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Prezzi dell'uva in calo: il dolcetto d'Ovada pagato 0,40/0,60 euro al kg

 
Ovada. Molto probabilmente hanno ragione loro, i produttori vitivinicoli, quando dicono in modo perentorio, che a quel prezzo lì dell'uva, si lavora praticamente sotto costo e non si è ripagati neppure delle spese sostenute per coltivare il vigneto e fare uva.
Eppure l'uva dell'annata 2009 è di qualità molto buona e promette un gran vino. Ma quando si parla di prezzi al chilo, arrivano le note dolenti, quest'anno ancora più degli anni scorsi. Le associazioni agricole della provincia si sono riunite, giorni fa, alla Camera di Commercio di Alessandria, e dalle loro indicazioni risulta che cala ancora il prezzo delle uve da mosto al chilo.
Infatti per il Dolcetto d'Ovada si è sui 0,40/0,60 euro al chilo, contro i 0,40/0,80 dell'anno scorso. Quotazioni ancora più basse per il Dolcetto Monferrato: da 0,40 a 0,45 euro al chilo, l'anno scorso si arrivava per lo meno a 0,50. Stessi prezzi rispettivamente per il 2009 ed il 2008 per il Cortese Piemonte. Si scende ulteriormente per il Cortese dell'Alto Monferrato: da 0,30 a 0,50 euro al chilo, contro i 0,55/0,70 della passata stagione. L'unica uva in controtendenza sul mercato vitivinicolo è il Brachetto, vitigno tipico dell'Acquese ma con qualche presenza anche nella zona di Ovada: 1,45 euro al chilo per il 2009 contro l'1,27 del 2008.
Quali le ragioni del calo progressivo del prezzo dell'uva e delle tante difficoltà registrate all'origine dal settore vitivinicolo? Si indica prima di tutto il decremento del consumo di vino frutto anche delle campagne anti-alcool e della sistemacità dei controlli stradali con l'etilometro ma anche di una non ancora efficace promozione del vino (specie il Dolcetto d'Ovada) e relativa sua positiva commercializzazione. Ed ancora di giacenze presenti nelle cantine nonché della tendenza al ribasso dei prezzi effettuata dalla potente industria del settore. E di fiumi di parole anzichè di fatti concreti!
Nel caso del Dolcetto d'Ovada, un riscontro positivo può venire dal chiamarlo più semplicemente "Ovada". L'aver chiamato "Gavi" quel vino bianco prodotto da S. Cristoforo in giù ha contribuito in parte a fare la sua fortuna. Ma ci vuole naturalmente anche dell'altro: per esempio una politica di rapporti più stretti e duraturi con la grande distribuzione ed una partnership commerciale capace di far operare al Dolcetto d'Ovada quello sfondamento sul mercato nazionale (ed anche internazionale) atteso da anni dai produttori, quelli che sentono di più la crisi economica.
Ha ragione l'assessore provinciale all'Agricoltura Lino Rava quando dice che, coi prezzi attuali dell'uva, i produttori non riescono quasi a coprire le spese dovute per i trattamenti ed il carburante dei trattori.
Allora ci vuole più disponibilità dell'ente pubblico per erogare fondi e contributi finanziari capaci di influire positivamente sulla commercializzazione del Dolcetto d'Ovada.
Ci vuole una sinergia autentica di lavoro e di vedute tra produttori ed i soggetti che si occupano della parte finale della filiera vinicola, quella della promozione e del marketing.
E qualcuno, più pubblico che privato, che stimoli, coordini e concretizzi finalmente questa sinergia, una volta messa in atto! (E. S.)

 

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