeltà alla missione di testimoni di Gesù risorto) e, nello stesso tempo, favorire un cammino pastorale diocesano.
Per due anni pastorali consecutivi (2007-2008 / 2008-2009) la tappa annuale è stata caratterizzata dallattenzione alla Parola di Dio (La nostra vera forza è nutrirci della parola di Dio). Ora, senza dimenticare quanto appreso e vissuto durante il passato, continuiamo a percorrere la strada ponendo, particolare attenzione alleducazione.
2. In cammino con Gesù
maestro: tappa annuale
Riassumo la tappa annuale con lespressione In cammino con Gesù Maestro, per indicare che leducazione è unarte per cui ci si deve sempre aggiornare ed un impegno che dura per tutta la vita. Il riferimento a Gesù Cristo, poi, vuole mettere in evidenza che, per noi credenti, ma anche per ogni persona di buona volontà, latteggiamento di Gesù nei confronti dei discepoli è paradigmatico per ogni educatore.
Non tratterò, nella Lettera, in modo scientifico e sistematico delleducazione: non è mio compito e non è possibile, data la brevità di questo scritto. Ci sono, per altro, molti testi che possono essere utilmente consultati al riguardo.
Mi limiterò a fare un breve accenno a Gesù come modello di ogni educatore e poi, come si addice ad una Lettera che si prefigge lo scopo di offrire indicazioni pastorali concrete, farò qualche considerazione sul ruolo indispensabile, nelleducazione, della famiglia, della parrocchia, del sacerdote.
Sono accenni ed aspetti che non esauriscono assolutamente largomento, sul quale peraltro, come accennato allinizio, si avrà loccasione di ritornare.
Al termine, ricorderò alcune figure di grandi educatori che, sulle orme di Gesù, hanno lasciato con gli scritti e con lesempio indicazioni preziose di arte educativa.
Importante, pure, precisare che tratterò dellimpegno educativo che scaturisce dalla visione cristiana delluomo.
3. Larte educativa
di Gesù maestro
Nel discorso che ci ha rivolto in occasione della recente assemblea dei Vescovi italiani, lo scorso 28 maggio, Benedetto XVI affermava:
Avete messo al centro della riflessione della vostra assemblea il compito fondamentale delleducazione. Come ho avuto modo a più riprese di ribadire, si tratta di una esigenza costitutiva e permanente della vita della Chiesa, che oggi tende ad assumere i tratti dellurgenza e, perfino, dellemergenza. Avete avuto modo, in questi giorni, di ascoltare, riflettere e discutere sulla necessità di porre mano ad una sorta di progetto educativo che nasca da una coerente e completa visione delluomo quale può scaturire unicamente dalla perfetta immagine e realizzazione che ne abbiamo in Cristo Gesù. È Lui il Maestro alla cui scuola riscoprire il compito educativo come unaltissima vocazione alla quale ogni fedele, con diverse modalità, è chiamato. In un tempo in cui è forte il fascino di concezioni relativistiche e nichilistiche della vita, e la legittimità stessa delleducazione è posta in discussione, il primo contributo che possiamo offrire è quello di testimoniare la nostra fiducia nella vita e nelluomo, nella sua ragione e nella sua capacità di amare. Essa non è frutto di un ingenuo ottimismo, ma ci proviene da quella «speranza affidabile» (Spe salvi, 1) che ci è donata mediante la fede nella redenzione operata da Gesù Cristo. In riferimento a questo fondato atto damore per luomo può sorgere una alleanza educativa tra tutti coloro che hanno responsabilità in questo delicato ambito della vita sociale ed ecclesiale.(2)
Molto interessante, per il nostro argomento, questo testo del discorso di Benedetto XVI. Mette in evidenza, infatti, due aspetti fondamentali:
- solo la visione, delluomo che scaturisce dallinsegnamento e dallesempio di Gesù può essere fonte di un impegno educativo completo;
- la visione cristiana della persona, caratterizzata dalla fiducia nella vita, nella ragione e nella capacità di amare delluomo, può costituire la base per una collaborazione, in campo educativo, anche con i non credenti.
Sullarte educativa di Gesù Maestro ha scritto un interessante libro un grande esperto in educazione, Gesualdo Nosengo (1906-1968), nativo di S. Damiano dAsti e presentato al Convegno ecclesiale di Verona del 2006 come modello di laico cristiano. Il testo suddetto è stato ripresentato recentemente (2006), con qualche riduzione, dallEditrice Elledici, a cura di Olinto Dal Lago.(3)
Scrive Nosengo:
Il cristianesimo si è detto è innanzitutto Qualcuno: Gesù Cristo. La medesima affermazione si può fare di quellaspetto del cristianesimo che è la pedagogia cristiana; la pedagogia cristiana è innanzitutto un Maestro: Gesù Cristo.
Pertanto, per studiare la pedagogia cristiana, occorrerà studiare Gesù. Per studiare Gesù in modo da arrivare alla sua Persona, occorrerà contemplarlo nel racconto evangelico come Maestro vivo, attuale e operante, accostandosi a lui con fede ed amore e con desiderio di imitazione. Allora Gesù ci si farà conoscere aprendo ai nostri occhi i sublimi panorami contenuti nei misteri della sua magistralità.(4)
Sottolineo laffermazione secondo cui, per imparare larte educativa di Gesù è indispensabile conoscerlo attraverso il racconto evangelico e soprattutto accostarsi a lui con fede ed amore e con desiderio di imitazione.
Poco oltre lautore precisa:
La contemplazione della condotta educativa di Gesù Maestro, può essere avviata con possibilità di buoni frutti anche da persone semplici. Ma, per approfondire lo studio e arricchire tale contemplazione, è necessaria una più progredita preparazione: culturale (biblica, storica, cristologica; ci fa conoscere la storia, lambiente, i costumi
, la persona di Gesù); magistrale (psicologica, pedagogica, didattica; ci fa conoscere i problemi, i metodi, i mezzi); religiosa (di fede, di carità, di orazione; sollecita ad una vita pura, orante, generosa, allo spirito di servizio, ad amare Gesù nei fratelli alunni)
La carne e il sangue non ci possono rivelare lo spirito della condotta pedagogica di Gesù Cristo, se il Padre che è nei cieli non ce lo rivela, illuminandoci con la sua luce soprannaturale.(5)
Parole incoraggianti ed impegnative: incoraggianti, perché affermano che anche le persone semplici possono svolgere fruttuosamente il compito di educatori. Parole impegnative, perché mettono in evidenza che non si può essere educatori senza una preparazione, soprattutto senza una fede viva in Gesù Cristo e senza unadeguata preparazione che tenga conto della trasformazione culturale nella quale siamo immersi, a cui leducazione, anche nella Chiesa, non può sfuggire. Il cambiamento del contesto e della mentalità ci obbliga a farci domande, a cercare di capire i nostri contemporanei e, in fondo, anche noi stessi.
Per questo è necessaria una sinergia tra i vari soggetti educativi, al fine di un autentico aiuto reciproco.
Nel prosieguo della Lettera considererò, come già accennato, tre soggetti educativi: la famiglia, la parrocchia, il sacerdote.
4. Una famiglia per nascere
Tutti siamo convinti del ruolo essenziale della famiglia nel campo educativo. Lo abbiamo sperimentato con intensa esperienza; lo constatiamo quando accostiamo ragazzi e giovani nella scuola, al catechismo, nellambiente sportivo e di divertimento.
Constatiamo pure la carenza della famiglia in campo educativo; i genitori sono molto più esperti di quanto lo fossero in passato nellarte del generare i figli, ma non sempre sono allaltezza di contribuire alla formazione di una generazione che conduca alla maturazione mediante unopera educativa efficace. E questo, anche a motivo di alcune carenze nel nostro impegno pastorale.
Se riflettiamo seriamente sulla pastorale familiare delle nostre parrocchie, ci rendiamo conto che dedichiamo il giusto tempo per la preparazione delle coppie di fidanzati al sacramento del matrimonio, ma non diamo sufficiente spazio a momenti formativi in vista delleducazione dei figli.
Al riguardo, torna sovente la lamentela sul disinteresse dei genitori alle proposte loro fatte per aiutarli nel compito educativo. Non dobbiamo scoraggiarci, ma lasciare spazio alla fantasia pastorale per trovare modi più opportuni, che tengano conto delle situazioni concrete delle famiglie, per offrire loro la possibilità di essere aiutate nella missione educativa.
Recentemente sono venuto a conoscenza di uniniziativa molto interessante messa in atto da una parrocchia: un incontro con i giovani genitori per donare loro il catechismo dei bambini (6), approvato dai vescovi italiani per sostenere il compito dei genitori nelleducare alla fede i figli fino allinizio della catechesi parrocchiale. Allincontro iniziale ne sarebbero seguiti altri, o di gruppo o di coppia, guidati dal parroco.
Incoraggio questo tipo di esperienza, come anche incontri pedagogici per i genitori nelle scuole dellinfanzia, o parrocchiali, o legate in qualche modo alle parrocchie, giacchè i genitori sono particolarmente disponibili a lasciarsi aiutare nel loro impegno educativo quando i figli sono piccoli.
Mi permetto richiamare, riguardo al sostegno dei genitori nella loro opera di educatori cristiani, quanto stabilito nella disposizione vescovile del 23 ottobre 2005, nella quale chiedevo di organizzare incontri formativi per i genitori dei fanciulli e dei ragazzi del catechismo. Per facilitare la loro frequenza è fondamentale che i temi trattati siano interessanti e affrontati con competenza. Per le parrocchie piccole servirà organizzare incontri a livello intercomunitario.
Ricordo pure limportanza delle esperienze formative ed educative di gruppi, di associazioni e di movimenti, rivolte ai ragazzi, ai giovani, agli adulti, molti importanti per avviare percorsi formativi stabili ed uscire dalle iniziative estemporanee.
Tutti avvertiamo la carenza educativa sofferta dai fanciulli e dai ragazzi le cui famiglie sono in crisi o i genitori in situazione di separazione. Purtroppo aumentano questi casi, come pure i casi di figli i cui genitori non sono legati da nessun vincolo matrimoniale.
Anche per queste situazioni non possiamo limitarci a fare constatazioni e a lamentarci; dobbiamo studiare, a livello parrocchiale e diocesano, occasioni e luoghi per aiutare e sostenere i coniugi in crisi con risposte autentiche e non scontate. Lesperienza dice che, se prese in tempo, molte coppie in difficoltà possono superare i momenti di prova. Naturalmente queste situazioni dolorose di crisi profonde che si vanno moltiplicando devono essere evitate operando, per quanto possibili, alla radice, attraverso leducazione dei giovani allautentico amore, mediante la preparazione prolungata e approfondita al sacramento del matrimonio e anche mediante la frequentazione di luoghi di spiritualità per giovani e fidanzati.
5. Una chiesa per vivere
La conoscenza approfondita del Vangelo e della dottrina della Chiesa sulla persona umana e sul sacramento del matrimonio rivestono unimportanza particolare per abilitare gli educatori, specialmente i genitori, nello svolgimento del loro arduo compito educativo. I valori evangelici, tuttavia, si trasmettono soprattutto e possono portare frutti in una comunità familiare ricca di amore e caratterizzata dalla gioia, anche nei momenti di difficoltà e di prova.
Accanto ad una famiglia accogliente è pure indispensabile, per una educazione cristiana profonda, la presenza di una comunità parrocchiale da cui traspaia la gioia di essere cristiani.
Permettetemi, al riguardo, di raccontarvi qualcosa della mia esperienza di vita: le Lettere di inizio di anno pastorale sono anche unapertura danimo a voi, cari fratelli e sorelle.
Ho imparato a conoscere Gesù Cristo e la Chiesa, respirando laria pura della comunità parrocchiale in cui sono nato ed ho vissuto gli anni della fanciullezza. Ho imparato a conoscerli ed ad amarli quasi senza accorgermi, vivendo immerso nella serenità dello snodarsi della vita di quella comunità benedetta. Soffriva anchessa per le sue difficoltà e le sue stanchezze, ma agli occhi di me, fanciullo, appariva bella ed affascinante, come un ambiente di cui non si può fare a meno. È ancora vivo nella mia mente e nel mio cuore il ricordo delle frequenti celebrazioni liturgiche e delle solenni processioni alle quali i miei cari mi offrivano la possibilità di partecipare; di incontri gioiosi con fanciulli della mia età al catechismo e alloratorio; della santa Messa domenicale dei ragazzi con limmancabile canto: Io sento la Tua voce e vengo a Te, Signor
.; dei funerali a cui partecipavo come chierichetto e ai quali moltissima gente del paese prendeva parte, per esprimere la partecipazione al lutto dei famigliari del defunto. Questi avvenimenti, dove constatavi che tutto il popolo, nelle varie fasce di età, si incontrava per gioire, per soffrire insieme e per lodare insieme il Signore, non erano il segno di un cristianesimo che portava a chiudersi nel proprio guscio. No, perché vedevi il laico, presente alle funzioni parrocchiali, che svolgeva compiti impegnativi nella comunità civile; ti accorgevi che i preti, che celebravano la Messa con devozione e le religiose che incontravi alla scuola materna, erano molto stimati come persone sagge e dalla vita integra anche da coloro che non frequentavano la chiesa; avvertivi che i poveri avevano un posto privilegiato nellattenzione della gente; ti si faceva respirare aria di universalità, perché sentivi parlare delle missioni lontane.
Al centro di tutta la vita della comunità cera, poi, lEucaristia. Oltre alla Messa domenicale già ricordata, mi ritornano in mente le solenni processioni del Corpus Domini. Anche alla figura della Madonna veniva dato il posto importante, in occasione delle sue festività: ricordo quella della Madonna di Lourdes e della Madonna delle Grazie a cui si rivolgeva quel canto che ti toccava il cuore: Mira il tuo popolo, o bella Signora, che pien di giubilo oggi ti onora
.
Ma unaltra caratteristica di detta comunità mi pare sia da sottolineare: vivendo in essa, lesistenza ti appariva come un cammino non verso il nulla, ma davvero verso il Signore, perché tutte le tappe dellesistenza umana erano accompagnate dalla preghiera della gente, convocata per questo dal suono gioioso delle campane, che ti lasciavano nel profondo del cuore la certezza della speranza in una vita che non è distrutta dalla morte.
Penso proprio che il Signore si sia servito di questo humus, oltreché dellesempio e dellaffetto di una famiglia veramente cristiana, per far sorgere nel mio cuore, fin da fanciullo, in un modo che non so spiegarmi, e senza alcun mio merito, il desiderio di farmi prete, prete per celebrare le lodi di Dio nelle sacre funzioni, prete per gli altri, per quella gente che sentivo parte viva della mia esistenza. E come, e prima di me, tanti ragazzi e tante ragazze hanno maturato, in questo ambiente, la scelta di donarsi totalmente al Signore o la scelta di un matrimonio cristiano autentico.
La Chiesa, davvero è stata per me, per un dono del Signore, un ambiente che ho sempre sentito come mio, come parte della mia vita. Di conseguenza ho sempre amato la Chiesa, come si ama la propria famiglia, anche quando, da grande, ho constatato pure i suoi lati deboli e fragili.
Riflettendo, in seguito, con laiuto degli studi teologici, sul mistero della Chiesa, ho ringraziato di cuore il Signore per avermi fatto diventare cristiano e per avermi fatto appartenere alla Chiesa fin da bambino con il battesimo. Ed ho imparato ad apprezzarla di più, scoprendola come la comunità attraverso la quale Gesù glorificato, il cui volto sulla terra non possiamo contemplare, si rende a noi visibile.
Cari amici, certamente le situazioni delle nostre comunità parrocchiali sono oggi molto cambiate, ma resta la convinzione, fondata sulla volontà di Gesù, che, per percepire e seguire il messaggio cristiano, è necessario vivere dentro la Chiesa, respirandone laria, riscaldandosi al suo camino.
Scrive, a questo riguardo, un noto teologo:
Tutto comincia quando uno desidera seriamente credere in Gesù. Allora si ha bisogno di conoscerlo, di trovarlo da qualche parte
Incontrarlo è come vivere dentro unatmosfera nuova, che è lui vivente
Lincontro con Gesù è tutta la vita
Così ci si trova ad avere con gli altri che credono non già una religione comune, o dei riti, o una professione di fede, ma la vita in comune. Il mio vivere in Cristo passa attraverso il tuo e il tuo si mescola al mio. Cè da correre insieme lavventura della scoperta di lui: fra le righe del Vangelo e quelle della nostra amicizia. La personalità del cristiano cresce dentro questo intreccio. (7)
Poniamoci una domanda cari fratelli e sorelle: le nostre comunità parrocchiali sono ambienti dove la personalità del battezzato è aiutata nella crescita della vita cristiana, grazie alla variegata testimonianza evangelica dei suoi membri e lofferta di unamicizia autentica?
Corriamo il rischio, dobbiamo ammetterlo, di offrire alla gente che bussa ancora alla porta delle nostre parrocchie, unimmagine di Chiesa che distribuisce dottrina, segni sacri e aiuti materiali, ma non limmagine di una comunità di persone che cerca di vivere nella gioia, nella speranza, nella carità, nellimpegno per un mondo nuovo, la fede in Cristo risorto.
Nei prossimi anni pastorali avremo occasione, sempre approfondendo largomento delleducazione, di rivedere i metodi della catechesi per i sacramenti, lo stile delle celebrazioni, la generosità della carità, la necessaria formazione permanente di tutti in vista della missione.
In questo anno incominciamo ad esaminarci e domandarci se le nostre parrocchie sono un focolare acceso e che non conosce assenze, secondo unespressione di don Primo Mazzolari; se sono comunità altamente formative nellimpegno a realizzare unità tra annuncio, celebrazione e testimonianza di carità e a sostenere i fedeli laici nella scoperta e nella realizzazione della corresponsabilità nella Chiesa.
6. Un educatore per crescere
Se la comunità familiare e quella parrocchiale sono indispensabili per crescere nella fede, è decisivo, per la maturazione della vita cristiana, un rapporto paterno e amicale con una persona, lautorevole educatore, appunto, che ti segue con pazienza, affetto e competenza per aiutarti a trarre fuori dallanimo tutte le capacità di cui il Signore ha fatto dono e ad estirpare le erbe cattive che impediscono una crescita armoniosa.
Oggi, come in ogni tempo, abbiamo bisogno di educatori autentici, in famiglia, a scuola, nelle nostre parrocchie.
Leducatore è colui che accompagna a realizzare il sogno che è dentro ciascuno di noi.. Leducatore, il catechista, il genitore, il prete, il vescovo, si può fare con il cuore del pastore o con quello del pecoraio
Il lavoro è il medesimo, ma ciò che cambia è il modo: il pastore conosce e chiama per nome, precede, conduce ai pascoli, salva dal lupo. È questa la differenza, e i destinatari la percepiscono. Compito delleducatore cristiano è condurre ai pascoli di una verità che non simpone, ma si propone; non vince, ma convince; non giudica, ma comprende.(8)
Tra le tante figure di educatori a cui si può accennare mi soffermo, al momento, sulla figura del sacerdote, in occasione della celebrazione dellanno sacerdotale, indetto recentemente da Benedetto XVI in occasione del 150º anniversario della morte del S. Curato dArs.
Nella bellissima lettera indirizzata dal Papa ai sacerdoti per quella circostanza (16 giugno 2009) (9) si trova un costante invito rivolto ai preti per una vita generosa e autenticamente sacerdotale. Egli scrive:
Alla Vergine Santissima affido questo Anno Sacerdotale, chiedendole di suscitare nellanimo di ogni presbitero un generoso rilancio di quegli ideali di totale donazione a Cristo ed alla Chiesa che ispirarono il pensiero e lazione del Santo Curato dArs.
Nel corso della Lettera, poi, il Papa, scendendo nei particolari, ricorda il ruolo di educare alla fede che il prete può esercitare in modo tutto particolare nella celebrazione del sacramento della riconciliazione e nella direzione, o accompagnamento spirituale, sullesempio del S. Curato dArs:
Dal Santo Curato dArs noi sacerdoti possiamo imparare non solo uninesauribile fiducia nel sacramento della Penitenza che ci spinga a rimetterlo al centro delle nostre preoccupazioni pastorali, ma anche il metodo del dialogo di salvezza che in esso si deve svolgere.
Il Curato dArs, nel suo tempo, ha saputo trasformare il cuore e la vita di tante persone, perché è riuscito a far loro percepire lamore misericordioso del Signore.
Un altro aspetto dellimpegno educativo del Curato dArs, richiamato nella Lettera del Papa, è quello dello spazio dato ai laici nella vita della parrocchia. Scrive il Papa:
Lesempio del Curato dArs mi induce a evidenziare gli spazi di collaborazione che è doveroso estendere sempre più ai fedeli laici, coi quali i presbiteri formano lunico popolo sacerdotale e in mezzo ai quali, in virtù del sacerdozio ministeriale, si trovano per condurre tutti allunità della carità
.
Dopo aver, poi, invitato i presbiteri a saper discernere e a far fiorire i doni che lo Spirito Santo offre a molti laici, spingendoli ad una vita spirituale più elevata, il Papa scrive:
Dalla comunione tra ministri ordinati e carismi, infatti, può scaturire un valido impulso per un rinnovato impegno della Chiesa nellannuncio e nella testimonianza del Vangelo della speranza e della carità in ogni angolo del mondo.
Infine il Papa invita i presbiteri a vivere in comunione con il Vescovo e tra di loro per essere, così, stimolo alla crescita spirituale e allimpegno pastorale delle parrocchie:
Vorrei inoltre aggiungere
che il ministero ordinato ha una radicale forma comunitaria e può essere assolto solo nella comunione dei presbiteri con il loro Vescovo. Occorre che questa comunione fra i sacerdoti e col proprio Vescovo, basata sul sacramento dellOrdine e manifestata nella concelebrazione eucaristica, si traduca nelle diverse forme concrete di una fraternità sacerdotale effettiva ed affettiva.
Solo così i sacerdoti sapranno vivere in pienezza il dono del celibato e saranno capaci di far fiorire comunità cristiane nelle quali si ripetano i prodigi della prima predicazione del Vangelo.
7. Camminiamo sulla strada
che han percorso
i santi tuoi
Per vivere con autentica coerenza il compito educativo, ritengo importante rivolgervi linvito ad attingere utili riflessioni e stimolanti esempi dagli scritti e dalla vita di santi educatori, sia quelli canonizzati dalla Chiesa, sia quelli che, pur non iscritti nel canone dei santi, hanno tuttavia dato esempi di vita autenticamente cristiana.
Già ho richiamato alla memoria Gesualdo Nosengo.
Aggiungo il ricordo di due educatori che hanno avuto relazioni con il territorio della nostra Diocesi: San Giuseppe Calasanzio e Santa Maria Domenica Mazzarello.
San Giuseppe Calasanzio (10), fondatore degli Scolopi, è stato a Carcare, dove ha istituito, nel 1621, una comunità di suoi religiosi per leducazione della gioventù, sul modello della prima scuola istituita a Roma.
Le sue scuole si ispirano ai due principi della pietà e della formazione dellintelletto. Pietà intesa come educazione della volontà a rapportarsi correttamente tanto con Dio che con il prossimo. Formazione dellintelletto che comporta lapprendimento di tutte le scienze umane. Egli vuole che i suoi maestri procedano sempre con persuasività nel processo educativo: sempre con lautorevolezza del prestigio, mai soltanto con lautorità del proprio grado (11).
Santa Maria Domenica Mazzarello (12) è stata donna aperta a Dio e ricca di saggezza pedagogica, che ha inserito la catechesi in un ampio progetto educativo. Tale progetto, fondato su un esplicito annunzio di Dio da conoscere, amare, incontrare in Cristo, è aperto allinterazione con le famiglie nella comunità ecclesiale; è caratterizzato da uno stile comunicativo familiare, coinvolgente e gioioso, tipico di educatrici competenti.
Il suo messaggio permane attuale anche oggi, perché incoraggia ogni educatore a fare delleducazione religiosa il cuore del suo messaggio formativo, nella convinzione che solo a partire da qui sarà possibile dare un solido fondamento alleducazione integrale dei giovani e delle giovani (13).
Ai due santi ricordati ognuno può aggiungere un lungo elenco di persone: preti, suore, laici, che hanno inciso positivamente sul proprio percorso formativo. È auspicabile che questi educatori vengano fatti conoscere, sia perché tutti possano approfittare della loro saggezza pedagogica, sia perché ne uscirebbe arricchita la storia della nostra Chiesa diocesana.
8. Icona biblica e seconda
visita pastorale
Come icona biblica per lanno pastorale 2009-2010 suggerisco quella dellincontro di Gesù con Zaccheo (Luca 19, 1-10). Mi pare che il racconto evangelico di Zaccheo aiuti a mettere davanti agli occhi degli educatori la figura di Cristo, che è venuto per cercare e per salvare.
Questa è la finalità che si prefigge ogni persona a cui sta a cuore leducazione integrale del suo prossimo, specialmente dei ragazzi e dei giovani: saper vedere nel loro cuore il buon proposito di impostare bene la propria esistenza, farlo fruttificare e condurli alla gioia e alla pace della salvezza.
Lanno pastorale sarà caratterizzato, tra laltro, dalla continuazione della seconda Visita pastorale che, alla luce di quanto scritto nella presente Lettera, vorrei considerare anche come un invito e un incoraggiamento alle famiglie, alle comunità parrocchiali, ai sacerdoti a guardare a Gesù Maestro come a modello di educatore.
A lui possiamo rivolgere questa accorata preghiera:
Signore nostro Gesù Cristo,
Maestro Divino di verità e di giustizia, di amore e di pace,
noi Ti ringraziamo di averci chiamati a lavorare con Te
nelleducazione cristiana di quei giovani che sono Tuoi,
che Tu ami e desideri vicino al Tuo cuore.
In questa missione ardua, ma sublime, che a Te ci associa,
fa o Signore che
la luce della Tua verità illumini la nostra mente,
il fuoco del Tuo amore riscaldi la nostra parola,
lesempio della Tua vita sia il modello alla nostra azione educativa
e la Tua grazia fecondi lopera nostra nei giovani.
Guidaci a trovare la via delle intelligenze e dei cuori,
rimedia alle nostre deficienze,
aiutaci nelle difficoltà,
confortaci nelle pene,
difendici nei pericoli e nelle tentazioni.
Fa, o Signore,
che noi possiamo efficacemente indirizzare e guidare
per la via della cultura e della fede,
del dovere e della bontà,
della giustizia e della carità,
della laboriosità e della cattolicità
le anime dei nostri discepoli.
Fissa, o Signore, sopra di noi il Tuo sguardo amoroso
e dona a tutti di poter giungere un giorno a possedere Te
che sei il premio per coloro che Ti amano
e credono alla Tua parola.
Gesù Maestro, venga il Tuo Regno
(Gesualdo Nosengo)
Con laffetto di sempre.
Acqui Terme, 8 luglio 2009,
Solennità di San Guido, patrono della Diocesi.
+ Pier Giorgio Micchiardi
Vescovo di Acqui
NOTE
1) Cfr. 1ª Corinti, cap 3, 10-17
2) Benedetto XVI, Discorso ai Vescovi Italiani in occasione della 59ª Assemblea Generale. 25-30 maggio 2009
3) Gesualdo Nosengo, Larte educative di Gesù, a cura di Olinto Dal Lago, ELLEDICI, Leumann, 2006
4) (op. cit. pag.28)
5) (op. cit. pag.41)
6) Catechismo della Conferenza episcopale italiana per la vita cristiana, Catechismo dei bambini (4.1): Lasciate che i bambini vengano a me
7) Dianich Severino, Una chiesa per vivere, Marietti, Casale Monferrato, 1979, pag. 19 (riedizione San Paolo Edizioni, collana Le ragioni della speranza, 1990)
8) Da Avvenire del 26 giugno 2009, p.17
9) Cfr. Osservatore del 19 giugno 2009, pp 4s
10) Nato nel 1557 a Peralta de la Sal, in Spagna, Giuseppe diventa sacerdote a ventisei anni. Ricopre importanti mansioni in diverse diocesi spagnole. A Roma, colpito dalla miseria in cui vivevano i ragazzi abbandonati, fonda un nuovo ordine religioso con lobiettivo di dare unistruzione ai più poveri e combattere così lanalfabetismo, lignoranza e la criminalità. Nascono le «Scuole Pie» e i suoi religiosi vengono chiamati «scolopi». Scrive il santo: «È missione nobilissima e fonte di grandi meriti quella di dedicarsi alleducazione dei fanciulli, specialmente poveri, per aiutarli a conseguire la vita eterna. Chi si fa loro maestro e, attraverso la formazione intellettuale, simpegna a educarli, soprattutto nella fede e nella pietà, compie in qualche modo verso i fanciulli lufficio stesso del loro angelo custode, ed è altamente benemerito del loro sviluppo umano e cristiano». Giuseppe muore il 25 agosto del 1648; è canonizzato nel 1767 e nel 1948 è dichiarato da papa Pio XII «patrono Universale di tutte le scuole popolari cristiane del mondo».in
11) Spunti bibliografici sulla figura del Calasanzio:
Benedetto XVI, I santi di Benedetto XVI. Selezione di testi di Papa Benedetto XVI, Libreria Editrice Vaticana, 2008
Ratzinger J., Santi. Gli autentici apologeti della Chiesa, Lindau Edizioni, Francesco Giordano, Il Calasanzio, Genova 1960
12) Maria Domenica Mazzarello, nata il 9 maggio 1837 a Mornese, nella frazione dei Mazzarelli di qua, muore a Nizza Monferrato il 14 maggio 1881, alletà di 44 anni. Alla sua morte, lIstituto da lei fondato con Don Bosco (ramo femminile della sua opera) delle Figlie di Maria Ausililatrice contava già 165 suore e 65 novizie sparse in 28 case (19 in Italia, 3 in Francia e 6 in America). La sua opera continua e le Figlie di Maria Ausiliatrice fanno vivere ancora oggi il suo sogno in tutto il mondo.
13) M. L. Mazzarello e P. Cavaglià, Il contributo di Maria Domenica Mazzarello alla formazione religiosa della donna, in Larte di educare nello stile del sistema preventivo, LAS, Roma 2008, p. 262. In questo volume si trovano alcuni contributi interessanti sullarte educativa della Mazzarello.
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