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Acqui Terme. Fallito il tentativo per la costituzione della NewCo., società che avrebbe dovuto essere a capitale misto pubblico-privato, la presidente della Regione Piemonte, Mercedes Bresso, aveva manifestato l'intenzione di vendere le Terme, di mettere sul mercato le quote di maggioranza possedute dalla Regione. "Vendesi". A chi? L'annuncio, aveva destato, a dir poco, risentimento tra gli "sgaientò" e una sensazione negativa anche da parte di chi non era nato all'ombra della Bollente. L'opinione pubblica non aveva apprezzato l'idea della "governatora", che previsto l'inconcludente risultato della NewCo., aveva rinunciato a stabilire altra formula che non il "vendesi". Il quadro in queste ultime settimane sarebbe cambiato. Si parlerebbe, come sostenuto dal consigliere regionale Ugo Cavallera, di "notizie circa la dismissione parziale di alcuni immobili facenti parte del complesso turistico-termale, trasferito dallo Stato alla Regione e al Comune, ciò in assenza di un preciso piano industriale di attività e investimento". Cavallera avrebbe raccolto voci secondo le quali tra le "dismissioni ci sarebbe l'Hotel Nuove Terme". A questo punto la domanda più logica e normale è se la Regione, proprietaria del 79,9% delle azioni di Terme Acqui Spa, ha un progetto di sviluppo. L'acquirente potrebbe essere anche un immobiliarista, per cui ad Acqui Terme spunterebbe un'ulteriore cementificazione. In questa situazione Ugo Cavallera ha deciso di rivolgersi direttamente alla Bresso. Lo ha fatto con un'interpellanza rivolta alla Presidente della Giunta regionale e all'assessore competente, richiamando, come rilevato nel documento, "la situazione di incertezza riguardante la gestione della società Terme di Acqui dopo l'annullamento della procedura di costituzione della prevista NewCo., poichè la situazione di stallo richiederebbe una profonda riflessione per la definizione di una aggiornata strategia di valorizzazione e crescita, tenendo conto delle inconcludenti iniziative messe in atto in questi anni dall'amministrazione termale delle Terme". Cavallera nell'interpellanza chiede una risposta urgente in aula "ritenendo preoccupanti le notizie circa la dismissione parziale di alcuni immobili facenti parte del complesso turistico-termale, trasferito dallo Stato alla Regione e al Comune, in assenza di un preciso piano industriale di attività e investimento". In altre parole, vuole "conoscere gli intendimenti della Giunta regionale circa le strategie di sviluppo delle attività turistico-termali svolte dalla società Terme di Acqui di cui la Regione è azionista di larga maggioranza", ma anche avere notizia "dell'effettiva volontà della Giunta regionale circa l'eventuale dismissione parziale di immobili o altre attività di tale società, precisando vantaggi e svantaggi di tali operazioni". Nell'interpellanza si domanda anche "alla Presidente della Giunta regionale se non ritiene opportuna una breve moratoria, al termine di questa legislatura, nell'assunzione di provvedimenti pesanti per l'assetto dell'azienda "Terme", al fine di concertare meglio, con il Comune di Acqui Terme e con i rappresentanti degli interessi diffusi, linee operative che tengano conto non solo del conto economico aziendale ma anche dell'effetto volano prodotto dall'attività termale e del benessere sull'economia locale". (C.R.) Hotel Nuove Terme
il gioiellino che, forse, perderemo
Acqui Terme. Il complesso immobiliare delle Terme si estende completamente all'interno dei confini della città ed è composto di diverse aree. Una di queste, il "gioiellino" della società, è senza alcun dubbio l'Hotel Nuove Terme, situato al centro di Acqui Terme, con ingresso principale da piazza Italia. Come citato nel "Progetto di riqualificazione del complesso termale di Acqui Terme", un piano del 1998 rimasto tale in massima parte, "l'edificio, che si articola su 3 e 4 piani fuori terra oltre al seminterrato, è stato realizzato alla fine dell'800, ampliato negli anni 30 (anche riqualificato nel 2000 n.d.r.). Ha una superficie coperta di 2.870 metri quadrati, una superficie lorda di 8.980 metri quadrati e un volume di 40.100 metri cubi". Lo stabilimento termale annesso ha una superficie coperta di 1.490 metri quadrati, lorda di 4.795 metri quadrati, un volume di 21.900 metri cubi.
Bosio e le Terme "Una vendita a spezzatino"
Acqui Terme. Bernardino Bosio interviene sugli ultimi risvolti delle Terme acquesi: "Vendesi Terme svalutate a pezzi!
Causa incapacità gestionale amministrativa e benzene? Sarà questa la fine ingloriosa di una delle realtà termali più antiche e gloriose d'Italia? Le Terme di Acqui serviranno per fare "provvista" in vista delle elezioni Regionali?
Domande che i cittadini Acquesi si stanno ponendo ogni giorno! Già gli organi di stampa hanno denunciato questo azzardo; lavoratori, imprenditori cittadini sono preoccupati del destino di questa città che da sempre è in mano a politici menefreghisti o peggio ancora incapaci di prendere decisioni manageriali! Vorrei ricordare alcuni passaggi fondamentali della vicenda Terme. Con la legge dello Stato, sulla privatizzazione del comparto termale, il Comune e la Regione ricevettero "gratuitamente" il patrimonio termale, merito indiscusso di alcuni parlamentari, del presidente Ghigo e del sindaco Bosio che, nell'ambito di una rinnovata concordia istituzionale, portarono alla stesura di un accordo di programma. Nell'accordo di programma, grazie a "risorse" regionali, comunali, provinciali e di fondazioni bancarie (circa cento milioni di euro) si era provveduto alla redazione del progetto di ristrutturazione delle Terme! In allora i nemici più acerrimi di questa iniziativa furono alcuni Acquesi, politici di sinistra e destra regionali. Poi vi fu quella che ogni viticoltore chiamerebbe "la tempesta" ovvero l'arrivo in regione della Bresso, la nomina di Mignone e della Pistone alle Terme e i relativi 5 anni di incapacità decisionale ed amministrativa che hanno portato a stratagemmi quali la NewCo., la vendita del pacchetto azionario e ultimamente lo "spezzatino Termale", oltre al nulla. Per questo trovo una nota veramente stonata nelle parole della Presidente della Regione, che critica la gestione Termale e che dà giudizi negativi sul Grand Hotel Nuove Terme. Ricordo che con una oculata gestione, e l'ordinaria diligenza del buon padre di famiglia, la presidenza Tacchino ha fatto di più e meglio, lasciando perlomeno i bilanci in attivo! In quanto le Terme, quali servizio sanitario sono in grado di fornire le prestazioni sanitarie in regime di convenzione senza andare in perdita. La giunta Bosio ha portato a casa il 49% delle Terme, ha fatto sì che si ristrutturasse il Grand Hotel di piazza Italia, ha portato a casa, senza tanti show i 100 milioni necessari per Terme di Acqui S.p.A. ed ora che tutto sta andando a pezzi la responsabilità va ascritta a queste amministrazioni, regionale e comunale, incapaci di creare occasioni di sviluppo per la città di Acqui Terme, le sue terme e il territorio! Memore del fatto che negli anni le attività ricettive Acquesi hanno molto fruito del Termalismo senza eccessivamente investire nel loro futuro, sono perplesso, pur riconoscendo l'impegno, anche per quanto riguarda la disponibilità degli Albergatori. Si dichiarano pronti ad entrare nella gestione delle Terme, a fianco di primaria società ecc. ma quante risorse monetizzabili intendono impegnare su questo progetto, quanti dei loro denari privati intendono investire su Terme, quando fanno fatica a creare la sinergia per poche migliaia di euro in iniziative promozionali? Parliamo di queste cose, e non giriamo più intorno all'osso, ormai spolpato, che chi per voti o pèr soldi ognuno degli attori letti o sentiti cerca di rosicchiare".
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