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Norberto Bobbio, "uomo comune"

 
Rivalta Bormida. "Ci vorrebbe più equilibrio da parte di tutti". Ecco una frase, proverbialmente chiara, di Norberto Bobbio. Decisamente attuale. (Luigi La Spina, di recente, su "La Stampa" ha parlato, riguardo il dibattito politico, di "guerra civile delle parole").
Una frase idealmente da dispiegare sull'insegna dell'incontro che si è tenuto domenica 18 ottobre a Rivalta Bormida.
Una maniera per ricordare, e non solo a Torino, dove ci sono state le celebrazioni del mondo accademico (ma folta era la delegazione rivaltese, con alunni dell'istituto comprensivo, guidati dal Sindaco Ottria), ma anche nel paese del fiume, quella dimensione più domestica, intima, che Bobbio coltivava sentendosi "paesano".
Sentendosi addosso quella identità profonda che è propria delle "patrie piccole".
E patria piccola era (e rimane) Rivalta. Luogo in cui tutti si conoscono. In cui il senso della comunità è altissimo.
Insomma: da una parte il Centenario costituisce l'occasione per l'ulteriore riconoscimento delle qualità etiche, morali, civili, metodologiche dell'Uomo.
Dall'altro permette di scoprire altri fili che hanno legato Norberto Bobbio alla terra degli avi.
E, dunque, non è un caso che proprio due lettere, di carattere privato, abbiano inaugurato l'incontro (cui han preso parte, oltre ad un pubblico foltissimo, anche il prefetto Castaldo, il vicepresidente della Provincia Rita Rossa, il prof. Adriano Icardi; Daniele Borioli e Rocchino Muliere per la Regione; c'era poi anche il poeta Jean Servato).
Una testimonianza epistolare, indirizzata a Piera Pietrasanta, è trascritta integralmente qui a fianco; la seconda, letta da un emozionantissimo Piero Morbelli, della neo costituita associazione "Le Marenche", insisteva sempre su personaggi, luoghi, e detti dialettali.

Destra e Sinistra

Ovvio: il Bobbio "ideologo" non poteva essere messo da parte.
E, pur nelle ristrettezze del tempo a disposizione, alla figura si è guardato con diverse prospettive.
Da un lato Rita Rossa e Rocco Muliere hanno sottolineato l'attualità del pensiero, partendo dal presupposto che "la libertà può anche andare sprecata", e che i testi del filosofo andassero nel senso della "costruzione di una società delle opportunità" che, oggi, spesso viene negata o dileggiata. In questo riprendendo un tema che Norberto Bobbio aveva sviluppato nel 1995, quando aveva riconosciuto tratti profondi di ingiustizia e illiberalità nella società italiana proprio intorno alla questione delle "opportunità", cui Destra e Sinistra guardano in modo assai diverso.
Dall'altro lato Carlo Prosperi ha sottoposto ad analisi critica, non agiografica, l'ultimo pensiero di Bobbio ("uomo del passato e non del futuro" per sua stessa definizione), personaggio del Novecento, sì, ma sicuramente messo a disagio dalle accelerazioni ultime, dall'emergere di quelle etiche epicuree che sostituiscono e confondono quelle stoiche (dovere, sacrificio, serietà d'approccio, austerità). E con il conseguente riconoscimento (questa la tesi di Carlo Prosperi) nella società contemporanea, dell'impossibilità nel separare nettamente le politiche di Destra da quelle della Sinistra (e anche e in particolare su temi come quelli di giustizialismo o del localismo). Sulla scia di Marcello Veneziani ecco la proposta (che a molti dei presenti non è piaciuta) di una "riduzione" del filosofo a membro di un "partito giacobino degli intellettuali scontenti".

I maestri, l'allievo e i lettori

Parole forti, quelle di cui sopra, che avrebbero meritato l'approfondimento in una discussione, in un dibattito, che per motivi di spazio non era stato previsto. Ma che potrebbe alimentare futuri incontri rivaltesi.
Assai più "piani" i percorsi che sono, invece, andati ad individuare "i maestri di Bobbio". E per questi si deve, sempre per Prosperi (che Bobbio l'ha conosciuto presidente del premio "Acqui Storia") risalire ad Eugenio Garin e all'umanesimo civile italiano, a Galilei e al metodo sperimentale, alle lezioni prima di Pietro Giannone e poi del Cattaneo, di Gaetano Salvemini, di Piero Calamandrei ed Augusto Monti. Con i corollari di una "foresta del mondo" che l'uomo non riesce ad abbracciare intera, ma in cui si ha il dovere, comunque, di entrare con un piccolo lume". Quello di una filosofia concreta, lontana dall'idealismo, da Gentile, lontana dalle perversità "di un pensiero che pensa se stesso", ma che si occupa di problemi sociali. E che esalta i valori della tolleranza e della umiltà.
I ricordi dell'allievo Pietro Polito, a fianco del maestro nella redazione delle fatiche del De Senectute e dell'Autobiografia, hanno preso in considerazione tanto il momento del primo impatto in Università con Bobbio (a.a. 1975-76), quanto la vecchiaia "giovane" (in quanto piena di progetti, di idee) di un Norberto Bobbio sempre più radicale e netto, più estremo nel giudicare i comportamenti di Destra e Sinistra.
I fuori programma degli interventi di Gianfranco Ferraris, sindaco di Rivalta ai tempi del Millenario ("c'è chi nasce bambino e resta tale per una vita: Pavese; e chi è adulto sin dalla giovinezza: Bobbio"; suoi i cenni all'ambiguità del rapporto col Fascismo) e del prefetto Castaldo (Bobbio giurista e la necessità della certezza del diritto) e si giunge alla conclusione.
E Andrea a ricordare il padre. Non come pensatore. Ma come uomo vicino alla gente comune. Che riceve plichi, testi, articoli da revisionare, e sempre li legge; che risponde a lettere e lettere. A tutte. Incoraggiando.
Una questione di stile. Il riconoscimento della dignità dell'altro. Per l'affermazione di un umanesimo con l'iniziale (forse) minuscola. Ma che i suoi tanti corrispondenti - gente di "piccolo affare" direbbe il Rodrigo manzoniano - non hanno dimenticato. (G.Sa)

I giochi, la banda e la festa del paese

Lettera a Piera e "Memoriale rivaltese"

Bobbio cittadino rivaltese. Cittadino della metropoli e, nel contempo, paesano.
Questo il tema dell'incontro di domenica mattina, 18 ottobre, presso la sala conferenze di Casa Bruni, presso cui il Municipio ha intenzione di allestire un centro culturale da intitolare al filosofo.
Una rievocazione cui hanno contribuito anche documenti inediti. Come "la lettera alla signora Piera", che - dopo la perdita del padre - in una notte insonne, aveva veduto Norberto Bobbio in televisione. E aveva deciso di scrivergli. Immaginando di avere poche probabilità di ottenere una risposta che, invece, - sì con qualche ritardo, il filosofo era a Cervinia, in vacanza - giunse.
Uno scritto conservato gelosamente. Con l'idea, inizialmente, di non renderlo pubblico.
A distanza di oltre 15 anni dalla sua redazione, il testo è stato letto dal Sindaco Ottria proprio domenica 18. E "L'Ancora" ha ottenuto il permesso di riprodurlo integralmente sulle sue pagine. (G.Sa)

Un paese nel cuore

Cervinia, 6 agosto 1993 (Torino, Via Sacchi, 66)
Gentile Signora Piera,
La ringrazio della sua lettera e di tutti i cari ricordi che ravviva nella mia memoria.
Vado a Rivalta ormai molto di rado, ma ci vado sempre con l'animo dell'adolescente che ha vissuto a Rivalta alcuni degli anni più belli della propria vita. Rivalta è rimasta per me sempre il luogo magico della mia fanciullezza, il punto d'incontro delle grandi amicizie su cui ciascuno di noi costruisce la proprio vita affettiva, la dolce e serena campagna dei miei primi anni di matrimonio con mia moglie e i miei figli prima bambini e poi ragazzi, le gite in bicicletta dalla piazza a Orsara, il giro di Cassine, fatto e rifatto infinite volte.
La sua lettera con tutti quei ricordi mi ha commosso. Se dovessi scrivere quello che ricordo della sua famiglia non basterebbero queste due facciate.
Anzitutto Maria Pietrasanta, sorella di Miclin d' Netta, cugina dell'altro Michele, suo nonno, direttore della banda musicale che aveva a poco a poco superata quell'altra, quella dei popolari, diretta dal non meno noto Gioanen de la matta.
Maria fu uno dei caposaldi della nostra famiglia; mi raccontava di avermi tenuto in braccio quando aveva appena dodici anni. Poi fu con noi per quasi tutta la nostra vita negli anni trascorsi più felici, gli ultimi sposa a Battista Biorci che andava per tartufi, prese un alloggio nella grande casa d'appartamenti davanti alla nostra, dopo aver tenuto compagnia a mia madre negli anni tristi della guerra. La famiglia di Maria era amica da generazioni perché Casa Caviglia e il caffè di Netta erano contigui.
Miclin suonava il mandolino. Pensi che ricordo il suo matrimonio con Serafina, una forestiera che veniva, se ben ricordo, dalla Romagna o dal Veneto. Frequentava la nostra casa con la figlia Giannina che sposò il figlio d' Magia [o Magio?], Nino, [illeggibile]. (Come vede sono ben ferrato sulla storia nella storia rivaltese e nonostante la vecchiaia - sono del 1909 - la memoria è discreta).
Ricordo benissimo l'incontro con suo papà, il maggio scorso, e la chiacchierata. Credo fosse di qualche anno più giovane di me, ma come giocatore di pallone era certo più in gamba di un cittadino.
Giocavamo davanti alla madonnina. Allora d'automobili ne passavano quattro o cinque al giorno, sollevando un gran polverone. Potevamo giocare senza essere disturbati.
Di suo padre ricordo naturalmente che era il miglior cornettista della banda del padre. Repertori molto vari, costituiti da marce militari, ma anche di antologie d'opera; la cornetta sostituiva brillantemente le arie da soprano.
Prima ancora che suo padre, che giocava al pallone al bracciale, insieme col fratello Cesare, che era uno dei più forti giocatori rivaltesi, insieme con il campionissimo, il Bigiu, e Pussò, detto Wilson (ma la storia del "fos da balon" richiederebbe un capitolo a parte) ho conosciuto anche suo bisnonno Pidrein il fornè, uno dei più noti personaggi rivaltesi.
Suonava il contrabbasso, suonava e cantava, anche arie dei pezzi d'opera. Ricordo di aver sentito da lui, una sera in Casa Caviglia, quand'ero ragazzino, per la prima volta, la celebre aria di Tosca "Un passo sfiorava la rena". La sua è stata una famiglia molto musicale, come del resto quella dei Caviglia. E la sua musica in piazza risuonava durante le feste di San Domenico, 4 agosto, con la giostra e l'altalena davanti alle scuole, e il banchetto del torrone…
Come vede anch'io ho Rivalta nel cuore, come lei. Tanto più che, come le dicevo, ci vado di rado, quasi sempre per accompagnare qualcuno al cimitero. L'ultimo il caro Giovanni, l'ingegnere, che era del paese un bravo illustratore, e ci ha lasciati, anche lui prima del tempo.
Alla mia età il mio prossimo ritorno a Rivalta chi sa che sia su quella stessa via. Ancora le sono grato della sua lettera, e le sono vicino. Con tanto affetto.
Norberto Bobbio

Le riflessioni dell'assessore Cassero di Cassine

"Non avrei intitolato l'istituto a Bobbio"

Cassine. Il convegno svoltosi a Rivalta Bormida in occasione del centenario della nascita di Norberto Bobbio doveva essere occasione, oltre che di festa, anche di riflessione, e così è stato per Giampiero Cassero, assessore del Comune di Cassine che ha colto l'occasione per formulare alcune considerazioni.
"Si tratta di riflessioni sull'attuale organizzazione scolastica di Cassine che sono state stimolate dalla recente celebrazione della figura di Norberto Bobbio a cui è intitolato l'istituto comprensivo di Rivalta Bormida e di cui fa parte anche il plesso di Cassine.
Personalmente - afferma Cassero - devo dire che non ritengo corretta l'intitolazione di una struttura scolastica ad un uomo politico anche se si tratta di un illustre filosofo come Norberto Bobbio".
Come mai? "A mio avviso, nella scelta del personaggio che deve rappresentare una struttura per la formazione dei giovani e che coinvolge gran parte della cittadinanza, si doveva pensare che la sua idea politica, chiaramente da rispettare, può non essere condivisa da tutti e, sinceramente, il fatto che sia un personaggio legato a Rivalta Bormida non mi pare basti a giustificare tale scelta".
Il ragionamento di Cassero, però, si spinge più in là: "Questa perplessità richiama la mai sopita contrarietà al trasferimento della direzione dell'Istituto Comprensivo a Rivalta Bormida: nonostante la qualità dell'insegnamento nel plesso di Cassine non venga pregiudicata dall'assenza della Presidenza e della Segreteria Scolastica, tra i Cassinesi vive ancora la speranza di un ritorno della sede amministrativa nella nostra scuola, speranza che si richiamata ogni qualvolta si affronta un problema che riguarda la scuola".
Una speranza realistica? "Personalmente non sono in grado di prevedere se questa speranza potrà mai essere accontentata ma sono sicuro che la prossima amministrazione comunale dovrà impegnarsi nel dotare la scuola di Cassine di una sede idonea anche nella previsione di eventuali accorpamenti dovuti alla soppressione di plessi scolastici in centri minori.
Al riguardo aggiungo che l'attuale amministrazione comunale ha cercato in ogni modo di coadiuvare gli insegnanti nella realizzazione dei progetti educativi e di affrontare i problemi che si sono presentati seppur con gli evidenti limiti burocratici e finanziari, ma credo che il futuro debba essere affrontato con scelte radicali, scelte impegnative ed onerose che chiunque amministrerà il nostro paese dovrà affrontare perché indispensabili ed urgenti per garantire un servizio alla cittadinanza e, magari, aspirare ad avere nuovamente la Presidenza a Cassine". (M.Pr)

 

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