Vesime. Vesime riscopre l'aeroporto. E' questo il titolo del convegno storico che si terrà in Langa il 26 e il 27 settembre, promosso dal locale Municipio, dall'Istituto Storico della Resistenza di Asti, APLM, e dall'Associazione Nazionale Partigiani d'Italia, sedi provinciali di Asti, Cuneo, Alessandria e Savona.
Per parlare dell'air field, costruito e utilizzato dalle forze partigiane e dagli Alleati durante la Resistenza, dall'ottobre 1944 alla Liberazione, per fare memoria di un luogo e di tanti uomini che compirono una impresa che pochi avrebbero tentato, il punto di ritrovo sarà il Museo della Pietra di Langa di Vesime.
Il programma
Sabato 26 settembre, alle 15.30, dapprima il Sindaco di Vesime Gianfranco Murialdi saluterà la signora Jean Mac Donald, moglie del capitano che proprio qui atterrò con un reparto anglo canadese di artiglieria, una squadra di assalto speciale. Quindi si susseguiranno le relazioni.
Mario Renosio (direttore dell'Istituto Storico della Resistenza di Asti) tratterà il tema Partigiani, contadini Alleati tra Langhe e Monferrato; da Renzo Balbo verrà la memoria I was only a child
(Ero solo un ragazzino
), mentre Gianluigi Usai, studioso dell'aviazione durante la II guerra mondiale, si soffermerà sulle caratteristiche dei velivoli - i Lysander, i B 25 Mitchell, i C 47 Dakota - che scesero e ripartirono da Vesime. Luogo, che con la sua pista, vale la pena di dirlo subito, assunse importanza strategica tanto per i lanci dei paracadutisti, quanto per quelli dei materiali, cibo, vestiario e armamenti vari, indispensabili per equipaggiare "i ribelli della collina".
Da ultimo seguirà la relazione dell'architetto Marco Sereno, sul progetto di recupero dell'area che si trova sulla sponda destra della Bormida di Millesimo.
Domenica 27 settembre, con ritrovo alle 9.30 presso il Museo della Pietra di Langa, "pellegrinaggio della memoria", ai cippi e ai luoghi storici della Resistenza.
Dal Ponte di Perletto, teatro di un fatto di sangue che vide cadere 18 partigiani, si passerà alla Cascina Lodola di Castino, quartiere del comandante Poli, quindi ai Martiri del Falchetto e ai Caffi, teatro di altri scontri, e a San Donato di Mango, sede partigiana.
Terminata la visita, guidata dal personale del ISR Asti, seguirà il pranzo di commiato presso la "Trattoria della Rocchetta" di Rocchetta Belbo - prenotazione telefonando al 0141.880121.
Una vicenda da "grande storia"
Un aeroporto? Sarebbe difficile costruirlo oggi. Coi caterpillar. Figuriamoci durante la guerra, senza l'ausilio di strumenti meccanici. A Vesime il "miracolo" fu reso possibile (suppergiù) da 500 uomini e 50 coppie di buoi. Il tutto per preparare una spianata di 900 metri per trenta.
Scrive la torinese Carla Cirio (leggiamo dalla sua tesi di laurea): "Il lavoro è svolto nel tempo record di dieci giorni, grazie all'abile direzione del tenente Giorgio Caffa (partigiano dal 15 luglio 1944, all'epoca Comandante del Reparto Autonomo Genio Lavori e Collegamenti della II Divisione Langhe) e all'organizzazione delle squadre di lavoro del geometra Pasquale Balaclava [che si occuperà anche delle operazioni di ripristino dopo i rastrellamenti e i danneggiamenti]".
Scrive il Comandante maggiore Enrico Martini Mauri nel suo libro Partigiani penne nere: "Ci sono due casette da abbattere, c'è una collina da spianare. Centinaia di contadini vengono arruolati. Decine di buoi trascinano i rulli in su e in giù. Gli autocarri corrono per saggiare la consistenza del fondo. Ecco: il campo è fatto. Ci sono anche l'impianto per l'illuminazione notturna e la villetta per il comando dell'aeroporto".
E così che comincia la storia di Excelsior. L'aeroporto che aveva il nome di un ballo.
(continua nel prossimo numero) (G.Sa)
"È atterrato, è atterrato"
cronaca da terra a cielo
Vesime. Un evento. Tre punti di vista. Il primo è quello di un bimbo. Che si lega a quello - che integriamo, riprendendolo dal primo numero di ITER, aprile 2005 - della maestra di classe prima Palmira Vinciguerra.
Sul suo registro le notazioni non solo scolastiche.
4 novembre 1944: "In seguito ai bombardamenti nel paese si è disorientati. La scuola è deserta. Dal mese di ottobre è attivo il campo di aviazione".
Di cui si torna a parlare quando l'inverno sta finendo. E' il 22 febbraio. Cinque alunni, per i quali le famiglie temono disgrazie, non giungono a scuola, poiché vivono nelle vicinanze dell'area contesa. Obiettivo militare repubblichino.
Note quasi telegrafiche, quelle sopra presentate, che rendono, con altre, l'impatto della paura, della stanchezza del conflitto. Ma la guerra può travestirsi da gioco.
Lo sguardo inconsapevole, che Riccardo Brondolo riesce a offrirci, va di pari passo con la freschezza della sua rievocazione.
La bimbetta che mi stava accanto sul ciglione del dirupo alto sulla piana della Bormida si mise improvvisamente a saltellare, rompendo in un grido incontenibile: "E' atterrato, è atterrato il trimotore". I grido liberatorio poneva fine a lunghi minuti di suspance durante i quali avevamo seguito ammutoliti l'aeroplano - scuro contro il luminoso cielo mattutino - inanellare volute sulla valle, via via calando tra le colline fino a toccare la pista, laggiù, nel seno morbido della valle.
Era una bella mattina d'autunno inoltrato e noi due, freschi scolari di una prima elementare, potevamo concederci quello spettacolo fuori ordinanza, perché il 19 novembre 1944 era domenica e i genitori ci avevano accompagnato lassù, presi loro stessi da un'eccitazione in cui si mescolava l'attesa per un evento misterioso e un po' di paura, quella di cui si condiva ogni piatto, di quei tempi.
La notizia dell'atterraggio, filtrata il giorno prima attraverso il farmacista, amico di famiglia e agente degli inglesi, era di quelle troppo ghiotte per non approfittarne.
Alcuni caccia pattugliarono il cielo sopra di noi per un'ora; poi la macchina enorme riprese lentamente il volo sfiorando gli alberi ormai quasi spogli, le arcate del ponte, e sempre a lente volute, divenne un puntino nella chiarìa verso sud: in direzione di quella città favolosa che si chiamava Genova, che non avevo mai visto, ma di cui - fantasmi notturni - indovinavo i palazzi in fiamme, quando la sera vedevo i lampi e udivo i bòmbiti lontani dei bombardamenti, riflessi nel cielo azzurro cupo.
La guerra, per noi bambini di quest'angolo tra Langhe e Monferrato, ebbe quasi sempre il sapore coinvolgente di una fiaba appunto, i cui colori e personaggi erano simili a quelli dei racconti dei libricini e dei nonni.
"Era un inferno
Il nemico che proprio in quel frangente stava impegnando i partigiani che difendevano la zona attorno al campo
il terreno era molto allentato per le piogge e non pensavo che il vecchio trabiccolo ce l'avrebbe fatta a passare la collinetta, laggiù in fondo. Prendevamo velocità molto lentamente e
non potevo farcela a tirarlo via a fine pista
Allora tirai indietro la barra di comando e lui si staccò dal suolo vibrando tutto e sul punto di imballarsi. Per fortuna avevamo superato, sfiorandola, la collinetta, pigiai la barra avanti al massimo per acquistare un po' velocità, sfiorai gli alberi, tirai indietro ancora una volta facendo la barba ai rami e, finalmente, ne fummo fuori. Grazie, mio Dio!".
Eccola, invece, la scena, vista dall'altra parte: nude e crude, riportate tanti anni dopo sulle pagine di un libro "serio", sono le parole del colonnello texano che aveva portato quella mattina il bimotore Mitchell B-25 con le stelle bianche dell'aviazione americana sulla nostra sperduta pista d'atterraggio; e che ora tentava di portarlo via, carico di feriti, di ansia e di speranze.
Speranze che, anche lì sull'aereo, si sarebbero trasformate in uno scoppio di gioia liberatorio: come testimonierà il tenente pilota Giacomo Murgia, salito a bordo con varie missioni dei partigiani da portare nell'Italia libera: "...il carrello sfiorò la cima degli alberi.
Quando fummo in quota andai a sistemarmi nel muso di plexiglass. Vidi presto il mare, le coste della Liguria, il cielo e le nuvole. Era il mio modo di essere libero
".
Riccardo Brondolo
raccoglitore di memorie
Vesime. Non è facile scrivere pagine di letteratura sulle vicende della storia.
Ci riescono i grandi, certo (e così vengon in mente i freschi contenuti della lezione del prof. Bàrberi Squarotti, in occasione del Concorso di poesia recentemente tenutosi ad Acqui). E allora, se si pensa al biennio della Resistenza, il primo pensiero è quello che va a Beppe Fenoglio. Al suo Partigiano Johnny. Ai giorni della città di Alba.
Ma le penne valenti non mancano nemmeno tra i nostri contemporanei.
In Valle Bormida.
E allora, passando in rassegna un vasto, composito materiale di documentazione (in gran parte estratti giornalistici, molte le terze pagine, ma anche estratti da tesi di laurea) che don Angelo Siri ha raccolto presso l'archivio diocesano, che sta diventando - nella inconsapevolezza del suo direttore e di tanti ricercatori, un piccolo centro studi propulsore di tante iniziative: ricordiamo i due convegni per il Millenario di San Guido 2004, l'allestimento del gran volume Tra romanico e gotico; quest'anno in Salita Duomo si è progettato il convegno per i cinquecento anni della Parrocchiale di Roccaverano, e ora stanno nascendo anche le relazioni per le giornate in onore di Giuseppe Marello
- una pagina si staccava da tutte le altre per la sua bellezza. È quella che, purtroppo senza indicazione di data - ma pensiamo sia stata scritta nell'estate 1997, contemporaneamente all'apertura della mostra fotografica dedicata all'air field di Vesime presso il Centro Visma - comparì nel taglio alto della pagina della Cultura de "La voce repubblicana".
L'autore: Riccardo Brondolo. Una prosa qualitativamente altissima. Difficile rimanere insensibili. Aggiunge emozione particolare un fatto: colui che scrive è stato testimone. È stato personaggio. Rievoca, e ci comunica il particolare suo sentire. Quello di oggi e quello di ieri.
È dunque per questo che ci sentiamo in dovere di ringraziarlo particolarmente e di riproporre quel testo.
Il prof. Riccardo Brondolo più volte ha collaborato con questa testata, con densi contributi. Di preferenza saggi.
Ma lo ha fatto anche con la rivista "Iter" e la casa Eig, pubblicando un pamphlet dal titolo Uomini e cose in Val Bormida tra culto della memoria e revisione storica (dall'onomastica, alla robiola a Napoleone a Brofferio), una raccolta di proverbi della nostra area (La bibbia dei poveri) e il prezioso Armanach. Testimonianze, le sue, di "attaccamento alla terra". Certe volte feroce. Qualche volta tali da fargli meritare una ingiusta incomprensione.
Tipica dei pionieri. Ostinati.
Così vale la pena di ricordare che, nel 1997, su consiglio di Giancarlo Garello, comandante dell'Alitalia, e che bene conosceva le problematiche storiche dell'aviazione in periodo bellico, post 8 settembre in Italia, Riccardo Brondolo andò a bussare all'Imperial War Museum e ottenne gli scatti fotografici di una operazione che, sotto un nome piuttosto anonimo - Aiuto britannico ai partigiani del Nord Italia - coinvolgeva i partigiani di Mauri e di Poli, la piana di Vesime, e soprattutto i ricordi di chi nella zona aveva vissuto. E aveva ascoltato il rombo sordo delle macchine volanti. I colpi di mortaio tedesco che volevano creare non solo azioni di disturbo, ma distruggere le ardite realizzazioni partigiane.
Le grida di gioia che salutavano atterraggi e decolli che sapevan di follia. Vera.
Dopo Ulisse, "il folle volo" non può che legarsi alle vicende del fondovalle non tanto distante dalla Bormida. (G.Sa)