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Una bomba ecologica sull'Erro?
Torna in ballo la discarica di Pontinvrea

 
Pontinvrea. Nell'assemblea pubblica di lunedì 26 ottobre, nella sala consigliare del comune di Pontinvrea si è tornato a parlare della ex cava di serpentino in località Fossa di Lavagnin sulle alture di Pontinvrea. La cava, da marzo di quest'anno e sino all'inizio dell'estate, è stata al centro delle attenzioni dei pontesini e degli abitanti della valle attraversata dal torrente Erro che scorre a poche centinaia di metri dalla discarica ed è riserva idrica per parte dell'acquese.
Tanto interesse perchè, nel periodo dal settembre del 2008 ai primi mesi del 2009, a Fossa di Lavagnin sono stati scaricati circa 600 autotreni di materiali di scarto in buona parte provenienti da fonderie del nord Italia e da cartiere della Toscana per un totale di 180.000 quintali. Materiale del quale ancora oggi non si sa bene quale sia l'effettivo impatto ambientale, trasportato in quel sito nell'ambito di un progetto definito di "ripristino ambientale" promosso per tamponare gli eventuali danni che avrebbe potuto creare la presenza di amianto affiorante, residuo degli scavi fatti per il recupero del serpentino utilizzato nell'edilizia.
Scoperto l'inghippo (inganno?) il sito venne chiuso per le decise prese di posizione del Comitato per la salute di Pontinvrea, costituitosi appositamente, del comitato per la tutela della valle Erro e di alcuni politici del versante piemontese. Chiusa si, ma comunque contenitore di 180.000 quintali di rifiuti sui quali non è ancora stata fatta chiarezza. Ora, con una disposizione regionale (testo 2650-2009), è stata data l'autorizzazione alla variante di programma coltivazione di "Fossa di Lavagnin". In quel documento, il Servizio Attività Estrattive della Regione Liguria dice che la titolarità del sito viene trasferita dalla ditta fratelli Baccino alla s.r.l. Ripristini Ambientali con sede a Savona e deposito a Cairo Montenotte. Non solo, si legge: "... dalle analisi effettuate dall'Arpal di Savona non emergono situazioni tali da dover procedere ad effettuare operazioni di bonifica dell'area mediante rimozione ed evacuazione del materiale a tutt'oggi abbancato..." e poi - "... il nuovo progetto prevede esclusivamente l'abbancamento di terre e rocce da scavo in quantità sufficienti per consentire la miscelazione con materiali in oggi allocati nella proporzione del 30-70%, al fine di adeguare detto abbancamento ai criteri della normativa vigente...".
Una decisione quella presa dai dirigenti amministrativi della Regione che contrasta con quello che era stato determinato dal Consiglio regionale che aveva di fatto valutato la necessità di analisi approfondite ed eventualmente far liberare il sito dal materiale conferitovi. In pratica, con questa scelta, gli organi amministrativi hanno soppiantato quelli politici e ciò come ha sottolineato il sindaco di Pontinvrea, Matteo Camiciottoli "È frutto di un intreccio tra interessi pubblici e privati che rischiano di creare danni irreversibili".
In pratica, a Fossa di Lavagnin, potrebbe riprendere la fila di camion che trasportano materiale per chiudere una falla creatasi per tamponare una falla precedente. L'Amministrazione comunale di Pontinvrea i comitati per la tutela della salute di Pontinvrea e il comitato per la salvaguardia della valle Erro hanno immediatamente reagito. Il sindaco Matteo Camiciottoli ha scritto ai capogruppo regionali Angelo Barbero (PDL), Matteo Mercenaro (Moderati PDL), Antonio Miceli (PD), Vincenzo Plinio (AN) e Carlo Vasconi (Verdi) ricordando loro che, all'unanimità, il Consiglio Regionale aveva deciso di annullare il Decreto L.R. (Legge Regionale) 666 del 14 marzo 2008 ad oggi sospeso; completare gli accertamenti chimici e geotecnici in corso e se in caso procedere al sollecito smaltimento dei rifiuti abbancati in discarica.
"Tutto questo - dice nella sua missiva il sindaco Camiciottoli - viene vanificato dal decreto del Dirigente amministrativo emesso in data 28 settembre 2009 che non solo era presente alla riunione con i Capigruppo ma, ha continuato, a questo punto in modo paradossale, a rassicurare la nostra amministrazione sino alla data di emissione del Decreto 2650, quando si sostituisce, arbitrariamente, al Consiglio regionale ed emana un documento autorizzativo".
Per questo ed altri motivi, l'assemblea di lunedì 26 ottobre ha attirato un buon numero di pontesini, i responsabili dei Comitati per la tutela della salute di Pontinvrea e per la salvaguardia della valle Erro. Il sindaco Camiciottoli ha spiegato quella che è la situazione attuale supportato dall'intervento del consigliere regionale Matteo Marcenaro che ha assicurato la sua totale disponibilità per portare in Consiglio un argomento di così grave rilevanza che, potrebbe creare problematiche non indifferenti non solo al territorio di Pontinvrea ma a tutta la valle attraversata dall'Erro. Si sono susseguiti gli interventi e, in alcuni casi, si è avuta la sensazione che non fosse ben chiara la gravità della situazione.
È emerso che le analisi effettuate dall'Arpal di Savona sono state fatte esclusivamente sulle acque, non sul materiale inserito, e non sul rio che tracima da Fossa di Lavagnin ma in un successivo corso d'acqua. Inoltre, risulta che i prelievi non siano stati effettuati in fase di criticità, ovvero dopo una pioggia dilavante, ma in altra situazione. Un insieme di fattori che ha creato non poche perplessità e aperto ulteriori dubbi su quello che è il vero problema di Fossa di Lavagnin dove, ha sottolineato il sindaco: "I fanghi di cartiera, abbancati in un sito come la cava di Lavagnin producono gas che si sprigionano nel giro di pochi anni. Siccome immagino che di fanghi ne siano arrivati parecchi, mi sembra almeno improvvido ricoprire il tutto senza sapere cosa davvero contiene quel sito. Inoltre - ha aggiunto Camiciottoli - in quella situazione diventa impossibile coprire il materiale già conferito con altro inerte, ovvero con qualche migliaio di camion che diventano anche difficili da controllare. Per tutti questi motivi e per tutelare la salute dei miei concittadini ma non solo, anche di una intera valle e di una città come Acqui che utilizza parte delle acque dell'Erro, noi ricorreremo al Tar (Tribunale amministrativo regionale). Con i fondi in parte già disposti dalla precedente amministrazione e con ulteriori stanziamenti, faremo al più presto effettuare carotaggi, analisi, controlli tutto a nostre spese. Una volta fatto questo procederemo contro la ditta e se sarà necessario faremo trasferire il materiale conferito anche se qualcuno, in Regione, dice che per la ditta appaltatrice del sito sarà un "bagno di sangue": A noi non interessa, io penso alla salute non solo nostra ma, anche delle generazioni future".
Subito dopo l'assemblea pubblica, in una riunione congiunta si sono incontrati il consigliere regionale Matteo Mercenaro, il sindaco Matteo Camicciottoli, i responsabili dei comitati "Tutela della salute di Pontinvrea" e "salvaguardia della valle Erro" per promuovere una serie di iniziative congiunte per arrivare alla conclusione di una vicenda che rischia di creare non pochi problemi e non solo circoscritti a "Fossa di Lavagnin". (w.g.)

 

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