Maranzana. Domenica 25 ottobre, presso il Museo "Giacomo Bove" di Maranzana, presso la Casa Comunale, alle ore 16.30, si terrà il terzo appuntamento promosso dall'Associazione Culturale "Maranzana & Giacomo Bove".
All'incontro, moderato dalla dott.ssa Gabriella Massa, archeologa e inuitologa, parteciperanno il dott. C. Censi, dell'Istituto Geografico Polare di Fermo, e il Cavalier Pier Marco Gallo, dell'Associazione Nazionale Marinai d'Italia del Piemonte Orientale (Gallo appartiene alla sezione acquese del sodalizio).
Due i temi del pomeriggio; la presentazione della figura di Umberto Cagni (1863-1932) esploratore e poi ammiraglio astigiano (poi anche Senatore del Regno), e le sue osservazioni riguardanti la tragedia del Dirigibile Italia (argomento di cui si parlò a Bruno circa un mese fa, sempre nell'ambito delle conferenze promosse dell'associazione presieduta da Maria Teresa Scarrone). La quale domenica 25 ottobre, unitamente al Sindaco di Maranzana e al Vicesindaco S. Ebarnabo di Asti, aprirà l'incontro.
La spedizione della Stella Polare
Con Luigi Amedeo di Savoia-Aosta, Duca degli Abruzzi, il 12 giugno 1899, Umberto Cagni, che continuava sul mare la tradizione militare di famiglia, salpò da Christiania (oggi Oslo) su una baleniera di legno di 350 tonnellate ribattezzata, a chiamare positivi auspici, Stella Polare.
L'obiettivo? Quello di raggiungere il Polo percorrendo il mare di ghiaccio. 14 italiani (Cagni e Luigi Amedeo compresi) e otto norvegesi (che costituivano l'equipaggio) erano i protagonisti di questa avventura, in cui non potevano mancare i cani da slitta (circa un centinaio).
La prima tappa fu la baia di Teplitz, ma nell'inverno la nave assediata dai ghiacci subì ingenti danni. Il campo base fu così allestito sulla banchisa e il Duca degli Abruzzi subì (ma non fu il solo) l'amputazione di due falangi, a causa dei congelamenti.
La spedizione vera e propria partì in primavera, l'11 marzo 1900.
Tre i gruppi in azione con slitte e cani, viveri e materiali: ma i primi due, che avrebbero dovuto essere di sostegno al terzo, dopo alcuni giorni di difficoltà, tornarono al campo base. Il terzo contingente, formato dal comandante Cagni, dal marinaio varazzino Simone Canepa, e dalle guide valdostane Petigax e Fenoillet, il 25 aprile, tra mille difficoltà, raggiunse gli 86º e 34' di latitudine nord, superando il record di Fridtjof Nansen di 21', a 381 km dal Polo Nord.
Nel freddo dell'Artico, con strumenti ricognitivi rudimentali, ormai allo strenuo delle forze, i quattro decisero di tornare indietro: dopo dieci giorni di marcia abbandonarono quasi tutto sui lastroni di ghiaccio, alla deriva. Con una sola tenda, dodici cani e le provviste strettamente necessarie sulle slitte rimaste, i quattro uomini riuscirono finalmente a raggiungere la baia di Teplitz. Era il 23 giugno 1900. Cagni e i suoi avevano percorso 1400 chilometri in 104 giorni: un'impresa storica, divenuta leggenda.
La bianca poesia
C'è un ammiraglio Cagni che abita la Storia, E sì: perché egli fu protagonista (in negativo) della conduzione della Marina da guerra all'inizio della prima guerra mondiale. E poi fu mandato a trattare da D'Annunzio. a Fiume, nel 1919.
L' "altro" Umberto Cagni vive nella Letteratura. Tanto da meritare l'attenzione del giovane Gabriele, nei canti di Merope, e poi di Giovannino Pascoli, quando questi si atteggiava - pizzicando corde non sue - a poeta vate.
Per l'abruzzese, nel quarto libro delle Laudi del cielo del mare della terra e degli eroi, Cagni è "colui che a te negli anni eguale / patì l'ignavia delle vane carte, / morso il cuore dall'aquila immortale, /e vendicò nello stridor dell'arte /la forza che sognar faceagli il fato / e il pallore del giovin Bonaparte". Nientemeno. E' l'inizio de La canzone a Umberto Cagni, che poi non manca di trascurare "il maglio invisibile che schiacciava i blocchi enormi, le slitte tratte fuori dalle crepe improvvise; la costretta man dolorosa ai ruvidi lavori, la galletta muffita per panatica, all'ansante sete il sorso dell'acqua fetida, ogni penuria, ogni miseria, le dighe bianche [che] s'alzavano, crollavano.(...). E tu dicevi a te: "Più oltre"".
E non meno epico è l'esordio dell'inno di Pascoli, che recita.
Questo è dall'ombre un ritorno!
Dante Alighieri ha sorriso.
Noi sedevamo; ed un giorno
vi pensammo all'improvviso.
L'anime nostre oscillare
sentivamo come l'ago del magnete,
tutte cercando inquiete la Stella Polare
Sin qui i versi. La prosa di riferimento invece è quella che i due capispedizione, ovvero il Duca d'Aosta e Cagni, stesero per i tipi Hoepli nel 1904. 208 pagine per raccontare de La Stella Polare nel Mare Artico. Con questa relazione capace, però, di scatenare la famosa querelle con Emilio Salgari, al pari scrittore di un'altra Stella Polare, e accusato di plagio. (G.Sa)