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Gaetano Scirea campione dimenticato |
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Morsasco. Sono passati vent'anni da quando, il 3 settembre 1989, in Polonia, in un incidente stradale perse la vita Gaetano Scirea.
Accadde a Skiernewice, un paese dal nome impronunciabile sulla strada per Cracovia: il crollo del blocco comunista è imminente (il 9 novembre sarà abbattuto il muro di Berlino), e in Polonia, dove Scirea si è recato per osservare il Gornik Zabrze, prossimo avversario della Juventus di cui è viceallenatore, il carburante scarseggia: quando lo si trova, oltre a riempire il serbatoio, occorre farne una scorta supplementare. Per questo, nel bagagliaio, Scirea porta con sé due taniche di benzina. Che quando la sua auto entra in collisione con un'altra che non gli ha dato precedenza, si incendiano e non gli lasciano scampo. Muore così, in modo assurdo e terribile, un campione che non era solo un simbolo della sua squadra, la Juventus, e di tutto il calcio italiano. Era di più: un esempio da seguire, per stile ed eleganza, dentro e fuori dal campo. Un campione silenzioso, che si eclissava finita la partita, uno che alle conferenze stampa preferiva la famiglia. E un modello anche nel fair play: nelle sue 552 partite da libero (cioè da ultimo uomo della difesa) mai un'espulsione. Sono passati vent'anni, una cifra tonda, difficile da dimenticare. E fa male vedere che qualcuno, che tanti, l'hanno dimenticata. Dal settembre '89 Scirea riposa nel cimitero di Morsasco, paese d'origine di sua moglie, on. Mariella Cavanna. Qui lei e Scirea si erano sposati, pronunciando il sì nella chiesa parrocchiale, davanti a don Giannino Minetti, il parroco da poco scomparso; in paese la moglie ha ancora una casa, non lontano dal Municipio, "Ma dopo la morte della madre - dicono i morsaschesi - non la si vede quasi più". Non si è vista nemmeno il 3 settembre, per il ventesimo anniversario della morte del marito. Nessun ricordo per il campione: per Scirea non è stata nemmeno richiesta la celebrazione di una messa. E anche al cimitero, sotto la lapide, non c'è quel seguito di fiori e corone che sarebbe stato lecito aspettarsi, magari, dai tifosi. Anche da quelli acquesi, visto che lo Juventus Club cittadino porta proprio il suo nome. "Non c'è stata nessuna celebrazione - racconta il sindaco di Morsasco, Luigi Scarsi - e me ne dispiaccio, perché qui in paese ne abbiamo tutti un ottimo ricordo. Personalmente ricordo bene il giorno del suo matrimonio: la sposa si era cambiata d'abito proprio in casa mia, perché ci conoscevamo sin dai tempi delle elementari. Avevo anche realizzato per lei un filmino della cerimonia, con una vecchia "super-8"". Scirea era un campione di poche parole, e sicuramente non avrebbe gradito il clamore. Ma il silenzio stona. È un'offesa alla sua figura di campione leale, di uomo corretto e gentile, di persona esemplare. Doti morali che appaiono sempre più fuori posto nell'Italia di oggi, e forse è questa, più di tutte le altre, la spiegazione più recondita di tutte le mancate commemorazioni. Ma alle mancanze della memoria umana (anche dei familiari) possono porre rimedio le istituzioni, trovando per Scirea un posto, se non altro, nella toponomastica del paese. Dalle pagine del nostro giornale ci permettiamo di lanciare una proposta: che a Gaetano Scirea possano essere intitolati gli impianti sportivi di Morsasco, recentemente al centro di opere di ristrutturazione: è un piccolo gesto, che al Comune non costerebbe niente e che comunque, simbolicamente, potrebbe rappresentare un modo per ricordare, a vent'anni di distanza, un campione ingiustamente dimenticato. (M.Pr) |
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