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Fonte della Bollente inquinanti non pericolosi

  Acqui Terme. La paura di un inquinamento subdolo con parametri che secondo le rilevazioni effettuate dall'Arpa provinciale indicherebbero la presenza di tracce di benzene nelle acque che sgorgano dalle fonti della Bollente va ridimensionata.
Il benzene esisterebbe in misura appena percettibile dagli strumenti di laboratorio e la concentrazione sarebbe di una parte per milione. Il responso delle prime analisi dell'acqua aveva anche indicato indizi di toluene e xilene.
Tali microinquinanti non sono stati rilevati in altre sorgenti termali, soprattutto ne è esente l'area delle sorgenti di regione Bagni.
Il direttore dell'Arpa di Alessandria, Alberto Maffiotti, ha spiegato che la scoperta dei potenziali inquinamenti è avvenuta a giugno e non ci sarebbe alcun rischio per l'utilizzo dell'acqua ad uso termale.
L'acqua della Bollente, bisogna ricordarlo, è curativa, non minerale. Pertanto certe sostanze chimiche in essa contenute potrebbero essere non adatte per certe patologie.
Sull'argomento che da due mesi fa parte della cronaca e dell'interesse della gente se ne è parlato verso le 12,30 di martedì 25 agosto, a Palazzo Robellini, durante una conferenza stampa "richiesta all'Asl.Al e all'Arpa per fare chiarezza su una situazione fondamentale per la nostra città, particolarmente in un momento in cui Acqui Terme sta vivendo importanti momenti promozionali in Italia e all'estero", come affermato dall'assessore Anna Leprato intervenuta, al posto del sindaco Rapetti, in rappresentanza dell'amministrazione comunale.
Presenti all'incontro con i giornalisti acquesi, oltre al direttore dell'Arpa, Alberto Maffiotti, Rossana Prosperi dirigente del Servizio di igiene pubblica dell'Asl; Pietro Botto, Asl; Gianfranco Ghiazza, direttore sanitario dell'Asl.Al; Giacomina Solia dell'Asl; Giovanni Rebora, direttore sanitario delle Terme di Acqui e sempre delle Terme Camillo Cordasco, Paolo Carulli e Mirella Tardito. Presente anche Laura Bruna, general manager del Comune.
Durante la riunione è stato interessante avere appreso da Maffiotti che il valore intrinseco dei microinquinanti non ha pericolosità, che oggi siamo tranquilli, ma particolarmente che è iniziata una ricerca per determinare le cause dell'inquinamento prodotto, pare, e il condizionale è d'obbligo, da alcune attività artigianali.
Sul problema stanno effettuando accertamenti i tecnici dell'Arpa.
Rossana Prosperi, nel suo intervento, ha riferito che l'anno scorso non c'erano tracce di benzene nelle acque della Bollente e l'azione di monitoraggio dell'Asl, su campionamenti di controllo della qualità delle acque, con segnalazione di presenza di benzene da parte dell'Arpa era rivolta alla salvaguardia della salute pubblica.
Sempre Prosperi ha riferito la possibilità di ottenere, in accordo con l'assessore regionale alla Sanità, Artesio, una serie di linee guida in materia termale. Prosperi ha segnalato anche l'urgenza di individuare l'origine dell'inquinamento.
Per le inalazioni, come sostenuto dal dottor Rebora si sta utilizzando esclusivamente l'acqua del fontanino dell'acqua marcia nella quale non sono state trovate tracce di benzene. (C.R.)

Riaperto l'accesso alla fonte calda

Acqui Terme. La comunicazione diffusa dall'amministrazione comunale della riapertura al pubblico delle due fonti della Bollente rimuoverebbe (il condizionale è d'obbligo) l'emergenza vissuta per un mese circa. Di conseguenza l'acqua che vi sgorga è stata restituita agli acquesi, ai turisti. Inoltre il provvedimento allontana lo spettro, non quello satanico che la leggenda popolare indica sulla provenienza dell'acqua ricavata da un vulcano o da forze misteriose, bensì da sostanze inquinanti che mai prima d'ora erano apparse nelle caratteristiche chimico-fisiche delle fonti situate nell'edicola di piazza Bollente, area centrale della città così intitolata dal calore della medesima acqua.
Attualmente non se ne vieta l'utilizzo, ma un cartello indica di non berla soprattutto in presenza di certe patologie. Come per le medicine, nel liquido bollente ci potrebbero essere delle controindicazioni per certe patologie. Ora, lo scompiglio correlato al rinvenimento di corpi definiti inquinanti nell'acqua della Bollente si sta ridimensionando. Rimane invece tutto quello che la gente chiede di sapere: come qualche elemento estraneo alla sua composizione originale ed ultra millenaria sia finito nell'acqua che sgorga a 75 gradi. I valori non consueti erano apparsi dalla lettura delle analisi compiute su prelievi effettuati sull'acqua dall'Arpa provinciale. Conseguentemente, il sindaco Danilo Rapetti, al quale competeva la tutela della sanità pubblica, per misure precauzionali non poteva fare altro di chiudere il cancello da cui si accedeva alla fonte principale "a conchiglia" e di transennare l'ingresso alla fonte "dalle due bocche".
Impedendo l'uso di quel getto caldissimo, simbolo della città dalla preistoria passando per i romani e per il medioevo, come confermano le scoperte archeologiche effettuate in quel luogo, verrebbe meno l'elemento fondamentale di Acqui Terme e dei Comuni del suo comprensorio. Ciò, da calcolare sia sotto il profilo economico, quanto a quello di immagine, senza dimenticare l'argomento turistico e delle attività varie funzionanti nell'area acquese, senza cessare di ricordare il comparto agroalimentare.
Via le transenne, diminuiti i timori, è lecito che inizi la caccia alla situazione che avrebbe creato il microinquinamento e suscitato allarme. A questo punto vale evidenziare il notevole danno economico e di sfavorevole pubblicità provocato alla città dalla notizia del microinquinamento. Il chiarimento di com'è potuta accadere l'infausta situazione, anzitutto a livello di sensazione negativa, deve essere fatto conoscere punto per punto alla gente. Con la tecnologia d'oggi non dovrebbe essere difficile svelare se le sostanze, pare mai prima d'ora riferite dalle analisi eseguite dall'Arpa nell'acqua che sgorga in Piazza Bollente, derivano da degrado in profondità, cioè dal serbatoio geotermico di Acqui Terme o da altro frangente. (C.R.)

 

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