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Prosegue il dibattito
su Terme e privatizzazione

  Acqui Terme. Pubblichiamo un articolato intervento inviatoci dall'avvocato Rodolfo Pace sulle problematiche legate alle Terme della città:
"Mi permetto di dubitare che si giunga a dare effettiva attuazione alla dichiarata volontà di cedere a privati le partecipazioni della Regione nella Spa Terme di Acqui facendo così finalmente prevalere rispetto ad altre logiche quelle economiche e di mercato.
Non è inutile in proposito ricordare che già negli anni 80 la privatizzazione, attraverso la libera alienazione delle azioni (e/o dell'intero patrimonio), allora in capo al soppresso Ministero delle Partecipazioni Statali, decisa dal Governo con tanto di decreto legge rinnovato per ben due volte, non ha avuto seguito per la opposizione delle comunità locali (comprese tutte le nove Regioni in cui sono ubicate le terme pubbliche) che privilegiavano ed hanno in alternativa ottenuto di acquisirne gratuitamente il patrimonio con il trasferimento delle azioni attuato con legge promulgata al posto della conversione del decreto. Undici anni di conduzione della società (dal 1987 al 1998), quale Presidente del CDA per 7 e quale Amministratore Unico per 4, hanno in me radicato l'originario ed espresso convincimento che il rilancio della stazione termale poteva attuarsi solo attraverso la graduale adozione di forme di privatizzazione, tant'é che uno dei primi atti del mio CDA è stato quello di decidere, affrontando gravi ostacoli interni ed esterni.
Quindi la privatizzazione, anche se solo della gestione, degli alberghi, per altro, al momento giustificata ed obbligata da esigenze di bilancio.
È allo stesso CDA che si deve la realizzazione (faticosamente strappata all'Eagat - Ente Autonomo Gestione Aziende Termali rappresentante dell'azionista Stato che, se non ricordo male, ha tardato più di un anno a dare il proprio assenso) di una metodica particolare di privatizzazione della gestione da me proposta (che si può dire innovativa in quanto mai prima di allora praticata nelle aziende pubbliche e, poi, invece adottata da altre stazioni termali pubbliche) consistente nella richiesta al privato dell'intervento finanziario occorrente alle ristrutturazioni in conto affitto d'azienda per la durata dell'ammortamento.
È il metodo adottato per la ristrutturazione della piscina natatoria in zona Bagni e per la realizzazione della struttura complementare costituita dal bar "Klipper", richieste a TGZ srl (Tacchino) e da questa realizzate (per un importo ammontante, secondo i nostri accertamenti, a lire tre miliardi e cinquecentomilioni pari oggi ad oltre euro un milione settecentocinquantamila) per raggiungere il vero obiettivo della gestione del "Kursaal" che adibito a discoteca, avrebbe, poi, dato frutti importanti.
Senza risposta è rimasto, invece, l'invito a ripetere il modello contrattuale per la gestione degli alberghi rivolto a Tacchino che ha preferito e richiesto di essere, invece, chiamato ad amministrare la società, sua partner nel rapporto contrattuale di cui sopra, dalla Regione e dal Comune subentrati nel frattempo allo Stato nella proprietà in forza di progetto di investimento e rilancio della stazione, richiesto dalla legge come condizione del trasferimento, riversato nello Accordo di Programma da me sollecitato e poi da me sottoscritto con i due Enti.
Non è noto a tutti che la Società ha in seguito nutrito la speranza di poter giungere alla vendita dell'Hotel Antiche Terme che nei programmi del privato acquirente sarebbe stato adibito a vero e proprio "Centro Salute e Benessere" in ambito termale e cioè con la disponibilità diretta dell'acqua termale, innovazione significativa per il termalismo pubblico.
Tra i documenti della Società vi è una dichiarazione di intenti in tal senso della Itinera Spa di Tortona, giunta dopo contatti personali del sottoscritto con l'azionista di riferimento Gavio Marcellino inizialmente attivati per caldeggiarne l'intervento nella gestione degli alberghi con la formula sperimentata per la piscina (di ristrutturazione in cambio della gestione) come richiesto ad altri privati con ripetute offerte pubbliche.
L'Itinera spa poneva quale presupposto dell'investimento l'acquisizione della proprietà immobiliare e non della sola gestione dell'impresa, anche se poi, sfortunatamente, la dichiarazione di intenti non si è trasformata in vera e propria proposta solo a causa della defezione di molto noto operatore del settore "salute e benessere", operante ancora oggi a Merano, la cui collaborazione era stata richiesta dalla società acquirente e che non ha successivamente accolto l'invito a collaborare nella stessa struttura che la società si sarebbe impegnata a ristrutturare secondo le sue indicazioni.
Spero che, se anche faticosamente, si realizzi ora da parte di tutti essere giusto il provvedimento adottato in allora dal Governo centrale per le motivazioni che sono lieto sentire ripetere dalla Regione Piemonte per bocca del suo Presidente Mercedes Bresso, che riconosce come il "pubblico" non sia adatto a gestire un'impresa economica (essendo diversa la logica e gli obiettivi della politica e della Pubblica Amministrazione), concetto ribadito dall'ex Consigliere del CDA della Società Ezio Cavallero che, invece, con me da sempre condivide anche la considerazione che il peso del troppo vasto patrimonio immobiliare della società, in specie quello non necessario, genera costi non compatibili con una utile gestione dell'impresa e che solo la piena proprietà immobiliare e la conseguente possibilità di diversa utilizzazione della parte eccedente incentiva l'investimento del privato anche in quella parte necessaria, potendo autogenerarne, almeno in parte, le risorse.
Nella impossibilità:
- di cedere al privato la totale proprietà, per il condizionamento degli Enti Locali (ANCI) verso il Governo centrale
- di ottenere dall'azionista statale la disponibilità di ulteriori risorse per la ristrutturazione del patrimonio immobiliare gravissimamente degradato dallo sfruttamento intensivo realizzato nell'ultimo periodo dalla gestione privata, iniziata nel lontano 1929 (dopo l'acquisizione da parte dello Stato delle Terme di città di proprietà comunale e la realizzazione dell'Albergo Regina e della piscina natatoria in Zona Bagni) sulla base di sciagurato rapporto contrattuale che prevedeva la corresponsione di canoni e la realizzazione di manutenzione straordinarie e/o ristrutturazioni di entità parametrata agli eventuali utili del gestore
- di ricavare dal conto economico le ingenti risorse occorrenti, nonostante che le operazioni di privatizzazione delle gestioni alberghiere e quelle di investimento nei reparti termali del piccolo finanziamento, per l'unica volta messo a disposizione dall'azionista ed i sacrifici e la dedizione del personale dipendente, avessero portato nell'anno 1990 il bilancio in pareggio e permesso, poi, di ottenere, con la ripresa degli accantonamenti relativi all'ammortamento degli immobili a costo rivalutato, le somme necessarie alla ricostituzione del capitale sociale (senza che mai si sia per questo richiesto l'intervento dell'azionista) depauperato dalle perdite subite negli anni successivi, per provvedimenti governativi restrittivi della fruibilità delle cure termali che avevano determinato la repentina ed inattesa diminuzione del fatturato in misura superiore al 45% (poi gradualmente se non interamente recuperata)
per l'impellente necessità di recuperare il passo delle altre stazioni termali anche pubbliche (Montecatini, Chianciano, ecc. ecc.) che già fruivano dell'importante intervento dei privati nel settore ricettivo, diversamente da Acqui dove l'azienda, poiché da sempre monopolista anche nel detto settore, aveva conseguentemente impedito e/o disincentivato l'intervento del privato, al di là dell'endemico immobilismo dell'imprenditoria locale (vi è stata una sola significativa iniziativa ormai risalente),
l'unica via da proporre e sperimentare era quella della cessione di parte del patrimonio immobiliare per ricavare un primo nucleo di risorse necessario
1) alla ristrutturazione del tanto altro rimanente
2) a programmare un intervento nello stabilimento militare necessario a recuperare il patrimonio di clientela correlata,
3) a realizzare un progetto industriale che intendeva proporre la zona Bagni come centro unico termale in capo alla società (una sorta di "Villaggio Vacanze" o proprio un vero "Villaggio Vacanze e Salute" organizzato quindi anche con servizi di intrattenimento culturale, ludico-sportivi) per realizzare economie di scala e per superare la stagionalità con la diversificazione dei servizi (è opera mia l'introduzione delle cure estetiche nel termalismo acquese con la creazione del primo nucleo operativo presso lo stabilimento Regina e la creazione della linea delle creme termali) e dei targhet dell'offerta per la diversa importanza delle strutture da coinvolgere.
È questa la ragione per cui, quando rivestivo la carica di Amministratore Unico, d'accordo con l'Azionista rappresentato in allora dall'IRI, ho ipotizzato di cedere il patrimonio immobiliare di centro città costituito dall'Hotel e dallo Stabilimento Nuove Terme, il primo con offerta pubblica ed il secondo con proposta formulata inutilmente anche agli albergatori di città, possibili fruitori interessati alla sua permanenza, rinnovando, cosi, l'opzione della disponibilità diretta da parte dei privati dell'acqua termale.
Senonchè in questa occasione la logica di mercato non è riuscita a prevalere per i condizionamenti di cui si è detto, come ora fatica a farsi strada l'unica possibile privatizzazione ora ipotizzata dalla Regione per gli stessi condizionamenti che, infatti, hanno contribuito a istituzionalizzare come il minore dei mali la già collaudata privatizzazione limitata alla gestione (New Co) risultata impraticabile, perchè, gioco forza, insoddisfacente, se non addirittura perigliosa per il rischio di insuccesso e l'inevitabile coinvolgimento della proprietà nelle conseguenze negative.
Spero, quindi, nella serietà degli intendimenti della Presidente Mercedes Bresso, per cui la prendo in parola anche là ove dichiara che "noi quello che ricaveremo lo investiremo nello sviluppo delle attività termali", ma mi domando, allora, se non sarebbe stato più comprensibile, diretto e definitivo proporre di concordare con il privato, quale corrispettivo della cessione delle azioni o dell'azienda e delle proprietà immobiliari, la realizzazione di ristrutturazioni e di nuove opere e la individuazione delle unità immobiliari, o di parte di esse nessuna esclusa, da destinarsi a diversa utilizzazione, costruendo ed ottenendo, così, la effettiva reale ed attuale garanzia e della continuità dell'attività termale e del suo sviluppo.
Ma perchè pensare ad un unico pacchetto e non a scorporare le tre strutture alberghiero-termali (Nuove Terme, Antiche Terme e Regina) per poi cederle separatamente a tre diversi acquirenti? O forse anche per mantenere pubblica una di esse e cedere le altre?
La cessione a comparti favorirebbe lo sviluppo indotto dal motore di una salutare concorrenza mai sperimentata dal termalismo acquese e/o di una più facile realizzazione, poiché necessitata, diversificazione dei targhet e potrebbe incentivare l'intervento anche di imprenditori locali per la diminuita entità dell'investimento richiesto a ciascun operatore, intervento, forse, auspicabile soprattutto ove potesse portare alla gestione diretta e familiare, a mio parere, a certe condizioni, preferibile a quella anonima di una grande organizzazione.
Mi pare, comunque, che in tal modo sarebbe anche più facile ottenere l'interessamento di più catene alberghiere e/o turistiche di importanza anche internazionale a introdurre nel loro circuito il soggiorno termale; esito da privilegiarsi per quelle strutture che si intendano collocare al massimo livello della qualità ricettività.
Concordo con l'opinione che la ristrutturazione delle Nuove Terme non abbia ottenuto il risultato necessario a qualificare l'hotel a livello delle 4 stelle e che comunque la gestione non vi corrisponda, ma mi domando se il targhet attuale del termalismo acquese richieda strutture ricettive di tale livello o se non sia piuttosto necessario assumere ogni decisione sulla base di piano di sviluppo realizzabile poiché concepito in modo tale da suscitare l'interesse del privato, da concepirsi e concretizzarsi, quindi, con la indispensabile partecipazione della comunità locale.
L'idea guida potrebbe essere quella della realizzazione del "Villaggio Vacanze e Salute", "aperto", però, alle realtà imprenditoriali esistenti e comprensivo delle Terme Militari e del Carlo Alberto con la correlata iniziativa pubblica possibile ed auspicabile (già praticata in passato per accordi con la ASL locale) e della realizzazione di una struttura unificante pubblica o privata, di proprietà singola o di proprietà comune, facilmente individuabile nello specchio d'acqua della piscina ampliato e modificato totalmente e/o in parte per renderlo fruibile e godibile anche d'inverno sul modello delle grandi strutture realizzate nel Nord Europa.
La soluzione è innovativa ma, a mio parere, necessaria per rendere appetibile una vacanza (la vecchia frontiera del termalismo da interpretarsi con modernità) nella città di Acqui Terme che non ha la fortuna di essere geograficamente collocata in area di grande sviluppo turistico, anche internazionale indotto da ragioni e condizioni diverse, da sempre motore e complemento anche del soggiorno termale e dello sviluppo delle ricettività alberghiera nelle stazioni che vi sono comprese (Montecatini, Chianciano, Abano, Ischia, Merano ecc. .) né la fortuna di godere della prossimità di grandi città da cui attingere anche solo il turismo di fine settimana (oltre alle già citate, Salsomaggiore Salice ecc.).
Determinante, come sempre, è il ruolo della Amministrazione Comunale che, dopo avere tratto, per l'accettata considerazione che la crescita del termalismo non poteva che andare di pari passo con il miglioramento dell'ambiente cittadino, i maggiori frutti prodotti dall'Accordo di Programma, deve ora prestare la dovuta attenzione alla Zona Bagni da sempre, almeno da lungo tempo dimenticata (quasi corpo estraneo) con la scusa che poteva e doveva supplire alle carenze infrastrutturali, attraverso i sempre invocati finanziamenti statali, la società termale proprietaria di vasta parte del territorio.
È mia opinione che, oltre agli interventi infrastrutturali per viabilità ed illuminazione, occorra un ripensamento dell'assetto urbanistico della zona atto a "portare la città oltre Bormida", con tutto quello che ne consegue, (ivi compresa la possibilità del mutamento di destinazione d'uso delle piccole strutture ricettive esistenti) per creare un ambiente vissuto tutto l'anno, provvisto, quindi, delle comodità e dell'animazione necessarie anche ai turisti termali che vorranno soggiornarvi.
Ringrazio dell'occasione che il giornale mi offre per esternare il frutto della esperienza maturata con la permanenza di tanti anni nell'amministrazione della Società, che ahimé, come molto spesso avviene nelle aziende pubbliche, si tiene in scarsa o nulla considerazione nel passaggio dall'uno all'altro Amministratore, soprattutto se espressione di indirizzo politico diverso.
Non esito a riconoscere che l'idea esposta potrebbe anche non essere integralmente condivisa, ma è essenziale che si comprenda che come occorra una visione strategica del problema che è sempre mancata.
Vi prego di credere che le considerazioni che ho esposto non sono dettate da alcun interesse personale, né ispirate da ideologie o appartenenze politiche". (Avv. Rodolfo Pace)

Dibattito Terme, interviene Ezio Cavallero

Acqui Terme. Sul dibattito riguardante la fine della New Co. interviene Ezio Cavallero, consigliere comunale del Partito Democratico:
"Sono a chiedere ancora un piccolo spazio per alcune precisazioni che mi sento in dovere di fare relativamente a quanto scritto da Maurizia Sonaglio. Dico subito che non era mia intenzione urtare la sensibilità di nessuno, ma ho espresso la mia opinione sulla questione Terme, volutamente in modo un pochino provocatorio, poiché ritengo vada sollecitata e aperta una discussione approfondita tra gli attori coinvolti.
Non mi sono dimenticato dei lavoratori, né di quelli che lavorano nell'indotto del settore. Tutti sappiamo che nelle fasi di sviluppo i lavoratori possono più o meno trarre beneficio dalla situazione, ma sappiamo anche che se vi è crisi sono i primi a pagarne le conseguenze. Conseguentemente, pensare ad una prospettiva di investimenti e sviluppo mi pare utile per tutti. Poi si possono avere idee diverse sulle soluzioni. Come ho già scritto era meglio la New Co., e non è detto che non si possa ritentare con un bando di gara diverso.
Sulla vicenda della prima esperienza di collaborazione tra Terme ed altri privati, mi pare di ricordare che l'interlocutore, allora ben disposto a proseguire l'esperienza, anche con maggior impegno economico, non trovò o non vi furono condizioni favorevoli per la prosecuzione di quel rapporto. A mio parere fu, anche quella, una occasione persa. Sì io lavoro in un ente pubblico e cerco di fare il mio dovere, come tutti. So che nel settore pubblico ci sono ancora ampi margini per guadagnare efficienza e mi rendo conto che, in questa fase di crisi, i dipendenti pubblici sono privilegiati. So anche che bisogna sempre migliorare, anche in un settore, come quello della sanità nazionale, che comunque è valutato tra i migliori sistemi sanitari (secondo posto al mondo). Penso che lo Stato debba occuparsi di gestire le amministrazioni pubbliche (comuni, province, regioni, ministeri, ecc.), le forze dell'ordine, l'amministrazione della giustizia, e debba avere una posizione dominante nei settori della sanità e dell'istruzione per la delicatezza ed importanza di queste funzioni. Ma non credo sia compito dello Stato, invece, gestire attività economiche; semmai ha il compito di intervenire a sostegno dell'economia nelle situazioni di crisi generali ed epocali come questa che stiamo vivendo. Per restare alle terme ricordo che, comunque, lo Stato, tramite l'ASL, ogni anno, pagando le cure ai cittadini, contribuisce versando alla società Terme una somma pari a circa la metà del fatturato".

 

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