Acqui Terme. Nella cornice della Sala Belle epoque del Grand Hotel "Nuove Terme" si è tenuta, sabato 5 settembre, la cerimonia di premiazione del I concorso nazionale di poesia "Città di Acqui Terme".
Splendida la cornice, con la sala completamente occupata dal pubblico. Tanti gli ospiti di riguardo, dal Prefetto Franco Castaldo di Alessandria a S.E. Mons. Vescovo Giorgio Micchiardi, con il presidente del Consiglio Comunale Mirko Pizzorni (da lui anche un duro intervento di critica all'Italia del Grande Fratello e di Berlusconi) e l'assessore Carlo Sburlati a fare gli onori di casa.
Giurati e concorrenti, con le loro famiglie, seduti a pochi metri gli uni dagli altri.
Presentava Enrico Rapetti.
Una serata di poesia, ma anche di musica, con il pianoforte protagonista attraverso le esecuzioni di Alessandro Minetti e del Maestro Enrico Pesce, che hanno attinto dal repertorio classico e da quello contemporaneo, presentando, rispettivamente la sarabanda dalla Suite BWV 816 e l'adagio dalla sonata KV 282, e brani di propria composizione o rielaborazione.
Dopo il saluto offerto dai rappresentanti degli enti patrocinatori e sponsor, è venuto il benvenuto de Archicultura, per voce di Mariangela Tosetto, che ha espletato anche la funzione di segretaria di commissione (che ha ricordato anche tutti i componenti delle cinque giurie: non li staremo a ripetere, in quanto giù pubblicato due numeri fa sul nostro giornale).
Ascoltata la esecuzione decisamente percussiva della Canzone di Marinella, è stato il prof. Bianchi, preside emerito dei Licei e delI'Istituto d'arte "Ottolenghi", a proporre interessanti rilievi in qualità di presidente della giuria delle prime sezioni. Quelle che coinvolgevano gli alunni delle scuole, dalla prima elementare alle superiori.
Ecco, allora, la lode per quegli studenti un po' speciali, praticanti la lirica, il cui impegno rappresenta uno dei frutti più interessanti del lavoro della scuola.
"E questo a dimostrazione che un paese diverso da quello proposto dalla TV è possibile: dalla poesia, dalla musica, dall'arte le energie per un rinnovamento. Che inizia con la serietà del lavoro dei docenti, quella stessa serietà trasferita nella lettura delle tante prove poetiche giunte da tutta Italia".
Un ulteriore rilievo concerneva il merito dei risultati. E la prima parola ha riguardato, significativamente "i non vincitori". La cui carriera non è certo bruciata, o interrotta. Proprio la scuola deve insegnare il valore positivo dell'insuccesso, stimolo al miglioramento.
("Tutti primi" diceva il maestro Cornaglia
).
Ma chi ha vinto perché ci è riuscito? Perché è stato in grado di combinare gli esiti di un lavoro/laboratorio scolastico con lo stupore infantile.
Dunque la scuola non si deve vergognare né di insegnare la poesia, né di far risolvere i problemi di matematica, né di far scrivere racconti: è questo un bagaglio di strumenti da "saper usare", utili alle nuove generazioni per rendere il tumulto della visione della realtà".
Poeti alla ribalta
Quindi la serata si apre alla premiazione vera e propria, con Caterina Giacchero, Sara Grasso e Stefano Verbena impegnati come lettori dei testi (apprezzabili, ma talora molto disinvolti nel non osservare la pausa di fine verso: negare la funzione della spezzatura, ossia dell'enjambement significa però riportare le parole nell'ambito della prosa
) mentre le motivazioni (talora anche severe, elaborate dai giurati) spettano alla voce del presentatore.
Ecco i versi composti per la luna, per la foglia messaggera d'autunno, in onore dell'amica Gisella o della fantasia, composte da giovani mani.
I Iuoghi di residenza dicono del successo della manifestazione: Sanremo, Parma, Fermo (con ben tre tremi assegnati ai giovani poeti di quelle parti)...
Una altro momento importante è l'assegnazione del Premio speciale al prof. Bàrberi Squarotti, che non manca di sottolineare "l'indipendenza della poesia" dai numeri. Certo da salutare con soddisfazione i quasi 200 concorrenti che han preso parte alla manifestazione; ma a sancire il successo di un certame bastano pochi autori: e la memoria di Arnaut Daniel e di Jaufrè Rudel in tal senso insegna.
Dunque: la qualità, prima di tutto, serve la poesia, il cui fine ultimo è quello di "conoscerci meglio".
Seguono le premiazioni delle ultime due categorie, con autori che giungono anche da Roma e Rimini. E si fanno spazio versi umoristici, leggeri, non seriosi (tanto lodati dal prof. Bàrberi nel pomeriggio) e altri che ricordano "gli elenchi" gozzaniani.
L'ultima sezione, denominata "Ab aquis vita", è dedicata a Mons. Galliano, ed Enrico Rapetti ricorda come la Guida della città e del circondario del parroco della Cattedrale non avesse dimenticato le figure dei poeti cittadini.
Ultime letture, e poi le note del pianoforte, per il congedo.
Il premio di poesia promosso da Archicultura si è avvalso del patrocinio di Municipio di Acqui Terme, Provincia e Regione, ricevendo contributi da Fondazione CRAlessandria, Ist. Naz. Tributaristi, Comuni di Acqui e Alice Bel Colle, Cantina di Alice, Antiche Dimore, Soms e Strade del Vino. (G.Sa)
Premio di poesia questi i vincitori
Acqui Terme. Tanti i riconoscimenti attribuiti dal I concorso nazionale di poesia "Città di Acqui Terme".
Gli elaborati, pervenuti alla segreteria entro la data del 9 maggio u.s. (alcuni anche dall'Abruzzo, successivamente al terremoto), sono stati esaminati con modalità rigorosamente anonime dai commissari, che hanno seguito le più severe prassi concorsuali.
Questi gli esiti del lavoro svolto dalle giurie.
- Per la sez. A (dai 6 agli 11 anni) sono risultati vincitori Asia Smerilli con Una foglia d'autunno, Giacomo Bonetti con La luna e Roberta Barbieri, con Fiori, tutti provenienti da Fermo (Ascoli Pieceno).
Menzioni d'onore per Vento mutevole di Edoardo Ferrari di Alessandria e Sorriso dell'acquese Veronica Feltri. - Per la sez. B (dai 12 ai 14 anni) gli allori sono andati a Jessica Ianiello di Valenza (E sognasti ancora), Noemi Cosoleto (Fantasia) e Francesca Minetti (Nuvole), entrambe di Acqui.
Menzione Per la mia amica Gisella di Fabio d'Epiro di Parma. - Per la sezione C (autori di età compresa tra i 15 e i 20 anni: ed è in questa fascia che si è notata una partecipazione ridotta) l'unico premio attribuito è spettato a Lucia Valente di Sanremo (Luce che scorre sulla pelle).
- I vincenti della sez. D (autori di età superiore ai 20 anni) sono stati Bruno Piccinini di Varano Marchesi (Parma) con Verso Castelnuovo G., Giovanni Galli di Savigliano con I figli nostri, Mimma Mauri di Rimini con Sperimentando gli appigli.
Menzioni d'onore per Circolo Polare Artico di Daniela Raimondi di Londra ed a Erano splendidi i bottoni di Benito Galilea di Roma. - La sezione a tema "Ab aquis vita" ha visto i suoi premi assegnati a Isabella Sardi di Mestre con Narciso, Roberto Mauro di Roma con Le spiagge lunghe miglia e Nicola Baronti di Vinci (Firenze) con Genealogia del desiderio.
Nella sala consiliare sabato 5 settembre
lezione sulla poesia del prof. Barberi
Acqui Terme. Lezione di poesia nella sala del Consiglio Comunale.
Per la lectio magistralis di Giorgio Bàrberi Squarotti, Acqui apre le porte del suo luogo attualmente più elegante (anche se non sono pochi a lamentarsi, tra il pubblico, folto, per l'acustica deficitaria).
Pomeriggio di un sabato di fine estate. E' il 5 di settembre.
Sono da poco passate le 17.30 quando Carlo Prosperi introduce una figura cui la Letteratura Italiana, tanto delle Superiori quanto degli Atenei, è largamente debitrice. Che Carlo Prosperi conobbe attraverso le letture nell'ultimo anno del Liceo: ecco i saggi su Machiavelli, i discorsi intorno ai simboli e alle strutture nella poesia del Pascoli, e tante altre ricerche già da noi rammentate sul precedente numero del giornale.
Rapidissima l'introduzione, che vuole lasciare spazio al discorso sulla poesia.
Bàrberi inizia ricordando la straordinaria diffusione dei premi letterari, ma anche la prassi consolidata che li vede messi alla berlina, pesantemente biasimati, dai quotidiani.
Tempo di "resistenza" dunque per i poeti d'oggi? Certo sì: non più i generosi mecenati del passato (anche se occorreva saper misurare le parole, stemperare le facili ironie, sennò si rischiava di far la fine del Marino, lasciato a meditare in gattabuia dal Duca di Savoia Carlo I), ma anche la consapevolezza che il poeta che emerge è assai meno "meteora" del prosatore, il cui libro è lanciato con il gran supporto e sfarzo dai media, e poi rischia di andare al macero dopo pochi mesi.
"Insensato chiedersi cos'è la poesia - prosegue Bàrberi - in quanto si arriva solo a risultati parziali, parzialissimi".
E allora vien ricordato Moliere, che nel Borghese gentiluomo, "terra terra" diremmo noi, illustra due modi di comporre: andando a capo ogni tanto; e procedendo "sempre dritto".
Troppo semplice. Perché abbandonate le rime (ma più tardi ciò risulta negli slogan pubblicitari) e il metro, la poesia del Novecento non può fare a meno del ritmo. Un elemento essenziale.
Meglio, allora, cambiare punto di osservazione: e capire cosa "non è poesia".
Quanto ai contenuti la convinzione di Bàrberi è che l'attualità, la cronaca, poco si concili con il capolavoro. Certo ci son le eccezioni (Marzo 1821 e 5 maggio; il canto di Paolo e Francesca insegnano
), nulla è vietato a priori, ma il relatore ricorda "la speculazione" che riguardò al tempo della prima guerra del Golfo, il cormorano nero di petrolio.
Tutti a scriverci sopra. Dimenticando il precetto di Aristotele. Insomma: la storiografia è disciplina "che finisce lì, all'evento", mentre il respiro della poesia non solo è capace di durare nel tempo, ma dispensa Verità.
E allora vale la pena di ricordare la parola di Franco Fortini che raccomandava, dinnanzi ad una rivoluzione, di "scrivere sulla rosa". Magari utilizzando la sestina, il più difficile mezzo espressivo.
Alla larga poi dalle tetraggini spaventose, dal patetico che è pessimo consigliere, dal pianto lamentoso. Deve esistere anche la poesia comica, sorridente, il cui corrispettivo - al cinema - è, analogamente, filone poco percorso.
Ma l'ultimo nodo che Bàrberi prova a sciogliere ci pare il più interessante. La poesia deve essere difficile, non deve essere comunicazione agevole. Il suo è uno statuto polisemantico.
E allora emerge il valore dell'operazione fondamentale, del commentatore, che interpreta, riprende e condivide quello che han detto gli altri, innova e provoca nuovi cortocircuiti.
Dai prof. Coletti e da Luigi Surdich ulteriori contributi (il paradosso di Montale, che Nobel a Stoccolma, si interroga se davvero esista ancora la poesia; la degradazione della figura del poeta, esemplata dalla vergogna gozzaniana; Zanzotto e i moderni più difficili di Dante; il ritorno allo studio a memoria
).
Quindi segue un breve dibattito, che viene chiuso dal ricordo della figura di Oderisi da Gubbio.
Il che, implicitamente, suggerisce l'attualità delle parole del canto XI del Purgatorio, che equiparano il "mondan romore" ad un "fiato di vento".
Una lezione d'umiltà con l'umile poesia.. (G.Sa.)