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Il carbone fa male, ma continua a prosperare
nella centrale di Vado e in Valle Bormida

Cairo M.tte. Mentre imperversa il dibattito sulla centrale a biomasse da costruirsi in quel di Ferrania ci stiamo forse dimenticando del carbone? Non proprio. Ha avuto infatti molto successo la manifestazione promossa al Chiabrera, venerdì 23 ottobre scorso, dall'associazione "Uniti per la salute" sui pericoli prodotti dalle emissioni nocive della centrale a carbone di Vado. Era presente un gran numero di persone, comprese molte cariche istituzionali, che a stento il teatro Chiabrera riusciva a contenere. Si è trattato di una manifestazione a carattere prevalentemente scientifico dove autorevoli specialisti, con dati alla mano, hanno illustrato le varie problematiche di carattere sanitario.
Già all'inizio di quest'anno avevamo citato su questo giornale un intervento decisamente critico del Dott. Franceschi, portavoce dell'Ordine dei Medici di Savona per l' Ambiente, e del Coordinamento Nazionale dei Comitati dei Medici per l'Ambiente e la Salute della Liguria (CNCMAS Liguria). L'illustre sanitario se la prendeva con il Consigliere Regionale Carlo Vasconi e l'Assessore Regionale all'ambiente  Franco Zunino: "Non mi sembra che fino ad oggi si siano dichiarati per il depotenziamento della centrale di Vado Ligure, il che significa che non lottano in maniera molto decisa contro il carbone. Ne consegue che così facendo non hanno alcuna possibilità di toglierci dalla situazione gravissima in cui ci troviamo".
Il dott. Franceschi aveva rigorosamente enucleato i motivi che supportavano la sua tesi dichiaratamente contraria all'uso di questo particolare combustibile e aveva concluso con delle previsioni per nulla confortanti: "Verrà presto il giorno in cui la combustione del carbone in grandi centrali elettriche sarà vietata, come già da tempo è vietato l' uso del carbone per il riscaldamento domestico. Succederà un po' come è successo in passato  per l' amianto: con molto ritardo e con molte morti e malati alle spalle. Da decenni si conoscono i gravissimi danni della combustione del carbone sulla salute umana, ma i nostri amministratori sono per la conservazione dello status quo. Quando finalmente una legge recepirà quello che il mondo scientifico va dicendo da anni, con molto ritardo, e molte vittime innocenti, forse anche loro capiranno che non era proprio il caso di difendere qualcosa di indifendibile.  Invece di guardare a quello che fanno gli altri (governo), gli amministratori regionali si debbono chiedere se hanno fatto e stanno facendo tutto quello che è giusto e necessario per tutelare la salute dei cittadini".
Altro che depotenziamento, Il 27 luglio scorso è stato varato i decreto, firmato dai ministri Stefania Prestigiacomo (ambiente) e Sandro Bondi (beni culturali), con cui il governo dà giudizio favorevole di compatibilità ambientale al nuovo progetto per la realizzazione di un nuovo gruppo a carbone di 460 megawatt all'interno della centrale di Vado. Secondo Tirreno Power si ridurrebbe l'impatto ambientale dell'intera centrale anche attraverso la ristrutturazione dei gruppi a carbone esistenti.
Venerdì scorso, nell'incontro al teatro Chiabrera che abbiamo appena citato, l'assessore Zunino ha comunicato che la Regione ricorrerà al TAR del Lazio contro questa decisione.
Ma passiamo ad un'altra realtà produttiva dove è sempre il carbone il principale protagonista. In questi giorni c'è stata un po' di maretta riguardo alle problematiche che hanno investito l'organizzazione interna delle Funivie. Ma il quotidiano on line "Savona Economica" si era affrettata a precisare che l'operatività delle Funivie non è messa in alcun modo in discussione: "La rassicurazione alle preoccupazioni espresse da sindacati e amministratori locali - si leggeva sul giornale degli imprenditori - giunge da Campostano Group, socio di riferimento della società assieme alla Italiana Coke di Augusto Ascheri (ciascuno di loro detiene il 47%  delle azioni di Funivie)".
Le Funivie continuano dunque a funzionare alla grande, grazie anche ai recenti lavori di ristrutturazione, ma, placato il giusto entusiasmo per una realtà produttiva in piena salute, ci si ferma un momento a riflettere e ci si chiede che cosa finiranno ancora per trasportare questi storici e fascinosi vagonetti. La risposta è sotto gli occhi di tutti: carbone, e ancora carbone, sempre carbone o sostanze affini. Tant'è vero che sta partendo il progetto per la copertura dei parchi dove sono stoccati, a San Giuseppe, quantità enormi di questo materiale.
Dunque, ricapitoliamo, la commissione nazionale di Valutazione dell'Impatto Ambientale ha espresso parere positivo per l'ampliamento della centrale termoelettrica Tirreno Power di Vado Ligure, a Bragno continua ad arrivare carbone, all'Italiana Coke è sempre il carbone a farla da padrone.... Non c'è altro da pensare che questo materiale, tanto conveniente quanto inquinante, abbia un futuro sicuro, anche se giocato sulla salute dei cittadini.
E quanto sia deleterio il carbone sulla salute dei cittadini lo aveva documentato il dott. Franceschi con poche ma eloquenti considerazioni: "Che una centrale a carbone con emissioni pari a quella attualmente attiva a Vado Ligure, in base alle emissioni dichiarate nel 2006 dalla stessa proprietà, determini danni in termini di mortalità e malattie quantificabili in circa 23 milioni di euro all'anno lo certifica la stessa Comunità Europea".
Nonostante il livello di guardia rimanga abbastanza alto una cosa è certa: il carbone sta ancora navigando con il vento in poppa.
E, a conferma di questo, ci giunge notizia che dal 28 ottobre l'Italiana Coke può disporre dell'Autorizzazione Integrata Ambientale indispensabile per la prosecuzione dell'attività produttiva. (PDP)

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