Canelli. Brindisi ufficiale, al 'Canej', martedì 3 novembre, ore 17,30, nello stabilimento (12.00 metri quadri), di via Buenos Ayres 45. La nuova etichetta riporterà la dicitura "prodotto dai Vignaioli di Canelli", a seguito dell'atto di cessione avvenuto, giovedì 29 ottobre, in uno studio notarile di Milano, firmato dal dott. Pierstefano Berta per la Pernod Ricard Italia, dai rappresentanti della Baarsma, multinazionale olandese, titolare del marchio 'Canej' e da Roberto Marmo, presidente della Cantina Sociale di Canelli. Ed è così che la produzione del 'Canej', vino frizzante tra i più venduti nel mondo, è passata dalla Pernod Ricard Italia alla Cantina Sociale di Canelli, unitamente ad impianti produttivi, strutture e a tutto il complesso di conoscenze tecniche scientifiche che caratterizzano il patrimonio intellettuale e tecnico, il know how, dell'azienda.
Idea rivoluzionaria, tutta da esportare
(da L'Ancora del 12 giugno 2009).
Non ci sembra fuori luogo, riportare alcuni passi dell'articolo di venerdì 12 giugno 2009, con la notizia, in anteprima assoluta de L'Ancora, ripresa a livello mondiale, dal titolo "Nel massimo rispetto dei diritti dei lavoratori - Dalla Pernod Ricard, la 'Canej' passa alla Cantina sociale". Tra l'altro si leggeva: "Nulla, a Parigi, è stato ancora firmato, ma in merito alla cessione della 'Canej' (12/13 milioni di bottiglie all'anno, vendute soprattutto in Olanda e Germania) da parte della Pernod Richard alla Cantina Sociale di Canelli, se n'è anche parlato, venerdì pomeriggio, 5 giugno, al Consorzio dell'Asti e, sempre venerdì pomeriggio, il direttore delle risorse umane dott. Pierstefano Berta, ne ha accennato ai 53 dipendenti della Pernod Richard, alcuni dei quali abbiamo sentito: "Ha fatto bene il dottor Berta a parlarcene, sia per mettere a tacere le voci che da mesi imperversano nei bar e nelle piazze (non solo di Canelli), sia per tranquillizzarci sulla nuova situazione".
Tutta la parte vino, attualmente della Pernod Richard passerà alla Cantina Sociale, sotto il marchio 'Canej'. La Cantina sociale dovrebbe acquistare gli immobili di via Buenos Aires e di regione Pianezzo che saranno totalmente separati dalla Pernod, con lo spostamento dei grossi serbatoi di contenimento di via Bosca (i macchinari sono già separati). Sono quindi previsti imponenti lavori che, alla fine della storia, potrebbero vedere il passaggio di una trentina di dipendenti dalla Pernod alla Cantina sociale.
L'operazione dovrebbe così offrire alla Cantina (Roberto Marmo presidente) la possibilità di espletare tutta la sua (ma non solo!) produzione vini".
I dipendenti ricordano l'impegno e l'intelligenza profusi dal dottor Berta ("allora come pure in seguito") che è riuscito a mantenere, nel 1994, la produzione del Canej, a Canelli, quando la Ramazzotti avrebbe voluto spostare tutto a Lainate.
E sotto il platano, domenica mattina: "Marmo, dopo 18 mesi di lavoro, ha concluso un'operazione geniale
Grazie però alla Pernod Richard che ha dimostrato una sensibilità squisita, in quanto soprattutto preoccupata per il rispetto delle persone e la salvaguardia del lavoro dei dipendenti".
Sempre domenica mattina, all'ombra del saggio platano del caffé Torino, il discorso prende un altro tono: "Se l'operazione andrà in porto, si tratta della realizzazione di un'idea decisamente innovativa che ha del rivoluzionario, almeno per i nostri tempi. Un'operazione non comune quella di riuscire a mettere insieme una cooperativa che distribuisce lavoro, ma anche utili agli associati e dall'altra parte aziende private che normalmente vogliono il massimo degli utili e, possibilmente, dividere nulla con nessuno. Una multinazionale ed una Cantina sociale che è radicata nel territorio. Potrebbe trattarsi di un esempio anche per strutture molto più importanti.
Sembra quasi impossibile che in una società come la nostra dominata da un esagerato libero guadagno, possa capitare un'operazione così innovativa che porta alla divisione del guadagno fra tutti quelli che lavorano".
E qui il discorso non si ferma più. Qualcuno ha fatto riferimento al principio della irresistibile mutualità del primo cristianesimo, qualcuno invece ha solo (!) chiamato in causa la nuova politica economica di Lenin che tanto ha fatto arrabbiare l'America portandoci così tutti alla guerra fredda, fino ad arrivare ad Obama che, forte e libero della verità in cui crede, è stato eletto da tutti...In anteprima, il 'Rivoluzionario ponte' tra cooperazione e industria".