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Requiem per il rilancio della Ferrania tradita dalle troppe occasioni mancate

“Tradita” anche dalla Nordiconad che si insedierà a Quiliano

Cairo M.tte. Il 6 novembre scorso, all’Unione industriali di Savona, si è perfezionato l’accordo per la realizzazione di un nuovo centro di distribuzione della NordiConad, un’operazione che il sindaco di Cairo ha definito come un’occasione persa per la Valbormida.
La presa di posizione di Briano, unica voce dissenziente, deriva dal fatto, tutt’altro che irrilevante, che questo nuovo centro avrà la sua collocazione nelle aree ex IP che si trovano nel comune di Quiliano e non a Ferrania come si era sperato.
Alle presentazione di questo progetto erano presenti il presidente dell’Autorità Portuale Rino Canavese, Antonio Orsero, l’assessore regionale Carlo Ruggeri, il presidente della Provincia Angelo Vaccarezza, l’amministratore delegato della NordiConad Mauro Lusetti, il direttore NordiConad Giorgio Rocca, il presidente NordiConad Aldo Pisano e il sindaco di Quiliano Alberto Ferrando.
Tutti si sono trovati perfettamente d’accordo nel definire questa scelta molto vantaggiosa per tutto il territorio, compresa la Valbormida.
Di tutt’altro avviso è l’Avv. Briano che non nasconde il suo disappunto: «Da oltre un anno seguo discretamente la trattativa tra Nordiconad e Ferrania e non posso nascondere la mia enorme delusione nel vedere scemata questa grande opportunità per il rilancio dell’azienda e per i suoi lavoratori. Oltre un anno fa ho ricevuto in Comune i vertici di Nordiconad che cercavano un sito su cui collocare il loro principale centro logistico per il nord- ovest. Pensai subito a Ferrania e ho creato il contatto tra le società. Nei mesi successivi l’Amministrazione Comunale ha collaborato con i tecnici incaricati dal Gruppo Messina per la predisposizione del progetto edilizio andando a definire un piano volumetrico dell’intervento e agevolando per quanto possibile il potenziale iter: oggi sia noi che Ferrania siamo pronti al 100% per fornire in poche settimane un titolo edilizio che consenta l’avvio dell’edificazione».La riorganizzazione dell’interporto di vado aveva avuto inizio nel mese di settembre quando il gruppo Pacorini aveva ceduto il 100% del VIO, che sarebbe appunto l’interporto di Vado Ligure, alla GF Portem srl, società che fa capo alla GF Group dei fratelli Orsero. Si tratta dell’area utilizzata per lo stoccaggio e la lavorazione delle merci in arrivo dal porto che ha una superficie di 213 mila metri quadrati, di cui 60 mila al coperto ed altri 15 mila occupati da magazzini frigoriferi. A questa operazione ha fatto seguito in questi giorni l’accordo con la NordiConad che, attraverso questo nuovo apparato logistico, si troverà in una posizione strategica decisamente vantaggiosa per la rete Nordiconad Ligure e Piemontese.
Ma ritornando al punto controverso, perché non a Ferrania: «Ho sempre saputo - dice il sindaco Briano - della concorrenza in atto tra Ferrania e un sito dell’Alessandrino ma nulla mi ha mai fatto pensare alle aree di Quiliano. Non mi resta a questo punto che ribadire i concetti generali che ho espresso nei giorni scorsi e che vedono, con questa notizia, concretizzarsi molte delle mie perplessità».
E le perplessità del sindaco sono decisamente comprensibili, visti anche gli ultimi accadimenti relativi all’Italiana Coke: «Se quello di Quiliano è un intervento finanziato da privati nulla quaestio - dice ancora Briano - se però si spendono soldi pubblici allora è corretto che qualcuno mi spieghi come mai non si faccia a Ferrania dove ci sono oltre 400 famiglie che aspettano risposte occupazionali. Cairo e la Valle Bormida non possono essere considerati esclusivamente il retroporto carbonifero della Provincia di Savona: se qualcuno l’ha pensato o lo sta pensando sbaglia di grosso. Voglio garanzie questa volta concrete affinché vengano rispettati i concetti generali espressi nel 2005 in merito alle ricadute socio economiche e occupazionali della Valle».
L’Avvocato Briano sembra dunque intenzionato a dare battaglia ma sarà ancora possibile fare qualche cosa? Nell’editoriale del 7 novembre scorso, la pubblicazione on line della Camera di Commercio “Savona Economica” afferma che troppe sono state le occasioni mancate: «Negli anni Novanta, e successivamente nei primi anni di questo decennio, Camera di Commercio, Unione Industriali ed Autorità Portuale avevano individuato una serie di “poli” valbormidesi adatti ad insediamenti logistici e produttivi. In qualche caso ci si era fermati davanti al problema di preservare l’habitat naturale di alcune specie di volatili. Nessuna obiezione, sarà stata una decisione giusta, da prefigurare però sino in fondo, indicando un altro modello di sviluppo. Che in vent’anni non è stato elaborato, mentre nel frattempo si sono chiuse le fabbriche, buone o cattive che fossero, perdendo migliaia di posti di lavoro. Oggi, sulla spinta di questo dramma, si rivendicano iniziative nella logistica e nell’industria per dare nuova vita a quei contenitori ormai vuoti e che rischiano a loro volta di diventare habitat per la fauna locale. Il fatto - che purtroppo non riguarda solo la Valle Bormida - è che le opportunità vanno colte quando ci sono, rapidamente; inutile rimpiangerle quando sono passate».
E il famoso accordo di programma? Anche questo non è riuscito a fare granché: «Si aveva da tempo la sensazione che non sarebbe bastato un “Accordo di Programma” solennemente sottoscritto (e subito disatteso nei contenuti) per salvare Ferrania. Ci sarebbe voluta ben altra determinazione. Purtroppo quando una fabbrica chiude è molto difficile riaprirla, vedi l’Acna che poteva probabilmente essere bonificata e riconvertita senza doverla sacrificare sugli altari della politica e della geografia. Se si vuole davvero salvare l’occupazione, la prima cosa da fare è tenere in vita le fabbriche che ci sono, belle o brutte che siano. Poi si potrà discutere su cosa potranno diventare». (PDP)

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