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Terme di Acqui: non si svende niente
soprattutto non si tocca il Nuove Terme

  Acqui Terme. Per la sorte delle TermeAcqui Spa, o più precisamente per il patrimonio posseduto dalla società, c’è una pausa di riflessione. Durante l’assemblea dei soci di lunedì 9 novembre, infatti, su proposta regionale (la regione possiede l’80% circa del pacchetto azionario), si andrebbe verso un orientamento non ben delineato, tutto da ideare. Il Consiglio di amministrazione sarebbe delegato a valutare, di volta in volta, le vendite o la concessione a lungo termine a privati di alcuni beni della società.
L’orientamento principale relativo a vendita o concessione a lungo termine, riguarderebbe particolarmente gli ex alberghi Eden, Carozzi e Firenze di zona Bagni.
Sono edifici che attualmente sembrano reduci da una scossa sismica di grande proporzione, ma la loro posizione toponomastica è invidiabile ed appetibile, anche per il fatto che nell’area di una di queste strutture c’è acqua calda sui 45 gradi. Quindi, in caso di vendita, non a prezzi di rottamazione e con il vincolo che ridiventino hotel.
Alla luce della attuali notizie si escluderebbe la vendita dell’Hotel Nuove Terme, idea che aveva all’armato l’opinione pubblica. Niente cessione anche per gli stabilimenti termali di cura del Regina, Antiche Terme e Nuove Terme. A questo punto iniziano le indicazioni ventilate dal sindaco Danilo Rapetti. Una dice che «ogni euro che le Terme incasseranno o da vendite o da concessioni deve essere investito in città» la seconda indicazione afferma: «Va bene la vendita o la concessione, ma non la svendita, pur di incassare». «Al Consiglio di amministrazione, che ha una grande responsabilità – sottolinea il sindaco - non è stato imposto alcun termine per presentare idee». «Mi rallegro - continua Rapetti - che la Regione abbia deciso di non vendere la sua quota azionaria dell’80% della società ed abbia preferito condividere con il Comune il percorso da attuare in futuro.
Tuttavia ritengo che, prima di ogni mossa, sia indispensabile redigere un ‘Piano’ di sviluppo complessivo terme-città, in cui ogni realizzazione sia concordata.
Non è il caso di tornare a proporre progetti faraonici tipo Tange o rivolgersi ad advisor che costano centinaia di milioni di euro. Sono convinto che il Comune possa collaborare proficuamente con la Regione». Un «Piano di sviluppo» sarebbe un atto rilevante per la città e per il suo comprensorio. In esso si dovrebbe esprimere il disegno strategico della città per orientarne il cammino negli anni successivi. Il «Piano» diventerebbe programma con la capacità di proporre una visione della «città che vorremmo diventasse». «Il ‘Piano’ - secondo il sindaco Rapetti - verrebbe concepito come uno strumento di raccordo tra momento di indirizzo e di programmazione, ma anche strumento adatto sia per sostenere e valorizzare il sistema locale, sia per la promozione di attrazione di investimenti dall’esterno». (red. acq.)

 

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