Morsasco. Il 2009 - come più volte ribadito su queste colonne- è l’anno del “Carducci monferrino”.
Che queste terre scoprì soprattutto nelle pagine de Cavalleria e Umanesimo, volume uscito postumo a Bologna, per i tipi di Zanichelli, giusto giusto 100 anni fa.
Sabato 14 novembre un interessante incontro è in programma al Castello di Morsasco. Circolo Culturale “I Marchesi del Monferrato” e Associazione Castelli Aperti del Piemonte vi organizzano la conferenza Carducci e il Monferrato. Storia, leggende e castelli negli scritti del primo Nobel italiano.
Dalle ore 17 i conventi potranno ascoltare Walter Haberstumpf (Centro di Ricerca sulle Istituzioni e le Società Medioevali), Massimo Carcione (Club Unesco di Alessandria) e Roberto Maestri (I Marchesi del Monferrato). Seguirà la presentazione del volume Carducci e gli Aleramici di Monferrato.
Un poeta del passato
(e un po’ di casa) alla ribalta
Quanti sono “i Carducci”? Non solo c’è il poeta ora neoclassico, ora romantico; il giacobino e il rivoluzionario, il “mangiapreti” che scrive l’Inno a Satana, e poi vira verso posizioni più organiche alla monarchia, tanto da diventare poeta vate della Terza Italia, venando di decadentismo certa ultima sua produzione; non c’è solo il critico letterario (con i suo studi su Parini, Foscolo e Leopardi, la classificazione di piccoli e grandi idilli, di sonetti maggiori e minori), ma anche lo storico.
Anche se alla disciplina il Nostro giunge attraverso l’analisi di testi e contesti che si riferiscono ai trovatori, i poeti francesi che trovano ospitalità anche presso i Marchesi di Monferrato.
Passione antica quella del poeta. Il primo studio portava il titolo Gli Aleramici (leggenda e storia), già pubblicato nella “Nuova Antologia” del I dicembre 1883 (quando però, giovanissimo, Maggiorino Ferraris non aveva ancora acquistato la rivista).
Lo studio era suddiviso in cinque capitoli: il primo introduttivo sulle origini dei marchesi di Monferrato; il secondo e il terzo eran dedicati alla leggenda di Aleramo e alla sua fortuna; quarto e quinto ai personaggi della stirpe sino e a Ranieri, con particolari approfondimenti per Guglielmo V “il Vecchio” e all’epopea delle vicende monferrine nel Mediterraneo Orientale tra il XII-XIII secolo.
Altri due saggi per noi di questo territorio ricchi di fascino riguardavano le Galanterie cavalleresche del secolo XII e XIII e La Poesia e l’Italia nella Quarta Crociata con relativa Appendice.
Carducci a Morsasco
Un “incontro pedante”? Una accademia culturale “dal sapor stantio”? No di certo.
Dietro al povero Carducci (spesso maltrattato da Sapegno e Gioanola) sta il costruendo progetto di itinerario turistico dei luoghi monferrini della poesia trobadorica indagati dal poeta.
Insomma: la prima pietra di un parco culturale che costituirebbe un credibile valore aggiunto alle ricchezza del territorio.
Il progetto Carducci, promosso dai “Marchesi del Monferrato” (che lo hanno già presentato in diverse località piemontesi, a Bologna e domenica 15 novembre lo porteranno a Savona) inizia a produrre frutti. E libri.
Al primo - dal titolo Carducci e gli Aleramici di Monferrato - farà seguito nel 2010, un ulteriore volume degli Atti, specchio dei tanti Convegni tenutisi sul territorio, e poi un terzo tomo, che intende raccogliere gli scritti ancora inediti del poeta studioso.
Il progetto è promosso dalla Regione Piemonte, dalla Provincia di Alessandria, Consiglio Regionale del Piemonte, dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Alessandria, Fondazione CRT.
I relatori di Morsasco
Roberto Maestri svolge l’attività di libero ricercatore di Storia Medievale. E’ fondatore e presidente del Circolo culturale “I Marchesi del Monferrato” e Consultore della Società di Storia Arte ed Archeologia per le province di Alessandria e Asti. Collaboratore della Università Statale del Michigan (USA) e della British Library di Londra (UK) ha all’attivo numerose pubblicazioni dedicate alle dinastie dei Monferrato e dei Paleologi, che lo hanno coinvolto sia come curatore, sia come autore.
Walter Haberstumpf, bizantinista, membro del C.R.I.S.M. (Centro di Ricerca sulle Istituzioni e Società Medioevali - Torino), collabora con l’Università e con numerose riviste. In vari congressi ha tenuto relazioni circa i rapporti tra Europa, Bisanzio e il vicino Oriente.
Tra i suoi volumi più recenti:
Regesto dei marchesi di Monferrato di stirpe aleramica e paleologa per l’ “Outremer” e l’Oriente (secoli XII-XV);
Dinastie europee nel Mediterraneo orientale. I Monferrato e i Savoia nei secoli XII-XV”;
Dinasti latini in Grecia e nell’Egeo (secoli XII-XVII);
Il Piemonte: un’area di contatti con il Levante. Storia, leggende, archeologia e curiosità antiquarie, secoli VII-XVI.
Massimo Carcione è docente di Organizzazione e Politiche del turismo e Tutor di Diritto Pubblico presso l’Università del Piemonte Orientale.
Consulente dell’ISRAL, ricopre la carica di Segretario dell’Associazione “Memoria della Benedicta”, e di Segretario del Comitato per la Valorizzazione della Cittadella di Alessandria.
Poesia e astronomia nella tradizione letteraria
Carducci, il vate e l’edizione nazionale
Morsasco. Libri di ieri e libri di oggi.
Sabato 14 novembre toccherà a Carducci e gli Aleramici di Monferrato, a cura di Roberto Maestri, edito dall’associazione “I Marchesi del Monferrato”.
Un volume fresco di stampa che non vediamo l’ora di sfogliare, che contiene la riproduzione anastatica di alcuni contributi del Poeta, riguardanti la dinastia monferrina, che vengon integrati dai saggi di Sonia Maura Barillari, Francesco Benozzo, Aldo Settia e Marco Veglia.
Ancora una volta il territorio esprime un libro, attraverso il quale ci si avventura alla ricerca della propria identità.
Ma guardare al passato, e a i suoi libri, può essere egualmente interessante.
Mettiamo le lancette indietro di settantacinque anni.
Ai tempi della guerra d’Africa. Nel periodo d’oro delle camicie nere.
Sì, perché il Fascismo non esitò ad impadronirsi (del resto lo aveva già fatto con la Grande Guerra, celebrata con la retorica dei grandi cimiteri, ma anche con il teatro di massa e le avventure epiche della camionetta 18BL) del Poeta che aveva cantato i fasti (o quelli presunti tali) della monarchia tardo ottocentesca di Re Umberto.
In occasione del Centenario Carducciano, infatti, il regime sollecitò la realizzazione di una Edizione nazionale delle opere di cui riproduciamo la prima pagina.
E questo può essere un piccolo contributo per comprendere fortune e sfortune del poeta versiliano prima e dopo il 1945.
Italico Vate (e profeta)
“Si compie nel 1935 il primo centenario dalla nascita di Giosue Carducci (27 luglio).
Celebrazioni festaiuole Egli, con romana fierezza, aborrì vivo e per sé non chiede morto; ma tutta l’Italia sarà in piedi ad esaltare il suo poeta e ad esaltarsi in lui, l’Italia fatta degna finalmente di ascoltare la maschia voce senza arrossire e senza infingersi.
Il centenario vede la grande ombra, non più sdegnosa ma placata, affacciarsi dal cielo della patria ad una realtà che supera l’aspettazione, e vede i crucci e le ire dissolversi nella loro sostanza di fede incitatrice e d’impaziente amore, e tramutarsi la rampogna in esultanza di consenso: “Io benedico chi per Lei cadea, Io benedico chi per Lei vivrà”.
Con altissima ispirazione Egli rappresentò ed espresse il fatale divenire della stirpe, della quale non pur risuscitò la storia gloriosa col canto, ma sentì e precorse i tempi con l’austerità, del carattere, con l’idealità instancabilmente agitata davanti agli immemori e agli inerti.
Soprattutto intese e proclamò la forza universale, perenne virtù creatrice di Roma, che diede il suo Spirito al mondo, che l’Italia improntò di sua gloria; onde, egli dice, “uscir credeami italico vate a la nuova etade”.
Il Duce, l’instauratore della nuova età, definendolo “italiano totalitario”, additava lo spirito e lo stile col quale dare al Carducci il riconoscimento che gli compete e sciogliere il debito sacro della Nazione.
E’ perciò che, con apposita legge del Regime, ha decretato come prima manifestazione e durevole tributo la Edizione Nazionale delle Opere di Giosue Carducci.
Così dal Governo e dal popolo fascista è impresso alle onoranze il carattere non di cerimonia passeggera, ma di offerta in spirituale raccoglimento.
La raccolta e disposizione degli scritti del Grande è affidata a un Comitato di studiosi di noto valore, alcuni dei quali furono suoi discepoli: e la Reale Accademia d’Italia, che è a capo di tutte le maggiori manifestazioni della cultura italiana, vi è rappresentata da due illustri suoi membri”.
A firmare il testo Nicola Zanichelli, la cui casa tanti testi aveva pubblicato, in vita e in morte, del grande poeta. (G.Sa.)