Cairo M.tte. A pochi giorni dalla 3ª edizione della mostra mercato riguardante le energie rinnovabili a Cairo M.tte, si riaccende il dibattito su una particolare fonte di energia rinnovabile che riguarda la Valbormida molto da vicino: la centrale a biomasse da costruirsi nello stabilimento di Ferrania. La settimana scorsa circolava un volantino che preannunciava un'assemblea pubblica che dovrebbe svolgersi il 2 ottobre. Il suddetto volantino avvertiva che in questa occasione si sarebbe costituito il comitato contro la centrale a biomasse. Perché questa opposizione ad un impianto di energia rinnovabile che di per se stesso dovrebbe garantire il rispetto per l'ambiente? E che cosa è una centrale a biomasse? La biomassa in campo energetico è un materiale organico di origine vegetale o animale, dal quale si può produrre energia. L'articolo 1 dell'allegato III del Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri dell'8 marzo 2002 definisce la tipologia e la provenienza delle biomasse combustibili:
- Materiale vegetale prodotto da coltivazioni dedicate;
- Materiale vegetale prodotto da trattamento esclusivamente meccanico di coltivazioni agricole non dedicate;
- Materiale vegetale prodotto da interventi selvicolturali, da manutenzioni forestali e da potatura;
- Materiale vegetale prodotto dalla lavorazione esclusivamente meccanica di legno vergine e costituito da cortecce, segatura, trucioli, chips refili e tondelli di legno vergine, granulati e cascami di legno vergine, granulatí e cascami di sughero vergine, tondelli, non contaminati da inquinanti, aventi le caratteristiche previste per la commercializzazione e l'impiego;
- Materiale vegetale prodotto dalla lavorazione esclusivamente meccanica di prodotti agricoli, avente le caratteristiche previste perla commercializzazione e l'impiego.
Tutto in regola quindi ma sempre in agguato, quando si parla di combustione, è il sospetto che si finisca di gettare nei forni qualsiasi tipo di rifiuto tanto da farli diventare una sorta di inceneritori. Questa eventualità non dovrebbe comunque impedire che, una volta realizzato, l'impianto in questione, con la collaborazione di tutti, possa essere sottoposto a costanti controlli.
Del resto qualunque fonte di energia, anche la più innocua, rappresenta comunque un problema ambientale tale da richiedere una oculata scernita delle soluzioni. Proviamo ad immaginare i tetti del centro storico di Firenze ricoperti di innocui, si fa per dire, panelli solari
Gli stessi parchi eolici che sorgono un po' dappertutto, anche nel territorio del comune di Cairo, suscitano spesso dibattiti e aspre polemiche. L'equilibrio ambientale è un qualcosa di molto delicato che richiede di per se stesso una particolare attenzione.
Piuttosto che vedere opinioni contrapposte che, lancia in resta, cercano di far prevalere le proprie convinzioni sarebbe opportuna una maggiore collaborazione tra le parti e una puntuale informazione su quello che si vuole fare. Il bisogno energetico impellente da una parte e l'esigenza che l'ambiente venga rispettato dall'altra non deve certo impedire che vengano compiuti i passi necessari perché l'impianto venga realizzato nell'assoluto rispetto della salute dei cittadini.
Non ci sono assolutamente motivi per pensare che nei forni non vengano bruciati materiali consentiti dalla legge, resta comunque il problema di come procurarseli dal momento che una centrale di quelle dimensioni richiede una quantità di combustibile decisamente rilevante. Occorre calcolare bene l'autonomia delle forniture che deve essere coperta in poche decine di chilometri di raggio, considerato che più ci si allontana e più il materiale, causa il trasporto, diventa sempre più costoso. Questa pianificazione del rifornimento di energia rinnovabile locale di biomasse non può certamente prendere in considerazione soltanto scarti di sottobosco, di segherie, di silvicoltura dedicata, residui agricoli e quant'altro. Si tratta di tagliare molti alberi, risorsa questa di cui la Valbormida è ricca ma non inesauribile. Una strategia di taglio intelligente e non devastante è da prendere seriamente in considerazione.
I problemi ovviamente ci sono ma possono essere superati attraverso una gestione oculata del territorio da parte delle pubbliche istituzioni, Comune per primo. Il fatto stesso che a Cairo si svolga ogni anno una manifestazione così importante qual è "Energie Rinnovabili in piazza" dimostra una spiccata sensibilità dell'Amministrazione Comunale nei confronti di questi problemi. (PDP)
Bagarre di opinioni a confronto
sulla centrale a biomassa a Ferrania
Cairo Montenotte - In attesa dell'assemblea indetta per Venerdì 2 ottobre sulla centrale a biomassa di Ferrania, abbiamo registrato le prese di posizione del sindaco di Cairo Avv. Briano, del portavoce dell'ARE Valbormida, Giuseppe Boveri e del dott. Paolo Franceschi.
Il sindaco Fulvio Briano sulle pagine Valbormidesi del quotidiano La Stampa il 26 Settembre esprimeva tutta la su perplessità sul comitato contro la centrale a biomasse di Ferrania. "Il 2 ottobre, giorno fissato per l'assemblea pubblica da questo sedicente comitato che non si identifica nemmeno, non sarò in Italia, ma comunque non sarei certo andato alla riunione, sia perché nessuno mi ha invitato, ma soprattutto perché non è così che sono abituato ad affrontare i problemi, con convocazioni "carbonare", senza alcuna identificazione, e cariche di inutile allarmismo". A Briano faceva eco l'assessore Stefano Valsetti, tra i principali "sponsor" della Mostra Mercato delle Energie Rinnovabili organizzata dall'Are Valbormida: "Un conto è un'iniziativa ben organizzata che promuove l'utilizzo di energie rinnovabili, altro sono le posizioni strumentali fini a se stesse". L'Are, tirata in causa da Valsetti, ci teneva a subito ben precisare il suo punto di vista e il 27, sempre su La Stampa, il portavoce dell'ARE Valbormida, Giuseppe Boveri, diceva di non comprendere le critiche del Comune di Cairo M.tte con questa dichiarazione: "Al di là del fatto che non siamo stati noi ad organizzare l'assemblea, ma siamo stati coinvolti da un gruppo di cittadini che ha molte perplessità su quell'impianto, non capiamo l'atteggiamento ostile del sindaco Briano. Si tratta, comunque, di un'opera che avrà un impatto sull'ambiente e credo dovrebbe essere visto favorevolmente anche dall'amministrazione comunale. La nostra posizione è invece molto chiara, testimoniata dai ricorsi contro Regione e Provincia nonchè dalla diffida rivolta al Comune di Cairo. La preoccupazione principale riguarda cosa verrà bruciato in quell'impianto, ed il rischio che venga poi trasformato in un inceneritore. Pretendiamo garanzie impugnabili legalmente ad assicurare che ciò non avvenga". Per Boveri basterebbe "che nello statuto della società sia fissato che alcune quote, del tutto simboliche, che portino a dividendi irrisori, vengano distribuite al territorio, ai Comune limitrofi, alle associazioni, specificando, però, al contempo, che per qualsiasi variazione del combustibile debba essere deciso solo all'unanimità. Questo ci preserverebbe da sorprese future"
Traspare, dalla dichiarazioni degli amministratori cairesi e degli ambientalisti, il sostanziale accordo sulla realizzazione della centrale a biomasse; purché resti una centrale a biomasse e non si trasformi, in un futuro prossimo, in un inceneritore. Nessuno sembra pertanto tener conto del parere del dott. Paolo Franceschi, referente scientifico della Commissione Ambiente e salute dell' Ordine dei Medici di Savona, che, in un articolo pubblicato sul settimanale on-line "Il Ponente" del 16 luglio 2009, confutava ampiamente tutte la posizione degli amministratori e degli ambientalisti Valbormidesi tacciandoli, senza mezzi termini, di "analfabetismo ambientale": "In definitiva si dà per scontato - scriveva il dott. Franceschi - che non vadano applicate quelle misure, oramai divenute patrimonio comune nei Paesi avanzati, secondo le quali ogni nuovo insediamento che sorge in un ambiente già inquinato deve essere controbilanciato dalla contemporanea riduzione dell'inquinamento preesistente, attraverso interventi quantificati in maniera ben precisa e vincolante, in modo tale che il bilancio definitivo risulti in una diminuzione e non in un aumento dell' inquinamento stesso. È esattamente quello che "si sta verificando con la centrale a biomasse di Ferrania: una centrale da 10 MW, inquinante come il traffico degli impianti di riscaldamento di una città di 50.000 abitanti, si va ad inserire in una realtà già ampiamente inquinata, la Val Bormida, senza che si offra in cambio la pari riduzione di inquinanti attraverso interventi su altre realtà (esempio cockeria di Bragno o centrale a carbone di Vado). Il tutto ampiamente accettato dagli amministratori locali, i quali chiedono solo che non venga bruciato CDR. Questi sono segnali preoccupanti di un paese ancora analfabeta dal punto di vista della tutela ambientale." (SDV)
Si sta per costituire un Comitato contro la centrale a biomasse
Cairo Montenotte - La preoccupazione per il probabile peggioramento della situazione ambientale Valbormidese collegata alla costruzione della "Centrale a biomassa" di Ferrania ha provocato l'iniziativa di una "Delegazione" che, per dare vita ad un "Comitato Organizzatore della manifestazioni" contro la stessa centrale, ha invitato i cittadini di Cairo Montenotte e della Valle Bormida, gli amministratori della regione Liguria, della provincia di Savona e del comune di Cairo Montenotte all'assemblea pubblica che si terrà venerdì 2 ottobre, alle ore 21 presso i locali della SOMS di Cairo M. con un volantino intitolato "Centrale a biomassa di Ferrania: cosa bolle in pentola?". Secondo le intenzioni degli organizzatori il Comitato si costituirà ufficialmente venerdì 2 ottobre 2009 durante l'Assemblea Pubblica. Il volantino di indizione propone alla pubblica riflessione e dibattito dell'assemblea le seguenti domande:
- Perché si vuole costruire una centrale a biomassa 2,5 volte più grande di quanto prescrive il Piano Energetico Regionale?
- La centrale a biomassa di Ferrania sarà trasformata in un inceneritore di rifiuti trattati (CDR), come è già avvenuto in Italia per altre 10 centrali a biomassa?
- Perché per giustificare la taglia della centrale a biomassa si continua a sostenere che sarà utilizzata per alimentare una rete di teleriscaldamento a servizio dei Comuni di Cairo M., Carcare e Altare, lunga almeno 10 Km e quindi non sostenibile da un punto di vista economico?
- Dove si reperiranno ogni anno 120.000 tonnellate di legname per alimentare la centrale a biomassa da 10 MWe?
- Perché si vuole costruire una centrale a biomassa da 10 MWe quando l'Accordo di Programma sottoscritto nell'Aprile 2008 da Ferrania Technologies con i Ministeri, la Regione Liguria, La Provincia di Savona e il Comune di Cairo Montenotte, ne prevede una da 4 MWe?
- Per quale motivo centrali a biomassa di eguale taglia rispetto a quella in progetto impiegano per il loro funzionamento soltanto alcuni addetti, mentre per quella di Ferrania si promettono da 20 a 30 posti di lavoro?".
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