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Altri attacchi ai tribunali minori

  Acqui Terme. Dal 29 al 31 ottobre si è svolto a Caltagirone un importante convegno, avente ad oggetto “Giustizia e magistratura - opinioni a confronto con l’avvocatura”, organizzato egregiamente dall’infaticabile Avv. Walter Pompeo, presidente dell’ordine forense di Caltagirone e del Coordinamento Nazionale Ordini Forensi Minori.
Al convegno (patrocinato tra l’altro dall’Unione Regionale degli Ordini Forensi del Piemonte - Valle d’Aosta e dall’Istituto Nazionale Tributaristi, grazie anche alla disponibilità del Dr. Riccardo Alemanno) hanno partecipato esponenti di spicco dell’avvocatura, della magistratura e della politica. In particolare, il dibattito si è incentrato su alcune tematiche di grande attualità, quali l’inamovibilità e la professionalità del magistrato, l’organizzazione degli uffici giudiziari, la riforma dal Consiglio Superiore della Magistratura, l’ottimizzazione delle risorse, l’allocazione dei presidi giudiziari e l’elaborazione delle piante organiche.
Per il distretto della nostra Corte d’Appello ha partecipato l’avv. Piero Piroddi, da tempo presidente dell’ordine degli avvocati della nostra città e vice presidente dell’Unione Regionale degli Ordini Forensi, il quale ha presieduto una tavola rotonda dedicata all’obbligatorietà dell’azione penale, alla quale hanno tra l’altro partecipato l’avv. Oreste Dominioni, presidente delle Camere Penali, e il dr. Pier Luigi Vigna, attualmente procuratore generale onorario presso la Corte di Cassazione.
Durante le varie fasi della discussione non sono mancati autorevoli e pesanti attacchi alla sopravvivenza dei piccoli Tribunali.
In particolare, il dr. Antonio Patrono, da alcuni anni componente del Consiglio Superiore della Magistratura, ha affermato che, allo scopo di coniugare efficienza e specializzazione nell’amministrazione della giustizia, ogni Tribunale dovrebbe contare su un organico di 50 - 60 giudici.
Una teoria alquanto singolare, che porterebbe alla completa desertificazione del reticolo giudiziario italiano, però prontamente confutata dal sen. avv. Domenico Benedetti Valentini e successivamente dall’avv. Piroddi, il quale (ricordando che il magistrato specializzato “sa fare tutto di quasi niente e niente di quasi tutto”) ha rammentato che i magistrati possono essere efficienti anche senza essere specializzati (come ai tempi delle Preture, allorché un solo giudice si occupava delle cause civili e penali, trovando anche il tempo di andare sulla località per eseguire i sopralluoghi, disponibilità della quale da tempo si è persa la memoria), che la specializzazione non è sicuramente un valore da rinnegare, ma neppure un “totem” al quale sacrificare la giustizia di prossimità, costituente senza dubbio una componente imprescindibile di una corretta giurisdizione.
Purtroppo nei giorni immediatamente successivi al convegno si è avuta notizia di una ulteriore presa di posizione dell’Associazione Nazionale Magistrati (il potente sindacato al quale è iscritto oltre il 90% dei giudici), che, in un documento approvato il 4\11 dalla giunta esecutiva centrale, ricordando al legislatore “l’urgenza di riforme che restituiscano efficienza e funzionalità al sistema giustizia”, ha richiamato la reiterata proposta “di revisione razionale e moderna delle attuali circoscrizioni giudiziarie, che risalgono all’Ottocento, improntata a canoni di efficienza e di intelligente impiego delle risorse umane disponibili, con accorpamento dei tribunali più piccoli (almeno 60 su 165) da trasformare eventualmente in sezioni distaccate”.
Un ulteriore attacco alla geografia giudiziaria, nell’ottica di un disegno perseguito da sempre dalla magistratura associata, secondo il quale sarebbero da mantenere soltanto i tribunali aventi sede nei capoluoghi di provincia.
A ciò aggiungasi che, come sappiamo, il governo sta per varare una riforma del processo penale che potrebbe contenere anche norme in materia di revisione della geografia giudiziaria, che è comunque allo studio degli uffici direttivi del ministero della giustizia.
Riprenderà allora la battaglia trasversale che ormai da decenni vede impegnato in prima linea l’Ordine Forense di Acqui Terme.

 

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