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Lo zoo di vetro alla Soms di Bistagno

 
Bistagno. Il teatro di prosa ricomincia a dettare i suoi appuntamenti. "E' l'autunno, bellezza" verrebbe da dire, parafrasando il celebre adagio passepartout.
Primi freddi pungenti, ma anche la compensazione delle serate davanti al sipario rosso che si apre. Una magia. Vera.
Il Teatro della SOMS di Bistagno batte, però, tutti sul tempo.
Valenza, Alessandria, Casale, Tortona iniziano la stagione a fine mese; all'incrocio tra le due Bormide si va già in scena martedì 20 ottobre, alle 21 e 15, con Lo zoo di vetro di Tennesse Williams e con la compagnia di Jurij Ferrini. Impegnato in qualità di regista e anche come interprete (sarà Tom, il figlio, nella piece), al pari di Alessandra Frabetti (Amanda, la madre sola), Aurora Peres (Laura, la figlia, sorella di Tom) e Matteo Alì (Jim, l'amico di Tom).
Collaborano alla regia Wilma Sciutto (aiuto) e Anna Scola (assistente), mentre di Giuliano Ferrini è la responsabilità della costruzione scenica. Di Gerardo Guerrieri la traduzione di riferimento.

Quella umanità così fragile…

Già la locandina è uno spettacolo. Ma così ci fa Ollio vestito da ballerina, con le mani quasi a racchiudere qualcosa di invisibile? E poi con quell'ombra, decisamente inquieta, proiettata sullo sfondo?
Forse conviene partire da Tennessee, pseudonimo di Thomas Lanier, il padre del dramma, e dalla sua vita di sradicato, lui che era nato nel Mississippi, ma che poi era emigrato al Nord.
La sofferenza paga. 31 anni e scrivere un capolavoro. Williams ci riesce con The glass menagerie, anno di grazia 1945, che già concentra i caratteri essenziali del suo teatro maturo: solitudine delle figure femminili, in bilico tra sogno e realtà violenta; l'abulia del Sud, la corruzione che va bene per tutti, eletta a sistema.
Il tutto viene letto, in trasparenza, in una storia che mette a fuoco una famiglia americana alla fine degli anni Venti, in piena recessione economica. E "orfana" di un padre che se ne è andato per il mondo, facendo perdere le sue tracce.
Chi soffre di più è Laura, resa claudicante da una malattia che ne caratterizza anche l'animo fragile, e che la chiude nel suo immaginario. Un ambito fatto di animaletti di cristallo. Lo zoo di vetro, appunto, in cui si specchia una creatura profondamente emotiva, incerta nel suo equilibrio.
Non è questa più una famiglia classica - scrive nelle note di regia Ferrini - perché ha una gamba rotta; traballa come un tavolino malfermo. Sul quale Laura poggerà l'intero universo del suo mondo immaginario, le figure di vetro che hanno sostituito le persone reali, con le quali non riesce ad avere un rapporto.

Ricordando il Ricre di Acqui

"Il signor Caso" diceva Norberto Bobbio. Nei giorni della memoria del Ricreatorio acquese di via Nizza (si veda la pagina dedicata; giornate speciali il 17, il 18 e il 22) Jurij va in scena a Bistagno.
Quale il nesso? Semplice. Delle rassegne drammatiche del Cinema Italia, annesso al Ricre, Ferrini fu uno dei campioni.
Esordendo con la compagnia "La Soffitta" il 9 dicembre del 1988 con lo spettacolo dal titolo Genova per noi, che altro non era che la riduzione di due commedie di Gilberto Govi, ossia Colpi di timone e I manezzi pè maià na figgia.
"Jurij Ferrini è oggi uno degli attori e registi di maggior talento nel mondo teatrale italiano - han scritto Lucia Baricola e Marco Gastaldo, teatranti ieri e oggi - e il primo riconoscimento gli è stato dato proprio ad Acqui". Infatti vinse il premio come miglior attore protagonista nella rassegna conclusa nel 1989.
Venti anni fa. E di quei tempi si ricordano le partecipazioni del Nostro ne L'orso e ne La domanda di matrimonio di Anton Cechov, due pezzi meritevoli del premio della critica.
Certo il Ricre era proprio una gran fucina…(G.Sa.)

 

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